Chiesa

di Emilia Flocchini

BEATIFICATO OGGI IN BRASILE PADRE DONIZETTI TAVARES DE LIMA

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Una mano alzata a benedire e un volto dall’espressione seria e paterna al tempo stesso. È questa l’immagine più famosa di padre Donizetti Tavares de Lima, sacerdote diocesano, che viene beatificato oggi a Tambaú, nello Stato di San Paolo in Brasile. La paternità per il suo popolo e il gesto benedicente, che secondo molti fruttava guarigioni miracolose, sono in effetti i tratti principali del suo modo di vivere il Vangelo.

Nato a Santa Rita de Cássia, oggi Cássia, nello Stato del Minas Gerais, Donizetti era il quintogenito (ma alcuni figli erano morti prematuramente) di Francisca Cândida e Tristão Tavares de Lima. Il padre era musicista, ma per sposare la sua amata aveva deciso di diventare avvocato. Anche la madre aveva una grande passione per la musica, ma lavorava come maestra.

Donizetti non fu il solo figlio a essere chiamato anche al Battesimo col cognome di qualche compositore celebre, anche se altri suoi fratelli avevano nomi più comuni. Un giorno un violinista di passaggio per Franca, città dove si era trasferito con i familiari, fu indirizzato a casa Tavares perché aveva bisogno di un pianista accompagnatore. La signora Francisca gli rispose che Rossini abitava a São Paulo e Mozart e Bellini si erano anche loro trasferiti lì, ma se avesse potuto spostare la data del concerto avrebbe potuto essere aiutato da Donizetti. Solo quando andò a protestare dal farmacista della città, che gli aveva suggerito di rivolgersi a quella famiglia, seppe che non si trattava di uno scherzo.

In effetti, Tristão volle che tutti i suoi figli andassero a studiare a São Paulo. Donizetti non fece eccezione: iniziò il liceo al Seminario Diocesano, ma si manteneva agli studi insegnando musica ai seminaristi e facendo da organista. Dovette però tornare a casa quando Rossini, il fratello maggiore, che studiava da avvocato, morì improvvisamente. I genitori, dal canto loro, erano sconvolti e avevano perso la loro abituale laboriosità.

Nel 1897, superata quella crisi, Donizetti riprese gli studi a Sorocaba. Tre anni più tardi, iniziò anche lui a studiare Diritto, ma riprese a insegnare musica al Seminario di São Paulo. Dentro di sé, però, si domandava di continuo se quella fosse la strada giusta per lui. Nell’anno accademico 1903, a un passo dal titolo di avvocato, s’iscrisse al corso di Filosofia in Seminario e intanto pregava per avere un segno che gli indicasse cosa fare.

Il segno arrivò in un giorno di pioggia, nella chiesa di San Francesco, dove Donizetti si era rifugiato. Mentre pregava, si assopì, ma fu svegliato da monsignor João Baptista Corrêa Nery, appena nominato vescovo di Pouso Alegre, che da tempo lo stava cercando per fargli una proposta: venire a studiare Teologia nella sua diocesi. In quella proposta, il giovane lesse il volere di Dio e ringraziò in cuor suo la Madonna, che da buon brasiliano venerava specialmente col titolo di Nostra Signora Aparecida.

Monsignor Nery fu un vero maestro per Donizetti, che da lui imparò come interpretare il suo tempo meditando le encicliche sociali di papa Leone XIII, ovvero la «Rerum Novarum» e la «Graves de communi». Fu sempre lui a ordinarlo sacerdote, il 12 luglio 1909, nella cattedrale di Pouso Alegre. Al termine dei festeggiamenti per l’ordinazione, padre Donizetti andò dal suo vescovo per chiedergli di poter emettere, nelle sue mani, uno speciale voto di povertà: la proposta fu accettata.

Il suo primo incarico fu nella parrocchia di Sant’Anna do Capivary, ma dopo pochissimo tempo seguì di nuovo monsignor Nery, chiamato a guidare la diocesi di Campinas. Nel febbraio 1909 si stabilì nella parrocchia di Jaguary, ma anche lì rimase poco: i suoi genitori, molto anziani, avevano espresso il desiderio di trascorrere i loro ultimi anni accanto a uno dei figli, preferibilmente lui. Con l’aiuto del suo vescovo, ottenne di trasferirsi nella diocesi di Ribeirão Preto, più vicina a Franca, per non sradicare i genitori. Di fatto, però, fu incardinato ufficialmente solo nel 1923, sedici anni dopo essere stato nominato, il 3 aprile 1909, vicario (ossia parroco, secondo la consuetudine del tempo nella Chiesa brasiliana) a Vargem Grande.

