Società

di Giuseppe Udinov

L’export italiano e la rinascita post covid

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

Il 2021 si conferma come un anno di transizione caratterizzato da un forte rimbalzo dell’economia globale che, seppur con velocità variabili nei diversi mercati di destinazione, apre importanti opportunità per l’export italiano che torna così su quel sentiero di crescita interrotto dalla profonda recessione dello scorso anno. Nel 2021 e negli anni successivi, infatti, l’export del Made in Italy vivrà una ripresa “a macchia di leopardo” con una crescita rapida in alcuni mercati, di mero recupero del terreno “perso” nella crisi in altri e di risalita più lenta in altri ancora. È quanto emerge dal Rapporto Export 2021 dal titolo “Ritorno al futuro: anatomia di una ripresa post-pandemica”, tradizionale appuntamento giunto alla sua XV edizione e bussola per l’export italiano nel mondo.

Il generale miglioramento delle prospettive macroeconomiche si riflette in una minore incertezza generale e, secondo le stime di Oxford Economics, il PIL globale è atteso avanzare di circa il 6% nel 2021, recuperando la contrazione del 2020.

In questo contesto viene stimato un rimbalzo dell’11,3% delle esportazioni italiane di beni in valore, che permetterà già nel 2021 un pieno ritorno ai livelli pre-pandemia. Le vendite di beni Made in Italy raggiungeranno, infatti, quota 482 miliardi di euro, per poi continuare ad aumentare del 5,4% nel 2022 e assestarsi su una crescita del 4%, in media, nel biennio successivo. Tale ritmo, superiore di quasi un punto percentuale al tasso medio pre-crisi (+3,1%, in media annua, tra 2012 e 2019), consentirà di raggiungere nel 2024 il valore di 550 miliardi di euro di esportazioni di beni.

Questa considerevole performance sarà raggiunta anche grazie agli ingenti programmi di ripresa (come il Next Generation EU in Ue e il piano infrastrutturale negli Usa) che genereranno una domanda aggiuntiva. Quanto all’export italiano di servizi, maggiormente colpito dalle misure restrittive legate alla pandemia con impatto negativo soprattutto sul turismo, è atteso un recupero solo parziale nel 2021 (+5,1%).
La vera e propria ripresa avverrà nel 2022 quando l’export di servizi tornerà ai livelli del 2019, grazie a un incremento del 35,1%. La crescita proseguirà anche nel biennio successivo a un ritmo medio del 5%, toccando i 120 miliardi di euro alla fine dell’orizzonte di previsione.

Nell’anno delle Olimpiadi, in occasione del Rapporto Export 2021, SACE ha classificato le principali destinazioni del Made in Italy sotto forma di medagliere, tenendo conto di geografie già consolidate e di altre tuttora poco presidiate, in funzione della capacità di recupero delle esportazioni di beni in valore già completa nel 2021 e della loro dinamica più o meno intensa prevista negli anni successivi.

