Società

di Fabio Annovazzi

IL PECCATO ORIGINALE DEI NUOVI DOGMI DELL’ECOLOGISMO CORRETTO

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E’ uno slogan che ronza nelle orecchie da un po’ di tempo a questa parte e si chiama transizione ecologica, potremmo definirlo tranquillamente il nuovo mantra del politicamente corretto. Ormai questa recente espressione coniata anni fa dai grandi boss della politica internazionale è sulla bocca di tutti, dal grande imprenditore all’ultimo degli operai della filiera produttiva. Un nuovissimo dogma di fede anche per molti credenti ed ecclesiastici di alto rango. Nel recovery fund appena varato ha una voce predominante, e una valanga di quattrini sta per inondare le iniziative che sanno anche solo minimamente di ecologia da parte di imprese, comuni e vari enti pubblici. Tutto in nome della cosiddetta sostenibilità, altro termine in grande voga ed entrato prepotentemente nell’italico vocabolario. Anche questa espressione è nelle corde vocali di tantissime persone, e non c’è azienda che per avere un ottimo ritorno di immagine e di vendite non ne faccia uso come marchio sulle etichette. Non fa nulla se spesso siamo proprio dinnanzi ad un abuso altamente… insostenibile e fastidioso, tutto fa brodo alla causa. Agricoltura sostenibile, industria sostenibile, turismo sostenibile, tra poco arriverà anche la sessualità sostenibile, sono da tempo dei ritornelli comuni usati ovunque e spesso a sproposito. L’obbiettivo comune, a detta di chi usa questi due neologismi, è combattere le emissioni inquinanti, eliminare l’uso di idrocarburi e plastica, incentivare le energie rinnovabili, diminuire la CO2 nell’atmosfera, evitare l’innalzamento delle temperatura della terra e contenere i fenomeni meteorologici estremi che, a detta di alcuni guru in materia, sarebbero in aumento irreversibile. Tutto lodevole naturalmente, ci mancherebbe, tutto vero sino a prova contraria. Occhio però a lasciarti andare ad alcune perplessità in materia, attento a come ti esprimi, potrebbe essere bell’è che pronto per te il termine spregiativo di “negazionista”. Se anche solo fai dei distinguo, porti dati inconfutabili ma non in linea col pensiero unico, passi per il cattivone di turno, irresponsabile e fanatico distruttore dell’ecosistema. Permettetemi un inciso: non si ha più voglia di mettere in discussioni le proprie opinioni al giorno d’oggi, si marchia l’avversario con un termine infamante e lo si fa passare per estremista anche solo se pacatamente sta dicendo qualcosa che si distoglie dalla maggioranza. Insomma, vorrebbero che tutti ragliassimo all’unisono e se uno nitrisce viene preso a calci nel posteriore. Sta nascendo quindi una specie di dittatura ecologica a cui non puoi dissentite perché se no ti marchiano a fuoco bollandoti come incosciente. Ma come tutti i regimi, che all’apparenza hanno intenti che a qualche stolto potrebbero apparire come meritori, anche questo dell’ecologicamente corretto nasce con un grosso peccato originale che facilmente si può individuare. Dietro la coltre di fumo si nasconde un armadio pieno di scheletri. Uno dei motti più in voga tra i verdi-fucsia nostrani dice che la terra non è una eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli. Verissimo, giù i lacrimoni, ed inconfutabile. Ma in un Europa sempre più vecchia, in cui la denatalità galoppa, mi verrebbe ironicamente da chiedere: quali figli? Forse ai pargoli dei cinghiali? A protestare vivacemente contro il sistema che non farebbe nulla (!) contro i cambiamenti climatici sono una flotta di ragazzini capitanati dalla biondina svedese neostar dell’ecologismo corretto. Per carità, lungi da me giudicare negativamente le loro istanze intrise di buoni sentimenti, molti hanno sicuramente nella propria mente fini nobili e lodevoli, però spesso non si rendono conto che dietro di loro c’è chi li sta strumentalizzando per fini abbietti. Basta davvero poco per rendersi conto che alle loro spalle si muove una macchina neo maltusiana ben oleata con l’evidentissimo intento di diminuire la popolazione mondiale, a loro dire causa dei disastri cui sta andando incontro il pianeta. Sono il solito catastrofista che vuole vedere il pelo nell’uovo? Niente affatto, mi limito a osservare i frutti (tossici) dell’albero. Come puoi dire di voler salvare la biodiversità, gli animali, le specie vegetali se poi vuoi distruggere in ogni modo l’uomo apice e culmine della creazione? Hanno scatenato una evidentissima guerra contro la vita umana e la famiglia e poi mi dicono che lo fanno per un futuro migliore? Di chi, mi richiedo? Dei pochi eletti, scelti da lorsignori, naturalmente. Hanno stilato un copioso menù avvelenato che trovi stampato nelle bacheche progressiste e nei cervelli dei ragazzi di mezzo mondo. Con la scusa della (presunta) libertà personale cuociono e ingannano i giovani a puntino.

