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di Giuseppe Udinov

Cardinale Comastri: non cancellate mamma e papà

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Calare i comandamenti nella realtà di oggi, guardarli attraverso le esperienze, i racconti, le frasi del Vangelo, le testimonianze dei santi. “Dieci comandamenti per dieci cardinali”, il libro del vaticanista Mediaset Fabio Marchese Ragona, pubblicato da Edizioni Ares, offre le riflessioni dei porporati. Il cardinale Angelo Comastri, arciprete emerito della Basilica di San Pietro, si sofferma sul quarto comandamento: “Onora il padre e la madre”, partendo dalla sua esperienza, negli anni ’70, di cappellano del carcere romano di Regina Coeli. Una parentesi fatta di incontri, racconti e sfoghi ma anche di amare constatazioni e che, alla luce dei cambiamenti di oggi, permettono di leggere la realtà con occhi nuovi. La storia di Sergio figlio di una prostituta, fa pensare a quanto sia doloroso per un bambino non conoscere il papà o la mamma.

Ecco alcune riflessioni del cardinale: prima di entrare nel significato del Comandamento, desidero fare un’importante premessa. La parola «comandamento» a molti risulta odiosa perché la ritengono una limitazione, un’imposizione, una restrizione della libertà. Ma non è così. Il «comandamento» non è un limite alla libertà, ma è un orizzonte: è l’indicazione di un percorso giusto e sicuro, affinché la libertà non vada fuori strada facendoci del male. Fatta questa premessa, passo a commentare il quarto Comandamento attraverso esempi concreti nei quali emerge chiaramente la bellezza insostituibile della famiglia…

Com’è possibile soltanto pensare di ridurre il meraviglioso prodigio del concepimento, frutto di amore, a un gioco di laboratorio asettico e anonimo e impersonale? Com’è possibile affittare un utero e com’è possibile comprare il «materiale della vita» come se fosse un prodotto di mercato? Quanti «Sergio» dovranno, tra pochi anni, raccontare la stessa tragica storia! Il mio cuore non riesce a seguire la mente, che lucidamente mi mette davanti la scena di un’umanità che osa sostituire il progetto del Creatore e osa cancellare il nome stesso del papà e della mamma. Mio Dio, io non riesco a immaginare un figlio che non possa dire: «Mamma!». E, ugualmente, non riesco a immaginare un figlio al quale sia negata la gioia di poter dire: «Papà». No, mio Dio! Questo è troppo! È troppo contro la vita, è troppo contro l’umanità, è troppo contro la verità!

Torniamo al racconto di Sergio che ora si sfoga nella preghiera e legge nel foglio che tiene nelle mani: Signore, Signore, a volte dubito anche di te, del Cielo: di tutto! Mi dà fastidio sperare perché mi sembra un atto vile e indegno dell’ingiustizia che sto soffrendo. Ho il timore che tanti figli, in un prossimo futuro, dovranno ritrovarsi in questa lacerante preghiera. E dovranno immedesimarsi nell’esperienza di Sergio che tira fuori dal cuore ferito questo urlo di dolore: Talvolta urlo e invoco ciò che la vita mi ha tolto violentemente. E vorrei, come un pazzo, correre per le strade, almeno per vedere le mamme. Vorrei incantarmi guardandole mentre baciano i loro figli. E poi vorrei guardare i figli per intuire cosa provano in quei beati momenti che per me non potranno mai esistere.

Quando Sergio mi consegna questo urlo di dolore, che era legittima nostalgia di una mamma mancata, non poteva neppure lontanamente immaginare quello che oggi sta accadendo. Chissà quanti figli, tra qualche anno, andranno raminghi per le strade alla ricerca di una maternità negata e di una paternità mai conosciuta! Chissà quanti figli si fermeranno davanti a un papà vero e a una mamma vera e nel cuore diranno: Perché a me… no? Perché non ho un papà, perché non ho una mamma?

Sentiamo la preghiera finale di Sergio, figlio senza paternità e senza maternità: Ho bisogno di una mamma, di una carezza, di una dolce voce che mi chiami «figlio»! O Signore, ascolta il mio pianto. Tu hai avuto la fortuna di avere anche una mamma, una mamma fatta su misura per te. A me ne bastava una qualsiasi, una modesta, povera, semplice. Ma per me no, neanche così. Mamma! Mamma del Signore, mi vuoi bene almeno tu? Anche se sono un pezzente?

Mamma di Gesù, se dici di sì, baciami questa sera, quando mi addormenterò e portami in Cielo con te. Fallo tranquillamente! Non danneggerai nessuno. Perché io sono solo. Non lascio nessuno e nessuno piangerà. Perché io non esisto.

Non riesco a commentare queste parole. Vanno meditate, vanno lette in ginocchio, vanno fatte circolare nelle case, vanno fatte risuonare dai pulpiti, affinché altri figli non abbiano a soffrire lo stesso lacerante dolore di chi è costretto a dire: Io non esisto perché non ho un papà, perché non ho una mamma. A questo punto capite perché il Signore ci ha dato questo Comandamento: «Onora il padre e la madre».

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29/09/2021
0602/2023
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