Società

di Telemaco Aliano

Della fontana dell’Ontani a Vergato: noi cristiani i Peppino Impastato di turno

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

“I cento passi” di Peppino Impastato è un paragone che voglio mettere sul piatto cercando di indicarvi un percorso per farvi chiedere, in seno alla vostra coscienza, «cosa c’entra con la fontana dell’Ontani?». Vi spiego. Se ci fate caso, c’è una ricorrenza di frasi che schivano volutamente coloro che sono contrari alla fontana dell’Ontani in Vergato, la cui celebrazione ai simboli gnostici (il serpente Ourorobos, il fauno, Cupido e Tritone) è quasi negata in nome di una cultura del “bello” e del “brutto” che nel pensiero teorico di Oliviero Toscani (difensore artistico della stessa) si manifesta come “il rispetto dei simboli, ma di tutti i simboli” e che, nella pratica, è assorta a “l’arte non ha morale, perché se l’ha vuol dire che non ha valore” - minuti 20 e 41 su Radio Radicale – frase espressa nella trasmissione di Nicolas Ballario: “Fatto in Italia”, rubrica che tratta i temi dell’architettura, del consumo del suolo e degli scempi paesaggistici, in cui sono intervenuto in merito alla succinta Fontana, esternando il pensiero dei cattolici.

Intanto partirei da ciò che Toscani dichiara, “il rispetto dei simboli, ma di tutti i simboli”, che proprio l’Ontani e i suoi sostenitori negano in tutta evidenza. Inviterei costoro a trovare nella fontana solo un simbolo cristiano. Tra l’altro vorrei ricordare che la stessa è stata posizionata nella piazza intitolata a Giovanni XXIII, quindi in una piazza religiosa è stata posizionata la deludente gnostica fontana dell’Ontani.

