Chiesa

di Raffaele Dicembrino

Papa Francesco pellegrino in Ungheria e Slovacchia

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Si avvicina a grandi falcate la partenza di Papa Francesco per Ungheria e Slovacchia. Il 34esimo viaggio internazionale di Papa Francesco, che segna la tappa di 54 Paesi visitati in tutto il mondo, vuole essere “un pellegrinaggio nel cuore dell’Europa, durante il quale il Papa affronterà temi che interessano l’intero Continente”. Ma soprattutto vuole essere “un viaggio spirituale”, che inizia con l’adorazione dell’Eucarestia e si conclude con l’invocazione orante alla Madonna dei Dolori che, in questo secolo, non ha mai smesso di vegliare sulle terre slave ferite dai totalitarismi. In queste brevi frasi del portavoce vaticano, Matteo Bruni, si condensano i quattro giorni che Francesco vivrà dal 12 al 15 settembre prossimi prima a Budapest, per celebrare la chiusura del Congresso Eucaristico internazionale, poi in Slovacchia con tappa nella capitale Bratislava e in altre tre città: Prešov, Košice e Šaštin.

Un viaggio dalla forte connotazione spirituale. Per cui è bene “evitare di mischiare letture di altro genere a quella più spirituale”, ha detto Bruni, in risposta ad alcune domande dei giornalisti riuniti in Sala Stampa vaticana per la conferenza di presentazione del viaggio. Domande concentrate in particolare sull’incontro del Papa con il primo ministro Viktor Orbán, domenica mattina, prima della Messa nella Piazza degli Eroi. “È un incontro con le autorità più alte del Paese, ed evidentemente tra queste c’è anche Orban”, ha detto Bruni, spiegando che la presenza del premier con la famiglia alla Messa papale “la confermeranno gli ungheresi”.

“È un pellegrinaggio in onore del Santissimo Sacramento”, ha rimarcato il portavoce vaticano, ricordando che la genesi di questo viaggio va ricondotta proprio al desiderio del Papa di essere vicino alle centinaia di uomini e donne che, da domenica scorsa, hanno preso parte al Congresso Eucaristico. In particolare di presiedere la Messa finale, chiamata Statio Orbis perché celebrata come se “immaginificamente e nello spirito” radunasse l’intero Orbe cristiano.

“L’Ungheria ha poi aperto le porte alla Slovacchia”, ha ricordato Bruni. Il Papa stesso, nella conferenza stampa sul volo di ritorno dall’Iraq, a marzo, rivelando il processo interiore che accompagna la scelta dei luoghi da visitare, aveva spiegato infatti di essere stato consigliato da uno dei suoi collaboratori ad affacciarsi da Budapest a Bratislava che si trova “a due ore di macchina”. Una breve ipotetica tappa che si è trasformata invece in un viaggio di settantadue ore nelle principali città di questa regione dell’Europa centro-orientale, molte delle quali già visitate da Giovanni Paolo II durante tre viaggi: nel 1990, nel 1995 e nel 2003, due anni prima della morte.

Allora da parte di Wojtyla c’era la chiamata alla Chiesa e alle comunità cristiane a partecipare alla ricostruzione di una società che lentamente si rialzava dagli orrori del nazismo e dagli “errori e sofferenze” del regime comunista. Uno scenario sicuramente diverso da quello che incontrerà Francesco la prossima settimana. Tuttavia “i popoli e le terre sono le stesse” e nell’animo di molti uomini e donne pesano ancora le ferite di quegli anni bui. “Il Papa visita popoli che hanno sofferto un regime repressivo della fede e della libertà religiosa”, con vescovi, preti, suore, laici incarcerati, torturati, martirizzati, sacerdoti ordinati di nascosto nelle fabbriche in cui erano impiegati, ma anche “cristiani fieri di aver resistito, a volte fino al sangue, al male e alle persecuzioni”.

Sullo sfondo di queste storie di martirio, in cui brillano figure come quella del cardinale ungherese József Mindszenty o del porporato slovacco Ján Chryzostom Korec, tra i pilastri della cosiddetta Chiesa clandestina slovacca, il Papa vuole però volgere lo sguardo “al futuro dell’evangelizzazione e della missione”. E per farlo ha voluto accanto a sé anzitutto i giovani e poi i rappresentanti delle altre confessioni cristiane e di altre religioni, che incontrerà nel corso di un intenso programma scandito da sette discorsi, tre omelie, un saluto e un Angelus, tutti pronunciati in italiano. “Sofferenza e martirio hanno unito ma anche diviso le diverse confessioni, per questo sono importanti gli incontri ecumenici”, ha rilevato Bruni. Entrambi si terranno il primo giorno, domenica 12 settembre: il primo di mattina con i rappresentanti del Consiglio ecumenico delle Chiese, a Budapest, nel Museo delle Belle Arti; l’altro, nel pomeriggio, nella Nunziatura di Bratislava.

Altrettanto importante in questa trasferta papale - ha evidenziato il portavoce - l’incontro con le comunità ebraiche, eredi anch’esse di una lunga storia di sofferenze aggravate dalle deportazioni del regime nazista che hanno ridotto a 20 mila membri, dopo la guerra, una comunità che prima ne contava 136 mila. Di questi, 15 mila vivevano fino al 1940 a Bratislava, solo 3.500 sono sopravvissuti, vedendo dopo la Seconda Guerra mondiale il loro patrimonio architettonico distrutto e incontrando indifferenza e ostilità. Soltanto i cambiamenti politici successivi alla caduta del comunismo, nel 1989, hanno portato a una rinascita della vita ebraica. Quella che il Papa incontrerà il 13 settembre nella Piazza Rybné námestie, dove sorge un memoriale della Shoah, sarà infatti una comunità assai attiva, promotrice di attività religiose, culturali, educative.
Oltre agli eventi e ai temi del viaggio, Matteo Bruni ha risposto anche alle domande dei giornalisti su eventuali misure sanitarie speciali previste durante il viaggio, a seguito della recente operazione del Papa al colon del 4 luglio scorso: “Non ci sono misure particolari, ma la solita cautela. Come sempre c’è un medico e alcuni infermieri a bordo”, ha detto. E a bordo, nel seguito papale, saranno presenti i vertici della Segreteria di Stato: il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato; il sostituto monsignor Edgar Peña Parra e il segretario per i Rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher. Presenti poi cardinali Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese orientali, e Miguel Ángel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso. Come tradizione, sarà nel seguito anche un dipendente vaticano, questa volta un impiegato del Governatorato.

Quanto alle misure contro il Covid durante il viaggio (secondo dati non ufficiali, sono 200 i casi di contagi al giorno in Slovacchia), ed in particolare all’abolizione dell’obbligo del Green pass per prendere parte alle celebrazioni del Pontefice, Bruni ha specificato: “Sono decisioni delle autorità locali, posso immaginare che abbiano preso tutte le misure necessarie”.

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10/09/2021
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