Società

di Stefano Di Tomassi

Baby Gangs, don Giovanni Carpentieri: «Aprire subito degli “ospedali da campo” per i giovani»

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Gli ultimi eventi di cronaca ci parlano di una preoccupante escalation delle cosiddette baby gangs. La situazione di emergenza covid non ha certamente creato questo problema, lo sta di certo facendo crescere a livello esponenziale. La chiusura sociale “fisica”, sia delle strutture istituzionali scolastiche, di quelle municipali di rappresentanza (la consulta giovanile chiusa per mancanza di presenze, n.d.a.) dei centri ludico ricreativi, sportivi e culturali, la “clausura” degli assistenti sociali negli uffici ad organizzare la logistica progettuale, il trincerarsi di diverse parrocchie a modi “fortino” per proteggere le pecorelle da pettinare, un welfare affidato per lo più al nobile volontarismo, tutto questo non risolve i problemi, giunti come nodo al pettine ora nel momento pandemico e si interviene con una imbarazzante anacronistica repressione per mezzo di forze armate.

Se gli ultimi sono i nostri ragazzini i penultimi siamo noi famiglie a cui la società civile si rivolge con interventi in stile ottocentesco o inizi novecento.

I segnali dell’affondamento socio culturale sono i nostri ragazzi che si aggrediscono e aggrediscono nel quartiere ‘snob’ delle Terrazze, la Parioli della cittadina ostiense, con la forza pubblica che gli corre dietro. Ma il fallimento è anche il commerciante che punta il dito e accusa, non ricordandosi di essere padre e averne in qualche modo la responsabilità.

Siamo di fronte alla scena dell’ufficiale del Titanic che spara sulla folla che scalcia per salvarsi.

Davanti al collasso del nostro sistema pedagogico territoriale non può che illuminarsi di fronte ai nostri occhi l’immagine di un buon samaritano o la luce delle parole del vangelo nel segno potente del pastore che tiene un agnellino che smarrito sulle sue spalle che ci descrive l’orizzonte verso cui incamminarci con forza e fare nuove le cose in campo pedagogico sociale politico vincendo scenari di terrore e “terroristi”, perché il timore non sia tremore paralizzante, ma il trampolino del coraggio nell’azione e lo stupore della novità da condividere

Gesù vuole ricordarci il suo metodo educativo che è quello che Papa Francesco ha chiamato “Ospedale da Campo” e che del resto porta al collo sulla croce.

E’ una metodologia scientifica oltre che spirituale, può diventare professionale oltre che volontaristica e ha al centro l’Unità di Strada Educativa. E bisogna in qualche modo esserne formati per un vero e proprio, serio lavoro per i ragazzi e operare con sistema progettuale.

Inizia con il portare la pizza ai ragazzi del parchetto o della piazzetta. E poi va avanti, ma insieme.

Riportiamo qui sotto il video di DON GIOVANNI CARPENTIERI, EDUCATORE PROFESSIONALE E PRETE come a lui piace definirsi.

https://youtu.be/5O30OGkb4eY

Vi invitiamo inoltre a rispondere a GESU’ al Suo quesito che riportiamo qui sotto:

«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?”

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28/01/2021
0210/2022
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