Società

di Rachele Sagramoso

Pennetta: «La scuola (come la conoscevamo noi) è in via di estinzione»

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Ci sono poche persone che vedrei bene in posti di prestigio come qualche Ministero. In particolare ci sono pochissimi esperti che a mio modesto avviso potrebbero ricoprire ruoli fondamentali come quelli all’Istruzione e alla Famiglia. In attesa di capire chi potrebbe, per me, occuparsi di una completa ristrutturazione di un Ministero della Famiglia (le cosiddette “pari opportunità” le lascio volentieri a fazioni politiche completamente contro la famiglia) e fosse degno di cotanto incarico, ho trovato il Ministro dell’Istruzione e ho messo le mani avanti chiedendogli un paio di cose. Ringrazio il Professor Pennetta che mi ha dedicato tempo e spazio (anche alla mia fervida immaginazione).

Parliamo di Covid19, così ci leviamo il pensiero: sicuramente è stato (ed è tutt’ora) simbolo di una fase culturale ed economico-politica interessante. Lei cos’ha imparato, da tutto quello che è successo da quando, a gennaio, abbiamo per la prima volta sentito parlare di Covid19?

Ho verificato quanto l’opinione pubblica sia orientabile dai media e quanto, al contrario di quanto si dice, il popolo sia complessivamente molto ligio alle regole quando queste vengono dettate con convinzione e senza incertezze.

È ovvio passare all’argomento successivo strettamente collegato alla questione precedente: se già la “buona scuola” era in declino prima che facessero la loro comparsa il Covid19 e il Ministro Azzolina (non che i precedenti siano stati qualitativamente migliori), in che stato versa l’istituzione scolastica attuale, soprattutto delle scuole superiori e delle università?

La scuola proveniva già da un trentennio di indebolimento continuo, dalla riforma Berlinguer in poi tutti i governi, a prescindere dal colore, hanno proseguito lungo un percorso di indebolimento che non ha mai cambiato direzione, questo è stato possibile perché si tratta di un’agenda eterodiretta, il Ministero e il Parlamento attuano direttive elaborate altrove.

I ministri che si sono succeduti negli ultimi decenni non hanno fatto altro che seguire le indicazioni di enti non eletti da nessun come la Trellle e la Round Table of Industrials che dai primi anni ’80 ha iniziato a dire che le politiche scolastiche andavano cambiate secondo i desiderata degli industriali.

Il Covid19 ha infine funzionato da catalizzatore e adesso si va verso il compimento di quel percorso, da una scuola orientata a formare la persona siamo passati ad una scuola orientata a fornire dipendenti mansueti e intellettualmente mediocri alla società di mercato.

A meno di improbabili discontinuità a breve la scuola, quella come la maggior parte di noi la intende, non esisterà più.

Da madre non posso che essere preoccupata non solo delle corpose e discutibili linee guida che, ogni settimana circa, vengono diffuse dal Ministero parimenti alle comunicazioni ufficiali della Signora Azzolina, ma anche dello stato in cui versa da decenni, oramai, la scuola italiana. Mi consenta, però, di fare una sorta di “colpo di stato” culturale e di titolarla Ministro della Pubblica Istruzione a partire da domani: quali prime decisioni prenderebbe per un iniziale riorganizzazione della scuola?

Ammesso che un Ministro abbia le leve necessarie per intervenire senza essere ostacolato dalle realtà di cui ho parlato prima e da tutti quei centri di condizionamento che vanno da ogni tipo di sindacato a funzionari ostili o non collaborativi, andrebbero disinnescati tutti quei procedimenti che hanno indebolito di fatto i ragazzi riducendo lo studio al limite della banalizzazione.

Per la scuola primaria si dovrà tornare a curare la manualità nella scrittura, l’esercizio della memoria avvalendosi poco o niente degli strumenti elettronici (come avviene significativamente nella Silicon Valley), sarà fondamentale lo studio approfondito dell’italiano, della storia, della geografia e della matematica con insegnamento tradizionale. Si dovranno eliminare le “tre c” (Conscenze, Comeptenze, Capacità) e puntare fortemente sulle conoscenze, il resto c’è sempre stato, anche quando non si nominava.

Per la scuola secondaria oltre alla continuazione delle linee guida introdotte alle elementari, si dovrebbe reintrodurre la possibilità di respingere gli studenti non idonei alla classe successiva senza l’intimidazione di possibili ricorsi al TAR, alla fine del triennio andrebbe posto un vero esame di terza media dall’esito non scontato.

Per la secondaria di secondo grado per cominciare si dovrebbe eliminare immediatamente l’alternanza scuola lavoro lasciandola solo negli istituti tecnici.

Ripristinare l’esame di maturità con la terza prova e la tesina scelta dal candidato, puntare su un più intenso studio di italiano, storia e filosofia per tutti gli indirizzi, le scienze dovrebbero essere insegnate come studio della storia della scienza. Anche qui sarebbe importante sottrarre le decisioni degli scrutini all’azione del TAR.

