Storie

di Rachele Sagramoso

Lui con Noi: un percorso di coppia

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Quando leggo quello che Cristina e Giorgio scrivono, talvolta ho i brividi.

Il matrimonio è una sfida enorme: si tratta di vivere dando sempre “un calcio al cerchio e uno alla botte”, stando a galla, sopraffatti dalla freneticità di una vita che dà spazio alle emozioni, ma non ai sentimenti (nella distinzione di Zygmunt Bauman: «Le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati»).

Nel mio matrimonio le cose non sono sempre andate bene.
Anzi, sono state diverse le circostanze che mi hanno portato a pensare che basta, il peso di un sacrificio così grande non valeva la mia felicità.

Notato nulla? Il termine “sacrificio” accanto a “felicità” dovrebbe svelare l’offuscato retropensiero che è nutrito dalla passività

dei tempi odierni: infatti il sacrificio di lottare per tenere insieme un matrimonio, non è cosa ben vista perché, molto blandamente, porta a uno stato di non-felicità.

Brividi, scrivevo, quando leggo Cristina e Giorgio (o quando ascolto le loro testimonianze), perché negli ultimi vent’anni ho lottato, con mio marito, per guadagnarci il nostro matrimonio. E lo abbiamo fatto assieme perché insieme a noi c’è Lui, Cristo. La felicità di una famiglia è una ricerca effimera che soddisfa nell’immediato solo chi teme il sacrificio, ma se guardiamo a tutta una vita (dalla nascita alla morte, diciamo la media di 85 anni), non è possibile continuare a cercare qualcosa che risolva i problemi e ci renda felici singolarmente.

Brividi, scrivevo, quando sento come Cristina e Giorgio parlano dei loro errori, pesanti e quasi insormontabili da sostenere se uno li guarda nell’immediatezza della ricerca della felicità sovraccitata, ma tuttavia strumento di un cambiamento enorme (ne parlano nella prima pubblicazione “Noi: storia di una chiesa domestica”)

Leggere Cristina e Giorgio è un percorso che la coppia effettua con fatica, ben sapendo che ci si sposa in tre (come scriveva Fulton Sheen) e che si farà fatica. Spesso, oltretutto, questa fatica la s’intraprende da soli, perché l’altro, il coniuge,
non è pronto, non ce la fa, non si sente in grado. Ognuno è diverso e dobbiamo riconoscere il fatto che non sempre la coppia è composta da persone che vedono le cose nel medesimo modo e verso la stessa direzione: anzi, talvolta è il contrario. Leggere il libro di Cristina e Giorgio è un cammino che mi ha sostenuto nel fatto di sentirmi
sola, nella battaglia del matrimonio, perché accade che la lotta per l’equilibrio della coppia sia data dal proprio passato di figli.

Brividi, scrivevo, perché nelle parole spesso ritmate e quasi cucite in una prosa poetica da Cristina e Giorgio, ritrovo sentimenti sopiti e paure che ho talvolta rifiutato di pronunciare. Ma, come
quando si resta in Adorazione dell’Eucaristia, improvvisamente si sente che si può combattere, che ce la si può fare, che finché siamo in tre, nulla è perduto.
Finché Lui è con noi e finché nell’altro vediamo una creatura fragile di Dio della quale prenderci cura, nulla è finito.

Il mio grazie a Cristina e Giorgio. Ancora e per sempre.

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26/09/2021
2810/2021
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