Storie

di Don Massimo Lapponi

L’ispirazione originaria di due paralleli approfondimenti spirituali

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La problematica sulla popolazione e sull’ambiente, che per decenni è stata in qualche modo la molla che, con i suoi allarmismi, ha condizionato scelte politiche, economiche e morali fondamentali a livello globale, sta ormai occupando apertamente la scena, con la dichiarata intenzione di determinare in modo sostanziale la governance mondiale. Appare perciò necessario, in questo tragico momento storico, andare alla radice dei problemi implicati e mettere in piena luce gli elementi essenziali che sono in gioco e la realtà di fatti che ormai da decenni vengono stravolti, offuscando, in tal modo, la coscienza dei popoli.

Le riflessioni che seguono e la documentazione a cui esse rimandano intendono contribuire ad apportare la necessaria chiarezza, a beneficio di tutti.

Mi sono spesso rimproverato di non essermi seriamente interessato di politica prima di esservi richiamato soltanto poco più di dieci anni fa. Recentemente, tuttavia, mi sono reso conto che, se pure impegnato su fronti apparentemente estranei alla politica, avevo avuto delle intuizioni che sorprendentemente trovano una conferma in fatti divenuti diffusamente noti soltanto negli ultimi tempi. Come la maggiior parte di noi, non avevo mai sentito parlare del gruppo Bilderberg, ma avevo avuto l’intuizione che qualche cosa di simile stesse da tempo operando nel mondo. Riporto qui una pagina, scritta qualche tempo fa e rimasta inedita, in cui descrivevo la strada che mi ha portato a sviluppare alcune intuizioni fondamentali attraverso lunghi decenni.

Quando l’estraniamento che sentivo dalla moderna società mi portò alla decisione di lasciare la vita del mondo per entrare nell’ordine benedettino, la Chiesa era nel pieno della crisi post-conciliare. Si avvertiva dolorosamente il contrasto fra la tradizionale vita spirituale cristiana, e le tendenze più moderne, secondo le quali l’impegno nella vita spirituale distraeva da ciò che solo meritava la nostra dedizione: il lavoro sociale, spesso inteso come vera e propria rivoluzione.

Ovviamente dietro questa pressione vi era l’eredità del pensiero di Marx, secondo il quale la vita spirituale non è che un’alienazione in un mondo intimo, e perciò privatistico, egoistico e in fondo illusorio, che ci distrae dalla vera dimensione dell’uomo, che è la dimensione “esteriore”, non “spirituale”, intima e “privata”, ma visibile, sensibile, materiale e perciò sviluppata a tutto tondo sul piano sociale ed economico.

A questa pressione, diffusa molto allora anche nell’ambiente ecclesiastico, mi impegnai ad opporre la fedeltà alla tradizione della Chiesa e dei suoi santi, dottori e pastori, in un clima di drammatica tensione spirituale. Quando dovetti affrontare il lavoro della mia tesi di laurea improvvisamente mi si accese una grande luce, che doveva poi guidarmi negli anni a venire.

Avevo scoperto, nei miei studi e nella nostra antica biblioteca, la figura poco conosciuta del cardinale barnabita Giacinto Sigismondo Gerdil (1718-1802). Mi appassionai delle sue opere e studiandole a fondo vi trovai una nozione assolutamente straordinaria, che rovesciava totalmente la prospettiva del materialismo marxista. Il Gerdil, d’accordo con altri pensatori del suo tempo, sottolineava con grande vigore, mettendone il luce la strabiliante ovvietà, che è proprio la dimensione interiore, del pensiero e dello spirito, quella in cui si colloca in modo sostanziale l’apertura dell’uomo alla socialità, in tutti i suoi aspetti. Fuori della coscienza intellettuale interiore, infatti, non vi è alcuna socialità. Al contrario, la sensibilità come tale non fa che chiuderci irrimediabilmente nell’immediato.

Ecco dunque svelato l’insidioso sofisma di Marx e di tutta la sua progenie. Ciò che il pensiero rivoluzionario presenta come “materiale”, nella misura in cui è “sociale”, è invece sprituale, interno alla coscienza intellettiva dell’uomo, e solo in essa può avere esistenza e caratteri propri e formali.

Dunque tutta la retorica che pretendeva di annullare la vita spirituale dell’uomo, presentandola come un’evasione dalla realtà sociale, era una pura illusione. Proprio la realtà sociale non era altro che una conferma del fatto che la presenza dell’uomo nel mondo necessariamente transita attraverso la sua coscienza interiore e intellettiva. Come, dunque, si può pretendere di mortificare l’impegno profondo, spirituale, morale e direttivo rispetto all’azione dell’uomo nel mondo, con il pretesto che ad esso deve sostituirsi un “sociale” anonimo e astratto, che illusoriamente si vuole presentare come “materiale”, ma che in realtà non ha vita se non nella stessa coscienza interiore dell’uomo?

