Società

di Davide Vairani

Sarco: la morte si fa euforica

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E se potessimo avere qualcosa di più della mera dignità ad attenderci nel nostro ultimo giorno di vita su questo pianeta?

E se avessimo il coraggio di immaginare che il nostro ultimo giorno potrebbe anche essere uno dei più eccitanti mai vissuti prima?

Dato che si vive e si muore una sola volta, perché non avere il meglio? L’ultimo giorno sulla Terra è - in fondo - speciale, difficilmente ci potrà capitare una seconda volta.

Nell’adagio popolare la “buona morte” è quella che non puoi programmare e che ti prende senza che te lo aspetti, pochi minuti di sofferenza per un attacco cardiaco che metta fine alla vita. Senza farmaci, senza supporti medici, senza implicazioni etiche di sorta.

L’inghippo è che non dipende da te, non te la puoi programmare.

E - in ogni caso - cosa ci sarebbe di eccitante?

Scartata.

Altre ipotesi ragionevolmente praticabili?

L’idea di dignità associata alla morte (dying with dignity) implica almeno due condizioni sine qua non: la possibilità di poterla programmare anticipatamente e la possibilità di potere andarsene senza soffrire o - quanto meno - con il fardello di un brevissimo tempo di dolore.

Da un punto di vista pratico, entrambe le condizioni non sembrano impossibili. Comportano - tuttavia - scomodità, burocrazia e denaro a disposizione.

Sarebbe sufficiente ridurre la percezione del dolore con una sedazione tramite infusione continua di un farmaco, ci si addormentata fino all’eventuale perdita di coscienza, pur rimanendo in grado di respirare autonomamente.

Si riduce così la vigilanza intenzionale fino a spirare senza quasi accorgersene.

L’inconveniente è dato dal fatto che è sconveniente e rischioso praticarsela da soli: e se si sbaglia qualcosa? Si rischia di morire in mezzo a dolori tremendi.

Poi ci vuole qualcuno che ti aiuti, un medico oppure un infermiere, che possano procurarsi i farmaci, perchè non li trovi in farmacia a disposizione.

In questo modo, si farebbe rischiare pesante a chi si prestasse ad aiutarti: istigazione o aiuto al suicidio.

Almeno in Italia.

Articolo 580 del codice penale:

“Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima.

Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1 e 2 dell’articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità d’intendere o di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio”.

Resta aperta la possibilità di andare in Svizzera, in una delle tante cliniche che legalmente aiutano i clienti a morire senza ripercussioni penali.

Certo, non è una soluzione alla portata di tutti, perchè ci vogliono almeno 15 mila euro.

E - in ogni caso - cosa ci sarebbe di eccitante?

Palazzo Michiel si affaccia sul Canal Grande di Venezia. I tre livelli dell’edificio barocco ospitano in questi mesi Venice Design 2019, una mostra che vuole invitare il pubblico “a scoprire un design all’avanguardia, nonché soluzioni creative per gli usi della vita quotidiana e modelli di consumo”, si legge nel catalogo.

Promossa dalla Fondazione European Cultural Centre, la quarta edizione di Venice Design“raccoglie 60 designer provenienti da 30 paesi diversi” e intende “condividere con il pubblico esperienze e indagini sul ruolo del Design nella società di oggi.

In un ambiente coinvolgente e creativo, il visitatore gioca un ruolo centrale diventando protagonista e interagendo con i pezzi. Fisicamente impegnato, il visitatore è stimolato a pensare importanti temi contemporanei come il nostro benessere, i nostri sistemi di produzione e i nostri mezzi di comunicazione”.

In esposizione il primo prototipo di una capsula particolare, prodotto di due anni di lavoro tra il designer industial olandese Alex Bannink ed Exit International Foundation: Sarco.

Sarco è la prima capsula di eutanasia stampata in 3D che consente “una morte elettiva, pacifica e persino euforica, creando al contempo un senso di viaggio verso una nuova destinazione”, si legge nel catalogo della mostra.

L’ideatore è un ex medico australiano, Philip Nitschke, fondatore e direttore di Exit International, più conosciuto come ‘Dr. Death’.

“Circa 20 anni fa - dichiara Nitschke -, sono diventato il primo medico al mondo a somministrare un’iniezione volontaria legale, letale e volontaria a quattro dei miei pazienti malati terminali (ai sensi del diritto australiano del Terminally Ill Act) nel 1996.

A quel tempo, mi sono avvicinato alla morte con la sicurezza e persino l’arroganza di chi si trovava nel bel mezzo della propria vita. Stavo per compiere 50 anni. A livello psicologico, la morte era ancora qualcosa di lontano, un evento accaduto ad altre persone.

Man mano che il mio lavoro in questo campo maturava, la mia visione si è spostata dal sostenere l’idea di una morte dignitosa per i malati terminali a sostenere il concetto di una buona morte per un adulto razionale.

Ad Exit International - l’organizzazione senza scopo di lucro che ho fondato dopo il sopracitato rovesciamento della prima legge volontaria sull’eutanasia al mondo - noi siamo convinti che si possa ragionevolmente ritenere che chiunque abbia più di 50 anni sia assolutamente in grado di potere liberamente assumersi la responsabile scelta di decidere della propria morte”.

