Società

di Rachele Sagramoso

Il libro che avrei voluto scrivere per mia figlia adolescente (e non solo)

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Tutto nasce da una donna acuta ed estremamente non convenzionale: quando tra le mani mi giunse il libro di Thérèse Hargot, Una gioventù sessualmente liberata (o quasi) (Sonzogno, 2016), io ero appena approdata all’Ostetricia “diversa”. Venivo da una formazione abitualmente dedita allo sguardo osé della sessualità, quella che fa rima con “contraccezione” e “piacere”, ma non con “coppia” e “rispetto” (forse con “parità di genere” ma non certo con “femminilità e mascolinità virtù di preziosità”). Leggere il libro della sessuologa - ovviamente rivoluzionaria - francese, mi stordì e mi convinsi che c’era ben altro oltre lo sguardo voluttuoso che una certa parte dell’Ostetricia e della Ginecologia hanno (ancora) della sessualità. Avidamente lessi e continuo a leggere quello che questa donna (e professionista, non dimentichiamolo) – profonda conoscitrice dell’animo femminile e maschile – propone, perché lo fa con uno sguardo sereno e pulito, ben lontano dall’essere quello che ho visto negli occhi di operatori sanitari prescrittori di anticoncezionali alle ragazzine, più simile a quello dell’Omino di Burro di collodiana memoria. Una volta conosciuta Thérèse, tradotta magistralmente da Giovanni, mi è venuto spontaneo, nel momento in cui annunciò di aver trovato un libro adatto alla figlia tredicenne, acquistarlo immediatamente. Rispolverato un francese da scuola media (benedetta la professoressa Rossanigo, severa ma molto competente) ho dovuto assolutamente cercare chi potesse diffonderlo in Italia: Anita Molino mi è venuta subito in mente, poiché so la sua passione per il rispetto della natura infantile. I libri del Leone Verde (collana Bambinonaturale), sono nella libreria di tante mamme e di tante ostetriche poiché sono quei testi nei quali ogni bambino è trattato da quello che effettivamente è: un essere umano prezioso, unico, particolare e degno d’infinito rispetto nello sviluppo della propria soggettiva personalità. I genitori “nutriti” dei libri de Il Leone Verde (ricordo che tra gli autori ci sono Giorgia Cozza, Kerstin Uvnas Moberg, Carlos Gonzalez, Alessandro Volta, Emanuela Rocca, Michel Odent, Alessandra Bortolotti e Antonella Sagone, solo per citarne alcuni a memoria) si trovano spesso con il peso del far parte di una società adultocentrica che oggettivizza il bambino e lo rende qualcosa che soddisfi l’adulto: quando invece si sfogliano i testi che Anita Molino sceglie di pubblicare, si dà al bambino un ruolo fondamentale dell’essere persona da allevare ed educare al Bene e al Bello, per sé e per chi egli incontrerà nella sua vita. Cosa significa educare al Bello quando si tratta di sessualità? Significa ridare alla persona il ruolo centrale, senza estrapolare i suoi genitali da un contesto complesso: Thérèse Hargot, infatti, parlando di sessualità, sta molto attenta a smontare pezzo per pezzo le ideologie tronfie della Sessuologia pornificata della nostra cultura, che tende a rendere la persona l’oggetto attraverso cui godere (rapidamente e irresponsabilmente) attraverso ridicole pratiche erotiche piuttosto noiose. Tesori Femminili si è ben aggiunto alla pubblicazione – franca e senza fronzoli – della Hargot perché parla alla persona, alla donna – ma anche al l’uomo – considerandola composta da cuore, cervello e anima. Sfogliando Tesori Femminili la prima volta, non provai quel senso di noia mortale che tante pubblicazioni per ragazzi sulla cosiddetta “educazione sessuale” e molto spesso sull’ “educazione affettiva”, fanno senza ritegno (e professionalità): ero sollevata che l’anatomia e la fisiologia femminile e maschile fossero descritte come parte integrante della persona e non come un mezzo. Gli ormoni che governano in tanti modi il nostro essere, ad esempio, non sono trattati come stimoli emotivi privi della possibilità di essere controllati da un raziocinio proprio della persona umana: questo vuol dire che raccontare di ossitocina non significa solo relegare a questo ormone la sua funzione durante il parto o l’orgasmo, ma raccontare tutti i mille modi in cui l’ossitocina (ormone della calma e della connessione) “lega” le relazioni d’amore e d’amicizia, specialmente quando vi è rispetto reciproco e accoglienza. Cécile de Williencourt-Frémont è un’ostetrica (in francese si dice “sage- femme” e in italiano, invece, le ostetriche condividono il nome coi ginecologi, vivendo in costante fraintendimento di ruoli e funzioni) che si occupa di consapevolezza durante la gravidanza, ma che probabilmente poi ha compreso che prima della gravidanza c’è almeno un decennio di fertilità che la donna ha obbligatoriamente ceduto all’anticoncezionalità farmacologica, rimanendo poi invischiata in patologie più o meno gravi, infertilità compresa. La storia di tanti metodi cosiddetti “naturali” si basa sul fatto che le donne siano intelligenti e non bamboline sciocche da gestire tramite una Medicina contraccettiva (che la Hargot fa proseguire con l’abortivismo) e che quindi possano liberarsi del peso del timore della gravidanza poiché la sessualità è vissuta con la consapevolezza di coppia. È stato un piacere e una scoperta continua lavorare “gomito a gomito” con Giovanni, per consegnare una versione italiana di Tesori Femminili: non ero mai stata “in prima linea” con un lavoro editoriale e la cosa mi ha appassionato molto. Ringrazio tantissimo Cécile, Thérèse, Giovanni e soprattutto Anita perché adesso, anche qui, si può educare le giovani donne verso la preziosità dell’essere parte di un mondo femminile. Spero, presto, di poterne parlare tutti insieme.

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25/09/2021
1908/2023
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