Circa la seconda affermazione di Toscani, “l’arte non ha morale, perché se l’ha vuol dire che non ha valore”, se così fosse dovremmo essere al centro di un nucleo sociale ed individuale estremamente libero, nel senso che la nostra libertà dovrebbe avere un limite affinché non invada quella altrui, cosa che non è. Difatti, proprio dalla intensa attività di molti artisti, tra cui l’Ontani e il Toscani, mettono dentro le loro creazioni un certo grado di personalismo tanto provocatorio quanto ambiguo, in cui il tema della “morale” (spesso pubblicistiche) orienta il senso della vita e gli scopi lucrosi sbattendoli in faccia alla società (Civita), quindi negando proprio quella frase che con naturalezza manifesta. L’arte ha morale, avuta da sempre perché trasferita nella società’ manifesta le intenzioni degli artisti. Di certo, sappiamo che le campagne produttive e pubblicitarie di questi artisti (estendendo il termine a tutta questa corrente) hanno un comune denominatore, sono molto personali e spesso provocatorie, con ritratti delle nuove mode “sociali” e dei nuovi comportamenti “egocentrici”. Nel caso del Toscani, ad esempio, nel 2000 riordiamo la controversa campagna in cui utilizzava foto dei condannati a morte in USA ed altre, che sono state oggetto di censura, in cui ritraeva una coppia di uomini in diverse situazioni di vita quotidiana, anche in atteggiamenti intimi (lo stesso Toscani ha dichiarato in un’intervista che “grazie alle sue foto finalmente due uomini sono stati capaci di concepire un figlio” – superando il concetto di famiglia e di uomo/padre e donna/madre, finanche di bambino/bambina/figlio/figlia) ed una, ancora più recentemente, bocciata dall’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria (controllato monopolisticamente dalle più grosse aziende), nella quale ritraeva una bambina in atteggiamenti da donna, come il tenere un neonato tra le gambe. Da sempre vicino alle posizioni iniziali dei Radicali di Marco Pannella, salvo poi transitare al Partito Democratico. Come detto, il Toscani di censure ne avute tante, chiedetevi “perché?”. Fu criticato ripetutamente per i metodi pubblicitari di shockvertising - termine anglosassone che nasce dalla fusione delle parole Shock (letteralmente: urto, impressione violenta, scossa) e Advertising (cioè pubblicità), ed è impiegato per definire quelle réclame in grado di creare un forte impatto emotivo nei destinatari -, tanto che è stato citato in giudizio più di una volta. Negli anni novanta, la Corte Federale di Francoforte sentenziò che la sua rappresentazione fotografica delle disgrazie e delle svariate forme di miseria presenti al mondo era mirata a destare nel pubblico un sentimento di solidarietà nei confronti dell’impresa committente, la Benetton. Secondo il tribunale tedesco, chi fa pubblicità in questo modo sfrutterebbe, a scopi di notorietà, i sentimenti di sgomento o costernazione provocati nell’osservatore. Adesso capirete come l’Ontani (che è anche fotografo oltre che artista) segua questo indirizzo per dare valore alle sue creature. Ma le sue creature hanno davvero un valore? Nel 2000 il Toscani venne accusato dallo Stato del Missouri di falso fraudolento per aver ritratto con l’inganno alcuni condannati a morte. Secondo l’accusa, chiedendo il permesso di scattare le fotografie dei candidati alla sedia elettrica (un soggetto peraltro che ricorre anche nelle foto del Toscani), l’artista non avrebbe specificato ai responsabili lo scopo per cui voleva ritrarre i condannati, cioè quello di realizzare una campagna pubblicitaria. Toscani si giustificò negando che si trattasse di vera pubblicità, tematizzando invece la problematica dei valori umani e della pena di morte. Benetton decise di scusarsi con i parenti dei condannati, finendo per attrarre su di sé la disapprovazione di Toscani, dato che vi furono pesanti danni commerciali: l’azienda fu costretta a chiudere 400 punti vendita e l’azione legale da parte dello Stato del Missouri la costrinse ad elargire, a favore del Fondo per le vittime del crimine, una donazione di 50.000 dollari. Ma non finisce qui, perché nel 2013 Toscani dichiaro’: “Le donne devono essere più sobrie, dare importanza all’essere più che al sembrare, solo così si possono evitare altri casi di femminicidio”. Il fotografo ha aggiunto che «... le donne non si devono truccare, mettersi il rossetto, devono volersi bene per quello che sono», tanto che Toscani si dichiarò d’accordo con il presidente della Camera dei Deputati di allora, Laura Boldrini, che chiese lo stop all’uso del corpo femminile nella pubblicità, «anche se il problema della violenza sulle donne non dipende solo dalla mercificazione del corpo femminile negli spot pubblicitari, ma da tutta la comunicazione e della televisione in genere”. Le donne in rete reagirono duramente, proponendo una campagna per non acquistare più prodotti pubblicizzati da Toscani. Ricordiamo anche che nel febbraio 2015 è stato indagato dalla Procura di Verona per diffamazione contro i veneti, definiti un popolo di ubriaconi atavici, in seguito alla denuncia depositata dall’avvocato Andrea Bacciga. La Cassazione tuttavia lo ha assolto nel 2016. Nel luglio 2017 viene condannato per gli insulti a Matteo Salvini durante una puntata della Zanzara risalente al 2014; nell’ottobre 2017 Toscani è stato querelato per alcune dichiarazioni contro il referendum consultivo in Veneto sul tema dell’autonomia da due consiglieri regionali sostenitori del referendum; nel gennaio 2018 la sua figlia maggiore ha dichiarato nei suoi confronti: “Sin dalla separazione dei miei genitori l’ho sempre sentito imprecare contro di noi, bestemmiando, fino ad arrivare al limite inaudito di imprecare contro la nostra vita stessa (noi ancora bambine, ahimè). Il nostro riavvicinamento non sarà mai possibile senza un profondo e sentito atto di amore e conversione.”. Naturalmente, nel caso della fontana, giunge a dire che se metà delle opere fossero fatte in questo periodo sarebbero censurate dal mondo cattolico facendo esempio della Cappella Sistina, bambini nudi etc. Ma la storia ci insegna che quella fu una risposta che non ha nulla a che vedere con la fontana dell’Ontani. Visivamente è una brutta scultura ma, d’altronde, non ci si può aspettare altro da una società che oscura il bene e i suoi simboli, profana le chiese, rinnega Dio e altresì la natura umana, esalta il proselitismo, pratica ogni sorta di immoralità, osanna la perversione e tutto ciò che è abominevole, etc. etc., perché nelle affermazioni che vi ho riportato non potete non notare che, per questi, il valore dei simboli religiosi, i valori cristiani, la chiesa e la società valgono esattamente zero perché pongono freno al loro egocentrismo e ricavo economico, al fine di modellare una società ideologica che gestisca le masse senza poterle farle indagare nella loro coscienza e critica.

