Politica

di Mario Adinolfi

Sul tema del voto dei cattolici

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Dopo le elezioni, ormai da troppi anni, leggo le esercitazioni di lamentazione cattolica sulla mancata capacità di incidenza sul voto dei cattolici. Stefano Fontana, Assuntina Morresi (che suggerisce a sua volta di leggere Giovanni Orsina e Stefano Zurlo), blog e newsletter ripubblicano praticamente a ogni elezione lo stesso articolo di sottolineatura della sconfitta in cui ripetono la stessa litania (accuratamente evitando di citare il Popolo della Famiglia) e mi accorgo di essere diventato ripetitivo anche io, ormai sono peggio di loro. Ma nell’illusione che le cose ripetute possano davvero essere di giovamento, proverò a rispiegare quel che secondo me è stato fatto male e quel che secondo me occorre fare, anche alla luce dei fatti più recenti.

Mi ha molto incuriosito la non inedita proposta di Fontana di tornare ai “comitati civici” di geddiana memoria, rigorosamente cattolici ed “escludenti”. Secondo Fontana, che scrive sulla Nuova Bussola Quotidiana (nessun problema per noi a citare loro), questo sarebbe un “ripartire dal basso”, anche se non ho capito bene alla fine per fare che. Come apprenderanno gli studenti del secondo modulo dell’Università della Politica (primo appuntamento sabato 1 febbraio nella sede di piazza del Gesù alle 9.30, per prenotare uno degli ultimi posti disponibili riservati a chi ha già fatto il corso di primo livello, scrivere a [email protected] dopo aver preso informazioni dalla pagina Facebook dell’Università della Politica) i comitati civici di Luigi Gedda che furono decisivi alle elezioni del 18 aprile 1948 ebbero senso solo in presenza di un soggetto politico autonomo di ispirazione cristiana a cui facevano diretto riferimento, riconoscendo la leadership politica di Alcide De Gasperi e della Democrazia Cristiana. E tanto poco erano escludenti che quella Dc ottenne addirittura la maggioranza assoluta dei seggi da sola, risultato mai più ripetutosi per un solo partito nella storia italiana.

La più morbida opzione della Morresi, che invita comunque anche lei alla consueta “spinta dal basso”, mi ha forse interessato di più per la originale sottolineatura del ruolo delle sardine, per me spiazzante: “Circolano fantasiose dietrologie, tipo quella che sarebbero eterodirette da oscuri espertissimi di comunicazione, o costruite a tavolino nello studio di Prodi. Se così fosse bisognerebbe preoccuparsi, perchè vorrebbe dire che la sinistra può contare su élites pensanti particolarmente efficaci, e noi no. Non lo credo, e aggiungo: fortunatamente non è così. Le sardine sono quello che abbiamo visto, nate in opposizione e contrasto a Salvini (potremmo dire in questo senso che sono opera sua) e alle sue piazze, e hanno parlato al popolo della sinistra, rimotivandolo a tornare a votare. Per questo non avevano bisogno di particolari contenuti o programmi elettorali: dovevano solo dimostrare che il popolo della sinistra ancora esisteva, dimostrarlo innanzitutto a quello stesso popolo, e per questo bastava riportarlo fisicamente in piazza. E’ sufficiente conoscere anche solo un po’ l’ambiente di Bologna e dintorni per ritrovare i tratti e i modi delle Sardine. Piacciano o meno”.

Io ho avuto nei confronti delle sardine un moto istintivo di fastidio e anche di repulsione, credo di aver coltivato anche io il retropensiero che fossero “eterodirette”, certamente le ho sottovalutate. La riflessione della Morresi è più intelligente di quella che è stata la mia e volentieri la ricalco: dobbiamo guardare alle spinte naturali, istintive, che possono arrivare dal nostro popolo. Ci è riuscito di incanalarle negli ormai irripetibili family day del 2015 e 2016. Ora, anni dopo, quel popolo non si è perso. Esiste, ma ha bisogno di un richiamo foss’anche solo emotivo per essere riportato in trincea a combattere.

