Chiesa

di don Giampaolo Centofanti

Commento vangelo domenica 19 luglio 2020, XVI Tempo Ordinario, anno A

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In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?. Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo!. E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla?. No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio». Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo». Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

La parabola della zizzania mostra che un mero “fare” il bene, come un’azienda, può orientare ad un discernimento che spacca tutto senza comprendere le situazioni. Raccogliendo le piantine di zizzania si rischia di sradicare anche il grano. Qui vi è un passaggio decisivo. Una persona può ritenere di risolvere i problemi da sola oppure può chiedere aiuto a Dio e a qualche uomo di Dio. Come? Per esempio la confessione può rivelarsi un luogo di grazia anche per il discernimento. È nella vita concreta che maturano le scelte profonde ed una lettura sempre più equilibrata di esse. Confessando invece solo le proprie intenzioni senza riferimenti alle reali contingenze si può rischiare di restare in comprensioni errate, per esempio moralistiche, della propria buona o meno volontà. Come può aiutare un confessore sereno, capace di ascoltare! Anche di stimolare con discrezione il dialogo. La vita può spesso cominciare a rinascere in una confessione. Qui i servi imparano proprio nel dialogo col padrone a non ragionare meccanicamente a tavolino ma a lasciare che sia lo scorrere dei giorni a far maturare le risposte adeguate. Talora attaccare il male con la forza può compromettere il suo manifestarsi più chiaramente da solo nel tempo. Magari dandogli invece il destro per lasciarsi passare da vittima. I ragionamenti, le soluzioni, a tavolino agitano perché la realtà è sempre più viva e complessa. Talora lasciare che le risposte maturino nel quotidiano significa dare occasione ad ogni cosa di chiarirsi, anche a sé stessa. Non solo la fede, la luce, dal cielo ma la stessa umanità orienta a abbandonarsi a Dio nel tempo aderendo meglio al contesto. E sperimentando più serenità. Fiducia dunque nello svilupparsi, nella preghiera, del seme della grazia, che è divina e umana in Gesù. La meditazione vissuta del vangelo orienta al discernere concreto di Cristo liberando dai razionalismi, dai tecnicismi, omologanti del pensiero unico dominante. È questo il lievito che può far fermentare adeguatamente tutta la pasta, l’esistenza, la stessa cultura, a tutto campo. Così Cristo parla in parabole anche per stimolare con discrezione, senza dire tutto subito, la ricerca, il dialogo tra Lui ed i discepoli. Il brano si conclude con una consolante certezza: nel Paradiso vi è totalmente luce. Il Purgatorio non indica che Dio una qualche sanzione dovrà pure comminarla a chi se la merita. Il Signore non punisce ma aiuterà con delicatezza chi dovesse averne bisogno ad aprire gradualmente il cuore lì dove sia in vario modo chiuso.

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18/07/2020
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