Società

di Emiliano Fumaneri

I CUSTODI DEL SABATO CONTRO “P. CORRADO”

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Non la perdoneranno facilmente a padre Corrado i guardiani del sabato. Mi rivolgo così a quei cattolici borghesi, di destra, col culto delle virtù morali, della disciplina, delle leggi della città. È il partito dell’ordine ecclesiale e civile, che intende la morale come una rigida applicazione di norme invariabili, uguali per tutti. Come pretendere, del resto, che gli apologeti della legalistica “morale del semaforo” potessero dare via libera a una così eclatante trasgressione delle regole? I guardiani del sabato hanno anche un altro buon motivo per detestare questo giovane cardinale polacco (55 anni) formatosi alla scuola di san Giovanni Paolo II, già conosciuto e amato per la sua prossimità agli ultimi e agli emarginati (senzatetto, barboni, rifugiati). La colpa imperdonabile del cardinale Konrad Krajewski è presto detta: incarna alla perfezione il modello pastorale indicato dal detestatissimo (per loro) papa Francesco: il pastore con l’odore delle pecore addosso, che non si rintana nei sacri palazzi ma scende nelle periferie esistenziali per condividere la vita delle pecore. Ma non è forse, chiedo loro, la realizzazione dell’immagine evangelica del buon pastore che dà la vita per le sue pecore sopportando assieme il medesimo caldo, il medesimo freddo, ogni genere di avversità climatiche? Tocca ammettere che in verità i guardiani del sabato non hanno tutti i torti. Come sempre accade a chi presta grande attenzione nel presidiare minuziosamente, come per dovere professionale, un corpus di leggi e regolamenti. È vero, chi lo nega?, che la nota vicenda del cardinale-elettricista avviene in presenza di un inaccettabile contesto di diffusa illegalità – parliamo di una delle tante occupazioni “stabilizzate” di Roma. È una situazione intricata, spinosa, da risolvere assolutamente e riportare all’ordine della legalità. Ma c’è anche da chiedersi quanto sia tollerabile, in un paese civile, che per questo 400 persone (un quarto delle quali bambini) vengano private per giorni di acqua, luce, elettricità, sprovviste della possibilità di usare i frigoriferi, lasciate coi bagni intasati (per attivare la pompa di collegamento alla fogna serve la corrente elettrica). Come se fossero degli “scarti” in stato avanzato di abbandono, consegnati al degrado nell’indifferenza di tutti. Eppure i guardiani del sabato, che in questi giorni stanno giocando al tiro al bersaglio col cardinale-elemosiniere, sembrano non curarsi di questo aspetto. E appaiono singolarmente incuranti anche dei rischi per quell’ordine sociale che pure tanto sta loro a cuore. Non si accorgono che una simile situazione può facilmente degenerare e diventare potenzialmente esplosiva? Non si fa la carità al prezzo dell’illegalità, ripetono i guardiani del sabato. E anche qui hanno ragione da vendere. Mi chiedo però cosa avrebbero rimproverato al beato Franz Jägerstätter, unico obiettore di coscienza nell’Austria nazificata del post-Anschluß e per questo condannato a morte nel 1943 come renitente alla leva e sovversivo. Jägerstätter giudicò incompatibile con la sua fede cristiana la partecipazione alle guerre ingiuste ordinate dal nazionalsocialismo. Fu immancabilmente bollato dai suoi concittadini come “pazzo” e “comunista”. In fondo, rifiutando di fare il soldato della Wehrmacht, non agiva anch’egli in maniera illegale? Temo che i guardiani del sabato abbiano dimenticato una verità elementare: che il cristiano rispetta la legge della città terrena, ma non ne fa un feticcio intoccabile. Perché se è vero che bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, anche più vero è che bisogna dare a Dio quel che è di Dio. Omettere la seconda parte della massima evangelica conduce inevitabilmente alla folla del crucifige e al suo grido blasfemo: «non abbiamo altro re che Cesare!». Mai dimenticare, come scrive von Balthasar, che «l’uomo è creato non ad immagine dell’imperatore, ma ad immagine di Dio, e Dio è il dominatore sopra tutti i re terreni». A nessuna legge terrena è consentito di sfregiare l’immagine divina della persona umana: una coscienza cristiana non può tollerare lo “scarto” di esseri umani. E alla stessa maniera, nel petto del cristiano non può che risuonare l’eco di queste parole liberanti: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato» (Mc 2,27). È così che Cristo ha spezzato per sempre l’incantesimo del Grande Animale platonico, quel collettivo ipertrofico in cui Simone Weil ha visto l’idolo societario per eccellenza: il “noi” che schiaccia e incatena brutalmente i singoli “io”. Giammai la persona umana può essere sacrificata al corpo collettivo della polis. Questo fatto segna la distanza ineluttabile tra Cristo e l’antichità pagana che rivive in ogni nazionalismo esaltato. Comunque lo si voglia giudicare, il gesto di padre Corrado, con la sua calata agli inferi per riattivare la luce e con essa ridare un barlume di dignità umana a quegli “scarti” della società, è una profezia sulla dignità unica e incommensurabile della persona umana. È la riaffermazione dell’uomo sul sabato. Una verità preziosa per tutti, ma soprattutto per voi, cari guardiani del sabato. La vita umana ha dignità infinita. Sempre, non solo all’inizio e alla fine della vita.

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16/05/2019
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