Società

di Rachele Sagramoso

News sulla Violenza Ostetrica: il commento delle Associazioni coinvolte (parte seconda)

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L’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia, insieme alle associazioni La Goccia Magica e CiaoLapo, hanno aggiunto alcune considerazioni che vado a esporre e arricchire qua e là nel testo.«Il Rapporto ha l’obiettivo di assistere gli Stati affinché possano adempiere i propri obblighi per la tutela dei diritti umani e sviluppare in modo adeguato leggi, politiche, strategie nazionali per la salute riproduttiva delle donne e procedure istituzionali per le denunce in caso di violazioni dei diritti che possano assicurare un approccio basato sui diritti umani e l’assunzione di responsabilità (accountability) all’interno delle strutture sanitarie». I cosiddetti ‘diritti umani’ sono una definizione molto generica, oggigiorno. La prima questione che mi sovviene è: in che fase della vita dell’essere umano, si può essere soggetti di un diritto umano? Il bambino che matura delle possibili problematiche fisiche durante la propria gestazione, è soggetto di diritto umano o oggetto di diritto umano altrui? I confini sono molto delicati e ben poco chiari: andrebbero espressi con molta attenzione e infraintendibilità (sempre che la nebulosità insita nel termine non sia deliberatamente oscura).

«I maltrattamenti e la violenza contro le donne nei servizi di salute riproduttiva e durante il parto sono affrontati nel Rapporto come parte di un insieme di violazioni che vengono realizzate nel contesto più vasto dell’ineguaglianza strutturale, della discriminazione e del patriarcato e sono anche il risultato di una mancanza di istruzione e formazione adeguata e della mancanza di rispetto per l’uguaglianza e i diritti umani delle donne».

Usare il termine ‘patriarcato’ possiede echi ideologici che stonano nell’espressione dell’intero documento: la ‘Violenza Ostetrica’ è un argomento serissimo che riguarda atteggiamenti e comportamenti violenti rivolti alle donne da parte anche di altre donne, e spesso con il presupposto di liberarle da quel patriarcato tanto condannato. Un esempio: consegnare a una ragazzina un anticoncezionale a base ormonale senza che il genitore lo sappia e farlo consapevolmente perché il proprio obiettivo è la libertà di quella ragazzina dal giogo della prigionia genitoriale patriarcale, non solo è discutibile dal punto di vista pedagogico, ma non è certo deontologicamente corretto, e nasconde un’ideologia pericolosamente simile a quella che vuole la separazione (fisica o anche solo psicologica) tra le generazioni di genitori e figli. Se si desidera usare il termine ‘patriarcato’, lo si cali nella realtà di chi ha rinchiuso la femminilità in tutta una serie di caratteristiche che hanno reso la donna una vittima: il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili è certamente espressione di una serie di violenze alle quali vengono sottoposte le bambine in quanto facenti parte del sesso femminile, per non parlare poi dell’aberrante e atroce situazione sulla soppressione perinatale di feti/neonati femmine.

Sul fatto che manchino istruzione e formazione, siamo d’accordissimo: anche solo se pensiamo all’Italia, il fatto che si pubblicizzino pratiche tecnologiche per fare diagnosi prenatali sempre più attente e con sempre meno margine di errore, non solo fa sospettare il fatto che ciò che interessi sia prevalentemente il ‘braccio’ eugenetico della Medicina (quindi certamente non la salute dei nascituri), ma rimane chiaro e lampante che l’attenzione sia verso la morte (del nascituro potenzialmente non sano) e non verso la vita (la cura medica e/o chirurgica di patologie fetali, solo per fare un esempio). La Medicina manca di molta formazione etica e bioetica effettuata in modo attento e competente e la formazione degli operatori sanitari in questi campi è spesso solo lasciata all’interesse personale e ai corsi post-laurea, il che è - per lo meno - scorretto.

Tale violenza viene vissuta dalle donne e dalle ragazze che accedono ai servizi di salute sessuale e riproduttiva, inclusi gli esami ginecologici, l’interruzione di gravidanza, i trattamenti per la fertilità, la contraccezione e in ogni altro contesto di salute sessuale e riproduttiva.

