Chiesa

di don Giampaolo Centofanti

Uscita di sicurezza

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Il razionalismo tende a ridurre l’uomo ad un computer. Non a caso stiamo entrando in competizione con la robotizzazione che sempre più toglie lavoro. Mentre in una società più sviluppata l’evolversi della tecnica potrebbe risultare fecondamente di aiuto alla piena espressione delle persone e della comunità.

Se dell’uomo si considera prevalentemente una in realtà inesistente ragione astratta restano variamente emarginati i suoi valori morali, la sua anima, allora tutt’al più considerata in modo disincarnato, in un ambito etereo e un resto emozionale-pratico del suo vivere quotidiano. La spiritualità, l’etica, diventano spiritualismo, moralismo; la vita quotidiana senza adeguati, meno astratti, riferimenti diventa pragmatismo.

Succede allora che poco importa se la scuola “privata” sia per esempio cattolica. Il razionalismo può ridurre questa identità ad una mera formalità. Si insegnano le stesse nozioni prive di ricerca vitale, anche in tali istituti i giovani si ritrovano svuotati di slanci profondi, di ricerca appassionata. Poi i giovani vengono criticati con lacrime di coccodrillo per la loro immaturità dal regime che li manipola. O esaltati quando giungono a manifestare in fondo contro sé stessi e a favore del sistema.

Filosofi come Martin Heidegger hanno da tempo avvertito che l’imperare del razionalismo finisce per sottomettere tutto alla tecnica in una organizzazione meccanicista che inserisce ogni persona in prefabbricati ruoli di un apparato che può venire telecomandato da pochi veri dominatori alfine essi stessi schiacciati da tale pseudoscienza. Ma spesso si è vista questa situazione come irredimibile al punto che il pensatore citato ha affermato che ormai solo un Dio ci può salvare.

Che Dio sia la fonte di ogni dono di Luce, anche in un ateo, è quello che, come cristiano, credo profondamente. Il punto comunque è che l’uomo non è riducibile ad un’astratta ragione. È necessario un salto di qualità epocale. Si matura crescendo alla luce dei valori in cui si crede e nella condivisione con gli altri. In tale personalissimo sviluppo si vede ogni cosa in modo nuovo. Non si tratta dunque di asfittici ragionamenti a tavolino ma di una ricerca, nei modi e nei tempi adeguati resa possibile fin dalla scuola, nella libera identità vissutamente ricercata e nello scambio con le altre.

Ecco allora che il giovane si apre alla speranza, al benessere di un autentico cammino di maturazione, agli stimoli del vissuto confronto con gli altri. Ad una autentica partecipazione anche civile. La via di uscita dalla fatalità della tecnica esiste: recuperare l’umano, restituire al popolo, al singolo cittadino, il potere di cui è l’unico legittimo detentore, quello di scegliere la propria formazione e di poter così partecipare all’informazione, alla cultura.

Le autentiche competenze si sviluppano in questa vissuta crescita comune mentre le pseudoelites a tavolino rivendicano drammaticamente e con arrogante impudenza capacità esclusive che lo sfacelo che stiamo sempre più sperimentando mette in immediata evidenza.

D’altro canto in tutti i campi la scienza è in crisi, sperimenta la necessità di uscire dalle astrazioni per entrare nel contatto vivo con la realtà. Ma l’intellettualismo la conduce allora dal razionalismo al pragmatismo, ossia ad un approccio meramente pratico con le situazioni reali. Mentre solo maturando l’uomo può penetrare nel mistero della vita.

Per esempio molte scuole psicologiche, dovendo risolvere i problemi concreti delle persone, prendono ad osservare che solo cercando il senso della vita, che solo scoprendo l’amore, l’uomo può trovare sé stesso. Altrimenti sarà sempre preda di sofferenze anche psicologiche di ogni tipo.

Però solo la ricerca vissuta, sopra accennata, orienta a scoprire valori non astratti ma umani. Gesù dice di alcuni dottori della legge che gravano gli altri di pesi che loro non vogliono portare nemmeno con un dito. Si osserva per esempio che per un cristiano bisognoso di aiuto a causa di certe difficoltà sarà meglio rivolgersi ad uno psicologo cristiano. Ma in una cultura delle astrazioni una tale figura rischia di finire per trasmettere schematismi spirituali quando tratta dei valori e tecnicismi quando fornisce consigli psicologici.

L’uomo che deve “fare”, che deve funzionare. Tecnica. L’uomo trova se stesso, mi pare, solo in un amore che comprende, ben al di là degli schemi, il suo personalissimo, libero, cammino. La libera formazione, lo scambio, la partecipazione, sono vie che, insieme, stimolano la vissuta ricerca di ciascuno, la rinascita dell’uomo e della società. Ma va sottolineato che prese ciascuna da sola tali piste diventano un falso bene che svuota. Di che incontro si tratterà se non si sviluppano le identità? Che maturazione identitaria si potrà dare se non si cresce anche insieme agli altri? E senza identità e scambio come si potrà davvero partecipare? Quando identità e scambio si contrastano paradossalmente si spalleggiano nello svuotare le persone.

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30/10/2020
2411/2020
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