Politica

di Rachele Sagramoso

Lettera al signor ministro

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Lo confesso, se non avessi tutti i figli che ho e se mi offrissero l’opportunità, non so se negherei il mio servizio. Non so nulla di politica, ben inteso, ma un Ministro non deve saper nulla di politica: è lì perché di quella tal materia sa qualcosa di più di altri, è lì perché il suo ruolo è difendere l’oggetto e i soggetti del suo ministero ed è lì per mettersi a servizio dei problemi della maggioranza della comunità, per poi dedicarsi alle minoranze (spesso “senza voce”).

Carissimo Ministro Bonetti,

Le scrivo da mamma, da ostetrica “familiare” (di quelle che conosce le sue assistite quando non si rendono neppure conto che hanno le nausee da gravidanza e prosegue con il suo operato sino all’adolescenza di quel minuscolo puntolino che provocava le suddette nausee alla sua mamma) e da mamma di famiglia numerosa. Non vorrei perdermi in discorsi, per cui vengo al nòcciolo della questione. Lei è Ministro delle Pari
Opportunità e poi dopo della Famiglia. Quindi per Lei le Pari Opportunità sono più importanti. Perfetto, allora, iniziamo con queste. Uomini e donne vivono la famiglia e il lavoro diversamente: spiace iniziare con la biologia, ma le mamme mettono ancora al mondo bambini e ne hanno bisogno (si pensi a quante donne, passati i trentacinque anni, chiedono di avere accesso alle tecniche di fecondazione assistita: circa 78 mila coppie nel 2017, ma ahinoi solo 13 mila bambini, nascono), i bambini poppano ancora da mamma e/o comunque hanno necessità di stare con questa più a lungo possibile. Inoltre i bambini maturano la loro
parziale autonomia nei primi tre anni di vita, e durante questi tre anni (dalla nascita ai 36 mesi), si forma tutto il loro bagaglio psicologico che la Teoria dell’Attaccamento (cfr. 100.000 baci. L’educazione affettiva e sessuale in famiglia di Miriam Incurvati e Giovanni Petrichella) e una serie infinita di studi ha oramai accettato come essere la base sulla quale si fonda la massima parte della personalità dell’individuo. Non è un caso che adottare bambini di un’età superiore ai tre anni sia complesso e richieda grande responsabilità. E non è un caso che, piuttosto che sostenere l’istituto delle adozioni (cfr. Genitori adottivi in calo: manca solida rete di sostegno sociale, https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2020-01/genitori-adottivi-calo-manca-solida-rete-di-sostegno-sociale.html? bclid=IwAR2nZmaKMK9U3OSFpZKJULS4CsrrftVpYpTM9k_1x5yvyUXR0wr1dbgcBKI) – purtroppo – lo Stato preferisca inserire nei LEA le tecniche di PMA: oltre che far guadagnare di più le aziende sanitarie, è venduto come molto meno complicato allevare un figlio da zero, che adottarne uno “usato”. Mi spiace per il linguaggio, ma se il figlio è un diritto, va da sé che la sua situazione personale lo definisca: quindi un figlio di altri genitori biologici che viene reso adottabile sarà di qualità inferiore rispetto a uno progettato a tavolino da biologi e genetisti che, infatti, giudicano proprio così gli embrioni che riescono a produrre: un bell’embrione” (da far provare a impiantare) o un “brutto embrione” (da buttare), spiegano alle mamme in attesa per il tentativo d’impianto. In realtà poi si scopre che non è così (cfr. Fecondazione assistita, l’appello del Sispe: “Fate i figli prima dei 35 anni” https://www.dire.it/18-01-2020/411692-video-fecondazione-assistita-lappello-del-sispe-fate-i-figli-prima-dei-35-anni/), poiché le famiglie che accolgono bambini adottati, che sono ben consapevoli che un figlio non è un diritto, ma la famiglia lo è per il figlio – pure quelle che adottano bambini disabili, Signora Ministro: il mondo è pieno di Santi in Terra – ricevono settanta volte sette di amore e soddisfazione dalla loro fatica quotidiana, al pari o di più che altri genitori.

Per le donne che, però, scelgono la maternità, la politica delle Pari Opportunità è, mi perdoni, un’augusta fregatura. Le faccio alcuni esempi mentre Lei si tiene ben in mente il pianto di un neonato (che sia affamato, spaventato perché pensa di essere solo, abbia un po’ di mal di pancia o gli pruda un piede – maledette tutine con pizzi -, non ci interessa: i neonati piangono).