Per citare (a memoria) una famosa ginecologa che si occupa di politica nel Lazio: “Oggi pagata pillola del giorno dopo a minore in difficoltà… in cambio della promessa di non diventare adulte giudicanti e di ricordarsi che le adolescenti hanno bisogno di aiuto e sostegno e non di giudizi…” (‘cuoriciata’ su fb 101 volte e ‘piaciata’ 361 volte) potremmo forse aggiungere che siamo ben lontani da un “servizio alla salute”. O meglio, siamo molto vicine alla definizione meno sana di “servizio alla salute sessuale e riproduttiva”: infatti si fa riferimento immediatamente all’interruzione di gravidanza, ai trattamenti per la fertilità e alla contraccezione. Non è chiaro cosa s’intenda per salute sessuale, ma se facciamo una rapida ricerca sul web, atta prevalentemente a capire cosa affermano le ostetriche più in voga, per “sessuale” ci si riferisce a tutto ciò che è “genitale” (evidentemente la mancanza di studi sul significato dei termini, è diffusissima) ovvero all’uso dell’apparato genitale femminile (nello specifico del clitoride) con il mero scopo della ricerca del piacere fisico. Mi si perdoni la battuta: una noia mortale. É interessante che tante ostetriche seguaci della masturbazione per scopo ricreativo, affermino che questa sia pure utile perché la donna non contrae malattie sessuali e non rimane gravida. Andrebbe spiegato, infatti, che la masturbazione non ha nulla di sessuale perché nella sessualità è insita la relazione tra uomo e donna. Relazione che getta le basi per un legame e una vita insieme. Quindi mi chiedo: una giovane donna si reca al consultorio e testé le viene detto che: deve sottoporsi al vaccino dell’HPV (non lo si afferma apertamente, ma voci di corridoio mi suggeriscono il fatto che sia caldeggiato come prevenzione massima, cosa che non è, come - del resto - l’uso del preservativo), può interrompere la gravidanza in qualsiasi momento (anche se mammà non vuole, babbo nemmeno), se invece lo agogna può optare per la pretesa di un figlio (che però può essere eliminato se non conforme), può ricevere ogni tipo di anticoncezionale, e poi magari le viene consegnato un sex toy che le fa risparmiare la pesantezza di usare il preservativo o, ancor meglio, d’intrecciare una relazione - se pur breve e atta al mero scopo genitale - con un/una partner (sempre meglio essere imprecisi, in quest’ambito). E questa sarebbe la salute agognata da chi si batte contro la ‘Violenza Ostetrica’? Che ne è stata della formazione auspicata degli operatori del paragrafo precedente? O è una formazione solo per gli operatori sanitari che devono capire come vendere più pillola? Perché quella non è formazione sanitaria, è marketing

Il Rapporto affronta inoltre il tema del consenso informato come diritto umano e come protezione contro questa forma di violenza. Alle donne viene frequentemente negato il diritto alle decisioni informate in relazione ai trattamenti sanitari che ricevono durante il parto o in altri servizi di salute riproduttiva; questa mancanza del consenso informato rappresenta una violazione dei diritti umani attribuibile allo Stato e ai sistemi sanitari nazionali.

Riscriviamolo per bene: “Alle donne viene frequentemente negato il diritto alle decisioni informate in relazione ai trattamenti sanitari che ricevono durante il parto o in altri servizi di salute riproduttiva”. Alla luce di quanto espresso poco prima su quali siano i servizi sanitari per la salute delle donne, con tutto il rispetto verso il concetto più alto di Salute, io non posso che affermare serenamente, che era molto meglio quando le ragazze pensavano di poter rimanere incinte con un bacio. Se non altro era una sciocchezza innocua. Ma diffondere disinformazioni od omettere informazioni che renderebbero la donna consapevole, questo non è, diciamo così, un po’ “patriarcale”? Non far sapere alle donne che la pillola anticoncezionale può portare alla depressione, ad esempio, non è approfittarsi dell’ignoranza altrui? O dire a una donna che abortire un grumo di cellule è suo diritto e non ne risentirà, non è una “violazione dei diritti umani”? Non insegnare alle madri a come spiegare la fisiologia del ciclo uterino alle proprie figlie, ma portare queste ultime nei consultori in orario scolastico, così da bypassare ogni problema derivante dall’avere una presenza adulta che potrebbe dissentire, non è una chiara prevaricazione nei confronti della donna (la madre della bambina e la bambina stessa)?

