Società

di Stefano Di Tomassi

Il Messaggero lascia Ostia: c’è chi è pronto a fare la sua parte tra la gente

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È stata una doccia gelata la notizia che il Messaggero abbia ripiegato dal fronte del litorale romano proprio dove si combatte la più aspra battaglia contro le mafie, dove è la linea della trincea dell’emarginazione, proprio a fianco di alcuni deliranti sogni di gloria di chi immagina una perla del Tirreno, fatta di location per fiction e di grandi investimenti e imprese, senza prima risolvere i problemi veri di chi abita questi territori nel quotidiano della realtà. Certo, ci consola che grandi professionisti del giornalismo, i veterani dai campi di battaglia della cronaca, in forza ancora al quotidiano centrale o passati alle altre importanti redazioni romane e nazionali, rimangano comunque legate a questa splendida cittadina ostiense che proietta Roma sul mare dell’universalità. Difficilmente deporranno le loro armi di fronte a tanta bellezza.

Tuttavia in tempi in cui si parla di centralità delle periferie fisiche ed esistenziali l’abbandono di un “quarto potere” così determinante per accendere un faro sul vissuto cittadino è veramente un colpo duro soprattutto se consideriamo che non è il primo baluardo che perdiamo: solo pochi anni fa perdemmo La Gazzetta del Litorale, più in là nel tempo a cadere fu lo storico quotidiano Il Giornale di Ostia e si schiantò appena al decollo il Decimo News. Queste sono solo alcune delle sconfitte sul campo di battaglia dell’informazione cittadina, perché la lista è più lunga.

A consolazione della gente c’è però la stampa del quotidiano e della prossimità che resiste. Certo, redazioni online per il momento o pochi documenti cartacei di chi ancora non molla, e l’informazione non abbandona completamente, Ed è bello che sia anzitutto la stampa “cristiana” a mantenere la posizione, a raccogliere la croce da terra e continuare la Via. La via della croce non è certo un cammino facile, lineare e continuativo, da tecnici diremmo oggi; si procede barcollando, cadendo, soffrendo, sanguinando, ma si va avanti per arrivare al vero traguardo. In fondo c’è la Luce.

E allora, se le tenebre aumentano perché una redazione così importante spegne i fari sulla realtà locale, vogliamo comunque vedere che c’è una Luce. E di fatto c’è veramente: abbiamo notato con piacere che il taglio dell’informazione si sta affinando verso una maggiore prossimità e quotidianità delle esigenze dei cittadini che qui vi abitano, che c’è uno sguardo più attento ai vissuti, agli emarginati. Forse qualcosa sta cambiando e se il vecchio cede ecco che le cose nuove si fanno.

C’è da sperare. In fondo, ci dichiara la Ciurma, la fu redazione “Diario di Bordo” che ora si è spostata in diverse alleanze con altre redazioni locali (MisericordiAMOstia, rubrica ‘Diario di Bordo, rubrica ‘Ut Unum Sint’, Ciurma Chronicles Report…) se i grandi fari dell’informazione si spengono, contro le tenebre avrà valore anche la luce di una piccola candela”.

E allora Diario di Bordo vi invita sempre a inviare le vostre notizie dal territorio alla sua email [email protected]

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11/02/2021
0510/2022
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