Chiesa

di Emilia Flocchini

Beata Maria Lorenza Longo, la madre degli Incurabili di Napoli e delle Clarisse Cappuccine

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

Carità e contemplazione sono i due elementi costitutivi della vita di Maria Lorenza Longo, che nella Napoli del Cinquecento istituì l’Ospedale degli Incurabili e, facendosi interprete delle istanze di riforma nella vita religiosa femminile, diede vita alle Clarisse Cappuccine claustrali. Il suo è uno di quei casi in cui davvero si può parlare di fama di santità perdurante per secoli: la tenacia delle sue figlie spirituali e l’attenzione da parte della diocesi partenopea hanno fatto il resto, così da arrivare alla beatificazione, fissata alle 10.30 di domani, a Napoli, nella Cattedrale di Santa Maria Assunta, trasmessa in diretta sul canale YouTube diocesano e su Canale 21 (canale 12 del digitale terrestre in Campania, ma anche in streaming).

Quanto si sa di lei può essere ricondotto essenzialmente alle notizie riportate nella «Historia Cappuccina», del 1588, dal cappuccino Mattia Bellintani da Salò, più altri elementi desunti da documenti contemporanei. In base a queste fonti, dunque, Maria Requenses è nata in Spagna, a Lerida, nel 1463. Sposa di Joan Llonc, o Giovanni Longo in italiano, lo segue in Italia nel 1506: lui, uomo di fiducia del re Ferdinando il Cattolico, è stato infatti nominato Reggente nel Vicereame di Napoli. Da qualche tempo, però, la moglie è paralizzata, in seguito al tentativo di avvelenamento da parte di una serva.

Giovanni muore sicuramente prima del 1510, anno in cui, accompagnata dalla figlia e dal genero, Maria compie un pellegrinaggio che ha come tappa finale il Santuario di Loreto. Qui, il 5 o il 6 giugno, al termine della Messa celebrata nella Santa Casa, si ritrova completamente risanata. In segno di gratitudine, aggiunge il nome di Laurentia, o Lorenza, a quello che già porta; secondo alcune fonti, inizia anche a vestire l’abito di terziaria francescana.

Tornata a Napoli, comincia a percorrere i vicoli della città, per risollevare, in base a quanto le è possibile, le condizioni di tanti poveri. Comincia anche ad assistere i malati, specialmente nell’ospedale di San Nicola al Molo Piliero o Beverello. Tra le malattie ancora prive di cure specifiche, ha al tempo grande diffusione la sifilide, comunemente detta “mal francese” perché portata dai soldati di quella nazione e non solo da essi.

Come spesso accade, la prima risposta a questi casi avviene tramite l’attenzione di alcune persone associate in opere di carità. Avviene così a Genova, dove la Compagnia del Divino Amore formata da sacerdoti e laici istituisce, nel 1499, il Ridotto degli Incurabili. Uno dei fondatori, il notaio Ettore Vernazza (anche lui è oggetto di una causa di beatificazione, come sua figlia suor Battista), arriva poi a Napoli, contando sull’appoggio dei conterranei genovesi. L’intesa è immediata con Maria Lorenza, ma anche con altri nobili napoletani.

Altrettanto rapidamente com’è arrivato, Vernazza lascia però Napoli: l’Ospedale degli Incurabili è ormai una realtà, di cui “madama Longo”, come la chiamano i napoletani, è Governatrice e responsabile. Inizialmente si è pensato di riconvertire San Nicola al Molo per i soli incurabili, persone con sifilide e altri mali simili, ma dopo circa due anni si procede a una nuova costruzione. Maria Lorenza e i suoi compagni continuano nella loro opera, tanto più dopo che lei, una mattina durante la Messa, ha sentito come se Dio le parlasse, invitandola ad amare, in Lui, i poveri, proprio come lei ama il marito e i figli.

Il 23 marzo 1522 viene quindi fondato ufficialmente l’Ospedale di Santa Maria del Popolo, situato sulla collina di Caponapoli, nei pressi dell’attuale piazza Cavour. Da allora e nei secoli seguenti, è diventato un’autentica «palestra di carità», secondo l’espressione che il cardinal Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha usato lo scorso 8 maggio, a Pompei, riferendosi all’esperienza del Beato Bartolo Longo, il quale, spinto da san Ludovico da Casoria, lo frequentava quasi ogni giorno.

