{if 0 != 1 AND 0 != 7 AND 0 != 8 AND 'n' == 'n'} Papa Francesco ai giovani slovacchi: “ribellatevi alla cultura del provvisorio”

Chiesa

di Raffaele Dicembrino

Papa Francesco ai giovani slovacchi: “ribellatevi alla cultura del provvisorio”

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

Papa Francesco ha concluso la terza giornata della sua visita in Slovacchia incontrando i giovani. A loro ha voluto trasmettere un messaggio forte e chiaro: “Non siamo fatti in serie, siamo unici e liberi e siamo al mondo per vivere una storia d’amore con Dio”.

Canti e preghiere hanno scandito, in un clima di festa, l’incontro di Papa Francesco con i giovani nello Stadio Lokomotiva di KoÅ¡ice. Le parole del Pontefice - accolte da oltre 25 mila persone - si sono impresse in occhi pieni di speranza orientati verso il futuro. Sui loro volti si sono riflesse anche dense pagine di storia, come quella legata ad una ragazza - la Beata Anna Kolesárová - uccisa durante la Seconda Guerra mondiale da un soldato sovietico che voleva abusare di lei. La casa natale e la tomba di questa giovane, morta a 16 anni per difendere la propria purezza, sono da diversi anni meta di pellegrinaggi e luoghi di pace per la gioventù slovacca. La storia di Anna, beatificata nel 2018 durante una cerimonia svoltasi proprio nello Stadio Lokomotiva, ha fatto da sfondo all’incontro di Francesco. Il discorso del Papa, che prima dell’abbraccio con i giovani ha incontrato la comunità Rom a Luník, è stato preceduto dal saluto di benvenuto di monsignor Bernard Bober, arcivescovo metropolita di KoÅ¡ice. “Sentiamo questo giorno - ha detto il presule - come un momento di rafforzamento e di incoraggiamento per la nostra vita. Tutti, e specialmente i giovani, viviamo in una strana confusione, propria di questa epoca, e non è facile superarla”. Dopo le parole dell’arcivescovo di KoÅ¡ice, l’incontro è proseguito con le testimonianze e le domande di alcuni giovani.

Petra Filová, studentessa 29.enne di educazione religiosa presso la Facoltà di Teologia di Košice, ha spiegato che il Sacramento della Riconciliazione ha cambiato la sua vita. “Si tratta del momento - ha detto - in cui ho riconosciuto il motivo della passione di Gesù sulla croce per me”. Come un giovane - ha chiesto Petra Filová - dovrebbe superare gli ostacoli sulla via verso la misericordia di Dio?

Rispondendo a questa domanda Francesco ha esortato i giovani a non lasciarsi condizionare “dal male che imperversa”. Non lasciatevi imprigionare dalla tristezza, dallo scoraggiamento rassegnato di chi dice che nulla mai cambierà. Se si crede a questo ci si ammala di pessimismo. E voi avete visto la faccia di un giovane, di una giovane pessimista? Avete visto quale faccia ha? Una faccia amareggiata, una faccia di amarezza. Il pessimismo ci ammala di amarezza, ci invecchia dentro. E si invecchia giovani. Oggi ci sono tante forze disgregatrici, tanti che incolpano tutti e tutto, amplificatori di negatività, professionisti della lamentela. Non ascoltateli!, no, perché la lamentela e il pessimismo non sono cristiani, il Signore detesta tristezza e vittimismo. Non siamo fatti per tenere la faccia a terra, ma per alzare lo sguardo al Cielo, agli altri, alla società. E quando siamo giù – perché tutti nella vita siamo in certi momenti un po’ giù, tutti conosciamo questa esperienza – e quando siamo giù, che cosa possiamo fare? C’è un rimedio infallibile per rialzarci. È quello che ci hai raccontato tu, Petra: la Confessione. Oltrepassare gli ostacoli sulla via verso la misericordia di Dio significa concentrarsi su “quello che conta”, ha affermato Papa Francesco, che ha toccato il delicato tasto della Confessione, illuminandone il valore della misericordia, della carezza divina, spesso messo in ombra dall’aspetto dell’umiliazione e della punizione.

Se io vi domando: “A che cosa pensate quando andate a confessarvi?” – non ditelo a voce alta –, sono quasi certo della risposta: “Ai peccati”. Ma – vi chiedo, rispondete – i peccati sono davvero il centro della Confessione? [“No!”] Non sento… [“No!”] Bravi! Dio vuole che ti avvicini a Lui pensando a te, ai tuoi peccati, o a Lui? Cosa vuole Dio? Che ti avvicini a Lui o ai tuoi peccati? Cosa vuole? Rispondete [“A lui!”] Più forte, che sono sordo… [“A Lui!”] Qual è il centro, i peccati o il Padre che perdona tutti i peccati? Il Padre. Non si va a confessarsi come dei castigati che devono umiliarsi, ma come dei figli che corrono a ricevere l’abbraccio del Padre. E il Padre ci risolleva in ogni situazione, ci perdona ogni peccato. “Dio - ha detto il Pontefice - perdona sempre”. E approfondendo, il Papa ha poi dato un consiglio ai giovani. Dopo ogni Confessione, rimanete qualche istante a ricordare il perdono che avete ricevuto. Custodite quella pace nel cuore, quella libertà che provate dentro. Non i peccati, che non ci sono più, ma il perdono che Dio ti ha regalato, la carezza di Dio Padre. Quello custodite, non lasciatevelo rubare. E quando la volta dopo andate a confessarvi, ricordatelo: vado a ricevere ancora quell’abbraccio che mi ha fatto tanto bene. Non vado da un giudice a regolare i conti, vado da Gesù che mi ama e mi guarisce.

