Politica

di Mario Adinolfi

IL COLLASSO ETICO E POLITICO DEL M5S

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Era appena il 2013, sei anni fa, entravano trionfalmente in Parlamento schifando tutti, guidati da Grillo e Casaleggio, irridendo Bersani in una celebre diretta streaming. Ora con Bersani sono al governo, hanno fatto maggioranza con tutti spergiurando in campagna elettorale che non si sarebbero alleati con nessuno, Casaleggio è morto e Grillo è quasi sparito. Di Battista, quello che disse “se si fa un governo con la Lega io lascio il Movimento”, fa il leader di riserva e non ha lasciato il Movimento. Di Maio, quello che disse “mai un governo con il Pd che è il partito di Bibbiano”, fa il leader in carica ma tutti vorrebbero farlo fuori. Alle politiche di un anno e mezzo fa il M5S prese più voti del Pd in Emilia Romagna e addirittura il 44,5% in Calabria, ora pare che per non dare fastidio al Pd non si candiderà né in Emilia Romagna né in Calabria, dove a Lamezia Terme due domeniche fa ha preso il 4%.

Gli ex ministri vagano come iene affamate, da Tonelli a Giulia Grillo, mentre la Trenta lascia la casa di 180 metri quadri con terrazzo e posto auto da 540 euro al mese pensando che sia un’ingiustizia, non un privilegio. Sempre meglio dei De Vivo arrestati, dei Nogarin che scappano dal ruolo di sindaco cercando un posto da eurodeputato e poi trombati si piazzano al ministero di D’Incà, di Raggi che a Roma non potrà neanche pensare a presentarsi per un secondo mandato, sommersa dal ridicolo della sua incapacità e non c’era manco da gestire l’Ilva, quella l’hanno lasciata all’insipienza di Lezzi e Patuanelli. Cosa resta del M5S? Il collasso etico e politico ben individuato dal reddito di cittadinanza percepito da terroristi, mafiosi e lavoratori in nero per i quali sono stati scassati i conti dello Stato senza creare un solo posto di lavoro in più (salutateci i navigator) e senza vedere quella valanga di miliardi di euro trasformati in crescita economica: siamo sempre ultimi in Europa.

Messi alla prova dei fatti, del governo nazionale e locale, gli esponenti del M5S si sono dimostrati per quel che sono: pericolosamente incompetenti, eticamente fragili, interessati al potere per il potere. Come gli altri, insomma. Questa è la ragione per cui gli undici milioni di voti del 4 marzo 2018 si sono sciolti come neve al sole e il mito pentastellato potrà reggersi in piedi solamente fino alle prossime elezioni politiche, che il quartier generale di Rocco Casalino e Vincenzo Spadafora deve ritardare il più possibile, magari inventandosi qualcosa di nuovo legato alla figura di Giuseppe Conte, il Giano bifronte presidente orgogliosamente populista con Salvini vicepremier e ora rigorosamente europeista nella versione in salsa rossa, ma sempre cortigiano e privo di forza propria, chiamato a Palazzo Chigi perché la sera del 4 marzo 2018 era in quarta fila nella saletta in cui Di Maio e Di Battista si abbracciavano dopo i primi exit poll diramati dal loro amato Chicco Mentana.

Oggi ci sono 323 parlamentari pentastellati, un centinaio già al secondo mandato (e vedrete come dovranno modificare la norma che li rende incandidabili per un terzo), che temono come la morte le elezioni perché otto su dieci non avevano un lavoro vero prima di entrare alla Camera al Senato, neanche presentavano la dichiarazione dei redditi perché erano sotto i minimi. Credo che tra il 2020 e il 2021 l’esperienza grillina comunque tramonterà definitivamente. Il 2020 inizierà con le elezioni regionali in cui il M5S deve scegliere tra non presentare le liste o presentarle e prendere pochissimi voti, proseguirà con possibili elezioni politiche, nel 2021 si voterà per i comuni e Virginia Raggi sarà travolta dalla disistima dei cittadini che la circonda. Sarà la fine. Cosa resterà di tutto questo? La lezione evidente che un moralismo privo di etica non può esistere, genera solo disastri. E una classe dirigente di incapaci non può governare un Paese alle prese con problemi enormi, è come affidare un’operazione a cuore aperto a uno studente di quarto anno di ragioneria perché il luminare ha il vizio di andare con le infermiere. Non so sinceramente come l’Italia possa ulteriormente sopravvivere a un Fioramonti ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Scientifica che ripete che se non gli danno tre miliardi di euro lui si dimette, poi non glieli danno e non si dimette, ma intanto la tassa sulle bibite zuccherate fotte tutte le famiglie, idea sua. La voleva pure sulle merendine, pericolo scampato.

Il boomerang ha fatto il giro intero cari grillini: ora il “tutti a casa” è per voi. Tra diciotto mesi non esisterete più.

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19/11/2019
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