Una qualsiasi donna maggiorenne che, munita di compagno, desideri mettere su famiglia ha due strade, di fronte a sé: studiare, formarsi, tentare di entrare nel mondo del lavoro e aspettare una stabilità economica (facciamo conto che quella affettiva già sussista) e quindi arrivare – contrariamente alle prescrizioni del Ministero della Salute – ben oltre i 35 anni a poter optare per una gravidanza (due è un miraggio).
Ovviamente poi se le tempistiche per diagnosticare un’infertilità di coppia sono elefantiache per non parlare di quelle dell’adozione, si opti per i trattamenti della PMA che vengono venduti come la risoluzione di tutti i mali. Poi si sa che funzionano “a singhiozzo”, ma almeno ci si prova. La nostra, che è cresciuta con l’idea che le donne debbano avere le medesime opportunità e gli stessi diritti dell’uomo, non se lo fa dire due volte quando le viene detto che bisogna pretendere di guadagnare quanto un uomo e che i bambini non debbono essere un freno alla loro indipendenza economica (non a caso affermare che verrà aumentata la quantità di asili nido è una carta vincente per qualsiasi promessa elettorale). Poi però si scontra con la realtà: una volta diventata madre, ella capisce inesorabilmente che tutte quelle chiacchiere ben lungi da essere
femministe (ovvero pro-femmine), danno aria ai denti e ingannano. Sì, sono un’autentica fregatura, perché allo Stato, a tutte le istituzioni e, soprattutto, a tutti coloro che si celano dietro al fantasma delle varie
proposte di Legge, dei bambini e dei loro diritti, interessa il giusto. Se a tutti coloro che sono lì in Parlamento interessasse dei bambini, non si proporrebbe il loro allontanamento forzato dentro degli incubatori di germi come gli asili nido, né cicalini per non dimenticare i figli in macchina, né ore di paternità durante le quali i padri sono costretti a fare i mammi nonostante la biologia non lo richieda (cfr. Se il governo decide chi deve crescere i nostri figli, https://www.ifamnews.com/it/se-il-governo-decide-chi-deve-crescere-i-nostri-figli/?fbclid=IwAR1rT_cdZIbSSQX1qeiz0ENr-fTiD6qr4BryDszoUkMgMgtjzkw2WhGeVjg).
Se i bambini interessassero un minimo, si aiuterebbero le donne a fare le madri lavorando con tempi rispettosi per la gestione dei loro figli. La seconda opzione è quella di sottostare alle misere regolamentazioni sulla “non-maternità” (perché definirla “maternità” è un insulto all’intelligenza) e vivere la propria maternità (sembra un triste gioco di parole) in modo tale che una donna si conceda (come se lo facesse solo per lei e non per un Paese) un figlio solo. Guardiamo ai congedi: prima una donna poteva stare assente dal lavoro un mese prima del parto ed era obbligata a tornarvi quando il suo neonato (pianto del neonato) ha circa quattro mesi. Questo per evitare di rischiare il posto di lavoro, la carriera, la possibilità di perdere clienti (la vita delle madri libere professioniste è allucinante). Adesso come adesso la donna può rimanere al lavoro fino al parto e rientrare al quinto mese di vita (pianto del neonato). Questo avviene nonostante tutti conosciamo la biologia e il fatto che i bambini hanno bisogno di mamma per almeno tre anni: tra endogestazione ed esogestazione, un bambino deve stare con la propria madre (e viceversa, lo ricordo) il più possibile. Verso i dodici mesi, e con molta gradualità, il bambino può essere affidato ad altri dei quali si fida (frotte di bambini che a quell’età vengono mandati al nido, in realtà passano i primi mesi a letto malati), ma in realtà poppa ancora al seno di mamma ed è indiscutibilmente piccino. Quei benedetti cinque mesi (facciamo conto che la madre abbia lavorato sino a che il sacco amniotico non si è rotto) sono pochi: neppure cani e gatti vengono allontanati da mamma prima di un’autonomia alimentare e motoria, perché allora ciò deve riguardare i bambini? (cfr. Un figlio? Troppo lusso, in Italia https://marinaterragni.it/un-figlio-troppo-lusso-siamo-in-italia/)

