Chiesa

di Rachele Sagramoso

Monsignor Paolo Giulietti e la Fede ai tempi del Coronavirus

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Stiamo vivendo una fase storica molto particolare e il ruolo dei Pastori è fondamentale per tutti i fedeli: come ha scelto di amalgamare le direttive ricevute, l’esigenza dei fedeli di avere un accompagnamento spirituale e tutti i compiti che il Suo ruolo richiede?

Innanzitutto ricercando l’unità con il Papa e tutti gli altri Vescovi della Regione e del Paese; in momenti come questi è necessario procedere insieme, individuando le soluzioni migliori. Dopo di che ho cercato di praticare personalmente e di suggerire ai parroci ogni possibile accorgimento per mantenere le relazioni con le persone, dalle telefonate, alle celebrazioni televisive, ai canali web e social. Avere a disposizione molti canali alternativi all’incontro personale ci ha consentito di tener vivo il senso della comunità, anche se in modo evidentemente diverso rispetto alle condizioni di normalità.

Sappiamo che lei si sta preoccupando dei preti anziani della Diocesi: come stanno vivendo questi momenti che per molti significa realmente solitudine?

I preti anziani sono doppiamente in difficoltà rispetto ai confratelli più giovani: hanno una particolare fragilità nei confronti del virus, per cui devono stare molto attenti, e hanno meno dimestichezza con gli strumenti della realtà virtuale; si trovano pertanto a vivere più in solitudine, soprattutto quelli che non hanno in casa una persona di servizio o una badante. Cerco di farmi vivo con telefonate, messaggi… Incoraggio anche gli altri presbiteri a fare altrettanto. Non è molto, ma rappresenta comunque un legame con la famiglia diocesana.

Ci sono delle esigenze pastorali che sono indifferibili e assolutamente non rimandabili, come sta conciliando questi e le direttive della CEI per la tutela della salute dei fedeli e dell’intera popolazione?

Purtroppo siamo in una situazione in cui non ci viene riconosciuta la qualifica di “servizi essenziali”, per cui anche le esigenze indifferibili vengono differite. È una circostanza assai grave, sulla quale – una volta terminata l’epidemia – occorrerà tornare a riflettere. La tutela della salute, infatti, è senza dubbio un bene primario, per il quale è giusto fare delle rinunce. Mi domando però se una società possa considerare irrilevante o marginale ciò che alimenta il “capitale morale” della nazione (e i riti religiosi sono certamente un elemento importante da questo punto di vista). Il senso del dovere e del sacrificio non sono innati, ma sono il frutto di esperienze educative e spirituali alle quali debbono continuare ad alimentarsi, pena il dilagare di quegli atteggiamenti di irresponsabilità ed egoismo che hanno sicuramente aggravato la crisi.

Il lavoro dei cappellani per il conforto a malati e parenti è molto, ma le indicazioni di non poter visitare i propri cari, spesso morenti, è un grosso peso per tutti: come alleviare questa sofferenza? Quali parole rivolgere a chi si sente sconvolto da questa situazione?

I cappellani ospedalieri sono all’opera ovunque e fanno il possibile per stare vicino ai malati. L’impossibilità di visita ai familiari va compresa come la necessità di non sovraccaricare di compiti una struttura già vicina al collasso; ogni contatto andrebbe infatti gestito con la massima attenzione e con dispositivi di sicurezza che scarseggiamo anche per il personale medico e paramedico. Capisco l’angoscia di chi ha salutato un congiunto sulla porta di casa e non l’ha più rivisto, nemmeno da morto. I parroci sono vicini a queste situazioni, per quello che possono, portando parole di conforto e preghiere. Sicuramente, passata l’epidemia, ci sarà un importante lavoro di accompagnamento e di elaborazione del lutto da compiere per le famiglie che sono state colpite da questi lutti, così diversi dal solito.

In quanto Pastore della Diocesi di Lucca, cos’ha pensato per la Settimana Santa?

Ho pensato di celebrare le liturgie più importanti nei monasteri di clausura della Diocesi, diffondendole attraverso NoiTv, un’emittente privata che copre tutto il territorio diocesano. Sto progettando anche delle trasmissioni per la preghiera dei piccoli in famiglia. Ci sarà poi un sussidio per la preghiera familiare, elaborato in collaborazione con altre diocesi toscane.

Quanto è importante l’uso che si sta facendo dei social e della televisione? Il Santo Rosario su TV2000, è stato di conforto per moltissime persone (in circa 4 milioni e 200 mila lo hanno seguito): è possibile che questa fase storica abbia fatto nascere, in alcune persone, il bisogno di affidarsi al Bene?

Il ruolo dei media e del web in questa crisi è stato fondamentale anche dal punto di vista spirituale; bisogna dire grazie ai giornalisti e agli operatori dell’informazione, per il compito che hanno svolto con dedizione ammirabile. Per la Chiesa, mi pare si possa parlare di un grande “laboratorio mediatico”. Difficile dire se sia stata anche un’esperienza di evangelizzazione: questo si vedrà nel tempo. Certamente si sono aperte delle strade che non andranno abbandonate.

C’è un frammento evangelico o biblico che le è caro e di conforto, ultimamente?

A Lucca veneriamo il Volto Santo, un grande crocifisso con il volto acheropito dai grandi occhi aperti. In questi giorni mi è quindi tornato alla mente alcune parole del Salmo 10: “Quando sono scosse le fondamenta, il giusto che cosa può fare? Ma il Signore nel tempio santo, il Signore ha il trono nei cieli. I suoi occhi sono aperti sul mondo, le sue pupille scrutano ogni uomo”. In tutta questa storia, la certezza dello sguardo provvidente del Salvatore, morto e risorto per noi, non deve abbandonarci mai..

Grazie infinite, Eccellenza. Buon Lavoro.

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30/03/2020
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