Attraverso le informazioni ricevute, incluso da OVOItalia, la Relatrice Speciale è stata in grado di identificare le manifestazioni della violenza di genere nei servizi di salute riproduttiva e durante il parto presso le strutture ospedaliere. L’elenco, non esaustivo, di queste manifestazioni include il taglio cesareo senza consenso e privo di indicazioni mediche, l’abuso di episiotomia, l’eccesso di induzioni, pressione sul fondo dell’utero (manovra di Kristeller), violazioni di privacy e di riservatezza, procedure mediche dolorose (come il raschiamento, la sutura dopo l’episiotomia, prelievo degli ovuli nelle procedure di fecondazione assistita ecc.) effettuate senza anestesia, l’impossibilità di decidere la posizione del parto, le pratiche di profonda umiliazione, abuso verbale e affermazioni sessiste ed altre.

Viene specificato che l’elenco dei trattamenti sanitari che ascrivono una ‘Violenza Ostetrica’ non sia completo, ed è vero. Alcuni membri appartenenti ad altre associazioni contro la ‘Violenza Ostetrica’ e legati a NUDM, per esempio, aggiungerebbero che sia ‘Violenza Ostetrica’ trovare chi tenta di non farti abortire, magari mostrandoti la “raccapricciante” immagine di un bambino in utero (ma non è un grumo di cellule?), ovvero c’è chi la ‘Violenza Ostetrica’ se la confeziona come vuole, il che rende la stessa qualsiasi cosa, quindi nulla di fatto. Vero è che non viene menzionato un unico termine chiave, nel presente elenco e in tutto il documento. Non si trova neppure una volta la parola “bambino”. E non c’è perché - temo - che se s’inserisse tale parola (che descrive una persona) nell’elenco, lo sguardo cambierebbe. Sì perché nelle vecchie versioni di ‘Violenza Ostetrica’ c’è la descrizione dell’assurda pratica di allontanare il bambino quando non è necessario (pratica che ricorda l’utero in affitto, dunque) e, durante la gravidanza, ricordiamo che non sia MAI necessario allontanare il bambino: né prima delle 12 settimane, né prima delle 20 settimane. Quindi è ‘Violenza Ostetrica’ tutto quello che viene fatto sulla donna (anche magari spiegarle che la pillola anticoncezionale non è salutare e che il preservativo non protegge da HIV e HPV o questo è da considerare ‘Violenza Ostetrica’ in quanto non risponde alla ‘salute sessuale e riproduttiva’ delle associazioni promotrici?) ma non quello che viene fatto sul bambino inerme. Evidentemente il bambino è, in questa definizione, né un individuo con proprio DNA, né un essere umano, ma solo un oggetto che può essere desiderato (quindi preteso) o meno (quindi gettato via). Diciamo che la ‘Violenza Ostetrica’, quindi, sia ben lungi da essere a favore della maternità, ma solo a favore di quella che una parte di femminismo definisce femminilità. Il che stona e non è per nulla… realmente femminista.

“Tra le questioni che i documenti hanno evidenziato emerge un problema con la somministrazione di un vero consenso informato, un crescente abuso della necessità medica che conduce ad alti numeri di tagli cesarei non necessari, alti numeri di episiotomie non necessarie e altri trattamenti non necessari sotto il profilo medico, ma ancora più grave è che io abbia riscontrato che le donne durante il parto siano private della loro autonomia nell’agire e della loro integrità fisica, che siano maltrattate e a volte, persino, umiliate.”

Vero. Tutte cose viste e riviste. E sono perfettamente d’accordo. Manca il consenso informato. Manca da subito, sin dall’adolescenza. Manca dire alle giovani donne che la castità è un dono, manca dire loro le conseguenze di una genitalità disabilitante, manca dire loro quanto siano belle e dignitose persone. Con che animo, persone che non sanno di essere preziose al mondo, sceglieranno di essere consapevoli durante la gravidanza? Qualcuno ha messo in relazione le statistiche tra quante donne denunciano ‘Violenza Ostetrica’ e quante non si sono mai sentite informate e competenti circa la loro sfera sessuale?