Sul corriere di Bologna del 4 giungo c.a., Vittorio Sgarbi dichiara: «…ma è proprio in quella censura pubblica che l’opera, per quanto sia controversa o possa non piacere, fa parlare di sé, e diventa, quindi, immortale. L’unica vera censura, per un artista, è il silenzio». Aggiunge: «certo è che questa censura in differita si basa su un grosso fraintendimento». Le figure scolpite da Ontani, figlio celebre di Vergato, non raffigurano affatto, a detta dello stesso artista, un demonio. «Ontani — spiega il critico d’arte — è un grande artista che da tanti anni mantiene una sua coerenza. Tutta la sua opera è un sogno, quindi anche il sogno del demonio è una possibilità. Ma si può senz’altro dire che le sue invenzioni, realizzate nell’ultima fase della sua carriera con la ceramica, sono qualcosa di assolutamente estraneo alla violenza e al male. Il sogno di questa fontana è legato a un’iconografia che gli avrà suggerito qualcuno. E poi c’è sempre il suo volto, tutte le sue opere sono rappresentate con il suo viso». Ma in questo caso, aggiunge Sgarbi: «essendo Vergato la sua città d’origine, alla fine il sogno e la realtà coincidono». Infine dice Sgarbi che l’unica polemica che, nel caso di un’opera d’arte, avrebbe potuto avere un senso «è se quell’opera fosse stata finanziata per intero dall’amministrazione comunale. Ma non è nemmeno questo il caso, perché come ha spiegato il sindaco di Vergato (Massimo Gnudi, ndr) la fontana è stata in gran parte sovvenzionata dai privati. Quindi il discorso cade del tutto e trovo l’atto di vandalismo davvero strano». Quell’opera, per lo Sgarbi critico d’arte, «è bella e spiritosa, non si può chiedere all’artista di realizzare un’opera che non lo rispecchia». Sui costi abbiamo richiamato che gli importi dichiarati nella relazione finale del sindaco ammontano a Euro 90mila, di cui 50mila disposti dalla Giunta comunale presieduta dal Sindaco Gnudi nel bilancio pluriennale del 2015 e 2016 ciascuno degli importi di 25 mila euro annui. Mentre l’associazione “Vergato arte e Cultura” dichiara di avere raccolto Euro 95.520 (nella lista ci sta dentro anche il Comune per cui i privati l’avrebbero finanziata per Euro 45.520? Dunque oltre la metà dei soldi sono disposti dal Comune), evincendo che c’è una discrepanza di importi. Naturalmente non sappiamo come si è giunti a stimare che l’importo deliberato dal Sindaco di 50mila euro sia congruo perché dovrebbe esserci una relazione che ne attesti simile somma per esempio per parte dei materiali, etc. etc. Come non sappiamo se è stato istituito un bando pubblico secondo D.lgs. 50/2016 e mediante le disposizioni redatte dai professionisti secondo D.M. 37/08 per la realizzazione. E, non sappiamo se invece è stata realizzata dall’associazione anche committente dei lavori, senza che spieghino come siano state utilizzate le somme a carattere pubblico di cui hanno disposto per deliberazione di giunta. E i dubbi aumentano perché la dichiarazione di motivazione dell’opera non è proprio lineare in quanto i simboli legati al comprensorio territoriale di Vergato etimologicamente non collimano e non si capisce in che modo vi si integrino. Dicendo anche se il comitato scientifico abbia usufruito di rimborso spese, se i dipendenti pubblici interessati abbiano svolto tale attività di supporto alla realizzazione nelle normali ore lavorative oppure abbiano usufruito di straordinario. Innanzi a tutta questa poco trasparenza, sono state raccolte moltissime firme per chiederne la rimozione e al contempo si è chiesto l’accesso agli atti, perché si sono spesi bene dal dire che l’opera è costata tanto (i più dicono intorno ai 150mila euro) solo per l’acquisto dei materiali etc., mentre il resto sarebbe stato svolto a titolo gratuito. Naturalmente se si impegnano simile somme, che loro giustificano come investimento per il turismo, andando a spulciare nel bilancio del Comune ci rendiamo conto di alcune voci che risaltano la sofferenza del territorio. Infine è stato chiesto tramite democrazia partecipata se i vergatesi volessero o no la fontana? Perché anche di questo si tratta, se ci si approvvigiona di soldi pubblici.

