Politica

di Valter Boero

La crescita passa dalla nascita di figli

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La fatica per le elezioni regionali in Piemonte non è stata premiata come avremmo voluto. Gli elettori sono stati travolti dal circo mediatico Pro-Salvini/ Contro-Salvini e su tutto vi è stato il sottofondo costante del ritornello del “voto utile”.

Sorde le Associazioni cattoliche, pur avendo loro membri nelle liste dei nostri candidati cui poteva essere indirizzata la preferenza; muti sostanzialmente i Vescovi anche sui “valori non negoziabili”, tutti polarizzati dalla accoglienza dei migranti che si imbarcavano in Libia. Tutti giustamente commossi da chi annegava in mare. Mai vista una mobilitazione simile però per i 100.000 figli/anno, anche essi morti in acqua, ma nel grembo materno, uccisi nei reparti di ginecologia delle nostre città. Un mare di ipocrisia dunque.

Quale è stato l’esito di questa polarizzazione? Nelle elezioni regionali del Piemonte , nonostante il nostro straordinario impegno, è arrivato un magro 0,7% per il PDF, sono arrivati 16.000 voti per il PDF, mentre la coalizione pro-Salvini (Lega, FI, FDI, Si Tav, DC) ha ottenuto 110000 voti, la coalizione (PD, Moderati, LEU, Monviso et al.) ne ha ottenuti 700.000 e i 5 Stelle 300.000.

Naturalmente il tema più rilevate non era l’immigrazione, quello più rilevante, per le conseguenze sociali ed economiche era la denatalità, come ha ben messo a fuoco il PDF in tutta la campagna elettorale e nella raccolta delle firme per il disegno di legge di iniziativa popolare per il Reddito di Maternità ( RDM). La raccolta delle firme per RDM ci ha messo a dura prova, ma è stata una grande esperienza didattica: abbiamo dovuto trovare risposte convincenti a molte obiezioni e anche affrontare molte e impegnative psicologie. Sul campo abbiamo scoperto però la bontà di questa proposta e la necessità di trovare i canali per veicolarla.

Personalmente, attingendo alle esperienze in campo educativo (Scuola e Università) e nei Centri di aiuto alla Vita del Movimento per la vita italiano, dove si affacciano le maternità più difficili ho potuto sperimentare che veramente lo sviluppo della nostra società o anche semplicemente l’uscita dalla crisi valoriale in cui siamo immersi, passa proprio da una maggiore cura della maternità. Questo significa, in cascata, anche un maggior rispetto della donna, senza ipocrisie, con uno sguardo positivo e riconoscente per questa sua unica ed esclusiva vocazione.

Ma la maternità ha anche un risvolto economico rilevante, non così evidente, ma è totalmente sottovalutato, se non ignorato. Abbiamo un Ministro per lo Sviluppo economico, ma né quello attuale, né quello precedente hanno pensato alla maternità come motore di avviamento delle attività economiche. Tutti sono alla ricerca di fondi per coprire debiti pregressi come per esempio i 23 miliardi per sterilizzare aumenti IVA, e impegni futuri; nessuno guarda alla maternità come risorsa, come investimento.

Ma la maternità può essere un buon investimento?

Prima di rispondere facciamo un esempio. L’investimento come si sa è una spesa fatta oggi che dopo un certo tempo rende. Se faccio un impianto di biogas da 60.000t di rifiuti/anno investo 15 milioni di euro ed ho un ritorno dopo circa 8 anni, cioè dopo 8 anni mi sono pagato l’investimento e comincio a guadagnare.

La maternità è un buon investimento? La risposta non arriva da professori dell’Università Bocconi, dove come abbiamo visto sanno trovare i fondi aumentando le rendite catastali moltiplicandoli per un coefficiente maggiore di 1, ma da un Direttore di una scuola professionale salesiana che sa quanto costa formare un giovane per immetterlo nel mondo del lavoro.

È abbastanza facile verificare che per crescere un figlio da 0 a 20 anni ci vogliono degli investimenti. Le famiglie investono in quei 20 anni circa 100.000 euro. Altrettanti li spende lo Stato fornendo servizi di cura ed educazione. Per passare da 0 a 20 anni si investono quindi circa 200.000 euro.

Se il giovane inizia a lavorare, inizia a rendere nella nostra collettività perché determina un aumento del PIL, un aumento della ricchezza del nostro Paese. Se il datore di lavoro gli versa uno stipendio questo incrementa il PIL. Se il nostro giovane lavora per 40 anni il suo datore di lavoro paga circa 25.000 euro/anno e semplicemente sommiamo arriviamo a 1 milione di euro. Questa somma è 5 volte l’investimento iniziale e il tempo di ritorno è simile a quello dell’impianto a biogas citato nell’esempio.