Da questa improvvisa illuminazione dovevano nascere, negli anni immediatamente successivi, in particolare due lavori, che poi avrebbero avuto uno sviluppo del tutto imprevisto. Ambedue i lavori, da punti di vista diversi, erano già da allora in lotta contro quella che sarebbe stata chiamata “globalizzazione”.

Il primo fu un articolo, che abbozzai quasi subito, dal titolo “Il mistico velo di Maia”, in cui il velo di Maia non era altro che l’illusione di un globalismo che si presentava, falsamente, come estraneo alla coscienza umana, pretendendo così di soffocare ogni vita intima personale e finendo per sottoporre masse intere a direttive astratte e impersonali. In particolare intendevo attaccare frontalmente il maltusianesimo del Club of Rome. Ma la prima bozza dell’articolo era molto imperfetta, tanto che dovetti ritornarci sopra a lungo, prendere contatto con economisti italiani e stranieri e fare molti altri studi. Soltanto dopo circa quarant’anni mi sembrò che il testo potesse andare, se pure con una segreta insoddisfazione che avrebbe voluto renderlo ancora più efficace. Proprio questa insoddisfazione mi portò in seguito a sviluppare ulteriormente, attraverso gli anni, le intuizioni che erano alla base dell’articolo e a produrre numerosi altri documenti. Ho raccoto tutta la documentazione scaturita da questo pluriennale lavoro, premettendo ad essa un’esposizione della relativa problematica, in un file che si può scaricare tramite il seguente link: https://massimolapponi.wordpress.com/il-problema-economico-ambientale-ricondotto-alle-sue-veritiere-prospettive-documenti-basilari/
L’altro lavoro fu un breve romanzo, dal titolo “Il manoscritto del dottor Bonich”, che scrissi, sotto una forte ispirazione, nel 1991. Non sapevo allora che pochi anni dopo vi avrei aggiunto un seguito, e che la narrazione sarebbe continuata ancora, dopo molti anni, con una serie di ben 28 romanzi scritti per la gioventù.

Il primo romanzo doveva dare il tono a tutta la serie successiva – e sembra oggi acquisire una non comune attualità. Anche in questo caso l’avversario principale era la globalizzazione e soprattutto i suoi effetti deleteri sulla demoralizzazione dell’uomo, specialmente, ma non solo, nel campo sessuale. L’intuizione originaria di fondo, rafforzata da successive esperienze, permaneva il fatto incontestabile che il centro di tutto è sempre ineluttabilmente la coscienza umana e che, quindi, deresponsabilizzarla con l’illusorio fantasma di una socializzazione astratta, oltre ad essere un crimine, è anche una clamorosa contraddizione. Vi era anche affermata la certezza di una strategia programmata, che stava portando avanti insidiosamente il progetto della demoralizzazione in vista della globalizzazione. Contro questa strategia si scontra il dottor Alessandro Bonich – protagonista del romanzo soltanto nella misura in cui la sua vicenda rivive nell’esperienza spirtuale della sua giovane nipote, Vittoria, e di Giorgio, il ragazzo che casualmente la incontra e, innamoratosi di lei, si lascia coinvolgere nella sua drammatica avventura spirituale.

Riporto qui di seguito una delle pagine più significative del romanzo:

Finito il mio discorso rimasi come senza fiato. Tanto mi era costato mettere a fuoco i miei pensieri ed esporli ad un uditorio che istintivamente sentivo ad essi mal predisposto. Ed ora? Aspettavo con ansia la loro reazione, che doveva essere risposta di scienziati ed amici ad uno scienziato ed amico, risposta cioè certamente critica e dubbiosa, o anche dissenziente, ma rispettosa e leale. Mi trovai invece come un bambino colto in fallo dai suoi severi tutori, o come l’imputato colpevole di fronte ai suoi giudici.

Dunque io mi permettevo di convocarli per insegnare loro la via della scienza e, sotto il pretesto di modernizzare il pensiero, volevo gabellare una filosofia reazionaria?! Ma essi, già prima che io giungessi a Parigi, avendo avuto sentore delle mie presenti tendenze, avevano richiesto direttive dai loro dirigenti di Gran Bretagna e la risposta era stata chiara: convincere Bonich che egli vaneggia e che la sua fantasiosa strategia culturale non potrà mai ricevere approvazione da noi. Aprisse piuttosto gli occhi sulla via prescelta dalla nostra associazione, non ufficiale, ma più potente di quanto egli creda. La nostra conoscenza dei tempi e degli uomini val più della sua: essa è frutto di studi e statistiche operati con i più recenti ed efficaci metodi di ricerca. Forse che l’essenza dell’uomo è sempre la stessa? È egli immutabile come gli dèi dell’Olimpo? Inutile pescare nelle nebbie di un tempo passato per sempre traccia di energie spirituali segrete o di mistici angeli dimenticati. La strada del mondo è diversa e la nostra missione è quella di facilitargli il cammino.