Francamente quando Vittorio Sgarbi dice che “il sogno del demonio è una possibilità”, cosa si può rispondere? Per i cristiani Dio è una certezza ed è bene, il suo contrario è il demonio, il male, per cui non è un sogno. E vorrei rispondere partendo dai simboli cattolici che hanno ben altra rilevanza infatti, possiamo capire in maniera sintetica il modo in cui è strutturato il simbolo? Non si è ancora detto perché si chiama Simbolo? Ci sono varie teorie a questo proposito, ma ce n’è una particolarmente interessante. Il simbolo era un modo in cui si sigillava un patto. Due persone che fanno un patto e in quella occasione spezzano un oggetto, per esempio una moneta, in due parti, i due pezzi risultanti da questa azione non saranno perfetti, ma avranno i bordi irregolari. Dopo un certo tempo, se vogliamo verificare il patto di cui uno dei due non si ricorda più, è sufficiente prendere le due parti e metterle vicine: se coincidono perfettamente il patto è proprio quello. Cosa vuol dire questo per il nostro discorso? Che la fede di più persone per essere quella autentica deve coincidere, armonizzarsi perfettamente con quella degli altri, con quella della Chiesa. Tu in cosa credi? Io in cosa credo? Se queste due cose coincidono è la stessa fede. È un’immagine per dire cos’è il Simbolo: è il linguaggio comune, la tessera di riconoscimento, è l’elemento che ci accomuna e che, anche un po’, ci distingue da chi non è cristiano. Come è strutturato il Credo? All’inizio c’è sempre una frase che può essere “Io credo”, o “Noi crediamo” perché non può non esserci la parola di colui che professa la fede, ci deve essere il soggetto che esprime questa fede (cit. prof. Ryszard Knapiński). Ovviamente, i simboli gnostici della fontana dell’Ontani, che secondo l’artista rappresentano un connubio con l’ambiente, se spezzati non collimano più. Di questo Toscani e sostenitori non se ne avvedono perché la loro natura personale della “morale” per l’arte, l’ideologia, forse anche della mancanza di fede, li fanno volare dentro la lingua di quel serpente Ouroboros che (per Ontani) rappresenta l’infinito che gira su stesso, nient’altro che un pensiero letterale di scarsa valenza etimologica, in quanto non raffrontabile alla teoria della Relatività generale: alcune regioni dello spazio non interagiranno mai con noi in tutta la durata dell’universo, ma l’espansione dello spazio causa l’allontanamento di queste regioni da noi a una velocità maggiore di quella della luce. Quelle regioni remote sono considerate esistenti e parte della realtà tanto quanto noi, ma non saremo mai in grado di interagire con loro. La regione spaziale nella quale possiamo influire e dalla quale essere influenzati è denotata come universo osservabile. Strettamente parlando, l’universo osservabile dipende dalla posizione dell’osservatore. Viaggiando, un osservatore può entrare in contatto con una regione di spazio-tempo più grande, e dunque il suo universo osservabile sarà più grande. Tuttavia nemmeno il più rapido dei viaggiatori potrebbe interagire con tutto lo spazio. In genere, per universo osservabile si intende l’universo osservabile dalla Via Lattea. Lo spostamento verso il rosso (chiamato anche effetto batocromo o, in inglese, redshift) è il fenomeno per cui la luce o un’altra radiazione elettromagnetica emessa da un oggetto ha una lunghezza d’onda maggiore rispetto a quella che aveva all’emissione. Ciò equivale a dire che nel caso della luce il colore va nella direzione dove è il rosso, l’estremo inferiore