Società

di Stefano Di Tomassi

Quei bandi che penalizzano chi da decenni cura i territori

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In questa settimana dalle chiese cristiane viene forte il messaggio del Vangelo che ci indica il richiamo di Gesù fatto con decisione, impulsività, sdegno, di fronte a tutta la società dell’epoca che, come la nostra, aveva perso il controllo, la percezione del sé profondo e adorava i soldi tanto da arrivare con il “mercato” di fronte alla ‘Casa di Dio’. Gesù ha rovesciato tutto e ha minacciato. E di fronte allo stesso pericolo, lo Spirito ci soffia con forza, Ce ne scusino sinceramente gli amici politici e tecnici che verranno infastiditi, ma non possiamo tacere e dobbiamo mettere in guardia: attenzione perché se continuate su questa strada Dio vi rovescerà tutto. La logica del mercato non è quella di Dio. Per favore, ve lo supplichiamo, convertite la rotta.

Affinché non si pensi che quello che qui viene scritto sia soltanto un richiamo ‘celeste’ nello spirito (che comunque vale per tutti e in tutte le latitudini urbis et orbis) ma che invece ha legami concretissimi e specifici con ciò che accade in terra, in questi giorni, nella cronaca istituzionale romana, nella fattispecie del più grande quartiere d’Italia, Ostia e il suo Territorio, ve lo prova quanto segue:

In queste ore, mentre leggete, sta scadendo il bando per i 4 centri giovanili del X Municipio di Roma, il quartiere più grande d’Italia, il municipio che per grandezza e peso specifico sarebbe tra le più grandi città del Bel Paese: Ostia e il suo Territorio. Crediamo a buon senso che nel merito di questa storia si possa definire un metodo, anzi un NON metodo. Il bando è praticamente “sbarrato” alla stragrande maggioranza delle realtà locali storiche o di prossimità che operano nel settore minorile poiché è necessaria l’iscrizione al MERCATO elettronico della pubblica amministrazione (M.E.P.A.). Il bando si apre e si chiude in un arco di tempo che non consente neanche una corsa disperata alla registrazione. “Vox populi” si chiede: ma allora per chi sarà?

In questi mesi di crisi globale questo male si è riversato sui nostri giovani; ragazzini scorrazzano tra i quartieri e rivolgono la loro rabbia contro se stessi e contro i centri commerciali, gli adulti. Le forze di polizia gli corrono dietro. In alcune zone a poca distanza da qui ci scappa anche il morto. I giovani come ci appaiono non sono la continuità della nostra umanità ma ci si rovesciano contro per distruggersi e distruggere. E’ l’immagine di un auto distruzione della nostra società. I figli contro i padri.

Ricostruire la famiglia, riedificare la ‘Casa di Dio in Gesù’, una madre, un padre il loro figlio, la quotidianità e la prossimità. La bellezza di una naturalità, di una originalità che ci salva.

E lì dove questa naturalità viene attaccata da una incontrovertibile pandemia e crisi globale la soluzione è chiaramente fare quadrato su quanto di questa quotidianità e prossimità è emanazione: un Territorio che si vive accanto, che si conosce, che sa lavorare non solo con la fredda tecnica ma soprattutto con il calore delle relazioni, competenti.

I giovani abbracciati da una rete di associazioni che ricostruiscano il tessuto connettivo metropolitano, una rete di relazioni, questo sembrava essere un miraggio che all’orizzonte si prospettava (e finalmente!) dalle nostre istituzioni che “si sono mosse perché si sono accorte”, si pensava.

E invece arriva il bando che esclude. Può esserci inclusione della società da un bando che ha come primo passo istituzionale l’esclusione?

Tra le varie realtà cittadine che abbiamo ascoltato c’è delusione. Una di queste associazioni ci dice: “da 25 anni lavoravamo a fianco dei ragazzi, abbiamo conosciuto generazioni. Da oggi siamo fuori anche noi.” Un’altra (riferendosi ad un’altra attività di servizi, non questa specifica giovanile di cui l’articolo, n.d.r.): “avevamo una rete con altre associazioni e cittadini della zona. Evidentemente si preferisce il tecnicismo rispetto a questo.”

Chi scrive ha prove evidenti che costruire belle strutture senza coinvolgere la gente le porta all’incuria e alla rovina. Le cattedrali nel deserto non hanno buona fine. Sul territorio ostiense siamo ormai esperti di questi fallimenti, perché un ‘porto’ non partecipato non decolla, un giardinetto e un parco che non è percepito dei cittadini va in malora. Insomma: l’Italia, Ostia sembrano ancora dipendere da quella logica ‘piemontese’, quella dinamica tra reali e briganti che non porta da nessuna parte. Neanche dare la percezione al resto d’Italia che a Ostia siamo quasi tutti ‘mafiosi camorristi etc.’ credo regga per molto.

Tornando al merito della questione giovanile lidense c’è delusione anche per quelle realtà di educatori che avrebbero fatto Unità di Strada Educativa (e che comunque la faranno gratuitamente, ndr).

E invece, il Mercato davanti a una società che voleva tessere una rete di prossimità e quotidianità, di familiarità. Il mercato ‘elettronico’ davanti ai nostri giovani, al nostro futuro, alla speranza, alla ‘Casa di Dio’.

Quello che accade nel sociale, ci accorgiamo, sta accadendo anche in altri settori perché sembra si stia privilegiando la mera tecnica al concetto di partecipazione cittadina che era stata promossa con forza.

Crediamo si debba cambiare in maniera approfondita questo sistema. Crediamo che occorra usare la ‘forza di un mazzo di cordicelle’ come fede Gesù per mettere la “Casa di Dio di fronte al Mercato”. Nuove professionalità dovranno entrare, nuove politiche dovranno emergere, nuove cose dovranno essere fatte.

E allora, in questi giorni nei quali nelle chiese risuonano le parole del Vangelo, non possiamo, da cristiani e da cittadini, non ricordare che “la logica del Mercato non è la logica di Dio” e che così non si può andare che a sbattere se non convertiamo la rotta.

Convertiamoci e crediamo al ‘Vangelo’.

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20/03/2021
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