Chiesa

di Emilia Flocchini

Ecco-i-nuovi-otto candidati agli altari

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Tre decreti su altrettanti miracoli, due sul martirio, tre sulle virtù eroiche, per otto candidati agli altari. È quanto emerge dal Bollettino della Sala Stampa vaticana, che ha dato notizia di come due giorni fa, ricevendo in udienza il cardinal Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco ne abbia autorizzato la promulgazione. Ma questo ottobre è anche il Mese Missionario Straordinario: in tale chiave è possibile leggere anche i percorsi di vita di questi nuovi modelli per la Chiesa.

Stefan Wyszyński, Cardinale e Primate di Polonia, ha vissuto la propria missione cercando di arginare l’influsso del comunismo sovietico sul suo Paese. Nato nel villaggio di Zuzela, nella regione polacca della Masovia, il 3 agosto 1901, rimase orfano di madre a nove anni; fu quindi mandato dal padre a Varsavia. Concluso il liceo, entrò nel Seminario di Włocławek. Fu ordinato sacerdote il giorno del suo ventiquattresimo compleanno, dopo essere guarito da una grave malattia. Nel 1929 ottenne il dottorato in Diritto Canonico all’Università di Lublino, quindi divenne insegnante a Włocławek. Negli anni della seconda guerra mondiale, durante l’occupazione nazista della Polonia, aiutò molti ebrei a sfuggire ai campi di concentramento.

Un anno dopo essere diventato rettore del Seminario di Włocławek, papa Pio XII, il 25 marzo 1946, lo nominò vescovo di Lublino. Alla morte del cardinal August Hlond (Venerabile dal 19 marzo 2018), divenne arcivescovo metropolita di Gniezno e Varsavia, assumendo anche il titolo di Primate di Polonia. La persecuzione accesa dalle autorità comuniste colpì anche lui: fu imprigionato il 25 settembre 1953. Nel suo domicilio coatto osservò la brutalità delle torture cui erano sottoposti gli altri prigionieri, ma cercò di mantenersi saldo nella fede, ricorrendo anche alla consacrazione a Gesù per mezzo di Maria come insegnata da san Luigi Maria Grignion de Montfort.

Fu rilasciato il 26 ottobre 1956, ma tre anni prima, il 12 gennaio 1953, era stato nominato cardinale. Poté recarsi a Roma solo nel 1957. Continuò la sua opera religiosa e civile per il rinnovamento della Polonia e gioì quando apprese dell’elezione del cardinal Karol Wojtyła come nuovo Papa. Morì per un tumore all’addome a Varsavia il 28 maggio 1981, quell’anno solennità dell’Ascensione. San Giovanni Paolo II era ancora convalescente dopo l’attentato di quindici giorni prima; il cardinale volle offrire le sue sofferenze anche per lui.

La fase diocesana della sua causa di beatificazione e canonizzazione si è svolta a Varsavia dal 20 maggio 1989 al 6 febbraio 2001. Il decreto sull’eroicità delle sue virtù è stato promulgato il 18 dicembre 2017. Il sito “misyjne.pl” riferisce che il miracolo preso in esame per la sua beatificazione il cui processo diocesano si è concluso il 28 maggio 2013, riguarda una diciannovenne della diocesi di Stettino-Kamień, malata di cancro alla tiroide. Il sito “wiadomosci.gazeta.pl” aggiunge che il fatto è avvenuto nel 1991, dopo che l’intercessione del cardinale fu invocata dai familiari della ragazza e da alcune suore. Lo stesso sito riporta che, su richiesta del cardinalKazimierza Nycza, metropolity warszawskiego, beatyfikacja odbędzie się w czerwcu 2020 r. w Warszawie - pisał “TP”. Kazimierz Nycz, metropolita di Varsavia, il rito della beatificazione dovrebbe tenersi nel giugno 2020 a Varsavia.