L’Università è un discorso a parte, direi comunque di togliere le lauree triennali e ripristinare i quattro anni per le facoltà che li avevano prima della riforma. Eliminerei anche molte cattedre ingiustificate.

Per quale motivo è palese il fatto che la scuola si sia prefissata chiaramente di abbassare moltissimo gli standard qualitativi degli allievi e degli studenti?

Lo spiega molto bene Alain Denneault nel suo libro “Mediocrazia”, un sistema di potere si regge molto meglio se i governati sono dei mediocri, quelli bravi hanno il difetto che ogni tanto si ribellano. La mediocrazia è un fenomeno mondiale e in realtà, al contrario di quello che una certa narrazione vuole far credere, il problema della scuola italiana è quello di essere rimasta finora troppo efficiente. La necessità di abbassare il livello culturale era stata descritta da Aldous Huxley ne “Il Mondo Nuovo” dove la società era divisa in caste e per mantenere la stabilità quelle inferiori dovevano avere minori capacità intellettive. Un motivo molto semplice dunque.

Cambiamo argomento, ma non troppo. Me lo spieghi, la prego, come se avessi due anni: il neoliberismo e la globalizzazione, cosa sono e perché stanno influenzando pesantemente la nostra vita?

Il neoliberismo (che poi è sempre il liberismo) è il principio per il quale la società, rinunciando ad avere un ideale, si deve autoregolare con un meccanismo darwiniano di competizione e selezione dove i più deboli vengono sostanzialmente lasciati a sé stessi.

Per fare questo tutto deve essere mercificato, in questa ottica non trova spazio l’etica, i concetti di bene e male semplicemente non si possono stabilire, da qui il relativismo.

La globalizzazione è l’imposizione forzata a tutto il mondo del neoliberismo che viene presentato come un fatto inevitabile, come fosse un fenomeno naturale.

Appare quindi evidente come tutto questo riguardi da vicino la nostra vita di ogni giorno, se anche volessimo disinteressarci del neoliberismo questo continuerebbe a interessarsi delle nostre vite.

Come influiscono questi due argomenti, nelle politiche degli Stati e, soprattutto, nella scuola?

Presentandosi come qualcosa di inevitabile come un principio di natura (There is no alternative, diceva Margareth Thatcher), le idee liberiste costituiscono un vincolo esterno per gli Stati che devono varare leggi che le assecondino, tagli alla sanità, alla scuola, alle pensioni e a tutti i servizi pubblici in genere.

Nella scuola, oltre ai tagli delle risorse in nome dell’austerità, si impone sempre più un’educazione funzionale ai principi del mercato dove i nostri figli sono una merce come un’altra, quanto volte abbiamo sentito dire che devono essere “appetibili” dal mercato.

Ogni etica reale scompare, si dissolve ogni identità, tutto quello che può essere una fonte di resistenza a politiche economiche e sociali anti umane deve essere rimosso.

Il suo libro “Inchiesta sul darwinismo” è estremamente interessante e, personalmente, mi ha aperto un mondo. Nei libri di scuola, da anni a questa parte, si legge sempre dell’evoluzione umana e delle leggi che Darwin produsse per spiegare la storia della società: per quale motivo affrontare la storia dell’uomo include sempre tali teorie, quando da anni ed anni si sa che non sono mai state provate?

La mancanza di prove dell’evoluzione con meccanismi darwiniani viene negata, si prendono casi di micrevoluzione e si propongono come prove della macroevoluzione, nel migliore dei casi si riceverà la risposta che non esiste una teoria alternativa e quindi si ritiene per buona quella darwiniana.

Siamo di fronte ad un paradigma fortissimo che ha la sua vera forza proprio nell’essere il fondamento della società liberista. Si comprende la debolezza di tale teoria solo studiandola bene, per questo paradossalmente chi, come il sottoscritto, vuole contrastarla deve chiedere che venga spiegata davvero bene nelle scuole. Invece sui manuali scolastici si impiegano numerose pagine che dovrebbero apparentemente per spiegarla bene ma di fatto scritte in modo tale da restare nel vago.

Il darwinismo è una narrazione di successo, la più affermata di quelle storie che Kipling chiamò “Just so stories”.

L’aggressione palese verso l’istituto della famiglia naturale è oramai chiara: non è un caso che se un genitore deve mandare un figlio in una scuola statale, si deve porre non solo il problema di cosa viene insegnato dal punto di vista delle discipline (per esempio Darwin, ma anche tutto il fermento ecologista firmato Greta fatto passare tramite lezioni di scienze), ma anche dal punto di vista morale (ricordo che uno degli enti per l’alternanza scuola lavoro, oltre che la catena di fast-food più famosa del mondo, è stata l’associazione italiana più imponente che lotta contro l’omofobia e la transfobia) e di quello etico (come non parlare degli esperti che, togliendo tempo alla didattica, portano avanti progetti ufficialmente contro bullismo e cyberbullismo, ma ufficiosamente a favore di molto altro?). Come può, il malcapitato genitore, combattere e affrontare tutto questo?

