Società

di don Giampaolo Centofanti

Si fa presto a dire “sinodalità”, ma perché non la si fa?

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Di sinodalità si parla con maggiore insistenza da non molto tempo. È per certi aspetti naturale che non sia facile modificare abitudini secolari. Moltissime possono risultare le cause concomitanti di questi limiti.

Possiamo osservare che al suo nascere la Chiesa mostrava in mezzo a difficoltà e problemi una profonda apertura, attenzione, al vento dello Spirito. Il concilio di Gerusalemme è un esempio mirabile di ascolto reciproco nello Spirito, che ha condotto a trovare un passo adeguato di maturazione ecclesiale verso la verità tutta intera.

Se così è ci si può chiedere se successivamente, nel tempo, si sia potuta qua e là perdere questa vitalità, scivolando nel moralismo. Quando ciò avviene vi è il rischio si inneschino processi involutivi, minore apertura allo Spirito, minore apertura ad ascoltare gli altri. Poi l’epoca di Galileo ha orientato via via non pochi a lasciare ad un’anima disincarnata la vita spirituale e ad affidare ad un’astratta ragione ogni conoscenza terrena. Scissioni e paletti divisori, schemi riduzionistici, che possono aver contribuito profondamente a tanta sordità. L’uomo vivisezionato tende a discernimenti vivisezionati, in varia misura privi di vita.

Nella Chiesa con sfumature varie e per certi versi talora anche opposte tra loro si può non di rado essere addirittura pervicacemente assorbita tale struttura intellettualista. Lo schema, comunque si configuri, stimola il potere più che il servizio, gli apparati più che le persone e le comunità.

La scissione tra lo spirito e i resti pure tra loro frammentati della persona umana può nei secoli essere divenuta così forte da richiedere per estrema necessità lo sforzo di un certo ascolto, come per esempio avvenuto nel Vaticano II. Ma permanendo le impostazioni di fondo citate si può essere spesso trattato di meri accostamenti, pure in parte positivi, in parte migliorativi della situazione precedente ma anche con distorsioni notevoli. Giustapposizioni. L’uomo fatica a trovare la via semplice e profonda dell’autentico, sereno e vivo, sé stesso e tende in varia misura, in ogni campo, a funzionare, a far funzionare.

Una tale riduttiva conoscenza non stimola certo una sete di Luce a tutto campo, né dunque un ascolto dell’altro. Non si è abituati all’ascolto sereno, benefico, dell’umanità integrale, propria e altrui, si vuole “fare”. È impressionante vedere questo anche tra i pastori. Anche certi profeti, cui pure in qualcosa sono state aperte le orecchie in modo nuovo, non vanno di molto oltre la loro visione, non ardono davvero dal desiderio di abbeverarsi anche alla profezia altrui.

Quella di sinodalità è dunque una carenza strutturale. Si può finire per temerla come, di fatto, puro mezzo di controllo e di più incisiva manipolazione. Nell’epoca poi del dominio pressoché assoluto della finanza e delle big tech, dei potenti del virtuale, un falso, per nulla neutrale, scientismo, un omologante solidarismo della ragione astratta, stanno onnipervasivamente spegnendo ogni stimolo ad aprirsi all’oltre.

Si parla di sinodalità ma per molti aspetti si sta aprendo la via, paradossalmente, ad una totale chiusura, sordità. La strada verso il crollo sembra inclinarsi sempre più rapidamente. Ho altrove osservato che la frammentazione della persona in anima disincarnata, ragione astratta, resto emozionale-pragmatico, ha comportato, per esempio nella Chiesa, via via il prevalere nelle gerarchie dell’uno o dell’altro aspetto, stimolando la gente a prendere il buono di ciascuno di essi in un possibile traboccamento verso il superamento delle scissioni razionaliste e la scoperta dell’uomo semplice nella Luce serena, a misura.

Oggi si parla talora nelle gerarchie di sinodalità in maniera poco problematica circa per esempio le reali difficoltà che tale via può comportare. Già in ciò si potrebbe paventare uno scarso interesse reale. Ma si parla di sinodalità perché, come visto, ciò è proprio una conseguenza di una umanità più matura, serena e consapevole, capace di ascoltare, coinvolgere, che appena in vario modo germoglia.

Ma quando le suddette oscillazioni potevano aprire il campo a questo salto di qualità l’imperversare della dittatura del virtuale rischia di soffocare non poco il cammino anche nella Chiesa. Sembra di assistere ad una lotta furibonda tra il potere dell’ubris della ragione astratta e il germogliare della semplice apertura dei cuori alla luce. Si può temere, se non avviene per esempio una illuminazione, che il passaggio si verifichi solo dopo il disfacimento totale della società intellettualista, se qualcuno sopravviverà.

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17/02/2021
0103/2021
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