Società

di Rachele Sagramoso.

Non è un paese per bambini. Né per madri.

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Una modesta serie di premesse doverose: a noi stare coi nostri figli “ci” piace. A noi, stare coi nostri figli non pesa. Per noi, stare coi nostri figli è meraviglioso nonostante le fatiche, le preoccupazioni, le difficoltà e la didattica a distanza. Per noi questa nuova vita domestica è stata realmente un dono, un’occasione buona, un rinfrancarci nel nostro ruolo di madri, un rassicurarci delle nostre capacità. Per noi, i nostri bambini fan parte del fondamento per cui val la pena vivere.

Affermato questo mettiamo in chiaro un’altra serie di concetti sorti grazie o a causa di questa pandemia.Su tutti gli elementi partecipanti alle varie task force, ci sono poche donne. E di queste poche non sappiamo quante hanno dei figli e, quantunque qualcuna sia madre, escludiamo ne possa avere più di due (tentiamo di avere un po’ di ottimismo). Certamente se si tratta di donne in carriera, escludiamo che siano mamme che hanno potuto dedicarsi direttamente alla cura e all’educazione dei figli. Questo sta a significare una cosa sola:se in Italia vuoi fare carriera, non devi essere madre. Quindi, essere madre è assolutamente un limite a qualsiasi tipo di avanzamento professionale.

Alle madri è chiaramente impedito portare la propria visione della vita nei luoghi pubblici: di fatto la figura della madre è resa invisibile da mode (quella ecologista che vede l’avere figli come una violenza contro il pianeta, ad esempio), opinioni sbagliate (se hai più di due figli sei una povera idiota costretta al focolare, sei una che non conosce l’azione degli anticoncezionali, sei un’egoista) e proposte economiche imbarazzanti (i figli che dopo i 14 anni non valgono nulla, per il Ministero della Famiglia del paese).

L’amore infinito che tante madri stanno dimostrando occupandosi dei loro figli, non è mai stato preso in considerazione:nessun politico ha mai parlato dei bambini e degli adolescenti (fetta ampiamente dimenticata della popolazione) chiusi in appartamenti col solo dovere di seguire lezioni a distanza e con il solo sfogo di tecnologie che – lo sappiamo benissimo – sono pericolose e dannose; nessuno ha mai nominato le madri (e i padri) di bambini disabili – più o meno gravi – che si sono trovate a dover supplire al lavoro di terapisti che hanno interrotto bruscamente un impegno necessario: si afferma la verità quando si dice che le famiglie sono abbandonate, ma c’è una verità ancora più pesante e riguarda il fatto che i bambini disabili sono realmente persone dimenticate (nonostante il fatto che le loro mamme e i papà si stiano dando da fare, con grande gioia, per affiancarli nelle difficoltà e nelle loro vittorie); nessuno ha mai parlato di madri costrette al lavoro on-line che si sono trovate nei loro appartamenti con bambini piccoli e senza aiuti (nonni o tate); nessuno ha mai parlato di quelle madri che hanno dovuto partorire da sole senza mariti o compagni, per evitare contagi; nessuno ha mai parlato di quelle puerpere tenute lontane dai neonati,perché infette; nessuno ha mai parlato di quelle madri (e padri) che si sono trovate a organizzare i risparmi per la famiglia; nessuno ha mai parlato di quelle madri (e padri) che si sono dovute occupare della propria famiglia, ma anche di genitori anziani; nessuno ha mai parlato di quelle madri (e padri) che hanno perso genitori e parenti anziani e si sono trovate a dover spiegare ai figli che il nonno o la nonna non c’erano più; nessuno ha nominato le madri che hanno visto i conti “in rosso”, hanno visto i mariti in pena per la mancanza di lavoro; nessuno ha parlato delle madri straniere che hanno dovuto – con una fatica immane – seguire improvvisamente i figli nella didattica; nessuno ha mai nominato le madri sole che sanno già che la loro attività non riaprirà mai.

Di questi tempi abbiamo visto anche l’inasprimento della criminalizzazione dell’infanzia, sentimento radicato profondamente nella nostra cultura adultocentrica, dimostratasi apertamente con il divieto di acquistare prodotti di cartoleria, prima, e con il divieto di far fare ai bambini due passi magari solo nel giardino condominiale, poi (comprensione per i padroni di cani, invece).

La mancanza di attenzione verso l’infanzia è stata dimostrata dalla preoccupazione di realizzare campi scuola per insegnare ai bambini come comportarsi in modo consono al rientro scolastico, e tramite la
proposta di buoni baby-sitter come se non si sapesse che la maggior parte di queste lavorano in nero e spesso si tratta di madri a loro volta. Il divieto di abbracciare i nonni, “forza lavoro” fondamentale per tante famiglie, ha troncato definitivamente la speranza di tante mamme di poter tornare sui posti di lavoro lasciando i propri bambini con serenità. Le madri che si sono dovute inventare insegnanti per i figli, hanno visto sfumare anche la possibilità di veder organizzare qualche lezione all’aperto, anche solo per ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori (capaci di comportarsi in modo adeguato) o anche per chi sta preparando alla maturità: l’unico messaggio ufficiale ha riguardato il fatto che l’anno scolastico sarebbe stato salvo, vanificando gli sforzi educativi di un sacco di genitori che - con fatica e contrariamente a ogni messaggio ideologico portato avanti dal mainstream – stanno insegnando ai loro figli che ogni traguardo deve essere frutto d’impegno costante e progressivo. Se poi tocchiamo l’argomento “scuole paritarie”, ci si domanda che fine faranno gli studenti e i dipendenti di queste scuole (che a loro volte sono mamme e papà) e dove finirà il diritto all’istruzione e alla scelta scolastica, senza contare che le scuole statali non potranno inglobare
allievi e studenti delle paritarie anche solo per il fatto che nessuno conosce ancora come organizzare le scuole a settembre.