I quadri di riferimento del mondo che viene sono tutt’altri: l’aumento della ricchezza e del benessere, frutto della tecnica e della scienza, proietta già sui mercati mondiali cifre da capogiro. Il moltiplicarsi di queste cifre non può essere arrestato da sogni romantici o da costumi retrivi. Sappiamo bene che i costumi d’Italia e dei popoli latini opporranno la maggior resistenza alla diffusione del benessere e del progresso sociale, e uno dei nostri scopi primari sarà proprio quello di abbattere tali costumi. Ormai un’altra logica governa il mondo: i popoli e i gruppi non sono più chiusi nei loro pregiudizi di cultura e di fede, ma si aprono sempre più all’universalità di un pensiero che li unisce nel nome dell’utilità collettiva, di un inesorabile calcolo del comune interesse. Anche le divisioni di nazionalismi o di partiti verranno meno di fronte all’inarrestabile progresso delle nuove idee e dei nuovi costumi, cui detteranno legge soltanto i grandi sviluppi della società produttiva.

Rimasi costernato di fronte a un tale discorso. Obiettai vivacemente che la cultura aveva altre fonti che non fossero quelle del benessere e del commercio a cui ispirarsi, ma ricevetti come risposta soltanto sorrisi compassionevoli.

Uscii da quella seduta come da un incubo e vagai per le vie di Parigi come un uomo finito. Pensieri tetri e visioni apocalittiche mi attraversavano la mente. L’essenza dell’uomo dunque doveva cambiare per adattarsi agli interessi del commercio mondiale sostenuti da una società segreta di Londra! E da questo cambiamento sarebbe derivato il vero bene dell’uomo?!

Eccolo l’uomo nuovo: chiuso fin dall’infanzia nel mondo dei suoi immediati interessi palpabili, il suo pensiero educato soltanto a curare l’igiene del corpo e a calcolare i flussi e i riflussi del mercato mondiale. Pensiero sempre più astratto e sempre più lontano dagli interessi di quell’anima che gli dà vita e cui esso, ignorandola, pur sempre rende testimonianza. Sensibilità sempre più accesa, sempre più sollecitata dalla propaganda dei nuovi mercanti. Eros, infranti gli argini degli antichi costumi, prorompente sitibondo sulle vie del commercio, rese più libere da una tecnica perfezionata, caccerà per sempre in catene Psiche nel tenebroso mondo infernale. Sarà mai capace quest’uomo nuovo di pietà di figlio o di figlia, di fedeltà di sposo o di sposa, di sacrificio di padre o di madre, di servitore o difensore della patria? Immagine spaventosa di un mondo di etere e di efebi imbelli e degeneri, di figli smarriti e di vecchi abbandonati, di traditori e dissanguatori della loro terra materna! E questa genia gioverà finalmente al commercio delle nazioni o non lo precipiterà piuttosto nel baratro della rovina?

Dunque per condurre al suo bene la vita dell’uomo basterà la saggezza di un giorno di bambini viziati? O le membra infiacchite e la fantasia pervertita, collegate ad un’intelligenza colma di numeri e cifre, saranno giudicate guida migliore ai passi dell’uomo che non la saggezza e l’esperienza dei secoli?

Confessiamo piuttosto che la vita vera dell’uomo non merita più il nostro interesse, giacché essa è relitto di un mondo passato, cui era ignota la dimensione universale del mondo. Ignota la dimensione universale del mondo a un costume che aveva abbracciato e racchiuso nel cuore dell’uomo civile il pensiero dei Greci e l’eloquenza romana, il Vangelo di Cristo e le nuove vie della scienza, i martiri della fede e gli eroi del progresso, i monumenti antichi dell’Asia e le moderne industrie d’America! Ed in più ad esso era nota l’esperienza della solitudine della coscienza, in un orizzonte materialmente racchiuso e come protetto dai rumori del mondo, ma spiritualmente illimitato ed intimamente comunicativo col regno della verità e della scienza e col regno delle anime:

that inward eye

which is the bliss of solitude:

sublime esperienza meditativa, che ora vuole essere bandita dalla terra con l’indiscreta intrusione di una tecnica raffinata. Ed esperienza che rivela allo spirito la sua propria libertà ed energia, e la responsabilità di se stesso, e le più lontane conseguenze delle sue proprie azioni, e di essere la coscienza il vero centro del mondo e il luogo dove si decide del suo destino. Piuttosto è l’astratto calcolo commerciale a perdere l’universale visione del vero, rinnegando la vita profonda, infinita, inesauribile dello spirito umano, cui non bastano mille generazioni terrene per manifestare compiutamente se stessa! Cosa diverrà dunque la reale vita dell’uomo, abbandonata dall’astratta cultura moderna in preda al profano interesse di avidi e astuti mercanti?

Si può accedere alla presentazione editoriale del romanzo, in seconda edizione, tramite il seguente link:

https://www.edizionitabulafati.it/ilmanoscrittobonich.htm

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02/10/2021
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