La questione che io pongo, però, è: se tutti si trovano concordi sulla necessità di questa benedetta “spinta dal basso”, perché nessuno si adopera per organizzarla sul serio? Guardate, sarei curioso persino di vedere all’opera i nuovi comitati civici “escludenti” di Fontana, sono convinto che sarebbero però più efficaci le “sardine bianche” in qualche modo evocate dalla Morresi, ma ormai mi sta bene tutto, purché io veda i cattolici fare qualcosa di politicamente decente e non solo lamentarsi fino alla prossima sconfitta, quando si lamenteranno di nuovo e ancora di più.

Qui stanno avanzando normative pericolosissime che massacreranno la convivenza civile, snatureranno l’ordinamento giuridico, rappresenteranno un assalto alla vita e alla famiglia. Il 5 febbraio a Massa si terrà l’udienza contro Marco Cappato e Mina Welby che aiutarono il suicidio del 53enne toscano Davide Trentini, malato di Sla. Non era collegato ad alcun supporto vitale, dunque non integra la fattispecie per cui la Corte Costituzionale ha parzialmente depenalizzato l’articolo 580 del codice penale. Trentini non era Dj Fabo, per la morte del quale Cappato è stato assolto. Se Trentini fosse assolto o, peggio, se il tribunale di Massa rinviasse anch’esso le carte alla Corte Costituzionale, vorrebbe dire che i limiti (i famosi “quattro paletti”) al suicidio assistito in realtà non esistono, si può fare come in Svizzera. Il che sarebbe preludio a una tragica legislazione che la maggioranza giallorossa ha già in mente sull’eutanasia nel nostro Paese. Sarà come spalancare la porta all’inferno, nel baratro della morte indotta finiranno centinaia di migliaia di disabili gravi, malati di Alzheimer, depressi, malati di Sla in virtù del solo principio della “grave sofferenza fisica o psicologica”. Non accenno neanche alle normative sulla progressiva liberalizzazione degli stupefacenti, sulla statalizzazione della prostituzione, sulle adozioni gay su cui destra e sinistra sembrano fare a gara scegliendo ognuno un terreno in cui dimostrarsi “moderni” in termini di “nuovi diritti”. Leggevo, persino sulla interessante newsletter del ferocemente antibergogliano Marco Tosatti, la sottolineatura di come Salvini e Meloni, Zaia e Fitto, Fontana (Attilio) e Caldoro siano in realtà assolutamente lontani dalle posizioni di chi difende i principi non negoziabili sulla vita e sulla famiglia. Dall’altra parte padre Bartolomeo Sorge esultava per la vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia Romagna.

E allora qui bisogna dare ragione a Fontana e alla Bussola: c’è una parte di mondo cattolico che è ormai stabilmente cattodem, non lo schiodi più, è convinto che la salvezza venga dal Pd. Occorre organizzare l’altra parte del mondo cattolico. Bene. Intanto: da chi è composta? Dalla parte maggioritaria di chi va a messa tutte le domeniche, di quelli che si chiamano i “cattolici praticanti”, che sono in totale sette milioni. Tre milioni di costoro votano ormai stabilmente Pd e annessi (persino la Bonino), diamoli per andati, non si recuperano più. Fontana tende a vedere una faglia teologica e sottintende una frattura i cui confini sono rappresentati dagli eserciti dei bergogliani contro gli antibergogliani. Secondo me su questo sbaglia profondamente. L’antibergoglismo è un tic da maniaci, da lettori di Socci, alimentato da siti come la Nuova Bussola Quotidiana, ma non appassiona la massa dei fedeli. Qui si patisce il vizio del Popolo della Famiglia, che ha preso più di duecentomila voti alle politiche. In termini assoluti, duecentomila persone son tanta roba, poche realtà cattoliche possono vantare un seguito con questi numeri, ma poi ti devi parametrare con il mondo intero, dove i fenomeni per essere rilevanti devono coinvolgere milioni di persone. Ecco, non esistono milioni di appassionati all’antibergoglismo, per cui la linea di faglia teologica non si può in nessun modo tracciare su quel confine.