Il fatto è, Signora Ministro, che il mondo del lavoro è estremamente legato, pare, alle Pari Opportunità, ma non nel senso che si cerca di accogliere le tempistiche madre-bambino sapendo che quel bambino riceve in salute fisica e psicologica (risparmio economico non indifferente allo Stato), ma nel senso che si richiede alla donna di essere uomo. E un uomo, Signora Ministro, non sarà mai mamma. Potrà essere un bravo
papà, ma gli uomini non possiedono l’utero, non partoriscono e non secernono ossitocina (che viene secreta anche dalle madri non biologiche: è proprio un fatto di sesso) né prolattina in quantità tali da produrre latte. La maternità – come hanno insegnato alcune pseudofemministe – non è un pregio, ma un difetto da combattere, ed è per questo che stiamo vivendo l’inverno demografico: fare figli spaventa le donne e il mondo del lavoro (imprenditori in primis), il che è, come minimo, una sconfitta per tutte le donne succubi di una parità che non esiste e non esisterà mai. Il Ministero delle Pari Opportunità è, non avrei mai
pensato di dirlo, maschilista e misogino. La nostra Costituzione, tra l’altro, lo chiarisce bene all’articolo 37: «Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua (della donna, ndr) essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione».
Protezione. Madre-bambino. Chiaro no?

Poi c’è la terza via, che non ho
potuto nominare all’inizio perché è rischioso farla rientrare in una scelta: di solito le donne che riescono a capire quanto valga per loro essere madri (magari anche a tempo pieno solo qualche anno, per poi tornare a lavorare ma sempre dando priorità ai figli) sono coloro le quali, diventate mamme o scegliendo di esserlo prima di cercare effettivamente di diventarlo (biologicamente o tramite adozione), trovano questa strada la più confacente alla loro idea di benessere. Attualmente, se cerchiamo “essere madre” su google, gli articoli che si aprono sono quelli sulla PMA, sull’Utero in Affitto (a proposito, lo vogliamo dire o no, Signora Ministro, che la GPA è un abominio su donne e bambini?), sul fatto che essere madri non è necessario né bello (c’è chi afferma il fatto che se potesse tornare indietro, non farebbe figli), su tutto quello che di negativo porta diventare madri (ingrassi, ti stanchi, ti sacrifichi, smetti di divertirti), poi, infondo, compare qualcosa su quanto siano belli i bambini (quindi su l’essere umano come oggetto). Ammettere che la propria famiglia si basa sul fatto che si è scelto di fare la mamma e che il proprio compagno (marito è troppo vetusto e patriarcale) ha scelto di fare il papà, è consegnare la propria testa al patibolo delle pseudo-femministe radicali che ammorbano le colonne di testate giornalistiche o inondano social network o salotti televisivi. In realtà prendere la via della maternità completa o parziale (quella di chi sceglie poi di dedicarsi anche mestieri/professioni con orari meno pesanti) dovrebbe essere un’opzione che riguarda le Pari Opportunità: l’opportunità, infatti, di essere anche solo madri. Che poi dire “solo madri” è una presa in giro: i bambini che stanno con mamma (quella mamma che vuole esserlo) stanno meglio, sono più felici. E bambini più sereni, sono adulti più sereni.

Se a tutti i signori della Politica (dentro o fuori il Parlamento) interessasse qualcosa dei bambini e, ovviamente, di mamme e papà, le iniziative da prendere sarebbero ben altre. Glie le elenco, così da risultare più chiara (ringrazio amici e conoscenti reali e virtuali che mi hanno fornito suggerimenti):

1. Rimettere in ballo, politicamente, tutto ciò che è
fondamentale: istruzione, sanità, sociale (forze in campo e fondi di questi tre
“mondi” che sono connessi). Se una famiglia è supportata, la salute è buona,
l’istruzione funziona: è un circolo virtuoso che definisce il progresso di un Paese
e di un Governo.

2. Ogni donna dovrebbe ricevere una formazione sulla fisiologia
della propria fertilità per evitare: la diffusione di MST (malattie
sessualmente trasmissibili), le gravidanze che avvengono quando una donna non è
pronta (Lei le definirebbe “indesiderate”) la diffusione di pornografia e di
tutti i comportamenti anche illeciti (revenge porn e cyberbullismo, ad esempio)
e, per contro, aumenterebbero consapevolezza sulla femminilità, empowerment
(percezione di sentirsi competenti e forti nel proprio ruolo), fertility
awereness (preparazione sulla fertilità). Tale istruzione dovrebbe essere
impartita alle madri di ragazzine dalla pubertà sino all’adolescenza (Articoli
30 e 37 della Costituzione Italiana) di modo tale che siano costoro a trasmetterla
alle figlie. Dopo di che le giovani donne troveranno liberamente la loro strada
e potranno rivolgersi a Consultori.

3. Gravidanza:

a. tutte le donne con ipotetiche diagnosi dubbie dovrebbero
essere messe in contatto con associazioni di supporto per ricevere informazioni
volte al benessere del bambino e al sostegno della famiglia (sino all’hospice
perinatale).

b. In caso di gravidanza non programmata e difficoltà al
diventare madre/genitori, è necessario mettere in atto l’articolo 5 della L.
194/1978 mettendo in campo ogni risorsa sino al parto in anonimato e al
sostegno economico alla donna.