dello spettro del visibile. In generale, che la radiazione elettromagnetica sia visibile o meno, un redshift significa un aumento della lunghezza d’onda, equivalente a una diminuzione della frequenza o a una minore energia dei fotoni. Alcuni redshifts sono un esempio di effetto Doppler. L’effetto Doppler non riguarda solo le onde elettromagnetiche, ma le onde in generale. Infatti fu studiato inizialmente con le onde sonore: il fenomeno in tal caso si manifesta nel cambiamento apparente di tono delle sirene e della frequenza delle onde sonore emesse da veicoli in movimento (citato nel mio intervento). Il redshift dovuto all’effetto Doppler nelle onde elettromagnetiche si verifica ogni qualvolta una sorgente di luce si allontana da un osservatore (o equivalentemente, essendo il moto relativo, quando l’osservatore si allontana dalla sorgente). Esiste un altro tipo di redshift che è cosmologico, dovuto all’espansione dell’universo: sorgenti di luce sufficientemente lontane (generalmente qualche milione di anni luce) mostrano uno spostamento verso il rosso corrispondente alla rapidità con cui cresce la loro distanza dalla Terra. Il redshift gravitazionale è invece un effetto relativistico che si osserva quando una radiazione elettromagnetica si allontana da un campo gravitazionale. Al contrario, si ha il cosiddetto spostamento verso il blu (o blueshift) quando la lunghezza d’onda diminuisce e si verifica quando una sorgente di luce si muove verso un osservatore o quando la radiazione elettromagnetica entra in un campo gravitazionale. Pertanto non è dato di sapere da Ontani e Toscani: come fa l’infinito che giri su stesso? Certamente siamo abituati a certe esternazioni ideologiche prive di sostanza scientifica, sostenute da una natura ideologica, arbitrate nel campo dell’arte resa più a mistura che a concretezza. Con il dire filosofico, l’infinito è la qualità di ciò che non ha limiti o che non può avere una conclusione perché appunto infinito, senza-fine. Immaginate il serpente Ouroboros senza fine, con una testa e una coda senza fine, un male infinito che Dio non potrebbe vincere, ma che vince! Dunque, nella concezione cristiana il concetto, coniato nell’ambito del pensiero greco, trova la sua coincidenza con Dio stesso quale essere infinito, che non è il serpente Ouroboros perché simbolo del male (il serpente che tentò Adamo ed Eva), il serpente gnostico! A questo punto possiamo dire che la fontana assume oltre al simbolo gnostico esclusivamente l’ideologia di certa sinistra? Proprio per il contesto “morale” che Toscani e lo stesso PD o la sinistra in generale danno all’opera, innalzandola al “Maestro” Ontani, inesorabilmente proprio questo termine - Maestro – il cui significato etimologico qui cessa in sapere ed abilità acquisita con studio ed esperienza ma, dovendo ammettere che l’ardire del cattolico deve dismettere di mettere in conto quello che col loro linguaggio sincerano come trincea di costumi religiosi decaduti, mentre scelgono riferimenti politici che omettono regole, perché come egli dice “l’artista non può avere morale”, vuole dire che non deve avere regole. Invece le deve avere, almeno in questo e in mille altri casi, in cui ciò che produce artisticamente non sia offensivo, avendo rispetto che i simboli gnostici e il nudo con organi genitali eretti, non offendano l’intelletto altrui che critico rimane e non rappresenta per niente il rivolo del fiume Ontano, che per gravità procede verso il basso e non verso l’alto forzando ogni legge fisica!