In quel luogo padre Donizetti cominciò a impiegare le sue migliori risorse. Concluse la ricostruzione della chiesa matrice dedicata a Sant’Anna e fece costruire due cappelle rurali, dedicate a San Benedetto e alla Madonna Aparecida. Promosse la fondazione di due squadre di calcio: lo sport, insieme alla musica, era un suo grande interesse. Cominciò anche a osservare le condizioni degli abitanti più poveri, specie di quanti lavoravano nelle fazende, sottopagati e sfruttati. In particolare, erano gli immigrati italiani e tedeschi, venuti per sostituire la manodopera delle persone di colore, a essere ritenuti peggio degli schiavi.

Le parole infuocate con cui padre Donizetti prese le loro parti, durante una delle sue omelie, inasprirono i rapporti con i fazenderos. In seguito a due episodi, la violenza ai danni di due ragazze da parte dei figli di due proprietari e l’opposizione a celebrare il funerale di un altro dei loro rampolli, morto suicida, per lui la situazione divenne più grave, fino a un attentato nei suoi confronti, sventato per un soffio.

A risolvere la questione intervenne il vescovo monsignor Alberto José Gonçalves, che decretò, il 12 giugno 1926, uno scambio di parroci: padre Donizetti avrebbe dovuto sostituire padre Manoel Antônio Pinto Villela, parroco di Tambaú. Appena arrivato nella chiesa matrice di Sant’Antonio, si rese conto che anche lì c’erano gli stessi problemi sociali: un cordone di velluto separava i banchi delle persone di colore da quelli dei bianchi, mentre ad alcune persone facoltose erano riservati inginocchiatoi speciali. Buttò fuori dalla chiesa il cordone, chiedendo di bruciarlo, poi sparse gli inginocchiatoi in tutta la chiesa, gridando che di fronte a Dio non dovevano esserci differenze.

La stessa separazione era in atto anche nelle squadre di calcio del paese, una delle quali era a sua volta divisa in base al colore della pelle dei membri. Padre Donizetti contrastò quell’atteggiamento razzista fondando il Circolo Operaio Cattolico, dove faceva conoscere diritti e doveri di operai e imprenditori secondo la dottrina sociale della Chiesa. Si preoccupò anche dei lavoratori rimasti mutilati perché costretti a lavorare anche di notte e, quindi, vittime d’incidenti sul lavoro.

La crisi del 1929 arrivò anche a Tambaú: il parroco, dal pulpito, invitò alla solidarietà nei confronti dei braccianti e degli altri lavoratori. Una prova di ben altro tipo arrivò l’11 ottobre dello stesso anno: un incendio accidentale distrusse completamente la chiesa di Sant’Antonio, appena restaurata. Padre Donizetti accorse immediatamente, ma riuscì a sottrarre dalle fiamme solo la statua della Madonna Aparecida, ordinata appena dopo il suo arrivo e rimasta praticamente intatta.

Oltre alla ricostruzione della chiesa, padre Donizetti promosse l’edificazione di due opere di carità: il Ricovero San Vincenzo de’ Paoli, per gli anziani, e il Ricovero per i tubercolotici. Con l’aiuto di molti collaboratori laici, fece anche aprire uno spaccio dove vendere generi alimentari a prezzo ridotto, dietro la presentazione di un’apposita tessera (qualcosa di simile, quindi, agli Empori della Solidarietà promossi da Caritas Italiana).

Severo con sé stesso, sobrio nel vitto e fedele al voto di povertà espresso in gioventù, padre Donizetti era però affabile con i suoi parrocchiani, tanto da considerarli davvero come la sua famiglia. Lo sperimentò Coleta, una delle sue sorelle, che aspettò a lungo prima di vederlo tornare in canonica. Proprio per questa ragione, il 3 marzo 1938, volle fare testamento, destinando tutte le sue proprietà, eccetto i libri ecclesiastici, alla parrocchia di Tambaú.

Già nella sua precedente esperienza a Vargem Grande, un giorno si era accorto che uno dei bambini aveva un forte mal di denti. Gli diede la sua benedizione, come faceva con tutti i piccoli che venivano da lui prima delle lezioni, poi gli accarezzò la guancia: da allora non ebbe più dolore. Lo stesso cominciò ad accadere sempre più spesso anche a Tambaú. Ai primi di gennaio del 1950, padre Donizetti rivelò a una parrocchiana, Santina Aide Gatto Rizzatti, che la Madonna Aparecida gli aveva dato quella missione speciale. Non solo: cinque anni più tardi, sarebbero arrivati in parrocchia malati da ogni parte del Brasile.

Il 30 maggio 1954 si verificò per la prima volta quanto aveva preannunciato: la sua fama di taumaturgo si era sparsa ben oltre i confini della parrocchia e dello Stato. Le persone sfilavano davanti a lui, il quale le benediva singolarmente. Quando i suoi collaboratori si resero conto che era una fatica troppo grande, lo convinsero a dare una benedizione collettiva due volte al giorno, affacciato alla porta della canonica. Una sera si vide costretto a impedire ai pellegrini di strappare le foglie e i rami di fronte alla canonica, coi quali facevano decotti. «Per chi non crede in Dio nessuna spiegazione è possibile, per chi crede nessuna spiegazione è necessaria», affermò a riguardo delle grazie che gli venivano attribuite.

