Società

di Grazia Ruini

Eutanasia, a che punto siamo?

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In questi ultimi anni abbiamo assistito in Europa allo svolgersi di episodi inquietanti, in cui erano protagonisti da un lato bambini e persone fragili malate ( Charlie Gard, Alfie Evans ,Vincent Lambert ) e dall’altro il potere giudiziario di paesi civili e democratici ( Inghilterra e Francia ).

La storia si ė ripetuta sempre con lo stesso copione: malati cronici accompagnati da parenti amorevoli e ricoverati in ospedali attrezzati che a un certo punto decidevano di sospendere l’erogazione del sostegno vitale ( ossigeno, acqua e alimentazione) determinando il decesso in tempi più o meno lunghi della persona. In tutti i casi riportati dalla cronaca a nulla ė valsa l’opposizione tenace dei parenti a queste disposizioni, imposte alla fine dal potere giudiziario che negava persino la possibilità del trasferimento del malato.

Ancora più inquietante è stato l’episodio di Noa Pothoven: la ragazzina diciassettenne olandese che ha ottenuto di essere accompagnata nel suicidio mediante privazione di acqua e cibo.

Questi eventi saliti alla ribalta della cronaca sono in realtà pochi casi emblematici di prassi eutanasiche ormai già ampiamente consolidate in molti paesi europei.

L’eutanasia effettuata interrompendo il sostegno vitale di idratazione, alimentazione e di ossigeno è da molti ritenuta una pratica disumana perché conduce alla morte attraverso un lento deterioramento, talmente devastante da non essere ritenuto controllabile con certezza dalla sedazione. Ė una forma di eutanasia passiva che in alcuni paesi come Belgio ed Olanda ė superata dalla forma attiva piú veloce e meno dolorosa della iniezione letale.

In alcuni paesi come la Svizzera ė invece legale anche il suicidio assistito che non comprende solo i casi di malattie inguaribili, ma anche semplicemente situazioni di sofferenza psicologica.

In Italia si è cercato di rimanere” al passo coi tempi “approvando nel 2017 la legge 219 sulle DAT che dovrebbe consentire di esprimere anticipatamente il rifiuto a terapie ed accertamenti mediante un atto scritto vincolante per i sanitari.

Questa legge anche se molto criticata, e criticabile, ė stata un tentativo di regolamentare le possibilità di autodeterminazione mantenendo un rispetto della vita. Essa non soddisfa ovviamente le associazioni a favore dell’eutanasia e del suicidio assistito che in questi ultimi mesi hanno cercato di forzare il nostro ordinamento politico attraverso scorciatoie giudiziarie.

È nota la vicenda del processo a Marco Cappato in cui il Tribunale ha sollevato la questione dell’illegittimità costituzionale dell’articolo 580 del nostro codice penale che riguarda l’aiuto e l’istigazione al suicidio.

La Corte Costituzionale così interpellata, in un modo “inusuale, ha rimandato la questione al parlamento dando una scadenza (il 24 settembre prossimo) entro il quale lo stesso parlamento è tenuto ad esprimersi relativamente all’articolo in questione o a legiferare.

Scaduti i termini, senza azioni parlamentari che esprimano una presa in carico ( basterebbe votare a favore di una mozione in difesa dell’articolo 580) , la Corte Costituzionale riprenderà in mano la questione e con ogni probabilità depenalizzerá il suicidio assistito senza la presenza di una legge che nemmeno cerchi di arginare le implicazioni che da questo possono derivare.

Ė vero che nel frattempo sono state presentate diverse proposte di legge più o meno restrittive: il Parlamento ha peró deciso di non discutere fino a metà luglio, poco prima della pausa estiva.

Si ha la percezione quindi della volontà politica di far fare il ” lavoro sporco,” alla Corte Costituzionale senza prendersi le proprie responsabilità di formulare leggi che indubbiamente, sia in una risoluzione che nell’altra, scontenterebbero una buona parte dell’elettorato.

Ma questo è il lavoro del Parlamento : la democrazia prevede che leggi su argomenti così sensibili siano determinate dalla discussione di deputati regolarmente eletti e non da un gruppo ristretto di giudici apparentemente già chiaramente schierati.

In Europa sono infatti ormai molte le testimonianze di operatori sanitari “pentiti “che denunciano le derive delle leggi della” buona morte”.

Aprire le porte all’eutanasia e ancor di più al suicidio assistito conduce alla prassi ospedaliera della morte come forma di “terapia” e determina l’eliminazione di malati gravi anche per decisione da parte di terze persone ( familiari , giudici e operatori sanitari )

Questo avviene in base al giudizio sulla qualità della vita.

I criteri inizialmente riservati a casi estremi diventano nella pratica clinica e giudiziaria sempre più lassi e determinano l’eliminazione più o meno sistematica delle persone più fragili dal punto di vista fisico o anche solo psicologico.

Si scivola senza rendersene conto ad accettare situazioni un tempo ritenute aberranti e stigmatizzate nell’operato disumano dell’ideologia nazista.

L’articolo 580 del nostro ordinamento giuridico penale garantisce il rispetto della vita dichiarando reato ogni aiuto al suicidio.

Nel momento in cui verrà accettata la possibilità di scavalcarlo ci troveremo su un piano inclinato che porterà inevitabilmente alla situazione di scarto dei deboli che abbiamo visto ormai concretizzarsi all’estero.

La vita è vita ed è degna di essere vissuta fino alla fine.

I malati, i depressi, qualunque sia il grado di loro sofferenza, meritano la nostra assistenza e la nostra collaborazione anche a costo di un lavoro difficile, faticoso e poco gratificante. Non ha paragone la lotta condivisa e pietosa del cercare di lenire le sofferenze rispetto all’applicazione sbrigativa di protocolli che “eliminano il problema” lasciando una macchia nera nella nostra vita, nella nostra coscienza, nella nostra società.

Sono moltissime le testimonianze di coloro che accompagnano il fine vita negli Hospice che negano la presenza di volontà di morte in tutti coloro che ricevono adeguata assistenza sanitaria ed umana.

Toccherà a ciascuno di noi. Dipenderà molto dalle scelte culturali e politiche che si stanno attuando in questi mesi nel nostro paese, se ci troveremo di fianco amore vero che rende vivibile anche la sofferenza più grande oppure finto amore che dichiara un bene per noi il procurarci la morte.

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09/07/2019
1809/2019
S. Giuseppe da Copertino

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