Società

di Mario Adinolfi

Mario Adinolfi a Marco Cappato sull’eutanasia attiva

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Caro Marco Cappato, come sai l’eutanasia attiva che il congresso dell’associazione Luca Coscioni chiederà nel suo congresso da oggi a Bari è legale solo in Benelux e Canada. Sono quattro Paesi la cui popolazione sommata è uguale a quella italiana e in cui nel biennio 2017-2018 sono state uccise per via eutanasica almeno 21.612 persone: 12.711 in Olanda, 4666 in Belgio, 4.235 in Canada, nessun dato dal Lussemburgo. Sai perfettamente che non sono decine di migliaia di Dj Fabo, sai perfettamente che in almeno la metà dei casi la volontà di morire è stata “supposta” e non certificata da alcun atto formale (esattamente come nel caso della sessantaduenne a cui il tribunale di Roma ha detto che si possono togliere alimentazione e idratazione per farla morire di fame e di sete). Non sei scemo, sai che se la Open Society Foundation e altre realtà neomalthusiane vi finanziano è perché vogliono introdurre nel mondo il criterio della mattanza legale degli improduttivi, che graverebbero troppo come costi sul sistema previdenziale e su quello sanitario. È l’unica ragione per cui l’intero coro del mainstream sostiene le tue battaglie e darà retta al vostro congresso di Bari, che per quanto mi riguarda è il congresso di una associazione di assassini dei più deboli, degli affaticati, degli addolorati, dei depressi e degli oppressi.

Non è un caso caro Marco che ci tieni a fare sapere tutto tronfio via Twitter che oltre alla “libertà di morire” al congresso proporrai anche la libertà di drogarsi ognuno come gli pare e piace con la sostanza che predilige spacciata dallo Stato in farmacia o persino dal tabaccaio. Direte che in fondo cocaina e eroina fanno meno morti di alcol e sigarette, che in più legalizzando tutte le droghe si toglieranno risorse alle mafie. Suggerisco evidentemente, in linea con questo criterio, di legalizzare anche il pizzo, la gestione di ogni contrabbando anche di armi, l’omicidio su commissione. Sulla prostituzione inutile attardarsi, troveresti strade spianate alla statalizzazione a sinistra come a Pontida.

Io seriamente vorrei capire caro Marco cosa ti muove così ossessivamente verso la morte e ciò che la procura, perché hai voglia a raccontare cazzate, di droga si muore e quando avrai liberalizzato tutto arriveranno come negli USA le mafie a vendere il fentanyl e a provocare duecentomila morti in tre anni. Perché quello che sai bene è che ogni cancello aperto al male fa sprofondare sempre più verso l’inferno. Cominci con le Dat nel 2017 e nel 2019 già siamo ai tribunali che dicono che si può uccidere senza alcuna Disposizione Anticipata di Trattamento, visto che gli italiani non ti seguono e le Dat non le ha compilate nessuno. Cominci con la cannabis libera e subito Saviano dice che deve essere libera pure la cocaina e tu ovviamente metti il carico e dici che deve essere libero tutto. A proposito, anche il fentanyl? Arriva la sentenza della Corte Costituzionale “con i paletti” e che ci vorrà a svellerli al primo caso di “violentata da piccola, anoressica e depressa” come Noa? Basterà speculare sul prossimo caso pietoso e farne il prossimo cavallo di Troia.

Spero che queste parole ti interroghino e interroghino i congressisti di Bari, che noi verremo a contestare con le nostre bandiere del Popolo della Famiglia e con i nostri militanti disabili che vogliono vivere e non morire, non vogliono sentirsi dire che diventano “dignitosi” solo se scelgono di suicidarsi. Continuiamo a credere che quello sconosciuto depresso che sale su un parapetto per buttarsi giù vada convinto a non farlo, non vada spinto di sotto per aiutare la sua “libera autodeterminazione”. E continuiamo a pensare che una società che organizza la sua libertà attorno all’idea di liberamente sballarsi, drogarsi, uccidersi sia una società malata che necessita di una cura.

Vi contesteremo perché la malattia è la vostra ossessione per la morte, la cura è solo l’amore per la vita.

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03/10/2019
2010/2019
S. Maria Bertilla Boscardin

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