La prima a esercitarsi in questa «palestra» è Maria Lorenza medesima, a cominciare dal fatto che abita nell’ospedale. Lavora senza sosta, attingendo anche al proprio patrimonio per sostentare i degenti, da qualunque luogo provengano. Dal 1523 è affiancata da Maria Ayerbo, vedova e contessa di Termoli, che tre anni dopo diventa guida della casa per le prostitute pentite: in effetti, si cura anche delle donne di strada, felicitandosi con quelle di loro che cambiano davvero vita e provvedendo al loro mantenimento; ne ammette non poche all’assistenza in ospedale. Si moltiplicano, intanto, gli episodi che hanno del provvidenziale, specie durante l’assedio francese a Napoli, nel 1528, un anno dopo il sacco di Roma da parte dei lanzichenecchi.

Il secolo in cui Maria Lorenza vive è anche periodo di notevoli fermenti ecclesiali. Uno di essi è la riforma del Primo Ordine francescano che ha condotto alla nascita del ramo dei Cappuccini: Napoli è una delle prime città ad accoglierli, anche grazie a lei. Per intervento di monsignor Gian Pietro Carafa, nuovo arcivescovo di Napoli, arrivano lì anche san Gaetano da Thiene e i suoi primi compagni, iniziatori dei Chierici Regolari Teatini.

Proprio su consiglio di san Gaetano, Maria Lorenza decide di ritirarsi dalla direzione dell’ospedale. Da qualche tempo sa che ci sono, tra le volontarie dell’ospedale, donne che vorrebbero consacrarsi a Dio, ma sono sprovviste della dote necessaria; con loro recita quotidianamente l’Ufficio Divino. Rivolge quindi la richiesta ufficiale alla Santa Sede per l’erezione canonica: con la bolla «Debitum pastoralis officii» del 19 febbraio 1535, papa Paolo III autorizza la fondazione delle “Suore del Terz’Ordine di san Francesco secondo la regola di santa Chiara”. Di fatto, alla prima regola clariana, quella approvata da Innocenzo IV il 9 agosto 1253, si affiancano le Costituzioni di santa Coletta di Corbie, approvate nel 1434, e si aggiungono norme e costumanze che Maria Lorenza stessa ha tratto dai Cappuccini, i quali accettano la direzione spirituale delle monache. L’atto di nascita delle Clarisse Cappuccine è quindi il 10 dicembre 1538, col motu proprio «Cum monasterium» di Paolo III.

La fondatrice muore, secondo le più recenti acquisizioni storiografiche, nel 1539, a Santa Maria della Stalletta, dove i Teatini hanno avuto casa fino al maggio 1538; il monastero di Santa Maria in Gerusalemme, infatti, è ancora in costruzione. Congedandosi dalle altre monache, ha come un momento di estasi: «O che cosa ho veduta! O che ho visto! Andremo, andremo!». Dopo aver rinunciato alla carica di badessa in favore di suor Girolama, sorella di Maria Ayerbo, afferma: «Voi pensate che io abbia fatto grandi cose… in nulla di me confido ma tutta nel Signore». Quindi, mostrando la punta del mignolo, dichiara: «Tantillo di fe’ mi ha salvata».

Nel 1585 le monache si trasferiscono a Santa Maria in Gerusalemme, portando con sé i resti delle monache defunte, compresi quelli, ridotti al solo cranio, di Maria Lorenza. Il monastero, però, è più famoso col nome di “monastero delle Trentatré”, per via del fatto che, sin dalle origini, le monache erano proprio in questo numero, in onore degli anni della vita terrena di Gesù.

La sua causa di beatificazione è iniziata molti secoli dopo, almeno tre: il processo informativo è stato aperto a Napoli il 9 novembre 1880 e si è concluso il 20 marzo 1883. Il 27 novembre 1907, con la convalida degli atti dei processi informativo e apostolico, quest’ultimo svolto dal 2 dicembre 1893 al 19 dicembre 1903, Maria Lorenza ha ottenuto il titolo di Venerabile, che prima del 1983 corrispondeva appunto a questa fase della causa, non al riconoscimento delle virtù eroiche. Il relativo decreto è arrivato il 9 ottobre 2017, dopo che la Postulazione Generale dei Cappuccini ha richiesto l’istruzione di un’inchiesta suppletiva, dal 29 giugno 2004 al 16 maggio 2005, sempre a Napoli, e convalidata il 1° febbraio 2008.