Parliamo di maternità ed economia: parlare di supporto economico alle madri, è pressoché impossibile, nel nostro Paese, perché è letto come “coercizione alla maternità”. Attualmente le donne vivono nel terrore di non saper come pagare il mutuo, di perdere il loro posto di lavoro, di non poter dar da mangiare ai figli: nel nostro Paese le donne madri non sono rappresentate, a livello pubblico, da nessuno. Nessuno che dica chiaramente che a tutte le donne (e alle famiglie) che vanno incontro a una gravidanza in questa fase delicata e/o che hanno già bambini piccoli, verranno destinati dei fondi o delle facilitazioni per evitare che – spaventate dalla rischiosa situazione economica che si sta vivendo – optino per abortire. I movimenti che muovono di più nelle istituzioni e le associazioni più ascoltate e che si autodefiniscono pro-donna, infatti, si limitano a pretendere che alle donne venga consentito abortire a domicilio (con tutto quello che comporta dal punto di vista della salute fisica e mentale): nessun politico donna ha sollevato un’obiezione a questa oltraggiosa proposta e ciò ha un solo significato chiaro, ovvero che la maternità non interessa, non è importante, non è un bene da tutelare, non è un valore da difendere. E se non lo è la maternità, come potrebbe esserlo l’infanzia?

Siamo un Paese che sta invecchiando e che non supporta i giovani a fare famiglia e a non temere le fatiche che l’avere dei figli comporta: non viene mostrato mai quanto le famiglie (anche e soprattutto quelle numerose) siano piene di gioia, di enorme sostegno reciproco, di forza spirituale e di acquisizione di competenze che nessuna scuola potrà mai insegnare. Non viene mai diffuso un messaggio a favore di quelle coppie giovani che, se pur in contrasto con una mentalità irresponsabilmente libertaria, desiderano metter al mondo bambini, formando una famiglia.

Noi donne madri dovremmo alzare la testa di fronte a questo: bisognerebbe che ci fossero madri che vengono interpellate dalla politica poiché nessuna donna può portare avanti delle istanze sull’infanzia,se non ha fatto esperienza di maternità. E non quella maternità che obbliga la mamma a lasciare al nido un neonato, ma quella maternità che vive col proprio bambino fino ai suoi due anni, che sa cosa significa la malattia, che sa cosa vuol dire mastite, che conosce cosa vuol dire non dormire. Bisognerebbe consentire alle donne di fare esperienza di maternità, assolutamente: è paradossale che si porti avanti un diritto che non esiste, ovvero quello d’interrompere la gravidanza, e non un diritto, che invece sussiste, di avere figli. È assurdo che si giochi con la vita delle donne per portare avanti un’ideologia che ha trasformato la maternità dall’essere un valore, all’essere un peso sociale. Si è sfruttata l’idea di emancipare le donne dalla maternità,gettando l’intera società nel baratro dell’inverno demografico.

In nome di tutte le madri che questa pandemia ha finalmente mostrato come essere fondamentali per il futuro della Nazione, in nome di tutte le madri senza le quali i bambini e i ragazzi – futuri adulti e
lavoratori – non sarebbero potuti sopravvivere mantenendosi in salute, in nome di tutte quelle madri mai ascoltate dalla politica e dalla cultura e in nome di tutte le madri che fino ad oggi sono risultate solo essere forza produttrice e consumatrice, noi chiediamo di essere ascoltate. Che la politica si desti e ci dia voce. Che la politica ci guardi e, tacendo una buona volta, impari.

In tutto ciò, l’unica indicazione chiara data dal Premier è che la ripresa delle cerimonie religiose implica delle “criticità insuperabili”. Insomma, fumare va bene dal primo giorno di lock down, lo sport pian piano lo facciamo ricominciare, della Serie A non si può non parlare (ciascuno ha tristemente i simboli che si è scelti): l’educazione e il culto sono l’ultimo dei problemi. Allora facciamo qualcosa: andando a far la spesa, dal tabaccaio, dal panettiere, passiamo davanti ad una chiesa, la più vicina, e lasciamo un segno: un lumino, un fiore, un disegno dei nostri bambini, qualsiasi cosa. Lasciamo un segno che dica “io voglio essere qui”. Perché sì, è proprio vero, il Buon Dio è ovunque e mi sente anche se prego dal bagno di casa mia. Ma “io voglio essere qui”, voglio entrare in casa Sua, voglio partecipare al Sacramento – che non è come guardarlo in tv – almeno per affidare i miei figli, le mie amiche, tutte le famiglie che conosco, tutte le «persone» di cui nel decreto non si parla.

Ringrazio tantissimo tutte le mamme che conosco e che mi insegnano quotidianamente. Nello specifico: Federica (psicologa e psicoterapeuta mamma di cinque figli); Cristina (dedita all’antropologia filosofica e madre di sette figli); Chiara (economista ed esperta di metodi naturali, madre di tre figli); Magdalena (sarta e donna delle pulizie, madre di due figli); Valentina (consulente familiare e madre di tre figli); Giorgia (docente e madre di tre figli); Serena (tata e mamma di due figli) e tante altre.

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28/04/2020
1408/2020
S.Massimiliano M. Kolbe

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