{if 0 != 1 AND 0 != 7 AND 0 != 8 AND 'n' == 'n'} UN PROGRAMMA PER RIDARE UN CUORE ALL’EUROPA

Politica

di Mario Adinolfi

UN PROGRAMMA PER RIDARE UN CUORE ALL’EUROPA

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

Il professor Fabio Torriero ha presieduto dal 20 gennaio scorso il lavoro diffuso sulla costruzione di un programma politico per le elezioni europee del Popolo della Famiglia. Fin dall’assemblea precedente (e in maniera anche simbolica con la festa della Croce antecedente, tenuta non a caso a Camaldoli) noi evidenziammo il legame assai stretto con il popolarismo sturziano italiano e, di conseguenza, con la vasta e composita famiglia del popolarismo europeo. Per noi stare nel Ppe significa non solo sostenere il cattolico praticante bavarese Manfred Weber alla presidenza della Commissione, l’unico ad aver esplicitato la necessità di rendere vive le radici cristiane ponendole a fondamento della nuova Europa. Per noi significa stare con la famiglia europea a cui Papa Benedetto XVI rivolse il celebre discorso del 30 marzo 2006, quello in cui ha elencato con precisione i principi non negoziabili: tutela della vita dal concepimento fino alla morte naturale; sostegno alla famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna; libertà educativa. Rileggere il discorso di Ratzinger al Ppe per noi potrebbe esaurire la questione del programma politico per cui chiediamo di essere votati il 26 maggio alle elezioni europee, ben sapendo che Benedetto XVI poteva parlare di quei principi solo davanti al Ppe, l’unica famiglia politica in grado di accoglierli. I socialisti del Pse, i liberaldemocratici dell’Alde, gli ambientalisti ideologici, i populisti, i nazionalisti, gli estremisti di destra e di sinistra non sarebbero stati luogo politicamente consono ad accogliere le parole così alte e precise di un Papa.

Questa è la base del nostro impegno e questo è il primo motivo forte per cui chiediamo il 26 maggio di votare le liste di Popolo della Famiglia-Alternativa Popolare nelle cinque circoscrizioni italiane: nordovest, nordest, centro, sud e isole. Il PdF ha compiuto poi in questi anni una declinazione programmatica della propria azione politica: la famiglia non è un’ideologia, ma un concreto modo di andare valorialmente incontro ai bisogni delle persone. Ne derivano i quattro pilastri che vogliamo costruire sulle fondamenta delle radici cristiane, per vedere operativamente edificata la casa della nuova Europa. Quella dei banchieri, dei burocrati, che agisce contro i bisogni dei popoli, è il tradimento dell’alta idea di Europa che ne ebbero i fondatori popolari come De Gasperi, Schumann e Adenauer. La nuova Europa deve essere cristianamente ispirata e radicata o non sarà. I quattro necessari pilastri che come PdF ci impegniamo a costruire sono impegni concreti per ridare un cuore all’Europa.

1. BATTERE LA PESTE BIANCA DELLA DENATALITA’ EUROPEA. Gli storici calcolano che la nota epidemia di peste che terrorizzò l’intera Europa dal 1347 al 1352, rimasta negli annali anche di medicina come “pandemia della peste nera”, causò decine di milioni di morti. Dagli Anni Settanta c’è chi, come lo storico francese Pierre Chaunu, afferma che l’Europa è oggi sotto la cappa di una nuova peste, la “peste bianca” della denatalità. Nessuno dei 28 paesi chiamati al voto il 26 maggio 2019 riesce ad arrivare al “tasso di sostituzione” (calcolato in 2,1 figli per donna) e l’Italia è fanalino di coda con un tasso di fertilità di 1,3 figli per donna. L’Europa è un continente che conta sempre meno ed è sempre meno forte perché fa pochi figli. Quei paesi che vanno controtendenza sono anche i più ricchi, anche perché hanno adottato politiche a sostegno della maternità. Il PdF ha consegnato al Parlamento italiano la proposta di legge di iniziativa popolare del reddito di maternità, mille euro al mese per le mamme che intendono dedicarsi alla famiglia e alla crescita dei figli per i primi otto anni di vita del figlio (rinnovabili dopo ogni nascita, vitalizi dopo il quarto figlio o alla nascita di un figlio disabile). In un’Europa matrigna che flirta più volentieri con la cultura della morte che con l’idea di maternità, intendiamo portare la nostra cultura popolare fondata sui diritti della donna madre, utilizzando i fondi europei per una grande campagna continentale di sostegno finanziario alla maternità. Servono milioni di bambini nel prossimo quinquennio per salvare quelle colonne del welfare che hanno sempre contraddistinto le conquiste sociali degli europei: sanità e istruzione gratuite, previdenza e assistenza per tutti. Sono conquiste che si salvaguardano solo finanziando la maternità, perché sono le mamme con i loro bimbi le levatrici del futuro dell’Europa.

2. UN’EUROPA DEI POPOLI, CON PIU’ DEMOCRAZIA. L’Europa dei burocrati e dei banchieri è destinata al naufragio, serve un’Europa dei popoli, che guardi al sogno federale degli Stati Uniti d’Europa tenendo sempre centrale il principio di sussidiarietà: il potere arrivi sempre più vicino possibile ai bisogni del cittadino, non si sieda in un iperuranio da cui non si riesce a leggere la realtà. Serve più democrazia: un presidente della Commissione eletto direttamente dal popolo con tutta la Commissione, più poteri al Parlamento europeo, una governance europea che vada dalla politica estera comune all’esercito continentale, senza sfuggire alla questione centrale dell’immigrazione che potrà essere affrontata solo stracciando il trattato di Dublino. Come dice Papa Francesco, una immigrazione sostenibile è la sola che l’Europa può permettersi e l’Italia non può essere abbandonata a se stessa come paese di prima accoglienza. Occorre riprendere un modello di flussi concordati che permetta agli immigrati di arrivare in ogni paese europeo secondo quote prestabilite non dando migliaia di euro a trafficanti di esseri umani rischiando la vita nel deserto o in mare, ma con un biglietto aereo e un contratto di lavoro. L’Italia ha già pagato un prezzo enorme ai flussi migratori incontrollati, ora non deve essere gettata di nuovo in pasto alle emergenze che di volta in volta si verificano.