Certamente sentire ancora dire, e con routine, che certi cattolici sono bigotti e medievali fa molto riflettere parafrasando “I Cento Passi” di Peppino Impastato. Ed eccoci qua, siamo noi cristiani a protestare, noi i Peppino Impastato di turno, mentre quella brutta statua rappresenta la società senza gusto e regole, l’autore e chi lo sostiene si identifica in una “mafia ideologica contro le regole”. A conferma di ciò ritornando a citare Michelangelo e la Cappella Sistina, battezzando il Giudizio Universale, ad onor di cronaca, questo dipinto fu oggetto di una pesante disputa tra il cardinale Carafa e Michelangelo: l’artista venne accusato di immoralità e intollerabile oscenità (quindi l’arte ha moralità ed è oscena, povero Toscani), poiché aveva dipinto delle figure nude, con i genitali in evidenza, all’interno della più importante chiesa della cristianità, perciò una campagna di censura (nota come “campagna delle foglie di fico”) venne organizzata dal Carafa e monsignor Sernini (ambasciatore di Mantova) per rimuovere gli affreschi. Giorgio Vasari racconta che, quando il Maestro di Cerimonie del Papa, Biagio da Cesena, accusò il lavoro di Michelangelo apostrofandolo come più adatto a un bagno termale che a una cappella, Michelangelo raffigurò i suoi tratti nella figura di Minosse, giudice degli inferi; quando Biagio da Cesena si lamentò di questo con il Papa, il pontefice rispose “che la sua giurisdizione non si applicava all’inferno”, e così il ritratto rimase. Secondo altri studiosi, invece, il personaggio raffigurato in forme caricaturali nel Minosse sarebbe Pierluigi Farnese, figlio di papa Paolo III, noto a Roma per essere un sodomita violento e per aver abusato sessualmente di un giovane ecclesiastico causandone la morte. In coincidenza con la morte di Michelangelo, venne emessa una legge per coprire i genitali (“Pictura in Cappella Ap.ca coopriantur”). Così Daniele da Volterra, un apprendista di Michelangelo, dipinse tutta una serie di panneggi e perizomi detti “braghe”, che gli valsero il soprannome di “Brachettone”. Quando il Mahatma Gandhi visitò nel 1931 la Cappella Sistina, la sua attenzione fu colpita, più che dagli affreschi di Michelangelo, dal Crocifisso dell’altare della cappella. Intorno a quel Crocifisso – che rappresenta un Gesù magrissimo, dimesso e sofferente, ben diverso dal Gesù corpulento e forte del Giudizio Universale – Gandhi indugiò per parecchi minuti, esclamando infine: «Non si può fare a meno di commuoversi fino alle lacrime». Avrete capito perché ho parlato de “I Cento Passi”, perché Peppino combatte’ la mafia di cui tutti sapevano e nessuno diceva, e qui tutti sanno che la fontana è occulta, ma nessuno lo dice (o lo deve dire), tra l’altro dista dalla vicina parrocchia del sacro Cuore di Gesù 430 passi (poco più di 300 metri dalla Piazza Giovanni XXIII dove è collocata all’uscita dalla stazione), come a dire che i cento passi simbolici di Peppino Impastato nel tempo si sono incrementati anziché ridursi.

