Politica

di Davide Vairani

Zingaretti, il Pd e l’utero in affitto

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Ricordate Nanni Moretti in Aprile, quando supplicava D’Alema di dire “qualcosa di sinistra”?

Fabbriche che chiudono, ecatombi di lavoratori, periferie degradate.

Ma per “le sinistre” italiane la priorità è battersi per l’autodeterminazione di ogni essere umano in ogni settore della vita pubblica. Affermazione che - fuori dai denti e per non prestare i fianchi ad alcuna confusione sul significato dei termini – si traduce stringi stringi nella battaglia per rivendicare i (presunti) diritti individuali (presunti) violati e calpestati delle comunità LGBTQIA+.

Perché sempre lì alla fine gira che ti rigira si torna.

Lo aveva fatto Renzi nel Pd 2.0 con le unioni civili, lo rilancia Zingaretti nel nuovo PD “de sinistra”.

Così ha cinguettato sulle reti sociali Zingaretti: “Aderiamo al Mese dei Pride, all’Onda Pride, alle mobilitazioni e alle manifestazioni che si stanno tenendo in tutta Italia per garantire pari diritti e pari dignità alla comunità lgbti. Noi ci siamo!”. Immancabile campeggiava l’arcobaleno delle sinistre fucsia.

Tafazzismo quello di Zingaretti, visto la fine che ha fatto il “bullo” di Firenze? Può essere, ma non credo proprio.

Delle strategie politiche interne al campo sinistro, poco mi cala. Mi interessa di più osservare le manovre che si innescano per saldare segmenti di mondi, lobby e culture di provenienza differenti e trasversali.

Constato – ad esempio – che sulla pratica dell’utero in affitto, mentre tutta la sinistra europea si schiera in modo inequivoco contro, senza se e senza ma, in Italia sta avvenendo esattamente l’opposto.

“Fecondazione medicalmente assistita e gestazione per altri: la possibilità di un figlio nel 2019” è il titolo del convegno che si terrà a Roma il 19 giugno prossimo nella sede nazionale della CGIL. Convegno nel quale saranno presentate ben due proposte di regolamentazione della cosiddetta gestazione per altri, frutto del sodalizio tra Ufficio Nuovi Diritti della CGIL, Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, Famiglie Arcobaleno, Associazione Certi Diritti e il portale di informazione giuridica Articolo29. Sodalizio indicativo di quanto il tema specifico non sia affatto scollegato da aborto ed eutanasia, in nome del sacro pilastro dell’autoderminazione di ogni essere umano

“Nell’incontro del 19 presenteremo i due articolati all’opinione pubblica e li metteremo a disposizione dei e delle parlamentari che riterranno di farli propri avviando il conseguente iter nelle sedi istituzionali – si legge nel comunicato stampa di invito al convegno -. Discuteremo degli aspetti sociologici, legislativi e giurisdizionali connessi a questo tema e nel pomeriggio presenteremo le due bozze, con la ferma volontà di uscire dalle secche di un dibattito che negli ultimi anni è stato scomposto e urlato”.

I testi non sono ancora stati diffusi pubblicamente, ma non è difficile immaginare dove andranno a parare.

“Partiremo da alcuni presupposti ineludibili”, proseguono gli organizzatori. “In primo luogo, la necessità di tutela delle bambine e dei bambini che già da anni vengono al mondo attraverso il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita e/o a percorsi di gestazione per altri/e, esistono e necessitano del pieno riconoscimento dei propri diritti; in secondo luogo, la consapevolezza del nesso causale tra un cieco proibizionismo e la possibilità di abuso dei diritti, superabile solo attraverso una attenta regolamentazione nel rispetto del diritto alla salute, alla scienza e all’autodeterminazione di ogni essere umano”.