Stare dentro una scuola diventata sempre meno luogo di studio, fatica e crescita culturale e sempre più un collodiano Paese dei balocchi è difficile per chi ha una visione diversa. Oggi la la differenza la possono fare i singoli istituti e i singoli insegnanti di buona volontà ma con il moltiplicarsi di leggi, disposizioni ministeriali e indicazioni di ogni genere il contrasto a questa deriva sta diventando sempre più difficile.

Vedo soluzioni l’home schooling come una possibilità di emergenza e quindi non come una soluzione definitiva, l’aula con i compagni di classe, le sue dinamiche sociali e le sue didattiche sono un patrimonio da non perdere.

In mancanza di un improbabile cambiamento di direzione penso più ad una scuola parallela non paritaria, completamente sganciata dalle indicazioni ministeriali e basata su programmi e metodi di quella tradizionale che è stata così accuratamente demolita dagli anni ’90 in poi.

Al termine di ogni anno gli studenti farebbero poi un esame per equiparare il titolo di studio, un esame che dato il livello della scuola ministeriale sarebbe per loro molto facile da superare.

L’ostacolo per una soluzione di questo tipo è unicamente economico, risolto quello potremmo partire anche domani.

Che cos’è l’educazione civica e perché, ci dicono, è importante impartirla a scuola?

L’educazione civica dovrebbe essere quella che in realtà chiamiamo semplicemente etica e diritto, quei principi posti nella Costituzione della Repubblica italiana che poi, per dirla con Benedetto Croce, non possono non dirsi cristiani.

La nuova educazione civica è invece un cavallo di troia del politicamente corretto, dell’Agenda ONU 2030, un condensato di globalismo che abbiamo detto coincidere col liberismo globale, un programma fatto passare per sviluppo sostenibile.

Anche l’educazione alla “legalità” anziché alla giustizia, sotto le apparenze di qualcosa di buono è un modo per ottenere cittadini pronti ad obbedire a qualsiasi legge senza porsi domande sul fatto che sia giusta o no, sul bene e sul male.

Si sta realizzando il “Mondo Nuovo”: come poter iniziare a combatterlo o, per lo meno, affrontarlo?

Il Mondo Nuovo si realizza quando tutti lo accettano senza metterlo in discussione, infatti nel libro di Huxley chi inizia ad avere dei dubbi viene esiliato e in casi estremi messo in un enorme campo di concentramento detto “riserva”.

Esso è una narrazione che ha bisogno di essere accettata, un’illusionismo che, essendo contro natura, può mostrare le sue contraddizioni in ogni momento, ecco perché non tollera visioni libere e autonome.

Questo nostro dialogo ad esempio è già un modo per combatterlo, il moltiplicare voci e mezzi di informazione libera è il più immediato mezzo di contrasto del Mondo Nuovo e infatti la creazione di enti e iniziative contro le cosiddette “fake news” è il segno che il sistema mal sopporta le voci libere.

Il Mondo Nuovo si può poi affrontare costituendo micro comunità, la prima è la famiglia che per questo è fatta bersaglio di politiche avverse, dove valgono valori diversi e ci si sostiene nel realizzare un modo di vivere differente.

Ma il contrasto più efficace non può prescindere dall’avere rappresentanti delle proprie idee nel Parlamento, dal riappropriarsi della politica che è stata indebolita dalla colpevolizzazione dei sistemi democratici e dei loro rappresentanti a favore della tecnocrazia.

Ci racconta cos’è il “Quarto Dominio” e quale sia il posto dell’uomo, nella natura?

Come dicevo prima, la società liberista, basata su competizione e selezione, non essendo ispirata ad una ideologia dichiarata, ha bisogno di essere legittimata facendo riferimento ad una visione della natura che ha come presupposti la competizione e la seleziona ma che deve anche porre l’essere umano in tutto e per come un animale tra gli altri.

Ma questa è un’impostazione errata, c’è qualcosa che rende l’essere umano differente, qualcosa che era noto sin dall’antichità e che era evidente anche ai tempi di Darwin: la parola. Questa è una caratteristica unica dell’Uomo.

Recentemente questa unicità è stata confermata con studi ai massimi livelli, si tratta di una caratteristica che ci libera dal dover sottostare alle stesse dinamiche degli animali e tra queste il meccanismo di competizione e selezione, in poche parole non esiste una legge di natura per cui l’Uomo debba sottostare ai meccanismi darwiniani.

Questa ri-scoperta della parola, dello straordinario valore del logos, libera l’Uomo dai dogmi liberisti e gli restituisce la libertà di progettare una società diversa, il “There is no alternative” tatcheriano non vale più.

Questo posto dell’Uomo nella natura richiede una nuova classificazione, l’Uomo non è più al termine del ramo evolutivo dei primati ma il primo e unico componente di una nuova categoria al massimo livello della classificazione (i domini), il nuovo dominio dopo quello di Archea, Bacteria ed Eukarya, l’Uomo è l’unico componente del quarto dominio, quello del Logos.

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15/09/2020
3009/2020
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