Esistono però almeno quattro milioni di cattolici praticanti che non voteranno mai Pd e sinistre varie, che sono ancora interessati alla difesa di principi essenziali attorno alla vita e alla famiglia, che cercano casa perché una vera casa politica non ce l’hanno da decenni. Si sono acconciati a votare Lega, Fratelli d’Italia e persino l’ormai decrepita Forza Italia, ma non è casa loro. Ci stanno a forza, per le ragioni spiegate persino nel blog di Tosatti. Sono cattolici tranquilli che vanno a Messa, vogliono bene al Papa (magari alcuni con dubbi, senza eccessi o senza slanci), ma ancora credono che l’eutanasia sia un orrore e il Nipt gratuito per individuare le anomalie cromosomiche e abortire tutti i bambini down sia eugenetica di stampo nazista. Persone che non sopportano l’oppressione gender e le imposizioni della nota lobby finanche nelle scuole d’infanzia, cittadini che chiedono di poter liberamente decidere dove mandare a scuola i loro figli e che credono che la denatalità sia la principale emergenza del Paese e per questo si battono per il reddito di maternità, pronti ad usare le risorse derivanti dall’abrogazione del reddito di cittadinanza, simbolo del male fatto dal M5S a questo Paese.

Ecco, anche io immagino la “spinta dal basso” e la vedo fondata su questi punti. Vedo un’occasione storica proprio derivata dal liquefarsi del M5S, che mette così in circolo 11 milioni di voti che il 4 marzo 2018 furono attratti dalla palingenetica grillina e ora affondano nella delusione guardandosi intorno. Anche qui, più un milione di quei voti sono voti di cattolici praticanti. Basterebbero quelli per dare forza a un soggetto politico di ispirazione cristiana nato dal basso, basterebbero per superare qualsiasi sbarramento, persino il 5% del “germanicum”.

Oltre alla teoria noi mettiamo in campo anche una capacità organizzativa concreta. Il Popolo della Famiglia dal 2016 in tutte le elezioni riesce a presentare il proprio simbolo, grazie alla mobilitazione di migliaia di militanti che in ogni comune, città, regione hanno raccolto ormai centinaia di migliaia di firme per consentire sempre la presentazione del nostro simbolo. Gli altri parlano, noi facciamo, poi ci voltiamo indietro a cercare quelli che dicono che “ci sarebbe bisogno di un soggetto politico” e non li troviamo mai. Li leggiamo solo il giorno dopo ogni elezione, quando si lamentano. Serve un soggetto politico autonomo, iscriversi a quelli esistenti equivale a dichiarare definitivamente la resa. La spinta dal basso che tutti invocano deve trasformarsi in una concreta opzione organizzata. Noi, con i nostri limiti che sono stati ingigantiti dall’esser stati lasciati soli, abbiamo costruito una capillare capacità di essere presente ad ogni elezione e non molliamo mai il colpo. Anche il 1 marzo alle suppletive di Roma per la Camera i cattolici potranno scegliere se votare per il Pd con il ministro Gualtieri, per il centrodestra che presenta incredibilmente l’ex assessore al Bilancio della giunta Alemanno, per la solita sconosciuta del M5S o per il presidente nazionale del Popolo della Famiglia. Il PdF di Roma ha raccolto le firme in pochissimi giorni, centinaia di firme certificate, così il nostro simbolo sarà di nuovo sulla scheda.

Volete i “comitati civici”? Ci sono già, siamo noi in ogni città d’Italia, prendeteveli, ingrossateli. E in più siamo talmente includenti che vogliamo solo lavorare insieme, per passare dalla fase dell’eterna lamentazione a quella dell’efficace e autonoma lotta politica comune. Affinché l’ispirazione cristiana posta alla base di un partito, cent’anni dopo la grande lezione di don Luigi Sturzo, non sia trasformata in un vecchio arnese buono solo per far convegni tra barbuti e barbosi professori con pochi studenti annoiati rimasti ad ascoltare.

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30/01/2020
0904/2020
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