Se è questa la via imboccata dalle sinistre italiane, sentite condoglianze, per quel che mi appassiona il destino dei sub-eredi del “trionfi la giustizia proletaria”. Che abbiano almeno la dignità di piantarla con quell’atavico atteggiamento di superiorità morale! Qualcuno mi deve spiegare come si possa rispettare ragionevolmente il principio sbandierato dell’autodeterminazione di ogni essere umano sdoganando l’abominevole pratica dell’utero in affitto. A parte il fatto che essere contro la gestazione per altri dovrebbe essere patrimonio comune di tutti e non si capisce perché dovrebbe - al contrario – essere terreno di contesa destra e sinistra.

Che ci sia del marcio in Danimarca lo mette nero su bianco Marina Terragni, femminista e di sinistra. “Il 50 per cento di disoccupazione femminile è un bel problema: è in questa chiave che Cgil si attiva per consentire alle donne italiane di affittare l’utero a coppie etero e gay?” – scrive la Terragni su “Quotidiano Nazionale” (“Utero in affitto, sicuri che è di sinistra?”, 12 giugno 2019).

E conclude: “L’iniziativa Cgil offre un ulteriore spunto di riflessione sulla deriva dirittistica, radicaloide e distopica della sinistra italiana. Deriva che peraltro, a giudicare dai numeri delle urne, non sta dando grandiosi risultati”.

È una coincidenza del fato che le proposte in tema di sdoganamento dell’utero in affitto cadano nel bel mezzo del mese dell’orgoglio gay? È una coincidenza che gli organizzatori del Milano Pride 2019 - previsto nella seconda metà di giugno -abbia deciso un documento politico di rivendicazione nel quale si legge:

“Esigiamo che vi sia libero accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) per tutte le persone, abrogando quindi il divieto dell’accesso a tali percorsi da parte di coppie di donne o single. Rivendichiamo la necessità di iniziare un percorso di riflessione che, nel pieno rispetto della libertà di autodeterminazione e nella piena tutela delle persone coinvolte, porti anche in questo paese ad un inquadramento che disciplini la gestazione per altre e altri (GPA)”.

Promozione della dignità della donna e lotta contro la mercificazione del corpo devono fare un passo indietro nell’agenda delle priorità per potere lasciare spazio alla pratica dell’utero in affitto e fare contenti le galassie LGBTQIA+.

Aborto, famiglia, utero in affitto, suicidio assistito ed eutanasia fanno parte dell’intero pacchetto e l’uno (l’utero in affitto) non è sganciabile dagli altri. Come in un effetto domino, buttato giù uno la strada è aperta affinchè tutto ciò su cui si fonda il patto sociale di un popolo salti per aria.

Non per caso, nel già citato manifesto politico del Milano Pride si legge anche:

“Pretendiamo l’estensione degli istituti del matrimonio e dell’unione civile a tutte le persone, a prescindere da sesso biologico, identità di genere e orientamento sessuale, e il pieno ed effettivo riconoscimento della genitorialità da parte dello Stato e di tutte le istituzioni. Riteniamo indispensabile una riforma delle leggi sulle adozioni, volta a permettere l’accesso a questo istituto a tutte le persone maggiorenni ritenute idonee, a prescindere dal loro orientamento sessuale o dalla loro identità di genere.

L’adozione è una possibilità con cui un individuo può diventare genitore, slegata da quell’obbligo sociale a dover costituire una famiglia in modo biologico e con il mito di una fertilità necessaria e normativa.

Crediamo sia intollerabile che ‘il preminente interesse del minore’ non venga espressamente tutelato dallo Stato; riteniamo che questo compito sia proprio dello Stato e pretendiamo una legislazione chiara e completa sul riconoscimento alla nascita, in grado di garantire pieni diritti ai nostri figli e alle nostre figlie, diritti che dovranno riguardare anche figli e figlie già nati, pure in caso di coppie separate”.