La missione di don Francesco Mottola, invece, fu improntata alla “Carità integrale”, come la definiva lui, per coniugare la cultura e l’attenzione ai poveri. Nacque a Tropea, oggi in provincia di Vibo Valentia e in diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, il 3 gennaio 1901. Frequentò sin da piccolo le scuole nel Seminario vescovile di Tropea. Proseguì la formazione nel Seminario regionale di Catanzaro, per il corso di Filosofia e quello di Teologia. Il 5 aprile 1924 fu ordinato sacerdote; poco prima, aveva steso un metodo di vita, cui rimase sempre fedele. Vinse per concorso l’incarico di parroco a Parghelia, ma dopo un mese rinunciò per ragioni di salute. Fu quindi rettore e insegnante di Lettere nel Seminario di Tropea. Come Canonico penitenziere della Cattedrale di Tropea, poté avvicinare moltissimi fedeli, che lo cercavano come guida spirituale. Il suo impegno culturale si tradusse soprattutto nella fondazione del circolo “Francesco Acri” e nella nascita della rivista “Parva Favilla”.

Fu attento alle sofferenze della gente di Tropea, per la quale avviò la Casa della Carità, che ebbe poi altre sedi, una delle quali a Roma. Nella notte di Natale del 1933 accolse i voti religiosi di Irma Scrugli (per la quale è in corso la causa di beatificazione) e delle compagne che, guidate da lui, avevano deciso di dedicarsi ai poveri delle Case della Carità: erano le prime Oblate del Sacro Cuore, poi costituite in Istituto Secolare. Due anni prima erano stati fondati anche i Sacerdoti Oblati del Sacro Cuore. Nel 1942 don Francesco fu colpito da paralisi, rimanendo privo dell’uso della parola, ma non dell’ardore missionario. Morì nella casa paterna, a Tropea, il 29 giugno 1969.

Il decreto sul miracolo arriva dopo quello sulle virtù eroiche, promulgato il 17 dicembre 2007, e sul finire dello speciale Anno Giubilare Mottoliano. I siti d’informazione locale di Tropea avevano già diffuso qualche dettaglio alla chiusura dell’inchiesta diocesana sulle virtù. Si tratta della guarigione di un giovane diacono, ora sacerdote, da una grave malattia ai reni: risultò sanato dopo aver visto in sogno don Francesco, di cui era particolarmente devoto. Il relativo processo diocesano si è svolto dall’8 agosto 2012 al 5 aprile 2014 ed è stato convalidato il 7 aprile 2014.

Di Sandra Sabattini si è invece spesso parlato come della prima potenziale Beata fidanzata, ovviamente escludendo quelle donne che sono morte in fama di santità essendo spose e madri. Del suo progetto di vita faceva parte anche l’ideale di partire come medico missionario per l’Africa, insieme al fidanzato Guido Rossi. L’incidente stradale che interruppe la sua vita il 2 maggio 1984, a Bologna, non ancora ventitreenne, le impedì di realizzarlo.

Sandra è nata a Riccione il 19 agosto 1981 e sin da bambina ha vissuto nella canonica di suo zio Giuseppe Bonini, parroco a Misano Adriatico. L’incontro con la Comunità Papa Giovanni XXIII e con lo stile di don Oreste Benzi l’ha appassionata all’amicizia coi poveri, i tossicodipendenti e i disabili, condivisa anche dal suo Guido. Nel suo Diario, cominciato quando aveva dieci anni o poco più, annotò preghiere e riflessioni, scaturite dalla sua indole attiva e contemplativa al tempo stesso.

Che in Sandra ci fosse la stoffa della candidata agli altari, non semplicemente della “santa” nel senso comune del termine, se n’era subito accorto don Oreste, il quale promosse l’avvio della fase diocesana della causa, svolta a Rimini dal 27 settembre 2006 al 6 dicembre 2008. Fu sempre lui, come racconta il sito della Comunità Papa Giovanni, a ricorrere a Sandra per il suo segretario, Stefano Vitali: malato di tumore all’intestino dal 2007, non aveva avuto miglioramenti nonostante le cure e le operazioni chirurgiche. La moglie dell’uomo voleva invocare Alberto Marvelli, l’ingegnere riminese beatificato nel 2003, anche per facilitare la sua canonizzazione. Il fondatore ribadì che l’intercessione dovesse essere univoca, come richiedono le procedure canoniche. Stefano, nell’ottobre successivo, fu dichiarato clinicamente guarito, attribuendo da subito l’accaduto all’intercessione di Sandra, richiesta da tanti altri amici della Comunità e non solo.

