Società

di Fabio Annovazzi

UN “RISCHIO” CHIAMATO FAMIGLIA CHE SI RIBELLA ALLA CULTURA DEL PROVVISORIO.

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Il trionfo del precariato è riuscito ad invadere ogni campo, arrivando persino, con arguzia encomiabile, a minare la colonna portante della società e cioè la famiglia. Tutto in un silenzio tombale, senza che nemmeno ce ne accorgessimo. Il vertiginoso calo dei matrimoni, sia civili che religiosi, è l’esempio lampante di una mentalità che ha paura delle scelte definitive e vive alla giornata, sballottata qua e là dalle armi di distrazioni di massa dei social media. Le prime vittime sono i giovani in età fertile, con le drammatiche conseguenze demografiche che ampiamente conosciamo. Il timore di eventuali fallimenti sta facendo gonfiare a dismisura il numero delle convivenze, anche dove in apparenza le unioni sembrerebbero molto solide e a prova di qualunque crisi. Possono esserci svariate scusanti più o meno attendibili per giustificare questa ritrosia, ma il più delle volte si tratta di una reticenza e di tentennamenti che non hanno senso di esistere. Persino chi ha già dei figli fa una fatica boia prima di decidersi a convolare a nozze, come se qualche preoccupazione di troppo lo bloccasse all’ultimo. Si vede che Il ‘per sempre’ da pronunciare durante la cerimonia terrorizza in maniera esponenziale. Sembra per alcuni aspetti davvero paradossale in quanto non ho mai sentito in vita mia parlare così tanto di amore come in questi ultimi anni. Mi viene difficile però capire di che genere di amore si tratti, forse un sentimento astratto propenso solo a soddisfare il proprio io inconscio, usando l’altro sin che mi fa comodo. O peggio ancora una visione disordinata dell’affettività dove a comandare sono le pulsioni intrinseche più che i sentimenti. E no signori miei questo non è amore, si chiama egoismo puro. Amare è dare gioia e non dolore. Sino a qualche decennio fa il matrimonio era sacro e veniva messo al centro dei pensieri di una giovane coppia di fidanzati che sentivano di essere fatti l’uno per l’altro. Ricordo tranquillamente di come le ragazze ambissero alla fatidica data con ansia, la preparassero meticolosamente e con grande cura, considerandolo a ragione come il giorno più bello della loro vita. Ora la cultura del precariato ha fatto faville, si stipulano consciamente contratti umano a tempo determinato e si hanno in orrore bouquet e fiori d’arancio manco fossero una condanna all’ergastolo. Si tratta di una semplice constatazione quotidiana difficile da smentire, la cancel culture ha tirato una riga sopra anche all’amore eterno. Quanti scongiuri e gestacci quando tocchi, con le coppie attuali, certi temi e ventili un ipotesi futura di cerimonia nuziale. Sin che va bene, ti dicono, stiamo assieme, poi amici come prima. Che boiata. Il matrimonio è la tomba dell’amore, ti rimarcano taluni con fare sarcastico. Seconda boiata gigantesca. Lo scrigno delle fesserie e dei luoghi comuni è sempre ben fornito, e continuamente rimpinguato dai beoti. Va bene convivi allora, però non chiamarlo amore con la A maiuscola perché non lo è, quello è un’altra cosa. E’ un semplice sfruttamento reciproco che puzza di egoismo lontano un miglio. Una mancanza di fiducia nel partner che stride terribilmente con i vari “sei la mia vita” scritti nei bigliettini o nei messaggi che ci si invia da fidanzati. Parole al vento probabilmente allora, o frasi calcate sulla sabbia della spiaggia prima di un onda. Una volta forse si facevano scelte del tutto avventate, e dopo pochissimi mesi di conoscenza si convogliava a nozze quasi al buio. Attualmente è esattamente l’opposto: convivenze e fidanzamenti estenuanti che durano un infinità, senza mai arrivate ad una decisione radicale per timori insensati. Un eterno procrastinare per evitare di prendersi le responsabilità cui la vita ci pone inevitabilmente davanti. Non vuoi rischiare per paura, pusillanimità, codardia o facezie varie? Accomodati pure nella colonna larga e spaziosa che ti porterà verso il nulla esistenziale. Certamente, mi si farà notare al volo, vi è anche chi convive