Insomma: un figlio rende o no?

Sicuramente n on rende se il figlio sta a casa e non lavora. In questo caso grava sulla collettività ed è facile che finisca nel circuito della depressione o delle dipendenze, diventando un costo e quindi un grave danno per la collettività. È grave anche se il nostro giovane una volta formato va all’estero perché noi abbiamo fatto l’investimento e altri Paesi beneficiano dei frutti!!

Ed ora che abbiamo fatto questi conti elementari, che dire a coloro che inneggiano alla legge 194 e ancora oggi ne sono orgogliosi? E che dire se si pensa agli oltre 6 milioni di figli rifiutati ed eliminati dal 1978 ad oggi, che avrebbero potuto abbracciare la loro madre e avrebbero potuto contribuire al nostro PIL con migliaia di miliardi di euro?

A questo punto perché dovremmo indugiare ad investire 2-5 miliardi per sostenere il RDM?

Tutto questo badando all’aspetto economico, ma riguardo gli aspetti relazionali?

Il Centro Cattolico di Bioetica di Torino, di cui faccio parte, e l’Ordine dei medici della Provincia di Torino hanno avviato uno studio sulla relazione Bioetica/Pediatria. Emerge dai primi dati che i bambini sono fisicamente più sani del passato, ma dilagano le malattie psichiatriche e neurologiche con manifestazioni gravi in età adolescenziale, dovute a deficit di relazioni stabili e solide con i genitori.

Sì, ci si è ubriacati con lo slogan, “poco tempo con i figli, ma tempo di qualità” e poi tante deleghe agli asili, alle scuole, al tennis, al nuoto, agli scout… replicando quel che si fa con l’automobile che si porta dal meccanico che ci pensa lui alla manutenzione.

Analoga ubriacatura in ambito morale si è avuta mettendo nel cassetto i “ valori non negoziabili” magari anche con buone (ma ingenue) intenzioni, perché ritenuti divisivi…

Bene fa il PDF a parlarne e anche ad indicare chi li ha messi nel cassetto per far digerire: divorzio lampo, unioni civili, utero in affitto, eutanasia e suicidio assistito…

Questo perché se c’è un disastro, per rimediare è importante capire chi ha spinto in quella direzione, anche solo spalleggiando o con comportamenti omissivi.

Guardando alle attività del PDF, secondo il mio parere e in mancanza di risorse economiche, abbiamo una unica via: pazientemente dobbiamo re-incontrare i Vescovi e i vertici dell’Associazionismo cattolico (che comunque giuridicamente fanno capo ai Vescovi) per proporre un progetto di vita come il RDM, in alternativa a quello di morte che sostanzialmente ci è stato somministrato sino ad ora.

Ci dobbiamo proporre come partito alternativo ai partiti pro eutanasia, pro distruzione della famiglia. Dobbiamo anche avviare un’azione per aggregare altre forze che stanno alla finestra o forze politiche più piccole che condividono i nostri valori.

Per questo penso sia importante costituire un Gruppo di contatto. Posso mettere a disposizione le mie relazioni nazionali per tentare di unire quei soggetti che condividono con noi la difesa dei valori non negoziabili.

A livello nazionale oltre al Gruppo di Contatto si potrebbe:

1) avviare raccolta firme per abrogare le leggi su Reddito di cittadinanza, Cirinnà, e Dat.

2) sollecitare i partiti a modificare l’articolo 2 della Costituzione introducendo “l’intangibilità della vita umana di ogni figlio e in ogni momento della vita”. Questo costringerebbe i partiti a prendere posizione e costringerebbe la Corte costituzionale a stare nella logica della Costituzione evitando interpretazioni stravaganti.

3) avviare progetto di legge di iniziativa popolare per chiusura negozi la domenica e dopo le ore 21.

4) diffondere un modulo per escludere per sé ogni forma di eutanasia.

5) costituire una associazione culturale a supporto del PDF per avere un accesso più ampio nella società.

6) avviare progetto di legge di iniziativa popolare per avere una etichetta che indichi il contenuto etico per ogni bene di consumo o prestazione cominciando da una misura per l’attenzione alla maternità.

7) proporre una riforma elettorale che tenga conto del numero di figli: tante schede elettorali ai cittadini italiani quanti sono i figli in famiglia.

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01/10/2019
2010/2019
S. Maria Bertilla Boscardin

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