Anche per i due personaggi dei quali è stato riconosciuto il martirio si può parlare di missione, seppur in sensi diversi. Juan (o Joan, in catalano) Roig y Diggle la esercitò come membro della Federazione dei Giovani Cristiani della Catalogna, interessato ai problemi sociali, anche quando la Spagna stava per precipitare nella guerra civile. Era nato a Barcellona il 12 maggio 1917, figlio di uno spagnolo e di una inglese. Fu allievo dei Fratelli delle Scuole Cristiane e, alle superiori, dei padri Scolopi. Per ragioni economiche, dovette trasferirsi con la famiglia a El Masnou, dove continuò gli studi privatamente, lavorando allo stesso tempo: sognava di diventare avvocato. Entrò nella Federazione non appena si trasferì, diventando delegato degli “avanguardisti”, ragazzi tra i dieci e i quattordici anni. Era però convinto che la pietà religiosa non dovesse essere riservata a gruppi ristretti, ma contagiare quanta più gente possibile.

Un ideale elevato, che però contrastava con gli incendi di chiese e con la persecuzione, sempre più palese, di quanti restavano fedeli agli insegnamenti cattolici. Quando venne incendiata anche la sede della Federazione, Juan capì che era giunto il momento di lottare ancora di più per il signore. Fortificato dalla preghiera e dalla Comunione frequente, venne catturato in casa propria, sotto gli occhi di sua madre e di sua sorella. Prima di lasciarle, consumò l’Eucaristia che, grazie al permesso del suo direttore spirituale, aveva con sé. Venne ucciso a colpi di arma da fuoco nella notte tra l’11 e il 12 settembre 1936, a Gramanet; aveva diciannove anni. Il 16 maggio 2001 si è concluso, presso la diocesi di Barcellona, il processo diocesano per l’accertamento del suo martirio in odio alla fede.

Viene invece da un luogo dove molti missionari operano, ovvero il Brasile, una nuova martire uccisa, il 24 ottobre 1941, per aver difeso la castità del corpo in base alla propria fede. Benigna Cardoso da Silva. Aveva compiuto da poco tredici anni, essendo nata il 15 ottobre 1928 a Sítio Oiti, presso Santana do Cariri, nello Stato del Ceará. Rimasta orfana molto presto, fu presa in adozione insieme ai fratelli maggiori. Di carattere riservato, amava aiutare in casa, per non essere di peso alla famiglia adottiva. Come Juan Roig y Diggle, fu assidua alla Comunione frequente, specie nei Primi Venerdì del mese, in onore al Sacro Cuore di Gesù.

Quando ebbe dodici anni, le si fece avanti come pretendente un ragazzo, Raul Alves, ma lei lo rifiutò. Poiché continuava a farle pressione, la ragazza si rivolse al sacerdote vicario Cristiano Coêlho, il quale le suggerì di trasferirsi a Santana do Cariri con la scusa di continuare gli studi. Le regalò anche una Bibbia, che divenne il suo libro preferito. Dalle pagine della Scrittura, Benigna imparò come resistere alle profferte di Raul.

Il 23 ottobre 1941, mentre si recava ad attingere acqua a una fontana, subì l’ultima aggressione, a cui, nuovamente, si oppose. Raul la colpì ripetutamente, poi fuggì, credendo che Benigna fosse morta. In effetti, fu ritrovata nello stesso posto, ormai dissanguata. La sua fama di santità e di martirio fu immediata, come attestarono i segni trovati nel luogo della sua prima sepoltura nel cimitero di Santana do Cariri. Raul Alves, dopo aver scontato la pena, tornò sul luogo del delitto, dichiarandosi pentito e convertito grazie a lei. Solo nel 2013, però, la diocesi di Crato, nel cui territorio morì, ha avviato l’inchiesta diocesana della sua causa, aperta il 16 marzo e conclusa il 21 settembre dello stesso anno.