tranquillamente da decenni, e ha pure dei figli, come se fosse sposato, per cui in apparenza sembrerebbe del tutto apposto. Mancherebbe una pura formalità burocratica e basta dunque. Non è così e se gratti sotto la coriacea scorza anche in questi casi qualche timore recondito c’è eccome, inutile negarlo. I maligni penseranno subdolamente che sto tirando l’acqua al mulino del matrimonio religioso, oggi in vertiginoso calo e quasi azzerato del tutto in molte parrocchie. Niente di più sbagliato e falso. Ho visto una miriade di coppie atee sino al midollo sposarsi in giovane età convintamente ed andare d’accordissimo. Il loro è un esempio di vero amore che colpisce, ed è di lucido esempio anche al sottoscritto. E questo al di là dell’immenso significato religioso che per un credente riveste il Sacramento dell’unione tra gli sposi. La questione fondamentale su cui vorrei porre l’attenzione è che l’istituzione matrimoniale sta crollando miseramente, è in gravissima crisi, vittima di una guerra interna ed esterna ostinata e perdurante. Ed i guai che sta producendo questo terremoto sono immani, con macerie umane sparse ovunque. Uno tsunami devastante soprattutto per il futuro demografico e sociale. Una parte politica, in spregio a quanto asserivano molti suoi padri fondatori, si è fatta promotrice accanita di questa propaganda perniciosa che esalta in maniera abbietta l’individualismo, promuovendo nel contempo ideologie e pratiche mortifere contrarie alla famiglia. Continuano a seminare menzogne spacciate per dogmi, convinti che una bugia raccontata cento volte alla fine diventi verità. Attenzione perché col loro buonismo sdolcinato, ed una maschera ben architettata, ingannano molti, cattolici compresi. Ma la loro pianta mortale la riconosci subito perché o è sterile, o produce frutta già avariata sui rami. Portiamo esempi positivi per distogliere le nuove generazioni da questi pifferai che ci portano verso il burrone. Questo deve essere un dovere per un cristiano, specie se educatore. Esempi di sposi Santi ce ne sono a iosa, ed alcuni la Chiesa li ha anche portati agli onori degli altari. Mi hanno molto edificato le parole che ha usato il Santo Padre durante il recentissimo viaggio in Slovacchia appena concluso. Rivolgendosi ai giovani del posto ha chiesto loro con forza di ribellarsi alla cultura del provvisorio. Stupende le parole che ha usato Francesco. Il Papa ha chiesto di non banalizzare mai l’amore, fuggendo la logica dell’avere tutto e subito e dell’usa e getta. “La vera originalità oggi, la vera rivoluzione” ha detto “è ribellarsi alla cultura del provvisorio, è andare oltre l’istinto, oltre l’istante, è amare per tutta la vita e con tutto se stessi” “Quando sognate l’amore” ha continuato il Papa “Non credete agli effetti speciali che vi propina l’attuale mondo virtuale, ma che ognuno di voi è speciale. Ognuno è un dono e può fare della propria vita un dono” “Sognate senza paura di formare una famiglia, di generare ed educare dei figli, di passare una vita condividendo tutto con un'altra persona, senza vergognarsi delle proprie e altrui fragilità. Questo è l’amore: amare l’altro come è!” Francesco con poche parole in pratica ha ben spiegato il nocciolo della questione, mettendo in guardia tutti dal rischio di vivere seduti eternamente in panchina così da non prendersi le proprie responsabilità. Per un credente poi il Sacramento del matrimonio dà una grazia speciale, se adeguatamente preparato prima e vivificato in seguito. Gli sposi non sono più soli ma con loro hanno un compagno speciale che li sostiene, li rinforza, li edifica e li aiuta nelle difficoltà. Sogni? Illusioni? No, pura verità da tastare con mano. Perché una lampada continui a bruciare bisogna metterci dell’olio, sosteneva Madre Teresa di Calcutta. Così l’amore per essere vero deve costare fatica, deve svuotarci del nostro io, e deve anche portare la croce a volte. Ma se l’olio di Cristo in noi è abbondante, e non lo facciamo mancare mai, l’amore porterà frutti eccelsi e sarà eterno.

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17/09/2021
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