Politica

di Jeannenot Marie- Christine

I talebani al potere: il racconto della drammatica situazione dell’Afghanistan

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Il 15 agosto scorso i talebani hanno preso il controllo di Kabul portando il paese ad una crisi economica e umanitaria senza precedenti sotto gli occhi del mondo intero.

Ricordiamo tutti le immagini tragiche di molti afgani che provavano disperatamente a fuggire dal paese: l’aeroporto di Kabul preso d’assalto, i rimpatri e le evacuazioni di massa prima della “deadline del 31 agosto”, i centinaia di morti e feriti negli attentati di Kabul del 26 agosto scorso, l’esodo a piedi di migliaia di persone dopo il completo ritiro delle truppe americane e straniere.

Purtroppo questo scenario era scritto da tempo. Il ritiro delle truppe americane era già previsto in seguito all’accordo di Doha (il 29 febbraio 2020) tra l’allora presidente Trump e i Talebani per la fine del conflitto armato in Afghanistan. Joe Biden ha finito di attuare questo negoziato (seguito dagli altri paesi occidentali) ad inizio agosto 2021 facendo così spazio ai talebani nella loro ascesa al potere. Certamente non tutta la verità è stata detta se pensiamo anche all’arsenale americano lasciato (o per così dire “regalato”) sul posto e finito nelle mani dei talebani.

Si parla di circa quaranta velivoli militari (elicotteri, droni, aerei…) ma anche armi varie, migliaia di carri armati e così via.

È molto preoccupante il possesso da parte dei talebani di dispositivi biometrici come rivela Welton Chang della Ong “Human Rights First”. Questi dispositivi permettono di sapere con un riconoscimento facciale l’identità delle persone (non si sa ancora se hanno anche l’accesso al database). Questo significherebbe trovare con grande facilità tutte le persone ricercate (e principalmente i collaboratori occidentali abbandonati e nascosti nel paese).

I talebani continuano la ricerca dei collaboratori casa per casa, si parla anche di violenze ed “esecuzioni sommarie di civili e soldati afghani”.

Intanto, a Kabul, è stato riaperto l’aeroporto, le donne sono per la maggior parte rinchiuse a casa anche se certe scuole sono state riaperte.

La protesta di alcune decine di donne per il rispetto dei loro diritti è stata sciolta con lanci di gas lacrimogeni e violenze da parte dei talebani.

Hanno anche rinviato a questa settimana la formazione del loro nuovo “ governo” a Kabul; si pensa che una delle ragioni potrebbero essere gli attuali scontri nel Panjshir. I talebani hanno offerto al Fronte Nazionale della Resistenza due seggi nel nuovo esecutivo, offerta che è ovviamente stata respinta da Massoud: “ciò che chiedevamo era un futuro migliore per l’Afghanistan. Non abbiamo nemmeno preso in considerazione l’offerta”.

Continuano gli attacchi contro la resistenza nel Panjshir, non ancora finito nelle mani dei “studenti coranici” .

Essi avevano diffuso la falsa notizia della capitolazione del Panshir in una strategia propagandistica fingendo pure festeggiamenti di vittoria in tutto il paese. Questa notizia è stata poi subito smentita con un messaggio Facebook dal leader della resistenza afghana, Ahmad Massoud:”Non rinunceremo mai a lottare per Dio, libertà e giustizia”

Massoud è il figlio del comandante afghano Ahmad Shah Massoud (noto come il Leone del Panjshir). Suo padre, ucciso nel 2001 da Al- Qaeda pochi giorni prima dell’attentato dell’11 settembre, lottò contro l’occupazione sovietica dell’Afghanistan, poi contro i talebani negli anni 90.

Il 17 agosto scorso aveva lanciato, attraverso la stampa, un appello alla resistenza. Si trova adesso nella valle del Panjshir (a Nord di Kabul) insieme all’ex vicepresidente Amrullah Saleh.

La valle è adesso assediata dai talebani che non permettono il passaggio di viveri e carburanti.

Sono anche stati interrotti i mezzi di comunicazione (linee telefoniche, internet…).

I talebani hanno raggiunto il villaggio di Anabah, dove si trova il centro di Emergency.

In un comunicato l’organizzazione dichiara che“ al momento, l’attività dell’ospedale non ha subito interferenze e continua normalmente. Finora abbiamo ricevuto un numero esiguo di feriti, ma non comunichiamo i dati esatti né la provenienza dei pazienti per evitare possibili rischi di strumentalizzazione”.

Intanto, i leader stranieri rimangono sordi (almeno ufficialmente) all’appello di Massoud che spera sempre nel loro sostegno anche se amareggiato dal rifiuto delle armi poco prima della caduta di Kabul:

“I Talebani sono pericolosi. Hanno fatto man bassa nei depositi d’armi degli americani. E non posso certo dimenticare l’errore clamoroso, che rimarrà nella storia, di coloro a cui, fino a otto giorni fa, a Kabul, ho chiesto armi e me le hanno negate. E quelle armi, quell’artiglieria, gli elicotteri, i carri armati di fabbricazione americana, oggi sono finiti proprio nelle mani dei talebani!”.

I “potenti della terra” preferiscono parlare di G 20 straordinario allargato alla Russia, Cina, India, Arabia Saudita, Turchia con la possibilità dell’incontro a settembre.

Si parla anche di una riunione ministeriale a Ginevra convocata dalla Nato il 13 settembre riguardo a finanziamenti per la crisi umanitaria in Afghanistan.

Malgrado l’indifferenza internazionale nel sostenere la resistenza, Massoud non intende arrendersi, in passato ricordava:

“ I resistenti del Panjshir sono uno scudo contro la barbarie. E non soltanto per il popolo afghano, ma per i liberi cittadini del mondo intero”...i combattenti sono al momento migliaia tra cui anche ragazzini armati, pronti a difendersi.

Certamente l’interesse dei paesi internazionali in fine dei conti riguardano più che altro gli aspetti geopolitici e le ricchezze dell’Afghanistan.

Alcuni studi valutano il sottosuolo afghano tra i 1000 e 3000 miliardi di dollari.

L’Afghanistan è particolarmente ricco in litio (che non è ancora mai stato sfruttato), metallo indispensabile per la transizione ecologica. È molto prezioso per la costruzione di macchine elettriche, di batterie per i nostri computer, smartphone, tablet…

Ma il litio non è l’unico elemento prezioso se contiamo anche la presenza di cobalto, uranio, rame, oro, pietre preziose e così via; circa l’80% dell’oppio si coltiva nel paese.

La Cina per esempio è anche uno dei paesi sostenitori di alcune fazioni talebane per facilitare il suo accesso a giacimenti di litio e rame.

La terra afghana è molto bramata dai poteri interni e da governi internazionali purtroppo a scapito della popolazione condannata all’esodo…intanto gli occhi del mondo (e soprattutto dei civili afghani) guardano verso il Panjshir, questa valle che ancora si batte per la libertà in questa “guerra tra giganti”.

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06/09/2021
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