Per concludere infine: “Oggi, è più che mai fondamentale recuperare stretti legami e profonde sinergie con i movimenti studenteschi, le istanze femministe e le rivendicazioni per la tutela delle persone migranti, nei confronti delle quali è imperativo il riconoscimento da parte delle istituzioni della loro piena dignità di persone e dei loro diritti umani, civili, sociali e politici”. Le persone LGBTQIA+ non lottano solo per i propri diritti ma per i diritti di ogni essere umano: diritto al lavoro onorevolmente retribuito, diritto alla libertà di pensiero, di parola e di stampa, diritto ad una vita autodeterminata e assistita da tutte le necessità di cui uno Stato deve farsi carico per ogni cittadino. Tutte le persone hanno diritto ad essere tutelati da uno Stato che agisca nel segno di una piena e reale laicità, che abbatta privilegi e precarietà legate a discriminazioni economiche, sociali, politiche, religiose, etniche, o basate sul genere e sull’orientamento sessuale. È necessario essere uniti e lottare insieme per i diritti, che mai vanno dati per scontati, per acquisiti permanentemente o automaticamente disponibili per tutt*. I diritti rivolti a un numero limitato di persone perdono la loro qualifica e diventano esclusivamente privilegi. Dobbiamo essere sempre uniti, per essere più visibili, più forti e per poter incidere davvero sull’opinione pubblica e sulla politica”.

Tra parentesi: l’asterisco al posto della lettera “o” dell’aggettivo sostantivato “tutti” non è un errore di battitura, ma una delle tante piccole assurde regole della neo-lingua egualitarista che per non discriminare nessuno violenta le regole della grammatica.

Se il paradigma assoluto è l’autodeterminazione di ogni essere umano, per quale motivo quello dei bambini deve sempre essere evocato a parole e calpestato nei fatti?

Lo scrive nero su bianco l’Associazione Luca Coscioni a proposito dell’utero in affitto: “noi riteniamo che le innovazioni in campo genetico, a cui è scientificamente e socialmente lecito potersi adeguare, propongono situazioni nuove e diverse nelle quali l’evento della nascita prescinde dall’accoppiamento, in cui la fecondazione cessa anche di essere un fatto naturale e spontaneo, frutto dell’atto sessuale dell’uomo e della donna. E in ciò è difficile ravvisare una lesione della dignità della donna che non corrisponde al diritto di proprietà sul suo corpo, ma alla sua libertà di poterne disporre in piena autonomia”.

Se è vero che “nessuno mi può costringere ad essere felice a modo suo (come egli cioè si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la sua felicità per la via che a lui sembra buona” – per usare le parole di Kant - è tuttavia altrettanto vero che dei limiti debbano essere posti:”purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo, in giusa che la sua libertà possa coesistere con la libertà di ogni altro secondo una possibile legge universale (cioè non leda questo diritto degli altri)” - Kant, Sopra il detto comune - questo può essere giusto in teoria ma non vale per la pratica, Utet, 2010, Torino).

Etica, diritto e bene comune non possono viaggiare su binari totalmente distinti e paralleli, perché il risultato che uscirebbe sarebbe da una parte l’anarchia dei doveri e dall’altra nessun diritto davvero esigibile.

I diritti non contengono in se stessi il proprio limite e, quindi, se lasciati a se stessi conducono ad una deriva inarrestabile: ci saranno sempre nuovi diritti da rivendicare perché ci saranno sempre nuove cose da fare o da avere e il diritto è, appunto, un poter fare o un poter avere.

È o non è un diritto del bambino avere un papà e una mamma? Se lo è (come ritengo), che cosa fare quando il diritto dell’uno viene limitato o negato dal diritto di un altro (ad esempio, di una coppia dello stesso sesso a comprare un piccolo da una donna che non potrà mai essere sua madre se non sul piano esclusivamente biologico)?

Per questo diventa fondamentale, oggi, il tema del limite e alla politica si chiede sempre di più quale sia il limite davanti al quale essa si fermerebbe. Davanti a quale legge che preveda quali diritti la politica farebbe obiezione di coscienza?

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14/06/2019
0512/2019
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