4. In caso di difficoltà alla genitorialità, la famiglia deve
essere sostenuta il più possibile per evitare che il bambino/i bambini vengano
tolti alla famiglia d’origine. Applicazione della Legge 149/2001.

5. Qualsiasi donna che volesse mettere su famiglia oppure si
trovasse a dover provvedere a un figlio dovrebbe avere accesso a ogni tipo di
facilitazione.

a. Se la donna fosse studentessa liceale o universitaria:

i. Diritto alla sospensione e al congelamento degli studi per
18 mesi (9 mesi di gravidanza più i primi fondamentali 12 mesi di vita del
bambino).

ii. Sostegno totale alle spese ostetriche durante la gravidanza
e per tutta la durata del puerperio per garantire a mamma e bambino
l’allattamento materno per lo meno sino all’anno di vita. Sostegno pratico
tramite doule formate alla fisiologia per i primi tre mesi di vita del bambino.

iii. Kit del neonato con pannolini lavabili, fascia portabebé,
abiti riciclati (misure: 0/6/9/12 mesi). Agevolazione associazioni di
volontariato che ricevono e regalano ogni tipo di oggetto utile ai neogenitori
(abiti di ogni taglia).

iv. Possibilità di ricorrere all’asilo nido gratuito dopo i 12
mesi.

v. Baby sitter gratuita sino ai tre anni (età della scuola
materna).

b. Se la donna fosse lavoratrice, si aggiungerebbe solo una
clausula ai punti precedenti:

i. Maternità obbligatoria a stipendio pieno per 18 mesi e
paternità a richiesta dell’interessato (almeno tre mesi a scelta della famiglia
per essere d’aiuto alla mamma, senza contare i permessi per malattia del
bambino).

6. Per quanto attiene tutti i genitori con figli:

a. Libri e trasporti per la scuola gratis fino alla scuola
dell’obbligo (cioè 16 anni, ma obbligatorietà da abbassare);

b. Riaprire le colonie estive e invernali che giacciono
abbandonate in modo da dare la possibilità ai bambini di lunghi periodi di
vacanza senza obbligare i genitori lavoratori a pagare salatissimi campi estivi
e babysitter invernali;

c. Corsi gratuiti (in Consultori pubblici o privati) per
genitori su fisiologia dell’allattamento, fisiologia del sonno infantile,
alimentazione sana, comunicazione genitori – figli e corsi di orientamento
familiare (sia sull’amore matrimoniale, che di genitorialità). La formazione
umana dei bambini si basa su atti concreti che fondano il carattere della
persona dall’infanzia all’adulto di domani. Il futuro di un popolo passa dalla
formazione delle nuove generazioni (come diceva Papa Francesco). La famiglia è
la prima responsabile di questo processo, ma ha bisogno di formazione e di
aiuto (di cui al punto 1).

d. Agevolazioni per la frequenza di musei.

e. Incentivi fiscali. Tutte le spese per i figli a detrazione
diretta dal reddito.

f. Assegni famigliari che consentano alla famiglia di non
temere problematiche inerenti il pagamento di rate dei mutui, bollette,
prestiti.

g. Incentivo alla flessibilità lavorativa (part-time
orizzontali o verticali secondo le esigenze).

h. Libertà educativa: scuole statali, scuole paritarie con
incentivi statali, scuole parentali con incentivi statali, istruzione parentale
con incentivi statali (buoni acquisto libri e musei). Il soggetto educante è la
famiglia, lo Stato non può arrogarsi il diritto di sottrarre ai genitori le scelte
che riguardano i figli (a meno di situazioni gravissime e molto ben ponderate)
come riportano gli articoli 30, 31, 34, 37 della Costituzione Italiana.

i. Abbassamento dell’obbligo scolastico a quattordici anni e,
qualora un giovane rinunci alla scuola, obbligatorietà a seguire un percorso di
formazione professionale fino alla maggiore età (di conseguenza sgravi fiscali
ai professionisti che prendono “a bottega” uno o più giovani).

j. Detrazione dall’imponibile di tutte le spese. Tutte, cioè
qualunque scontrino. Sarebbe anche un forte contrasto all’evasione da parte di
professionisti e commercianti.

k. Ogni tipo di facilitazione al metter su famiglia prima dei
30 anni: aiuti fiscali, sostegno al mutuo.

l. Riqualificazione delle abitazioni vuote e inutilizzate per
le famiglie e i neosposi che ne hanno bisogno.

m. Riqualificazione centri abitati in stato di abbandono:
affitti rent-to-buy a tassi agevolatissimi a seconda del reddito, assegnazione
di terra da coltivare e immobili a uso commerciale da riutilizzare.

n. Abolizione tutte quelle norme che impediscono il
ricongiungimento al coniuge o ai figli per motivi lavorativi.