Una missione principalmente pastorale fu invece quella di monsignor Augusto Cesare Bertazzoni. Nato a Polesine di Pegognaga, in provincia di Mantova, il 10 gennaio 1876. Fu allievo dell’Oratorio di Valdocco voluto da san Giovanni Bosco, dove conobbe un altro futuro Santo, Luigi Orione. Fu ordinato sacerdote il 10 gennaio 1899 e fu parroco a San Benedetto Po. Il 30 giugno 1930 papa Pio XI lo nominò vescovo di Potenza e Marsico, realizzando quanto don Bosco aveva preannunciato al giovanissimo Augusto.

Lo “spirito di paternità” ricevuto nell’Oratorio salesiano fu da lui vissuto per tutti gli abitanti del territorio diocesano, che fossero credenti o meno. Ai sacerdoti e ai religiosi che accolse in diocesi raccomandò la formazione dei giovani, nelle scuole e tramite l’Azione Cattolica. L’8 settembre 1943, anche Potenza fu duramente bombardata. Monsignor Bertazzoni perse tutto, ma non volle lasciare la città e la sua gente per trasferirsi in qualche altra sede, più prestigiosa ma anche meno bisognosa di ricostruzione. Il 30 novembre 1966 si ritirò dal governo della diocesi, morendo il 30 agosto 1972. Volle essere sepolto nella basilica cattedrale di Santa Maria Assunta a Potenza. L’ultima tappa della sua causa, iniziata in fase diocesana nel 1999 e seguita per la fase romana dalla Postulazione Generale della Famiglia Salesiana, si è svolta il 12 marzo scorso, il giorno della nascita al Cielo di san Luigi Orione.

L’educazione dei giovani fu un punto irrinunciabile anche per la missione di don Louis Querbes, sacerdote della diocesi di Lione e fondatore della congregazione dei Chierici Parrocchiali o Catechisti di San Viatore. Nacque il 21 agosto 1793 a Lione, nel pieno della Rivoluzione Francese: rischiò di morire ancora in fasce, quando la sua casa fu distrutta da un colpo di cannone. Fu allevato dai suoi genitori secondo i principi cristiani, che non avevano mai abbandonato. Il giorno della sua Prima Comunione emise privatamente il voto di verginità perpetua, scrivendone la formula dietro un santino da cui non si separò mai.

Dopo la formazione in Seminario e l’ordinazione sacerdotale, fu destinato come parroco a Saint-Nizier, poi a Vourles, un villaggio nella periferia di Lione. In entrambi i casi, rivitalizzò le comunità cristiane partendo dalle pratiche di preghiera mariane e resistendo agli insulti e alle minacce. Promosse anche le scuole parrocchiali, facendo arrivare delle religiose per le bambine e le ragazze; per i maschi, invece, incontrò qualche difficoltà. Decise quindi di creare un’associazione maschile, i cui membri dovessero sostenere i parroci come insegnanti; la mise sotto il patrocinio di san Viatore, discepolo del vescovo san Giusto di Lione. L’associazione fu riconosciuta come congregazione religiosa il 3 novembre 1831. Il fondatore morì il 1° settembre 1859 a Vourles. La sua causa si è svolta inizialmente nella diocesi di Lione, dal 23 febbraio 2006 al 24 maggio 2007.

Infine, suor Maria Francesca del Bambino Gesù, al secolo Maria Natividad Sánchez Villoria, non limitò la propria missione alle mura del monastero del Corpus Christi, delle Clarisse, a Salamanca, dove entrò diciassettenne (era nata a Fuenteguinaldo il 25 dicembre 1905). Quanti la avvicinarono trovarono in lei una compagna di cammino e un modello di amore all’Eucaristia. Si addormentò nel Signore il 28 febbraio 1991 a Salamanca, circondata dalla stessa fama di santità che portò all’apertura della sua causa, il 2 marzo 2002.

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03/10/2019
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