Se Dio, se Lui è il protagonista, tutto diventa bello e confessarsi diventa il Sacramento della gioia. Sì, della gioia: non della paura e del giudizio, ma della gioia. Ed è importante che i preti siano misericordiosi. Mai curiosi, mai inquisitori, per favore, ma che siano fratelli che donano il perdono del Padre, che siano fratelli che accompagnano in questo abbraccio del Padre.

Qualcuno, ha osservato Francesco, potrebbe dire: “Io comunque mi vergogno, non riesco a superare la vergogna di andare a confessarmi”. Non è un problema, è una cosa buona! Vergognarsi, nella vita, alle volte fa bene. Se ti vergogni, vuol dire che non accetti quello che hai fatto. La vergogna è un buon segno, ma come ogni segno chiede di andare oltre. Non rimanere prigioniero della vergogna, perché Dio non si vergogna mai di te. Lui ti ama proprio lì, dove tu ti vergogni di te stesso. E ti ama sempre. Quando ci rialza crede in noi come la prima volta, non si scoraggia. Siamo noi che ci scoraggiamo, Lui no. Non vede dei peccatori da etichettare, ma dei figli da amare. Non vede persone sbagliate, ma figli amati; magari feriti, e allora ha ancora più compassione e tenerezza. E ogni volta che ci confessiamo – non dimenticatelo mai – in Cielo si fa festa. Che sia così anche in terra!

Amici, non banalizziamo l’amore, perché l’amore non è solo emozione e sentimento, questo semmai è l’inizio. L’amore non è avere tutto e subito, non risponde alla logica dell’usa e getta. L’amore è fedeltà, dono, responsabilità. La vera originalità oggi, la vera rivoluzione, è ribellarsi alla cultura del provvisorio, è andare oltre l’istinto, oltre l’istante, è amare per tutta la vita e con tutto sé stessi. Non siamo qui per vivacchiare, ma per fare della vita un’impresa. Se ci pensate, nelle grandi storie ci sono sempre due ingredienti: uno è l’amore, l’altro è l’avventura, l’eroismo. Vanno sempre insieme. Per fare grande la vita ci vogliono entrambi: amore ed eroismo. Guardiamo a Gesù, guardiamo al Crocifisso, ci sono entrambi: un amore sconfinato e il coraggio di dare la vita fino alla fine, senza mezze misure. C’è qui davanti a noi la Beata Anna, un’eroina dell’amore. Ci dice di puntare a traguardi alti. Per favore, non facciamo passare i giorni della vita come le puntate di una telenovela.

Quando sognate l’amore, non credete agli effetti speciali, ma che ognuno di voi è speciale, ognuno di voi. Ognuno è un dono e può fare della vita, della propria vita, un dono. Gli altri, la società, i poveri vi aspettano. Sognate una bellezza che vada oltre l’apparenza, oltre il trucco, al di là delle tendenze della moda. Sognate senza paura di formare una famiglia, di generare ed educare dei figli, di passare una vita condividendo tutto con un’altra persona, senza vergognarsi delle proprie fragilità, perché c’è lui, o lei, che le accoglie e le ama, che ti ama così come sei. Questo è l’amore: amare l’altro come è, e questo è bello! “I sogni che abbiamo ci dicono la vita che desideriamo”. I grandi sogni non sono l’auto potente, il vestito alla moda o la vacanza trasgressiva. Non date ascolto a chi vi parla di sogni e invece vi vende illusioni. Una cosa è il sogno, sognare, e altra cosa avere illusioni. Questi che vendono illusioni parlando di sogno sono manipolatori di felicità. Siamo stati creati per una gioia più grande: ciascuno di noi è unico ed è al mondo per sentirsi amato nella sua unicità e per amare gli altri come nessuno può fare al posto suo. Non si vive seduti in panchina a fare la riserva di qualcun altro. No, ciascuno è unico agli occhi di Dio. Non lasciatevi “omologare”; non siamo fatti in serie, siamo unici, siamo liberi, e siamo al mondo per vivere una storia d’amore, di amore con Dio, per abbracciare l’audacia di scelte forti, per avventurarci nel rischio meraviglioso di amare.