Sarco è una macchina stampabile in 3D che fornisce la morte per ipossia.

L’azoto liquido viene rilasciato solo quando attivato dalla persona all’interno della capsula all’interno del contenitore. L’effetto è quello di fare precipitare i livelli di ossigeno a livelli molto bassi causandone la morte per mancanza d’aria. La capsula viene quindi staccata dal contenitore e funge da bara per l’occupante.

La morte con Sarco è indolore.

“Non c’è soffocamento e neppure la sensazione di soffocamento o fame d’aria mentre l’utente respira facilmente in un ambiente a basso contenuto di ossigeno. La sensazione è di benessere” - sostiene l’ideatore.

Una sensazione simile a quando in un abitacolo si vive una rapida depressurizzazione, che ti da “quel disorientamento da ubriaco può lasciarti un po’ incerto sul perché dovresti indossare quella maschera d’ossigeno penzolante”.

La soluzione perfetta per morire con dignità ed in maniera eccitante.

“Sarco rappresenta un nesso tra l’estetica del design del trasporto moderno e l’obiettivo di offrire il massimo al termine del gioco: una morte pacifica, elegante e stylish, in qualsiasi momento e luogo tu scelga.
Lungi dall’avvolgere la morte dietro una cupa e oscura tenda, Sarco invites one’s final day to be an overt display of beauty.
Sarco è stampato in 3D in sezioni che misurano 1000x500x500mm, a cominciare dal telaio: proprio come costruire un automobile.
La stampante robotizzata lavora sistematicamente 24 ore su 24, 7 giorni su 7, producendo sistematicamente la struttura principale, i pannelli della carrozzeria e i componenti dei dettagli.
Sarco in scala 1: 1 è stato stampato in sei mesi utilizzando 160 kg di plastica biodegradabile.
Nel 2020, si prevede che Sarco diventerà un’opzione legittima per le persone di tutto il mondo che vanno in Svizzera per una morte legale e assistita.
Entro il 2030, quando la stampa 3D su larga scala sarà facilmente accessibile e le generazioni più anziane vivranno più a lungo ma con vite più malate, Sarco sarà un’applicazione pratica a livello globale”.

Tecnologia e design per arrivare a produrre una macchina di morte a basso costo, realizzabile ovunque e da chiunque.

“In questo modo, ciascuno di noi potrà avere un exit plain, un piano di fuga, per così dire, a portata di mano, qualora dovesse sorgere la necessità.

Niente programmazione anticipata della propria morte, niente sensi di colpa.

Avere il controllo di se stessi dà fiducia; ripristina il senso di sè. E genera dignità nel vivere, sapendo che si avrà dignità nel morire”.

Se tutto questo vi sembrasse fantascienza oppure vi portasse ad un sentimento di mera indignazione e condanna, sbagliereste.

Philip Nitschke è semplicemente e tragicamente coerente.

Se cancelliamo l’art. 580 del codice penale, se teorizziamo il diritto a morire, termini come “suicidio assistito” ed “eutanasia” presto perderanno ogni connotazione negativa e tutto diventerà facile e praticabile.
Lungi dall’avvolgere la morte dietro una cupa e oscura tenda, Sarco invites one’s final day to be an overt display of beauty.
Sarco è stampato in 3D in sezioni che misurano 1000x500x500mm, a cominciare dal telaio: proprio come costruire un automobile.
La stampante robotizzata lavora sistematicamente 24 ore su 24, 7 giorni su 7, producendo sistematicamente la struttura principale, i pannelli della carrozzeria e i componenti dei dettagli.
Sarco in scala 1: 1 è stato stampato in sei mesi utilizzando 160 kg di plastica biodegradabile.
Nel 2020, si prevede che Sarco diventerà un’opzione legittima per le persone di tutto il mondo che vanno in Svizzera per una morte legale e assistita.
Entro il 2030, quando la stampa 3D su larga scala sarà facilmente accessibile e le generazioni più anziane vivranno più a lungo ma con vite più malate, Sarco sarà un’applicazione pratica a livello globale”.

“Sarco rappresenta un nesso tra l’estetica del design del trasporto moderno e l’obiettivo di offrire il massimo al termine del gioco: una morte pacifica, elegante e stylish, in qualsiasi momento e luogo tu scelga.

(tratto dal catalogo di Venice Design 2019)

Tecnologia e design per arrivare a produrre una macchina di morte a basso costo, realizzabile ovunque e da chiunque.

“In questo modo, ciascuno di noi potrà avere un exit plain, un piano di fuga, per così dire, a portata di mano, qualora dovesse sorgere la necessità.

Niente programmazione anticipata della propria morte, niente sensi di colpa.

Avere il controllo di se stessi dà fiducia; ripristina il senso di sè. E genera dignità nel vivere, sapendo che si avrà dignità nel morire”.

Se tutto questo vi sembrasse fantascienza oppure vi portasse ad un sentimento di mera indignazione e condanna, sbagliereste.

Philip Nitschke è semplicemente e tragicamente coerente.

Se cancelliamo l’art. 580 del codice penale, se teorizziamo il diritto a morire, termini come “suicidio assistito” ed “eutanasia” presto perderanno ogni connotazione negativa e tutto diventerà facile e praticabile.

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19/08/2019
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