Il rapporto ha assegnato quindi la medaglia d’oro ai Paesi dove il nostro export ha recuperato prontamente e rimarrà dinamico negli anni successivi, l’argento a quelli dove tornerà sui livelli pre-crisi già quest’anno, ma procederà poi a ritmi più contenuti, per chiudere con il bronzo ai Paesi che nel 2021 non avranno ancora recuperato i valori pre-crisi, pur continuando a mantenere prospettive positive di crescita in un orizzonte temporale più ampio. Infine, ai piedi del podio alcuni mercati verso cui il nostro export non recupererà i livelli pre-crisi nel 2021 e registrerà una crescita molto più contenuta negli anni successivi a causa di assetti politico-istituzionali incerti, limitazioni commerciali collegate a quadri sanzionatori internazionali oltre ovviamente agli impatti economico, sanitari e sociali della pandemia.
La medaglia d’oro per aver mantenuto un’attività economico-commerciale dinamica, va alle vendite italiane di beni in Germania, primo mercato di sbocco per il nostro Paese, che cresceranno a doppia cifra nel 2021 grazie al traino dei beni di investimento e intermedi. A seguire gli Stati Uniti, terzo mercato italiano e primo extra UE, con un tasso di crescita dell’11% nel 2021. Si consolida il ruolo di hub logistico internazionale per la Svizzera che contribuirà in particolare la crescita attesa dei beni di consumo, soprattutto del tessile e abbigliamento (+11,1%). Un recupero simile è previsto anche in Giappone (+14,3% nel 2021), mercato sempre più vicino all’Italia sulla scia dell’accordo di partenariato economico con l’Ue in vigore dal 2019.
Nonostante le tensioni politiche degli ultimi anni, la Russia solo in parte intaccata dalla pandemia, resta una destinazione significativa per l’export italiano vista la solidità economica, il debito pubblico contenuto e le importanti riserve valutarie. Sarà la meccanica strumentale a trainare le esportazioni italiane verso Mosca (+18,7%). Spicca la crescita del 15,5% attesa per il 2021 del nostro export verso il Canada, trainata soprattutto dalle dinamiche favorevoli di meccanica strumentale (+19,6%) e gli alimentari e bevande (+11%). Altra medaglia d’oro per la Polonia che manterrà alta la domanda di prodotti alimentari e bevande. Chimica e metalli hanno guidato la performance in Cina dello scorso anno, ma nel 2021 supererà i 14 miliardi di euro nel 2021 e l’accelerazione delle vendite verso Pechino sarà trainata in particolare da moda e arredamento.
Anche la Corea del Sud ha saputo contrastare gli effetti della pandemia, diventando il terzo mercato nella regione e i beni di consumo, che valgono oltre il 40% delle nostre esportazioni, guideranno la ripartenza (+16,1%), grazie soprattutto al tessile e abbigliamento che rappresenta un quinto delle nostre vendite nel Paese, riflesso dell’apprezzamento da parte dei consumatori coreani per l’alta moda italiana. In Vietnam si confermano positive le dinamiche attese per l’export dell’Italia (+16% nel 2021) e anche in Taiwan (+7,5% nel 2021). Altro mercato strategico sul podio è quello degli Emirati Arabi Uniti, verso cui l’export crescerà quest’anno del 15% grazie alla meccanica strumentale che beneficerà dei piani di diversificazione del Governo per diventare un hub manifatturiero.
La medaglia d’argento dell’export va ai Paesi che, secondo le previsioni SACE, torneranno sui livelli pre-crisi nel 2021, proseguendo poi a ritmi più contenuti.
Come la Francia, secondo mercato di destinazione, spinta anche dalla robusta ripresa della domanda interna nei settori automotive e costruzioni, tra cui il progetto “Grand Paris Express”, il più grande piano infrastrutturale europeo in essere da 35 miliardi di euro, che comprenderà una linea metropolitana automatizzata attorno a Parigi, per collegamenti tra periferia e centro, aeroporti compresi. Argento anche per i Paesi Bassi, con un ruolo cruciale della meccanica strumentale e per una delle maggiori economie dell’America Latina, il Brasile, che recupererà nel 2021 grazie alla performance della meccanica strumentale (+10,2%), i mezzi di trasporto (+19,3%, in particolare automotive) e gli apparecchi elettrici.
In Arabia Saudita si prevede quest’anno una crescita del 9,6% con buone prospettive per chimica e metalli, che insieme valgono quasi mezzo miliardo di euro di beni, i metalli in particolare saranno trainati dalle infrastrutture e costruzioni, che sono al centro dei due ingenti programmi di diversificazione voluti dal principe ereditario, “Vision 2030” e “Shareek”. A questi si aggiungono i piani di privatizzazione e ammodernamento della sanità nell’ambito dell’iniziativa “E-Health Strategy”, che prevede circa 18 mld di euro di investimenti annuali per strutture e apparecchiature sanitarie, con opportunità rilevanti per le imprese italiane.
E poi ancora per la Malesia i cui prodotti elettronici spingeranno la crescita a due cifre dell’export italiano; il Cile, alle prese con una fase di mutamento politico, dinamismo dell’economia elevato e l’import dall’Italia farà segnare quest’anno +13,2%; il Marocco grazie agli investimenti nel settore energetico e delle rinnovabili. Il Senegal continuerà a esprimere buone potenzialità nell’area Subsahariana soprattutto con meccanica strumentale (+19,2%) e raffinati (+13%) ed i programmi di sviluppo in Ghana – con risvolti positivi anche sulle PMI attive come subfornitrici nelle filiere – faranno da volano per le nostre esportazioni nel 2021 (+15,4%) ed è tra l’altro tra le poche destinazioni ad aver segnato un andamento positivo anche nel 2020.
In testa tra i Paesi con la medaglia di bronzo troviamo il Regno Unito, i cui effetti derivanti dall’uscita dall’Ue nonostante il raggiungimento di un accordo in extremis non permetteranno di recuperare i livelli pre-crisi prima del 2023. Nella categoria del terzo gradino del podio ci sono i paesi in cui il nostro export nel 2021 non avrà ancora recuperato i valori pre-crisi, registrando una dinamica debole della domanda di beni Made in Italy per via degli impatti sanitari della pandemia e delle sue ricadute economiche come sta succedendo all’India, con ripercussioni anche sull’export italiano nel Paese comunque previsto in crescita dell’11% nell’anno in corso dopo il -23,9% del 2020.
Il Perù è in assoluto il Paese con la maggiore mortalità al mondo da Covid-19, ma recupererà lentamente grazie ai metalli e a gomma e plastica; stessi settori sui quali punterà il nostro export in Messico. Il Sudafrica, nostro primo mercato di destinazione nell’area Subsahariana, ha risentito della pandemia sia in chiave sanitaria che economica, complice la lentezza della campagna di vaccinazione. Le conseguenze della pandemia sul settore turistico, che rappresentava circa il 20% del Pil nel periodo pre-crisi, hanno impattato la Thailandia e questo si riflette anche sull’export italiano che, nonostante la crescita dell’8,8% prevista per quest’anno, riuscirà a recuperare i livelli pre-crisi non prima del 2022.