7. Per tutti i genitori con bambini disabili o malati cronici,
dovrebbero aumentare le reti di supporto e i fondi per le terapie, bisognerebbe
far sorgere hospice per le famiglie e incrementare gli aiuti domiciliari. Tempi
brevi per le tempistiche di riabilitazione di ogni tipo (disabilità gravi e
meno gravi).

a. Circa la scuola: la situazione delle disposizioni agli
insegnanti di sostegno, va rivoluzionata.

b. Accesso ai servizi e arricchimento dei servizi. Le sindromi
presenti dalla nascita non devono essere sottoposte alla trafila per la L. 104
e devono sempre avere ogni tipo di servizio.

c. L’invalidità deve essere rispettata al massimo: la diversità
è un pregio, non un difetto (la “pari opportunità” è, anche qui, ingiusta
visione di com’è la realtà).

8. Per tutte le famiglie con parenti disabili o con
problematicità psicologiche, è necessario l’aiuto domiciliare professionale o
il supporto in strutture statali o convenzionate.

9. Per tutte le famiglie con parenti anziani, vanno
incrementati gli aiuti domiciliari.

10. Il Reddito di Maternità pare davvero essere una buona
soluzione per le donne che optano di stare a casa per qualche tempo e occuparsi della famiglia.

11. Circa il Ministero della Famiglia: istituzione di un
portafoglio diviso in due sezioni. Uno per le politiche familiari già inserite
in finanziaria e un altro minore (meno di 1/5) per interventi di sostegno a
diretta competenza del Ministero. Il Ministero deve cioè diventare un braccio
sostanziale dell’esecutivo, non di facciata, capace di dragare una percentuale
di spesa pubblica sul PIL che non possa scendere sotto una determinata soglia
(un vincolo che metterei anche in Costituzione) e di gestire la totalità dei
fondi allocati e allocandi sulla famiglia. Quanto alle misure, la gran parte
debbono essere decise dall’intero esecutivo in manovra, contemperate in legge
di bilancio e studiate preventiva coi DEF e le note di aggiornamento.

Ecco, Signora Ministro,
basterebbe che Lei chiedesse a tantissime mamme e papà, come ho fatto io, e risolvereste, al Ministero, un bel po’ di problematiche. In realtà bisognerebbe togliere soldi dove non servono (sono 500 e più gli enti dei quali non si capisce l’uso, dice il Codacons https://codacons.it/gli-enti-inutili-crescono-rigogliosi/) per aiutare le famiglie a nascere e vivere, dato che il 45% delle famiglie è sulla soglia di povertà (dato Istat). Bisognerebbe aiutare le donne a scegliere se lavorare e/o fare le mamme senza metterle di fronte a un aut aut, ma davvero a una possibilità di vivere lo stesso bene: questo perché se le donne lavorano, fanno
figli, ma debbono essere sostenute ad occuparsi di loro (ovvero stare coi propri bambini). Quindi, in sostanza, le donne lavorano meno e guadagnano meno in quanto donne, ed è qui che nominare un Ministero alle “pari opportunità” rappresenta una presa in giro: si condanna una parte della popolazione per quello che è (donna) e la si spinge a fare (non essere madre) ciò che non potrà mai essere (un uomo).

E, intanto, stiamo perdendo tantissimi bambini ogni anno (http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Istat-stima-nati-2019-inferiore-430000-nuovo-minimo-33aad67e-5e89-4795-9921-9a2c739e8b69.html) d è impensabile sostituirli con gli immigrati. Cosa ha intenzione di fare,
Signora Ministro?

Allora correggo questa mia missiva nel punto del mio incipit: proprio perché ho tanti figli potrei pensare di mettermi al servizio della comunità, ma attenzione, sono una mamma a cui piace stare coi suoi figli, quindi potrei lavorare da quando il mio figlio più piccolo compirebbe tre anni (ogni figlio dalla nascita ai tre anni è una montagna di sapere e aggiunge tonnellate di competenze ai genitori) e solo alla mattina, perché il pomeriggio ogni mamma è dei propri bambini e il resto della galassia sta fuori ad aspettare il suo turno. Certo: sono una mamma di famiglia numerosa e un piatto di pasta non si nega a nessuno: viene a cena?

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10/02/2020
0704/2020
San Giovanni Battista de la Salle

Voglio la
Mamma

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