I racconti delle guarigioni divennero proverbiali e ispirarono anche delle canzoni popolari, come quella in cui si racconta di una donna ricca, guarita da paralisi, che voleva a tutti i costi donare una catenina d’oro per grazia ricevuta. Padre Donizetti ringraziò, ma le disse che avrebbe dovuto lasciarla alla prima persona povera che avrebbe incontrato tornando a casa. Tuttavia, quando si trovò di fronte una povera donna di colore, si rifiutò di consegnargliela: in quello stesso istante, non riuscì più a camminare. Si fece riportare da padre Donizetti, il quale commentò che era successo perché non aveva saputo vedere in quell’anziana povera la Madonna, solo perché era di colore.

Circa tre milioni di persone erano andate a Tambaú dall’inizio dei grandi pellegrinaggi. La cittadina era prossima al collasso: anche se si erano potenziate le strutture di accoglienza, non bastavano mai. La stampa religiosa e non s’interessò al fenomeno, definendo Tambaú “Città dei miracoli”. Lo stesso padre Donizetti era sempre più stanco. La soluzione più comoda appariva trasferirlo in un’altra sede, ma si sarebbero verificati gli stessi problemi logistici. A quel punto, lui stesso decise che non avrebbe più concesso benedizioni pubbliche dopo il 30 maggio 1955.

Quando la vita della parrocchia tornò alla normalità, padre Donizetti decise di dare compimento al suo ultimo sogno: un santuario dedicato alla Madonna Aparecida, come aveva promesso quando era stata distrutta la chiesa di Sant’Antonio. Il 12 giugno 1961 andò a trovare gli operai membri della banda che aveva fondato, ma era evidente che non stava bene: si riprendeva solo quando incontrava i suoi parrocchiani.

Il 16 giugno, dopo una riunione per la costruzione del santuario e il solito pasto frugale, si sentì male. Due muratori che lavoravano nella casa di fronte accorsero alle grida della perpetua e si misero accanto a lui, mentre la donna chiamava un medico. Pochi istanti più tardi, padre Donizetti spirò. I suoi funerali si svolsero l’indomani: tutta la città si fermò per omaggiarlo. Le sue spoglie vennero sepolte nel cimitero cittadino; attorno alla tomba fu costruita una cappella di vetri e cristalli. Divenne subito meta di pellegrinaggi, tra i quali la “Marcia della Fede”, la cui prima edizione si svolse dopo un anno dalla morte. Dall’8 maggio 2009 i suoi resti mortali sono venerati presso il santuario di Nostra Signora Aparecida, la cui prima pietra fu posta il 1° novembre 1961.

Benché la fama di santità e di segni di padre Donizetti fosse stata sempre viva, i vescovi dello Stato di San Paolo ritennero opportuno aspettare, per evitare che qualcuno si approfittasse della sua memoria. Il processo diocesano si è svolto presso la diocesi di São João da Boa Vista, sotto la quale era passata Tambaú, dal 5 marzo 1992 al 16 maggio 2009. Il 9 ottobre 2017 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto sull’eroicità delle virtù di padre Donizetti e, il 6 aprile 2019, quello relativo a un miracolo attribuito alla sua intercessione.

I siti d’informazione brasiliana hanno dato ampio risalto a quella guarigione, che riguarda Bruno Henrique Arruda de Oliveira, nato il 22 maggio 2006 con una malformazione grave, il piede torto congenito bilaterale. Secondo quanto riferisce il sito del santuario di Nostra Signora Aparecida, sua madre, Margarete Rosilene Arruda de Oliveira, ha raccontato che il bambino non poteva reggersi in piedi, perché le piante non riuscivano a toccare terra e le gambe erano molto arcuate. Una notte, la donna cercò di mettere il figlio in piedi su una tavola, ma invano. Disperata, invocò l’intercessione di padre Donizetti, al quale aveva fatto ricorso anche sua nonna materna, poi andò a dormire. L’indomani provò di nuovo a mettere il bambino dritto: le gambe restavano arcuate, ma i piedi toccavano tranquillamente terra. Anche l’ortopedico che l’aveva in cura non sapeva come spiegarsi l’accaduto.

L’editrice Graphe.it nel 2017 ha dato alle stampe una sua biografia, «Donizetti Tavares de Lima di Tambaú – Il taumaturgo», che con linguaggio scorrevole e su base documentata descrive il percorso della sua vita e le sue scelte, sempre a favore dei poveri….

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23/11/2019
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