{if 0 != 1 AND 0 != 7 AND 0 != 8 AND 'n' == 'n'} Preparare fin da subito un’alternativa al governo giallorosso

Politica

di Mirko De Carli

Preparare fin da subito un’alternativa al governo giallorosso

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Lo diciamo dal giorno successivo al voto delle scorse elezioni europee: o si apre una vera e propria stagione politica dove si affronta seriamente l’emergenza demografica o vivremo anni di sempre maggiore crisi economica e sociale. Il paese non può più tollerare la logica perversa di chi non vuole affrontare il problema voltando la testa da un’altra parte o di chi solletica gli italiani alla pancia senza mai però affrontare con misure concrete e di respiro questa grande piaga: ora più che mai serve un vero e proprio “Piano Nazionale per la Famiglia” che riesca a rilanciare nel medio periodo il tasso di natalità e, di conseguenza, il prodotto interno lordo del paese. D’altronde lo spiegano i principali economisti europei e mondiali: una società che non fa figli è una società che non cresce e che non può avere futuro. A realizzare questa rivoluzione sociale e fiscale formato famiglia non può di certo essere un governo giallorosso, ideologicamente alternativo alle istanze pro famiglia e pro vita, e nemmeno un governo del “Presidente” che invece continuerebbe ad obbedire alle logiche dominanti sino ad ora:serve un governo politico, passando dalle urne, che veda veda insieme tutte quelle forze che riconoscono come primaria l’emergenza “culle vuote” e che trovino in esperienze fortemente ancorate sul piano valoriale (anche se ancora piccole in termini di consenso) come il Popolo della Famiglia la pietra solida e sicura su cui edificare un’esperienza di governo duratura e promotrice di un cultura di vita alternativa alla decennale cultura di morte dominante. Per primi abbiamo lanciato questa prospettiva, rivolta a tutte le donne e uomini di buona volontà, con la consapevolezza che servono risposte concrete ai problemi delle famiglie italiane e non vaghi discorsi su riforme o altro che ritardano solamente l’agonia di un parlamento azzoppato dalla crisi del governo del cambiamento.

Ma entriamo nel merito del Piano Nazionale per la Famiglia, di cosa si tratta?

Passiamo prima di tutto all’esenzione dall’Irpef: è necessario azzerare la pressione fiscale sulle mamme di famiglie numerose. Questo darebbe ulteriore ossigeno nel medio-lungo periodo a queste famiglie permettendogli di trattenere in tasca soldi necessari a compensare i maggiori così dovuti alla crescita dimensionale del nucleo familiare. Ad oggi le famiglie con più di 4 figli sono 348.594 (dati riferiti al censimento ISTAT del 2011) e l’impatto di una riduzione fiscale come questa sarebbe ovviamente minimo per le casse dello Stato.

Arriviamo poi a un piano di prestiti agevolati che significa semplicemente avviare accordi con le principali banche italiane dove lo Stato si farebbe garante delle posizioni sottolineate dal piano nazionale per la famiglia (prestito di 30.000 per le donne under 40 che si sposano per la prima volta e finanziamento per l’acquisto della prima casa ad una famiglia con un figlio appena nato) per sopperire alla mancata “bancabilità” riscontrata dai contratti di lavoro attuali (soprattutto dei più giovani) per i primi tre-cinque anni di vita di un eventuale mutuo o fideiussione a garanzia di un contratto di locazione.

Proseguiamo poi agli assegni per i figli nati (3.000 euro dopo il secondo figlio e 12.000 dopo il terzo) che significa premiare non solo le famiglie numerose ma anche chi vuole, col tempo, diventare famiglia con più figli: offrire solo un assegno alle famiglie dai 5 componenti in su non avrebbe incentivato un aumento progressivo del tasso di natalità, visto che il nostro paese ad oggi ha un media di figli per coppia di poco superiore ad 1.

Arriviamo poi al sussidio di 7.000 euro per l’acquisto di un auto a 7 posti che significa pianificare un accordo con le case automobilistiche per favorire lo sviluppo di questo settore (con attenzione anche al tema della tutela dell’ambiente, favorendo la motorizzazione a metano, gas naturale ed elettrico) abbattendo i costi fino all’importo sopraindicato attraverso incentivi statali, sgravi fiscali e azzeramento degli interessi nel caso di prestiti per l’acquisto stesso.

L’incremento poi del numero degli asili non significa per forza spesa pubblica: attraverso la realizzazione di una piena libertà e parità scolastica e il pieno riconoscimento delle scuole parentali si potrà far crescere il numero di posti offerti alle famiglie attraverso la crescita e lo sviluppo armonico del privato sociale (oltre ovviamente ai necessari e possibili investimenti nel settore pubblico).

Come ben potete osservare si parla di cifre assolutamente compatibili con il bilancio dello stato e sostenibili in una manovra finanziaria come quella varata dall’attuale governo nel 2018: con quegli stessi soldi (anzi forse anche meno) spesi per il reddito di cittadinanza e “quota cento” si sarebbe potuto realizzare un vero e proprio “piano nazionale per la famiglia” capace di partire dal riconoscimento del ruolo sociale della mamma con il reddito di maternità e di arrivare a dare ossigeno alle famiglie che hanno e che vogliono fare figli in questo paese.

Questo “piatto” di proposte concrete attuabili oggi trova in Europa, in particolare in Ungheria, esperienze di governo pluriennali che già godono i frutti di una simile “terapia d’urto”: tasso di natalità in crescita costante, PIL tra i più alti del nostro continente e piena occupazione. Il paese è consapevole anche che solo affrontando l’emergenza natalità potremo contrastare seriamente il traffico dell’immigrazione clandestina e per questo è pronto a sostenere chi, sue queste questioni, parla chiaro e trasparente.

Serve l’alternativa valoriale alla coalizione radiale-arcobaleno. Serve ora, adesso.

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02/09/2019
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