Anche la giovane minorenne alla quale è stata acquistata la pillola del giorno dopo, non mi pare una persona “libera nella sua autonomia”, mi pare anzi che sia il contrario. Che anche la ginecologa che tenta di liberare la minorenne, sia una che, invece, incarcera?

Tra le cause principali dei maltrattamenti nel parto e della violenza ostetrica, la Relatrice Speciale, rileva le dinamiche di potere nella relazione medico-paziente. Sebbene i sanitari non sempre hanno l’intenzione di provocare sofferenza ai propri pazienti, “l’autorità medica può favorire una cultura dell’impunità quando la violazione dei diritti umani non solo non trova un rimedio ma addirittura non viene neanche riconosciuta”. Questo disequilibrio di poteri è molto evidente nelle situazioni in cui i sanitari abusano della dottrina della necessità medica al fine di giustificare il maltrattamento e l’abuso nel parto.

E che dire delle innumerevoli volte che un medico pediatra non informa la madre di come si allatta in modo fisiologico, minacciando la morte del bambino se la donna non passa alla formula lattea?

Ci sono miriadi di situazioni nelle quali le donne vengono private della loro competenza, ovvero della loro capacità di scelta. Anche il sonno infantile è una di queste: quanti neonati sono stati martoriati dalle povere madri indotte con la scusa del viziare il loro bambino, e lasciati urlare per ore chiusi nelle loro stanze?

E che dire delle tante donne che abortiscono e soffrono tutta la vita? O che si sottopongono all’aborto “terapeutico” e per tutta la vita sentono di non aver protetto il loro figlio? Queste ultime vengono indotte all’aborto da medici che dicono che il loro bambino potrebbe soffrire a fine gravidanza (un bambino anencefalo muore poco dopo la nascita senza soffrire, ma avendo solo bisogno di amore) e poi sono loro a morire dentro per anni. Anche questa, allora è violenza. E che dire delle donne sottoposte con leggerezza alle pratiche della PMA e poi abbandonate dai medici (c’è chi si suicida, c’è chi muore, c’è chi cade in depressione…)? A tale punto dovremmo rivisitare l’impronta che la medicina ginecologica ha dato alla vita riproduttiva della donna.

Le cattive condizioni di lavoro, la mancanza di formazione sui diritti umani e le scarse risorse economiche sono, secondo il Rapporto, le cause all’origine del maltrattamento e della violenza contro le donne nei servizi di salute riproduttiva e nel parto. Inoltre, la mancanza di supporto e di supervisione degli operatori sanitari è stato considerato un fattore che contribuisce al basso livello morale e alle attitudini negative dei fornitori di assistenza che, a turno, perpetuano il maltrattamento verso le donne.

Riscriviamolo: “contribuisce al basso livello morale e alle attitudini negative dei fornitori di assistenza che, a turno, perpetuano”. L’uso del termine “morale” è interessante: in realtà, quella che manca in tutto l’impianto della medicina ostetrico-ginecologica è, per l’appunto, la morale. Sdradicata dalle capacità mediche grazie all’influenza darwiniana ed eugenetica, strappata dalla cultura dell’assistenza alla donna grazie all’ideologia abortista iniziata della fondatrice della Planned Parenthood, erosa da un’attenta scovolatura manuale che ha portato verso un’impronta medica ben lungi dall’etica e dalla cura della persona umana, la Medicina - una volta disciplina improntata alla cura della Persona e all’aiuto nel superamento della sofferenza - è divenuta qualcosa che pare che ognuno si possa creare a propria opinione. E questo è dimostrato dai grandi voltafaccia avvenuti in campo ginecologico. Pensiamo al dottor Nathanson (abortista per decenni, poi divenuto fervente sostenitore della vita) e a tanti altri che si sono ritrovati di fronte al loro cuore ferito e hanno ammesso di essere stati ingannati dall’ideologia.

L’articolo di AssocareNews, qui inserisce tutte quelle proposte delle Associazioni coinvolte: proposte che io non sto a rivedere poiché, a mio parere, ciò che c’è da rivoluzionare non sono solo delle azioni precise, ma anche i presupposti con le quali si attuano. Mi limiterò quindi a proporre la mia personale soluzione a tutto il fenomeno della ‘Violenza Ostetrica’.

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07/01/2020
2902/2020
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