Chiesa

di Tommaso Ciccotti

Papa Francesco e l’importanza del Vangelo per non far invecchiare l’anima

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

“La vostra missione non può essere ‘a distanza’, ma di vicinanza, di prossimità”. È la raccomandazione del Papa ai padri clarettiani, ricevuti oggi in udienza in occasione del loro Capitolo generale. Con queste parole Papa Francesco ha ricevuto in Vaticano i partecipanti al capitolo generale dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, comunemente detti Clarettiani, un gruppo di un centinaio di persone da tutto il mondo, in rappresentanza dei quasi tremila appartenenti all’Istituto.

Riprendendo il tema del capitolo “Radicato e audace”, il Papa ha chiarito il presupposto fondamentale per aderire a questo stile: una vita di preghiera e di contemplazione. E’ questo connubio che “permette di contemplare lo Specchio, che è Cristo, per diventare voi stessi uno specchio per gli altri”, dice il Pontefice. “Se volete che la vostra missione sia veramente feconda, non potete separare la missione dalla contemplazione e da una vita di intimità con il Signore. Se volete essere testimoni, non potete smettere di essere adoratori. Testimoni e adoratori sono due parole che si incontrano nel cuore del Vangelo: “Li chiamò per essere con lui e per mandarli a predicare” (Mc 3,14). Due dimensioni che si alimentano reciprocamente, che non possono esistere l’una senza l’altra.

A braccio Papa Francesco ha aggiunto quanto sia triste quando incontriamo uomini e donne consacrati che sanno solo per sentito dire. Racconta della necessità di lasciarsi cercare nella preghiera, “nel perdere tempo davanti al Signore”. La noia o il troppo lavoro - sottolinea ancora il Papa - non possono essere un ostacolo all’incontro con lo sguardo di Dio. Il Papa si lascia andare a una similitudine eloquente: se non siamo mai coscienti della nostra fragilità e ci mostriamo come i “Tarzan” dell’apostolato, invincibili, non sarà mai possibile che Dio manifesti la sua potenza.
Papa Francesco cita le Costituzioni generali della Congregazione, laddove si descrive il tratto saliente del clarettiano che “arde di carità e ovunque passa brucia” e invita a rinnovare questo slancio, questa solerzia a lasciarsi bruciare dall’amore del Signore lasciando che sia Lui l’unica sicurezza. “Questo vi permetterà di essere uomini di speranza”, dice il Papa, della speranza che non delude e non conosce paura. Ciò di cui aver paura - precisa - è di cadere in quella che definisce “schizofrenia” spirituale, nella mondanità spirituale che porterebbe a contare solo sui propri “carri” e “cavalli”, sulle proprie forze, credendosi i migliori, a cercare ossessivamente il benessere, il potere (cfr. Evangelii Gaudium, 93). Gesù deve restare il criterio guida della vita e delle scelte missionarie, scandisce Francesco, ricordando che non si può convivere con lo spirito del mondo e pretendere di servire il Signore. E poi ancora riporta ad orientare l’esistenza sulla base dei valori del Vangelo:

Non utilizzate mai il Vangelo in modo strumentale, come ideologia, ma piuttosto come un vademecum, lasciandovi orientare in ogni momento dalle opzioni del Vangelo e dall’ardente desiderio di “seguire Gesù e imitarlo nella preghiera, nella fatica,... e nel cercare sempre e solo la gloria di Dio e la salvezza delle anime” (P. Claret).

Il Papa inoltre ha sottolineato che “la mondanità spirituale è tremenda, perché ti trasforma dall’interno”. E racconta di quanto sia rimasto colpito leggendo le “Meditazioni sulla Chiesa” di Padre Lubac, laddove dice che è il peggiore male che possa capitare alla Chiesa.
E’ dunque dal radicamento nel Vangelo che nasce l’audacia missionaria, necessaria alla vita consacrata. Questa, osserva il Papa, “ha bisogno di anziani che resistano all’invecchiamento della vita e di giovani che resistano all’invecchiamento dell’anima”. Da qui l’invito ulteriore di Francesco a uscire, andando dove nessuno vuole andare, dove c’è bisogno della luce del Vangelo, lavorando fianco a fianco con la gente:

La vostra missione non può essere “a distanza”, ma di vicinanza, di prossimità. Nella missione non potete accontentarvi di stare a guardare dalla finestra, di osservare con curiosità da lontano. Possiamo guardare dalla finestra la realtà o impegnarci per cambiarla. Sull’esempio di Padre Claret, non potete essere semplici spettatori della realtà. Partecipate ad essa, per trasformare le realtà del peccato che incontrate lungo il cammino. Non siate passivi dinanzi ai drammi che vivono molti dei nostri contemporanei, piuttosto impegnatevi fino in fondo nella lotta per la dignità umana e il rispetto dei diritti fondamentali della persona.