Il miracolo esaminato per la beatificazione è la guarigione di suor Maria Cherubina Pirro da tubercolosi pleuro-polmonare cronica con evoluzione tisiogena e localizzazione extrapolmonare, avvenuta il 15 ottobre 1881: la badessa delle “Trentatré” le aveva infatti accostato il cranio della fondatrice, abitualmente conservato nel coro delle monache, invocandone l’intercessione. Il fascicolo del processo sul miracolo è stato rintracciato l’8 marzo 2005, presso l’archivio della Curia di Napoli.

Le Clarisse Cappuccine oggi sono presenti in circa duecento monasteri, raggruppati in quattordici federazioni ma ciascuno di propria giurisdizione, in ventisette Paesi del mondo. Hanno numerose candidate agli altari e una Santa, Veronica Giuliani, del monastero di Città di Castello. Tra le “Trentatré” è invece vissuta suor Maria Raffaella Coppola, morta di tubercolosi polmonare il 4 ottobre 1922, a trentanove anni; la sua causa è attualmente in fase romana.

Le monache e la diocesi di Napoli hanno avviato un programma di preparazione all’evento di domani, con celebrazioni e incontri culturali. Alle 18 del 21 ottobre, giorno in cui, per la prima volta, si potrà celebrare la memoria liturgica della Beata Maria Lorenza Longo, si terrà invece la Messa di Ringraziamento nella chiesa del monastero di Santa Maria in Gerusalemme.

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

08/10/2021
2810/2021
San Simone Apostolo

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Tag associati

Articoli correlati

Storie

Antonia Salzano Acutis e il segreto del Beato Carlo

Nel giorno in cui, per la seconda volta, le Chiese di Milano e Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, ma anche milioni di devoti in tutto il mondo, celebrano la memoria liturgica del Beato Carlo Acutis, presentiamo il libro che sua madre, aiutata dal vaticanista de “La Repubblica”, ha pubblicato per raccontare la propria testimonianza di fede, che deve tanto a quella del figlio

Leggi tutto

Chiesa

Il santo dell’apologetica francese dell’800

Uomo di pensiero e di azione, Federico Ozanam è per gli universitari del nostro tempo, professori e studenti, un modello di impegno coraggioso capace di far udire una parola libera ed esigente nella ricerca della verità e nella difesa della dignità di ogni persona umana». Così Giovanni Paolo II, beatificandolo a Notre Dame, nel 1997, definiva il santo cui è stato assegnato uno dei posti più in ombra del calendario cattolico, la casella odierna, riempita dalla Vergine.

Leggi tutto

Chiesa

Nuovi Beati e Venerabili: Giovanni Paolo I e Piccola Sorella Magdeleine, ma non solo

Riconosciuto il miracolo per la beatificazione di Giovanni Paolo I, ma non c’è solo lui tra i nuovi Beati e Venerabili: sono storie di martirio, di missione e di consacrazione, tutte da scoprire

Leggi tutto

Chiesa

PERCHÉ TUTTO IL MONDO VA DIETRO A CHIARA CORBELLA

La diocesi di Roma ha pubblicato l’Editto in cui si annuncia l’apertura della causa della giovane morta nel 2012 dopo aver rimandato le cure di un tumore per portare avanti una gravidanza.

Leggi tutto

Chiesa

Faustina e Bartolo una casella per due

Il doveroso ricordo di due personaggio di gran rilievo religioso santa Maria Faustina Kowalska, di cui oggi cade l’ottantesimo anniversario della nascita al Cielo, e del Beato Bartolo Longo, che morì novantadue anni fa esatti.

Leggi tutto

Chiesa

Beatificazione di padre Tiburcio Arnaiz Munoz

Tiburcio Arnaiz Muñoz nacque a Valladolid, in Spagna, l’11 agosto 1865. I suoi genitori, Ezequiel e Romualda, di professione tessitori, lo portarono al fonte battesimale della parrocchia di Sant’Andrea due giorni dopo la nascita, nel giorno in cui si ricorda appunto san Tiburzio. Ad appena cinque anni, rimase orfano di padre. Sua madre, allora, cercò in ogni modo di mantenere sia lui che l’altra figlia, Gregoria, che aveva sette anni in più. Anni dopo, lui raccontò che da piccolo, una notte, ebbe un incubo: sognò di cadere all’inferno. Impaurito, chiamò sua madre, ma lei non lo sentì. Sempre più terrorizzato, invocò la Madonna Addolorata, che gli apparve dicendo: «Non cadi all’inferno né mai vi cadrai» e lo coprì col suo manto.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2021 La Croce Quotidiano