Chiesa

di Raffaele Dicembrino

Papa Francesco in Slovacchia: l’importanza dell’integrazione

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Papa Francesco Francesco, al suo secondo discorso ufficiale a Bratislava, dopo un incontro privato con la presidente della Repubblica Zuzana Čaputová, si rivolge alle Autorità, alla Società Civile e al Corpo diplomatico attraverso messaggi che gli stanno profondamente a cuore: quello dell’accoglienza, dell’apertura e della fraternità, quest’ultimo fortemente interpretato dalla storia di questo Paese “giovane ma dalla storia antica”, luogo, spiega, “d’interazione tra cristianesimo occidentale e orientale” e che ventotto anni fa, vide “la nascita senza conflitti di due Paesi indipendenti”. Per questo la Slovacchia è chiamata ad essere, “un messaggio di pace nel cuore dell’Europa” come suggerito dalla “grande striscia blu” simbolo di fratellanza, che è presente nella bandiera nazionale:

È di fraternità che abbiamo bisogno per promuovere un’integrazione sempre più necessaria. Essa urge ora, in un momento nel quale, dopo durissimi mesi di pandemia, si prospetta, insieme a molte difficoltà, una sospirata ripartenza economica, favorita dai piani di ripresa dell’Unione Europea.
Al popolo slovacco Francesco assegna il compito di essere traino per un’Europa solidale che torni al centro della storia, evitando il rischio di cadere nelle lotte per la supremazia e nella “seduzione del guadagno, generando un’euforia passeggera che, anziché unire, divide”. La Slovacchia ” segnata indelebilmente dalla fede”, potrà rappresentare “anche in questo tempo un segno di unità”, raccogliendo in questo momento l’eredità dalla “spontanea apertura” dei Santi Cirillo e Metodio che “cercavano la comunione con tutti”. Fraternità, genuinità, ospitalità, sono le grandi qualità di questo Paese rappresentate, indica ancora il Papa, dal “pane e dal sale”, doni “impregnati di Vangelo” e tipici “dell’accoglienza slava”: Il pane, che spezzandosi evoca la fragilità, invita in particolare a prendersi cura dei più deboli. Nessuno venga stigmatizzato o discriminato. Lo sguardo cristiano non vede nei più fragili un peso o un problema, ma fratelli e sorelle da accompagnare e custodire.

Dal “pane spezzato e equamente condiviso” Francesco richiama ad una giustizia che non sia “un’idea astratta, ma sia concreta come il pane” appunto, che dia a tutti “l’opportunità di realizzarsi”, che non sia mai in vendita e che garantisca leggi uguali per tutti. Per questo, ammonisce, va intrapresa “una seria lotta alla corruzione e va anzitutto promossa e diffusa la legalità”. Il pane, inoltre, legato all’aggettivo quotidiano indica che è nutrimento e lavoro che per diritto spetta a ciascuno “perché nessuno si senta emarginato e si veda costretto a lasciare la famiglia e la terra di origine in cerca di maggiori fortune”. E c’è poi il sale, “il primo simbolo che Gesù impiega insegnando ai suoi discepoli” e che “prima di tutto, dà gusto ai cibi, e fa pensare a quel sapore senza il quale la vita rimane insipida”:

Non bastano infatti strutture organizzate ed efficienti per rendere buona la convivenza umana, occorre sapore, occorre il sapore della solidarietà. E come il sale dà sapore solo sciogliendosi, così la società ritrova gusto attraverso la generosità gratuita di chi si spende per gli altri. Tanti, troppi in Europa si trascinano nella stanchezza e nella frustrazione, stressati da ritmi di vita frenetici e senza trovare dove attingere motivazioni e speranza. L’ingrediente mancante è la cura per gli altri. Sentirsi responsabili per qualcuno dà gusto alla vita e permette di scoprire che quanto diamo è in realtà un dono che facciamo a noi stessi.

La superficialità dei consumi, dei guadagni materiali e le colonizzazioni ideologiche, in una terra dove “fino ad alcuni decenni fa, un pensiero unico precludeva la libertà”, sono gli elementi che mettono a rischio la società e le migliori tradizioni del Paese, da preservare - è l’auspicio del Papa - come fa il sale con gli alimenti, perché non si deteriorino: Oggi un altro pensiero unico la svuota di senso, riconducendo il progresso al guadagno e i diritti ai soli bisogni individualistici. Oggi, come allora, il sale della fede non è una risposta secondo il mondo, non sta nell’ardore di intraprendere guerre culturali, ma nella semina mite e paziente del Regno di Dio, anzitutto con la testimonianza della carità, dell’amore.

Quindi il Pontefice ribadisce l’importanza dei Santi Cirillo e Metodio per la vita della Slovacchia. I fratelli santi non lottarono per “conquistare spazi” ma seguirono la via delle Beatitudini da dove “scaturisce la visione cristiana della società”. Il loro esempio indica che occorre aprirsi alla novità per non ripetere il passato, ma “senza sradicarsi”. Francesco ricorda poi i tanti uomini di cultura che per la Slovacchia “sono stati il sale”, le cui vite sono state segnate dalla sofferenza e che, nonostante il carcere, sono rimasti liberi dentro, “offrendo esempi fulgidi di coraggio, coerenza e resistenza all’ingiustizia! E soprattutto di perdono”.

Poi parla di covid. “La pandemia, invece, è la prova del nostro tempo. Essa ci ha insegnato quanto è facile, pur nella stessa situazione, disgregarsi e pensare solo a sé stessi. Ripartiamo invece dal riconoscimento che siamo tutti fragili e bisognosi degli altri. Nessuno può isolarsi, come singoli e come nazioni. Accogliamo questa crisi come un «appello a ripensare i nostri stili di vita» (Lett. enc. Fratelli tutti, 33). Non serve recriminare sul passato, occorre rimboccarsi le maniche per costruire insieme il futuro”.

Di qui l’augurio ad andare avanti con lo sguardo rivolto all’alto, laddove “Dio sembra più vicino” e l’invito a coltivare, con pazienza, fatica, coraggio e condivisione, slancio e creatività, la bellezza dell’insieme. Uniti per un mondo migliore.

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13/09/2021
2209/2021
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