Politica

di Davide Vairani

Eutanasia: con Binetti & Co. è la resa dei moderati

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“Meglio una legge imperfetta che l’eutanasia decisa dalla Corte costituzionale”.

Lo ha affermato il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, nel corso della conferenza stampa indetta con la collega Paola Binetti (Udc-Fi) a Palazzo Madama, per presentare le iniziative per scongiurare la possibilità che, con una sentenza della Corte costituzionale, si possa arrivare alla legalizzazione dell’eutanasia.

“Una decisione la impongono i tempi. Io rivendico il diritto-dovere del Parlamento di pronunciarsi su un tema come questo: le Camere si occupano di qualsiasi cosa, dalle patenti nautiche alla Tav, non può non pronunciarsi sulla vita e la morte”, ha aggiunto Gasparri.

“Dobbiamo continuare -ha affermato Binetti- a essere dalla parte della vita. Siamo per le cure palliative e non per l’eutanasia. Per sostenere la nostra battaglia con questo ddl dobbiamo coinvolgere l’Italia migliore, quella che sta in Parlamento, nelle associazioni, quella che sta dalla parte della vita”.

Tutto qui?

Dalle colonne de “Sussidiario.net” , Paola Binetti aveva annunciato una “iniziativa coraggiosa: riappropriarci della nostra responsabilità di senatori per discutere nell’Aula di Palazzo Madama una mozione di contrasto all’eutanasia.

Non vogliamo lasciare alla Corte Costituzionale il compito di sostituirsi ad un Parlamento troppo timido e impaurito per prendere le sue decisioni.

Se i regolamenti parlamentari non ci consentono di discutere un disegno di legge perché bloccato alla Camera, vorremmo per lo meno che si discutesse la mozione presentata da un gruppo di parlamentari per lo più afferenti al Gruppo Udc-FI.

Una mozione che in realtà vuole dire No all’eutanasia e Sì alle cure palliative”.

“Sono molte le voci che si sono alzate in questi giorni per dissuaderci dal farlo - aggiungeva -: alcune di contenuto, in quanto favorevoli all’eutanasia, altre di opportunità: non c’è una maggioranza a favore della nostra posizione, totalmente contraria all’eutanasia in tutte le sue forme.

Quindi la vostra mozione non avrà i voti necessari per passare e la vostra posizione di cattolici impegnati a favore della vita apparirà ancora più debole.

Ovviamente il rischio c’è: in questi anni abbiamo assistito alla lenta e progressiva diffusione di una cultura che include tra i diritti individuali quello a togliersi la vita, come gesto di libertà.

Ma noi vogliamo discutere della tutela della vita e della salute individuale come suprema forma di responsabilità della politica, un diritto-dovere di rango costituzionale, che obbliga chi governa a includere nella solidarietà sociale qualcosa che va oltre ogni forma di indifferenza e di individualismo autoreferenziale.

La nostra vuole essere una proposta politica di altissimo valore etico e sociale, per dire ad ogni persona, in qualsiasi condizione si trovi, che non è sola!”.

Dietro belle parole, una mozione.

Il testo - Atto n. 1-00147, pubblicato il 17 luglio 2019, nella seduta n. 134 - non è che l’estremo tentativo di una pattuglia di 18 senatori di mendicare un sussulto di vita da parte del Parlamento.

“I proponenti - si legge nella mozione - esprimono il più fermo rifiuto di ogni atto di eutanasia, in tutte le sue forme e modalità, ovvero di ogni scelta intenzionale e diretta finalizzata ad anticipare la morte allo scopo di interrompere ogni sofferenza e guardano con estremo favore alla recente presa di posizione pubblica da parte delle federazioni degli ordini dei medici e degli infermieri, che considerano il proprio coinvolgimento in eventuali pratiche eutanasiche in piena ed inaccettabile contraddizione con le finalità e i valori originari dell’arte medica, espressi e confermati nei vigenti codici deontologici di categoria”.

Nell’auspicare “che una simile violazione della vita umana, qual è l’eutanasia, non debba mai trovare avallo e giustificazione nell’ordinamento giuridico del nostro Paese”, mendicano ai colleghi senatori di impegnare il Governo:

1) a valutare la possibilità di adottare ogni iniziativa affinché venga riconosciuto: che ogni vita umana è un bene in sé stessa, al di là delle circostanze che di fatto segnano la sua parabola esistenziale; la peculiare dignità umana che contraddistingue ogni persona accomuna la famiglia umana e rende tutti uguali in valore; che per ogni essere umano sussiste il dovere morale di prendersi cura della vita e salute propria e altrui, in un clima di solidale reciprocità;

2) a valutare la possibilità di provvedere con adeguati stanziamenti, anche sul piano economico, a garantire a tutti i pazienti la piena fruibilità delle cure palliative, sia attraverso gli hospice che attraverso le cure domiciliari, come l’assistenza medica integrata da personale infermieristico e riabilitativo, e che gli stanziamenti previsti per le cure palliative e per i percorsi di accompagnamento al fine vita includano anche quell’insieme di cure non strettamente farmacologiche che tanto contribuiscono a far percepire al paziente una migliore qualità di vita, a cominciare dall’assistenza psicologica e spirituale, dalla musicoterapia alla riabilitazione, eccetera;

3) a prevedere misure che consentano:

a) ai pazienti di sperimentare che il rispetto per la propria religione è un diritto e quindi possono godere di tutti i servizi legati alla sfera religiosa, spirituale e culturale, compresa la presenza del referente religioso o assistente spirituale;

b) che ogni persona conosca e sia consapevole del suo percorso di cura e del possibile esito, secondo i protocolli terapeutici più aggiornati, affinché possa gestire la propria vita nel modo qualitativamente più soddisfacente, anche in relazione alla propria spiritualità e fede religiosa;

c) che le famiglie possano partecipare delle relazioni di cura e di sostegno necessarie a garantire al caregiver familiare tutte le misure di affiancamento più opportune per garantire il suo servizio, senza raggiungere la soglia di stress che ne comprometterebbe l’efficacia;

d) che i pazienti stranieri abbiano il supporto di un mediatore interculturale competente e disponibile, che operi in sintonia con la struttura sanitaria, nell’esclusivo interesse del paziente;

e) che non si ricorra mai nelle decisioni politiche socio-sanitarie a valutazioni ispirate ad utilitarismo ed efficientismo, per cui i proponenti del presente atto rifiutano senza tentennamenti ogni “logica di scarto” tendente a considerare le persone insolubilmente segnate dalla malattia o da altre vulnerabilità (età avanzata, disabilità, patologie psichiatriche, eccetera) come una sorta di “peso infruttuoso”, tanto da ritenere opportuno ridurre (o addirittura annullare) risorse ed ausilii a loro vantaggio, a prescindere dai loro effettivi bisogni”.

In nove mesi di tempo a disposizione, solo di questo è stata capace l’opposizione?

Una mozione che non ha alcuna speranza di essere discussa e ancora meno di essere approvata dal Senato e meno di zero di essere condivisa dal Governo prima del 24 settembre 2019.

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