Società

di Stefano Di Tomassi

Se a Ostia anche Agostino diventa un senza-tetto

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IL FATTO

Se anche a Ostia, unico municipio italiano ad avere un Santo Patrono (praticamente una città di fatto), anche Agostino, ragazzo lavoratore mussulmano convertito al cristianesimo (grazie all’abbraccio materno, caloroso e accogliente di una parrocchia intera che, guarda il caso, si chiama Santa Monica) finisce per strada, allora il calice amaro trabocca.

E’ questa la storia triste di un Territorio abusato da un lato dalla criminalità di periferia, ma dall’altro – ipse facto - decapitato della sua classe dirigente, che non può decidere e amministrarsi come e quanto dovrebbe, perché (su, gettate la maschera…) serve a far cassa a Roma Capitale e contenitore di voti clientelari per certi politici e i loro lecca piedi da piazzare. A incorniciare questo ‘truman show’ media e armi di distrazioni di massa da un lato, lo spauracchio della Mafia dall’altro. In diversi casi i due fenomeni si presentano a braccetto.

Ora, nessuno può negare che vi sia criminalità e che a Ostia manchi ancora un’autoctona classe dirigente con la ‘schiena dritta’, che parte da una consapevolezza territoriale storica, culturale e sociale (piuttosto che faccendieri…), ma bisogna soffiare sulla fiamma del coraggio e dell’orgoglio di quei politici, di quei giornalisti, di quei cittadini in cui ancora brucia nel petto un cuore sano e invitarli a salire sui tetti e gridare la verità perché essa – vedi Agostino – ormai tra un po’ griderà drammaticamente da sola e anche le pietre inizieranno ad urlare.

Agostino – al secolo Abdel B. – era arrivato dall’Algeria e, senza famiglia, è stato ‘adottato’ dall’allora parroco prefetto mons. Giovanni Falbo e da tutta la sua comunità parrocchiale. Nel calore di questa nuova grande famiglia ha conosciuto la storia di Gesù, il Vangelo, un Dio/Papà e ha voluto ricevere il battesimo cristiano. Ha trovato un lavoro, una stanza in cui abitare. Ha sottoscritto negli anni un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Agostino è stato l’esempio di un uomo divenuto cittadino di Ostia a indicare con l’esempio che l’integrazione è possibile, che le ferite vive di un emarginato si sono potute toccare e “quindi” guarire. Ma Agostino, aldilà dalle attenzioni ‘private’ di una parrocchia e del buon cuore di un datore di lavoro, ha poi dovuto scontrarsi con la realtà ‘pubblica’ che è un’altra.

LA REALTA’

E la realtà qual è? La realtà è che i Servizi Sociali di Ostia (X Municipio) – purtroppo! - non sono adeguati alle esigenze di questa - di fatto - città, che la ‘catena di comando’ non è adeguata a causa delle continue interferenze e dipendenze romane. Che c’è troppo personale in ufficio, nei setting e quasi nessuna competenza sulle strade (gli educatori sociali municipali?). Che le diverse istituzioni non hanno ‘figure di rete e di sistema’. Che il privato sociale è sempre lo stesso. Che il volontarismo non può risolvere. Che servono strutture, soluzioni.

Intanto sono in aumento le intrusioni e i furti di chi è per strada; stamane addirittura in un asilo e in una ludoteca. E’ probabilmente quella gente disperata non sa dove andare. Dopo la chiusura dell’Emergenza Abitativa ospitata nel centro anziani di Lungomare Toscanelli i volontari del Filo di Dina e di Demos si erano spostati, con diversi ospiti con cui avevano familiarizzato, presso il camping di Castel Fusano. Dovendo sostenere loro stessi le spese si è dovuto chiudere anche questa struttura di emergenza nell’emergenza.

La chiesa dal canto suo, presenza capillare sul territorio e - salvo i ‘pettinatori di pecorelle e caprette’ – è ormai più sensibilizzata (è venuto anche il Papa a gridarcelo nel 2018) a uscire e recuperare ‘i naufraghi della società civile’, ma non ha ancora l’autorità necessaria o la forza politica per agire con forza a su/opportare uno Stato di cose ingarbugliate tra di loro.

Questa situazione ci fa sprofondare nelle paludi dell’accidia e ci sta ammazzando più che la malaria di un tempo. Allora ci vuole un’altra bonifica, non materiale ma culturale, sociale e ancor più spirituale.

E Agostino è venuto a ricordarcelo, ma anziché innalzarsi sul piedistallo scultoreo con i suoi scritti in mano, lo fa passando e notti girando sull’autobus notturno per dormire un po’.

Cosa serve ad Agostino? A chi cantò il suo Amore più alto, oltre che a Dio? Agostino vuole la Mamma. Santa Monica, così poeticamente sublimata nell’abbraccio, affetto, calore di una comunità, di una casa.

SOLUZIONI

E’ urgente trovare strutture di Emergenza Abitativa in Ostia Lido o nel suo Territorio (X Municipio). Ciò che sta diventando anche un problema di Sicurezza, non può essere tamponato con le forze armate, ma deve essere affrontato e risolto al più presto. L’idea di Ostia Waterfront e città del divertimento o Ostia e X Municipio del recupero stradale e ambientale non può precedere i diritti fondamentali dell’essere umano.

Le strutture, gli edifici siano subito censiti e valutati in ordine delle reali, vere priorità. Se la politica non riesce a risolvere le questioni, lasci che la chiesa aiuti la società civile portando a compimento le proposte che quotidianamente attiva. Già da mesi e mesi don Ben (oggi Vescovo) avrebbe individuato edifici e strutture adatte alla soluzione di far alloggiare chi è più sfortunato. La Caritas da tempo ha potenziato i Centri di Ascolto in modo che chi veramente ha bisogno sia censito e aiutato eludendo chi invece non ne avrebbe diritto: questo a prescindere dalla provenienza e dalla nazionalità.

Per quanto riguarda Agostino ci appelliamo alla buona volontà del suo ex datore di lavoro di considerare le sue scelte, mentre cercheremo di monitore la situazione dal punto di vista sindacale. Ci appelliamo inoltre a tutti coloro che vogliano offrire magari un letto a chi ha creduto tanto in noi da cambiare il suo Nome prendendo su di sé il simbolo del nostro Territorio e attendendo quindi qualcuno ‘di famiglia’ che lo possa aiutare.

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10/06/2021
2209/2021
Ss. Maurizio e compagni

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