Ecco di seguito cosa propone loro attualmente lo “chef”: l’antipasto prevede una corposa porzione di aborto ed eugenetica per avere l’uomo perfetto; si passa poi al primo con una variegata e succulenta pietanza di utero in affitto e matrimonio omosessuale; proseguendo successivamente nel pranzo vi è un grandioso secondo condito con tutte le droghe libere possibili e immaginabili; per finire poi, come dessert, ecco a voi la pietanza più gustosa, la dolcissima morte dell’eutanasia legalizzata. Per deglutire una squisitezza simile il cuoco consiglia una apposita bevanda fatta di divorzio lampo e unioni a tempo determinato, tanto per non farsi mancare nulla. Niente da dire, un pasto gustoso e completo, a cui non può mancare per camuffare i sapori una bella spruzzatina di prezzemolo verde ecologico. Il menù del demonio, direbbe il buon Padre Livio da Radio Maria.

Se crediate che stia enfatizzando le cose vi sbagliate di grosso, e basta andare a leggere i numeri per capirlo. La matematica non mente mai ed è impietosa nel testimoniarci una realtà in cui urge riscoprire alla svelta una vera e sana ecologia umana per salvare realmente il pianeta. Stando alle cifre italiane ufficiali nello scorso anno si sono registrati 80.000 aborti, le farmacie hanno venduto quasi un milione di pillole della cosiddetta contraccezione di emergenza (di chiaro stampo abortivo), i bambini down o con problemi congeniti ormai sono praticamente estinti, l’orrendo crimine dell’utero in affitto è sdoganato ovunque sui mass-media, e tra non molto verrà depenalizzato anche l’articolo della legge sulle unioni civili che lo proibisce, il referendum per legalizzare le droghe “leggere” viaggia a gonfie vele con centinaia di migliaia di firme ogni santo giorno. Stesso discorso per l’eutanasia. La cosa più spaventosa ed allarmante è che a usufruire o firmare tutti questi orrori sono proprio gli stessi ragazzi che reclamano a gran voce, con manifestazioni sempre più imponenti, misure draconiane contro le emissioni inquinanti e i cambiamenti climatici. Un corto circuito incredibile che smaschera il peccato originale dei novelli discepoli dell’ecologicamente corretto. Per eliminare questa macchia scura, e proseguire verso una sana ecologia con al centro l’uomo, occorrerebbe un battesimo di umiltà, ma non sono sicuro che molti lo accetterebbero. Anzi sono proprio contrari ad abbassare le arie. Nella loro boria pseudoscientifica pensano di essere i padroni del mondo, di governare la natura a piacimento quasi come fosse il termostato di casa. Usano spesso argomenti talmente convincenti e gonfiati da attirare a se i ragazzi come api sul miele. Il pur nobile fine di voler salvaguardare l’ecosistema non giustifica affatto i mezzi usati, in un mortale connubio che è un misto tra nichilismo e delirio di onnipotenza. Siamo di fronte a un pericolo tal ente grave da indurre nella sua vecchiaia il Papa emerito Benedetto XVI a scrivere un libro in merito. Mi stupisce e amareggia che una parte della Chiesa segua questi profeti di sventura senza porsi alcune domande di fondo, mettendo volutamente tra parentesi l’ecologia umana che dovrebbe essere posta invece al primo posto come valore non negoziabile. Faccio salva la buona fede che molti prelati dimostrano, mi atterrò agli eventuali nuovi insegnamenti proposti, anche se non li condivido fino in fondo, perché considero la Chiesa come madre a cui è opportuno obbedire sempre. Permettetemi però un piccolo amaro appunto finale. Mi spiacerebbe molto, e mi renderebbe triste, il dover passare dalla grandiosa santità ed esempio di Gianna Beretta Molla agli “insegnamenti” irritanti di Greta Thumberg e soci. Pur col rispetto dovuto a tutte le persone non lo vedo certo come un salto in avanti ma un ritorno ad un passato oscuro e tenebroso.

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02/10/2021
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