Società

di Giuseppe Bruno

Assicurare per vaccinare in libertà

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Lottare contro i luoghi comuni. Continuare a ragionare, farsi domande, cercare risposte. Questo l’umano che almeno la scuola, purtroppo attualmente forse la più politicizzata di tutte le nostre realtà, dovrebbe perseguire. La Pandemia non deve mandare in quarantena anche il cervello. Se le decisioni del governo sembrano, a volte, assurde o contraddittorie bisogna non solo pensarlo ma anche dirlo, sennò al di la del fantomatico “complotto” che diventa sempre più difficile da concepire ed eventualmente ancora di più da dimostrare siamo noi stessi a complottare contro la nostra libertà. Bisogna fregarsene di essere additati come antivax o che so io e se il governo prende decisioni che secondo noi sono fortemente restrittive della libertà individuale, garantita dalla Costituzione, bisogna avere il coraggio o semplicemente l’onestà di dirlo. Licenziare i docenti che non si sottopongono entro cinque giorni dalla nomina al vaccino, appare una decisione eccessiva e anticostituzionale. Come anche la sospensione del personale sanitario che non si sottopone al vaccino. E anche lo stesso green pass ha discrete note di incostituzionalità. Perché il governo debba mettersi in questa situazione di sostanziale “dittatorialità”; resta a me sostanzialmente poco comprensibile. Il rifiuto del vaccino da parte di coloro che lo rifiutano viene dal fatto che costoro temono, giustamente, di poter subire danni dal punto di vista sanitario a breve, ma soprattutto a lungo termine. Il governo non è in grado di fugare questi dubbi perché non ne è in grado la scienza. Il fatto è fin troppo palese, nonostante - anzi forse proprio perché - ogni giorno qualche politico o qualche scienziato forse politicizzato ostenti una molto dubbia sicurezza tra l’altro sistematicamente smentita dal politico o dallo scienziato di tendenza opposta. E ciò consegue dal fatto che la sperimentazione del vaccino non è stata, per ovvie ragioni, estesa nel tempo in modo sufficiente a poter fugare i legittimi e normali dubbi e dare quindi una base di maggiore sicurezza. E non vale l’argomento che tutte le medicine presentano margini più o meno ampi di pericolosità, perché le medicine nessuno mi obbliga a prenderle, mentre il vaccino mi si vuole obbligare a farlo. Premetto che sono vaccinato con tutte e due le dosi da più di due mesi, ma io ho deciso liberamente di rischiare. Altri hanno deciso diversamente e vanno rispettati non trattati come pazzi, incoscienti o delinquenti. Perché le loro ragioni certamente le hanno. Piuttosto ancora una volta è il governo a non sapere dar ragione di un comportamento che a volte, appare sostanzialmente contraddittorio. Mi chiedo perché anche questa volta non si sia presa la via più logica e più onesta: rendere fortemente consigliato il vaccino e far sottoscrivere a chi si vaccina una assicurazione garantita dallo stato ad una cifra bassissima (10 Max 20 euro) in modo che in caso di danno ragionevolmente attribuibile al vaccino il vaccinato possa essere equamente risarcito lui ed, eventualmente, la sua famiglia. Ovviamente una normativa da pensare nei minimi particolari e in tutti i possibili sviluppi sulla scia della legislazione che garantisce dagli infortuni, anche “estremi” sul lavoro. In questo modo si sarebbe apprezzata innanzitutto la serietà e onestà dello Stato con un aumento di fiducia dei cittadini nei suoi confronti, cosa indispensabile in situazioni come quella che stiamo vivendo, che si sarebbe sicuramente tradotta in un considerevole aumento di persone disposte a farsi vaccinare. Ma, se poi sono rari, come lo sono (e su questo ci rassicura il governo), i danni attribuibili con ragionevole sicurezza al vaccino, questa avrebbe potuto costituire una somma sicuramente sufficiente a coprire le spese di eventuali risarcimenti e avanzare. “Spese, troppe spese” dice, quasi senza pensare, qualcuno. Ma quel qualcuno i conti li ha fatti in modo completo includendo anche le spese dovute all’enorme contenzioso che già monta per class action di privati e ricorsi di associazioni e sindacati ? Senza trascurare il danno di immagine che forse è quello che resta più indelebile e alimenta una mancanza di fiducia nelle Istituzioni le quali, tra l'altro, una volta intrapresa la strada della coercizione non potranno tanto facilmente abbandonarla. Qualcun altro obietta che in questo modo si sarebbe ottenuto l’effetto contrario: lo stato avrebbe ammesso in questo modo, ufficialmente, il possibile danno e legittimato il rifiuto. A questa obiezione la risposta è nella realtà già esistente. L’ Inail in Italia è di fatto un’assicurazione di stato per coprire eventuali incidenti anche “estremi” sul lavoro. Se uno stato in modo serio e credibile avesse presentato questa assicurazione contro i possibili danni del vaccino come identica nella sostanza a quella relativa agli infortuni sul lavoro (cercando di renderla, magari, perché no, ancora più seria) la gente avrebbe capito e non sarebbe montata come monta e sempre più come fuoco che cova sotto la cenere, l’attuale protesta. Perché sarebbe bastato estendere il parallelismo tra le due assicurazioni per convincere i più riottosi. Infatti non esiste al mondo persona dotata di normale raziocinio che decida di non lavorare per timore che gli possa capitare un infortunio anche grave ed esiziale sul lavoro. Semplici libere considerazioni che specie chi ha il compito di formare (democraticamente) le nuove generazioni dovrebbe promuovere, magari solo aprendo il dibattito.

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18/09/2021
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