L’arte non è libera, guai a far passare questo pensiero! L’arte ha i limiti umani perché prodotta dall’uomo. Infatti anche le stesse parole di Sua Ecc. Mons. Matteo Maria Zuppi ne sono state strumentalizzate al fine di spezzare la critica dei cristiani e di avvalorarne l’opera.

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

01/06/2019
0912/2019
San Siro vescovo

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Politica

Nessuna pietà per i nemici della libertà

Il nazi-buonismo torna nelle parole arroganti del ministro delle famiglie (sic!), dell’infanzia e dei diritti delle donne Laurence Rossignol, appassionata sostenitrice della legge-bavaglio contro i siti pro vita.

Quarant’anni dopo la legge Veil, ha dichiarato il ministro, «dei gruppuscoli antiabortisti avanzano mascherati, dissimulati dietro a piattaforme all’apparenza neutra e obiettiva che imitano i siti istituzionali di informazione e cercano deliberatamente di ingannare le donne. O peggio ancora, talvolta sono diffuse da cellule d’ascolto animate da militanti “no choice” senza alcuna formazione intenzionati a colpevolizzare le donne e a scoraggiarle di ricorrere all’aborto». Rossignol ha poi aggiunto che «i militanti anti-IVG resteranno liberi di esprimere la propria ostilità all’aborto. A patto di dire con sincerità chi sono, cosa fanno e cosa vogliono». «La libertà di espressione», prosegue il ministro, «non si può confondere con la manipolazione degli spiriti».

Leggi tutto

Media

Franco Di Mare offende i cattolici polacchi a spese pubbliche

Tra i tanti denigratori degli innumerevoli polacchi che hanno voluto pacificamente circondare la loro nazione con la loro preghiera abbiamo dovuto
annoverare anche il popolare conduttore di UnoMattina, che si è prodotto in lunghissimi minuti di propaganda di regime laicista e radical chic

Leggi tutto

Chiesa

Il Papa: l’eutanasia mai ammissibile

Papa Francesco manda il proprio saluto al Meeting della World Medical Association sulle questioni del fine-vita, che termina oggi in Vaticano. Il testo è stato divorato e divulgato, dai media, come “il Papa contro l’accanimento terapeutico” (intendendo con ciò “il Papa per l’eutanasia”). In realtà il Santo Padre ha usato parole adamantine per riaffermare la dottrina cattolica tradizionale e negare ogni liceità alla pratica dell’uccisione del malato.

Leggi tutto

Storie

Tunnel degli orrori contro Cristo rappresentato alla Biennale

Fortunatamente ha chuso i battenti l’orrido allestimento della già nobile esposizione veneziana, che ospita l’inquietante “Imitazione di Cristo” di Roberto Cuoghi: oscillante tra il delirio onirico, il compiacimento nichilistico e la gratuita bestemmia, scimmiotta il Breviario di decomposizione di Cioran

Leggi tutto

Società

Come cambia il volantone di Comunione e Liberazione

Non è ancora stato pubblicato sui siti ufficiali di Comunione e Liberazione, ma poiché pare che il nuovo “volantone” sia stato presentato all’ultima scuola di comunità da don Julián Carrón non ci si aspettano (ulteriori sorprese): l’immagine scelta non poteva che sollevare un polverone, in quanto rappresenta una famiglia di migranti in atteggiamento e contesto che ricordano quelli della Sacra Famiglia. E insorgono ex ciellini. Difficile mantenere l’equilibrio.

Leggi tutto

Chiesa

Quer pasticciaccio brutto de li castighi divini

Nelle parole del saggio Benedetto c’è calore umano, c’è il mistero del dolore innocente associato, in maniera altrettanto misteriosa, alla Croce di Cristo. Su tutto regna la fiducia nella costitutiva bontà di Dio, un Padre buono che ama i propri figli. Una sola cosa non c’è nella risposta di papa Benedetto: un sistema di risposte a tutto, una FAQ teologica a misura della ragione umana. Ci sono invece appelli alla meditazione, inviti alla preghiera. Pregare, ce lo dice l’etimologia, implica il riconoscimento della propria precarietà: è un’esortazione ad affidarsi, atto antipelagiano per eccellenza.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2019 La Croce Quotidiano