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

21/09/2021
2802/2024
San Romano

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Storie

Priorità è tornare a fare figli

L’Istat certifica inesorabilmente il lungo e strutturale declino demografico italiano. Nel 2015 sono stati iscritti all’anagrafe per nascita 485.780 bambini, quasi 17mila in meno rispetto al 2014, a conferma della tendenza alla diminuzione della natalità (-91mila nati sul 2008). E nei primi sei mesi del 2016 il trend continua inesorabile il volo in picchiata verso il basso: i nuovi nati sono diminuiti del 6%. Il triplo rispetto a un anno fa. Denatalità che ormai risulta sempre più trasversale: italiani e immigrati. I nati da coppie di genitori entrambi italiani scendono a 385.014 nel 2015 (oltre 95 mila in meno negli ultimi sette anni). Ma per il secondo anno consecutivo scende anche il numero di nati da coppie residenti in Italia con almeno un genitore straniero: sono quasi 101 mila nel 2015, pari al 20,7% del totale dei nati a livello medio nazionale (circa il 29% nel Nord e l’8% nel Mezzogiorno).

Leggi tutto

Società

Pei il covid gli italiani sono troppa “amichevoli”

In Italia, durante la prima ondata dell’epidemia di COVID-19, la velocità di diffusione del coronavirus SARS-CoV-2, così come il livello di letalità della malattia, sono stati più elevati rispetto ad altri paesi europei. Molti studiosi hanno cercato di spiegare questo fenomeno facendo notare che nella società italiana ci sono legami familiari molto stretti, con nonni, genitori, figli e nipoti che spesso vivono insieme o comunque si vedono molto di frequente: una caratteristica che avrebbe contribuito alla rapida diffusione del virus tra gli anziani.

Leggi tutto

Società

Ecce Italia, il Paese più vecchio in Europa

Per studiare i cambiamenti demografici e il loro profondo impatto, la ricerca propone un’analisi degli ultimi trend globali e fa il punto sulle debolezze e critiche dell’Italia: i cervelli in fuga e l’essere il paese più anziano d’Europa. Il malessere demografico italiano: la fuga dei cervelli, l’invecchiamento della popolazione e la bassa natalità

Leggi tutto

Società

La povertà alimentare in Italia

L’articolo pubblicato su Social Indicators Research fa parte di una serie di studi sulla povertà che alcuni degli statistici dell’Università di Pisa portano avanti da diversi anni, facendosi promotori e membri dal 2015 del Centro Interuniversitario di Ricerca e Servizi sulla Statistica Avanzata per lo Sviluppo Equo e Sostenibile – Camilo Dagum.

Leggi tutto

Chiesa

Corea del Sud e numero cattolici

I cattolici sono oggi l’11,3% della popolazione, ma l’età media dei fedeli si fa più avanzata e diminuiscono le nuove vocazioni al sacerdozio. Resta però alto il contributo alla missione con 1115 missionari coreani che svolgono il loro ministero in 80 Paesi del mondo.

Leggi tutto

Chiesa

Sugli accorpamenti di diocesi

Anche la concreta strutturazione ecclesiale non nasce dal caso ma da certa mentalità.
Sono per quello che colgo finora contrario all’accorpamento delle diocesi perché il vescovo deve stare vicino alla gente, secondo me deve essere più un parroco. I vescovi oggi sono orientati strutturalmente alle burocrazie e alle astrazioni di palazzo. In una concatenazione di cause tutto è costruito con gli schematismi del razionalismo. Gli accorpamenti tra l’altro rendono più difficile una più diffusa, meno incanalata dall’alto, partecipazione.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2024 La Croce Quotidiano