Ai giovani il Papa ha poi dato un altro consiglio: perché l’amore porti frutto, non dimenticate le radici. E quali sono le vostre radici? I genitori e soprattutto i nonni. State attenti: i nonni. Loro vi hanno preparato il terreno. Innaffiate le radici, andate dai nonni, vi farà bene: fate loro domande, dedicate tempo ad ascoltare i loro racconti. Oggi c’è il pericolo di crescere sradicati, perché siamo portati a correre, a fare tutto di fretta: quello che vediamo in internet può arrivarci subito a casa; basta un clic e persone e cose compaiono sullo schermo. E poi succede che diventino più familiari dei volti che ci hanno generato. Pieni di messaggi virtuali, rischiamo di perdere le radici reali. Disconnetterci dalla vita, fantasticare nel vuoto, non fa bene, è una tentazione del maligno. Dio ci vuole ben piantati per terra, connessi alla vita; mai chiusi, ma sempre aperti a tutti! Radicati e aperti. Avete capito? Radicati e aperti.

Quando veniamo abbracciati riacquistiamo fiducia in noi stessi e anche nella vita. Allora lasciamoci abbracciare da Gesù. Perché quando abbracciamo Gesù riabbracciamo la speranza. La croce non si può abbracciare da sola; il dolore non salva nessuno. È l’amore che trasforma il dolore. Quindi, è con Gesù che si abbraccia la croce, mai da soli! Se si abbraccia Gesù, rinasce la gioia. E la gioia di Gesù, nel dolore, si trasforma in pace. Cari giovani, care giovani, vi auguro questa gioia, più forte di ogni cosa. Vi auguro di portarla ai vostri amici. Non prediche, ma gioia. Portate gioia! Non parole, ma sorrisi, vicinanza fraterna.

Dopo l’incontro con i giovani, conclusosi con la preghiera del padre Nostro, Papa Francesco ha lasciato lo stadio e ha raggiunto l’aeroporto di Košice. Nella giornata di mercoledì 15 settembre, solennità della Beata Vergine Maria dei Sette Dolori, il Pontefice presiederà la Santa Messa nel Santuario Nazionale di Šaštín. L’ultima tappa del viaggio apostolico di Francesco sarà, prima del volo di ritorno a Roma, la cerimonia di congedo all’aeroporto di Bratislava.

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

14/09/2021
0506/2023
San Bonifacio

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Chiesa

Non solo uomini: la “nuova” lavanda dei piedi

È stato pubblicato ieri il decreto della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, ma la lettera con cui Papa Francesco faceva richiesta di questa modifica nei libri liturgici è stata da lui firmata il 6 gennaio. Ieri dunque il cardinal Sarah ha decretato la correzione delle rubriche che, dal 1970, permettevano ai soli uomini l’accesso alla commemorazione cultuale

Leggi tutto

Chiesa

Una madre che protegge i propri figli

Che la dialettica degli strumenti di produzione dovesse portare, con l’abolizione della famiglia, alla scomparsa della prostituzione è un assunto indeducibile. Ma una volta eliminati i principi morali familiari che davano un senso al sesso, quest’ultimo è straripato e porta rovina ovunque

Leggi tutto

Chiesa

Giovani, emergono padri sinodali in gamba

Muove i primi passi, in Vaticano, il “sinodo sui giovani” (e la fede e il discernimento vocazionale), e se certe testate a caccia di click raccontano il solito episcopato proteso all’erosione delle salutari esigenze della vocazione cristiana la realtà dei fatti dice anche altro: presentiamo ai lettori italiani il vescovo di Los Angeles. Giovane, fresco, comunicativo. E felicemente sodo nei contenuti.

Leggi tutto

Politica

Sul tema del voto dei cattolici

La questione che io pongo, però, è: se tutti si trovano concordi sulla necessità di questa benedetta “spinta dal basso”, perché nessuno si adopera per organizzarla sul serio? Guardate, sarei curioso persino di vedere all’opera i nuovi comitati civici “escludenti” di Fontana, sono convinto che sarebbero però più efficaci le “sardine bianche” in qualche modo evocate dalla Morresi, ma ormai mi sta bene tutto, purché io veda i cattolici fare qualcosa di politicamente decente e non solo lamentarsi fino alla prossima sconfitta, quando si lamenteranno di nuovo e ancora di più.

Leggi tutto

Chiesa

13 MARZO 2013: ECCO PAPA FRANCESCO

Il 13 Marzo 2013 il conclave viene eletto Papa, al quinto scrutinio, il cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio con il nome di Francesco. La fumata bianca è alle 19.06, seguita dal rintocco delle campane.

Leggi tutto

Chiesa

Viaggio Apostolico in Slovacchia: Conferenza Stampa del Santo Padre

Molti gli spunti offerti ai giornalisti da Papa Francesco nella conferenza stampa di ritorno dal viaggio spirituale in Ungheria e Slovacchia. La ferma presa di posizione sull’aborto giganteggia ma non è l’unica perla del pontefice

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2023 La Croce Quotidiano