Il Papa ha invitato inoltre a rileggere la storia del carisma clarettiano, a riempirsi della sua linfa alla luce della Parola e dei segni dei tempi, e usa una metafora: “La vita consacrata è come l’acqua, se non scorre imputridisce”. Ne nascerà allora “una vita profetica che renderà anche possibile risvegliare e illuminare il mondo”.
La speranza che Papa Francesco esprime ai Clarettiani è una vita svuotata da tanto torpore e da tante paure “che, se non siamo attenti, ci impediscono di essere all’altezza dei tempi e delle circostanze che richiedono una vita consacrata audace e coraggiosa, una vita religiosa libera, liberata e liberatrice a partire dalla nostra precarietà”. Il Pontefice ripete ancora che è Gesù la vera sicurezza:

Credo che questo potrebbe essere uno dei migliori frutti di questa pandemia che ha messo in discussione tante nostre false sicurezze. Spero anche che il Capitolo vi abbia portato a concentrarvi sugli elementi essenziali che definiscono la vita consacrata oggi: la consacrazione, che valorizzi la relazione con Dio; la vita fraterna in comunità, che dia priorità alla relazione autentica con i fratelli; e la missione, che vi porta ad uscire, a deconcentrarvi per andare incontro agli altri, soprattutto ai poveri, per condurli a Gesù.

Papa Francesco ha concluso ribadendo anche in questa circostanza un aspetto che gli sta particolarmente a cuore: non trascurare il senso dell’umorismo. “E’ una grazia della gioia - dice - e la gioia è una dimensione della santità”.

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

09/09/2021
2711/2022
San Virgilio

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Chiesa

Sacerdoti oggi

Vi sembrerà impossibile, lo so. Anche a me oggi, a 45 anni, fa ancora lo stesso effetto. A volte mi sveglio di notte da incubi spaventosi e mi domando: ma è stato tutto vero o me lo sono inventato io? Durante l’esperienza del liceo e poi dell’università ci ho provato a staccarmi. Per fortuna allora non esistevano i cellulari. Ma vi posso assicurare che la sua presenza era totalizzante anche a distanza. Non esagero se vi dico che ci sono state settimane e mesi nelle quali mi arrivano non meno di trenta telefonate al giorno tutte sue. Ero suo e non era immaginabile che io prendessi il volo per sempre. Mi controllava. Durante la fase della tesi di laurea ho iniziato a soffrire di attacchi di panico. Quest’anno festeggio i 22 anni di convivenza con questa brutta bestia che ti schianta il cuore e il fisico. La vita è sempre stata una vista passata a scappare. A fare non-scelte. Compresa quella di entrare in seminario dopo la laurea in filosofia. E ne ero convinto in un certo senso, ero convinto di avere la vocazione. In realtà non era così: scappavo ancora una volta dal mostro. A venticinque anni che cosa potevo fare nella vita? Non ero capace di fare niente. E allora perché non entrare in seminario? Il prete sapevo farlo, figuriamoci, con tutta l’esperienza di anni e anni passata a fare ogni cosa in parrocchia ed in oratorio! E poi, forse, se fossi diventato prete avrei finalmente avuto la scusa giusta per allontanarmi dal mostro. Il Vescovo mi avrebbe spedito a chilometri di distanza dal prete-mostro e allora la mia prigione sarebbe finita. In seminario ci sono restato 9 mesi. Il periodo più importante e decisivo per la mia vita. Decisivo per affrontare di petto per la prima volta chi ero davvero e che cosa volevo davvero diventare.

Leggi tutto

Chiesa

L’altra faccia del convegno vaticano sull’eutanasia

E’ balzata alla ribalta dell’attenzione nazionale la notizia del WMA European Region Meeting on End-of-Life Questions che coinvolgerà una trentina di specialisti della materia in una due-giorni ospitata in Vaticano. L’evento non sembra studiato per far discutere, ma semmai per pura accademia

Leggi tutto

Chiesa

Messori ci richiama al cristianesimo primario

Se ne sente davvero il bisogno in un tempo in cui, per usare la formula più che trentennale del filosofo svizzero Romano Amerio, dilaga il «cristianesimo secondario». Con questa espressione Amerio voleva indicare quel cristianesimo preoccupato più che altro di produrre opere terrene, tutto assorbito dall’impegno sociale e dall’edificazione della città dell’uomo. In buona sostanza, Amerio se la prendeva con quel cristianesimo “engagé” che sembra prefiggersi, come prima e unica preoccupazione, quella di perfezionare la natura umana lasciando da parte la trascurabile questione della salvezza eterna.

Leggi tutto

Storie

A tu per tu con Rosaria Radaelli

L’ostetrica Rosaria Radaelli ci parla della sua professione.

Leggi tutto

Storie

Carissima Greta

Spero, Greta, che tu possa liberarti delle sciocchezze che ti fanno dire. Cara Greta, spero che un giorno tu possa aprire un libro che si chiama Bibbia e leggere le prime parole che si trovano nel primo capitolo, che si chiama “Genesi”. Qui troverai ciò che basta, all’Uomo, per capire quanto il pianeta sia importante in tutta la bella espressività del Creato, compresi – ovviamente – i “cuccioli” d’Uomo.
Una mamma.

Leggi tutto

Società

PAKISTAN - Il governo riconosce i servizi delle scuole cattoliche

Rafiah Mallah, vicedirettore del ministero per l’ufficio che sovrintende delle scuole private nel Sindh, ha dichiarato: “Rendiamo omaggio alle scuole missionarie per aver impartito un’istruzione di eccellenza, contribuendo al futuro della nostra nazione con la massima sincerità e dedizione e per aver fornito pari opportunità opportunità di apprendimento per bambini di diversa estrazione etnica e religiosa con grande amore e cura”.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2022 La Croce Quotidiano