3. A PRESIDIO DI VITA, AMBIENTE, FAMIGLIA, LAVORO. L’Europa sembra un contesto nemico della cultura della vita, aggredito dalle spinte mortifere a favore di aborto e eutanasia. Di conseguenza è un continente distruttivo nei confronti delle risorse ambientali (uno degli allarmi più efficacemente lanciati da Papa Francesco) così come pesantemente ostile allo svilupparsi della famiglia naturale: elementi di artificialità vengono introdotti ogni giorno nella vita quotidiana degli europei, basti pensare alla recente sentenza della Cedu a favore dell’utero in affitto. Noi intendiamo ribadire la centralità della famiglia naturale, batterci a livello continentale per il diritto universale a nascere, mettere al bando qualsiasi formula di maternità surrogata, insistere sempre sulla libertà educativa e di cura dei genitori nei confronti dei figli, fare le barricate per evitare che si espanda la terrificante cultura dell’eutanasia e del suicidio assistito che non è che un mezzo di controllo delle spese sanitarie compiuto ai danni dei più deboli e dei più indifesi, scrivere politiche europee nuove di sostegno alla disabilità e agli anziani non autosufficienti, ritornare a costruire politiche del lavoro innovative che sappiano valorizzare l’impresa familiare e le formule di autoimpiego come di telelavoro in particolare per le giovani coppie, sapendo che l’Italia ha percentuali bassissime di impiego dei fondi europei che invece se pienamente sfruttati possono garantire ritorni occupazionali notevoli.

4. UNA GUERRA EUROPEA CONTRO LE DIPENDENZE. Droga, alcool, prostituzione, psicofarmaci, gioco d’azzardo, pornografia: il cittadino europeo è ormai preda di ogni forma di dipendenza, che si allarga a macchia d’olio tra i più giovani. Serve una presa di coscienza a livello continentale che generi politiche molto aggressive contro queste colonie del male che rischiano di offuscare il futuro dei nostri figli. Serve una guerra europea contro le dipendenze a partire da alcool e droga, senza dimenticare il milione di donne schiave che sono costrette a prostituirsi per soddisfare i bisogni spesso perversi di quasi cento milioni di europei: altro che prostituzione legalizzata, proprio l’Europa insegna che quel modello è fallito ovunque, occorre perseguire con durezza il cliente per stroncare il fenomeno, come è stato fatto ad esempio in Svezia. Così sulla pornografia si può prendere a modello la legge sul “porn block” che obbligherà dalla fine del 2019 i britannici a qualificarsi come maggiorenni con un documento prima di poter accedere a siti porno. Sul consumo di droga e di alcool da parte dei giovanissimi (ormai l’età di accesso alle forme di “cannabis light” è attorno ai dodici anni) serve un’offensiva continentale che deve essere prima culturale e poi fatta anche di comunicazione e politiche concrete di contrasto alla diffusione delle sostanze, evidentemente contro ogni illusoria scorciatoia antiproibizionista. Un’Europa che abbia bisogno di essere anche pedagogica verso i suoi figli, senza abbandonarli a loro stessi, è la nostra idea di Europa.

Con questi quattro pilastri edificati sopra il fondamentale discorso di Benedetto XVI al Partito popolare europeo ci sottoponiamo al giudizio degli elettori italiani il 26 maggio 2019, in elezioni che saranno determinanti, quanto e forse di più di quelle del 18 aprile di 71 anni fa, quando l’Italia sfuggì alla morsa comunista e rinacque dopo la tragedia nazifascista, grazie all’intuizione e al coraggio dei popolari che non avevano piegato la testa, europeisti come Alcide De Gasperi. Oggi i cristiani impegnati in politica devono decidere se percorrere la difficile strada di un recupero di incisività con un proprio soggetto autonomo o continuare ad essere irrilevanti fingendo di essere “lievito” in casa altrui, in realtà contando meno di niente. Siamo tornati a Sturzo, siamo tornati a De Gasperi, siamo ai tempi della necessità storica del popolarismo altro e terzo, stretto tra i due fuochi: da un lato gli irricevibili sinistrismi post-comunisti del Pd alla Zingaretti, i laicismi di Più Europa, i populismi avaloriali in salsa pentastellata; dall’altro quella che candida Mussolini per attrarre esplicitamente voti fascisti (in un’elezione europea, più che un oltraggio all’onore stesso dell’Italia, pensate a un Hitler candidato in Germania) o quello che vuole prostituzione legalizzata, più armi per tutti e sta nella famiglia europea di quelli che se si commemora la Shoah escono dall’aula.

Davvero la scelta più sensata, più giusta, più entusiasmante è questa: ridiamo un cuore all’Europa. Il 26 maggio 2019 per il Parlamento europeo vota Popolo della Famiglia-Ap per costruire un futuro gioioso come il volto di un bambino che guarda sua madre e suo padre.

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19/04/2019
2207/2019
Santa Maria Maddalena

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