Società

di Fabio Annovazzi

ALLA RICERCA DI UNA TECNOLOGIA QUALITATIVA ED ETICA CHE DURI NEL TEMPO.

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Non riesco proprio a digerire i recenti incentivi-capestro che in pratica ti obbligano a cambiare televisione o decoder se vuoi ancora poter usufruire della (quasi sempre pessima) compagnia del piccolo schermo. Visto l’esiguo tempo che riservo ad osservare i vari programmi proposti dovrei essere l’ultimo a parlare, ma siccome il canone RAI obbligatorio me lo trovo bimestralmente nella bolletta energetica permettetemi di esprimere il mio marcato disappunto. Mi sembra questa un occasione in più per dimostrare ancora una volta quanto siano false, pretestuose e ideologiche certe prese di posizioni in difesa dell’ambiente che appena possono si inchinano al potentato di turno. Perché dovrei sostituire un apparecchio televisivo che non ha nemmeno 5 anni? So benissimo che è possibile (appunto) cambiare solo il decoder, ma perché devo farlo? Non me lo ha mica prescritto il medico nella ricetta. Mi parlano di ricezione migliore, di nuovi parametri europei (anche qui!), di immagini più nitide, ma a gente come il sottoscritto che usufruisce pochissimo di questo mezzo, che gliene frega? E’ pura coercizione per spillare denaro dalle tasche. Almeno si incentivasse l’economia italiana così facendo, forse trangugerei il boccone senza che mi vada di traverso. No, a farla grassa, con la sua economia immorale, è solo il dispotico regime cinese.

Consentitemi una piccola parentesi sotto gli occhi di tutti di cui pochi parlano: i comunisti del dragone rosso sono gli stessi che stanno aumentando in maniera vertiginosa il costo delle materie prime, nel silenzio assordante dei grossi mezzi di comunicazione. Una bomba speculativa per meri e meschini interessi interni. Questo unito all’incredibile aumento dei carburanti, energia elettrica e metano, sarà un mix esplosivo per un autunno-inverno che si prospetta bollente, e non meteorologicamente. E l’Italia essendo in gran parte dipendente dall’estero sarà la prima a trovarsi di fronte a questa tempesta scatenata volutamente. Sarebbe opportuno che anziché dividersi ulteriormente su questioni vaccinali e affini gli italiani prendessero coscienza di questi eventi. Ce ne accorgeremo solo quando arriveranno a intaccare il portafoglio, ma allora sarà già troppo tardi. Siamo in balia degli umori altrui dopo aver disintegrato per anni, con una burocrazia asfissiante, il nostro made in Italy. Alcuni aumenti pazzeschi dei materiali utilizzati nell’edilizia per il momento sono assorbiti dagli incentivi statali, ma è una foglia di fico clamorosa che non copre una nudità evidente. Il debito aumenterà vertiginosamente e a pagarci gli esosi interessi su di esso saranno gli investitori esteri (cinesi) che noi sciaguratamente finanziamo con questi incentivi. Tra non molto in pratica diventeremo una colonia a tutti gli effetti e la sovranità più che appartenere al popolo sarà in mano ai pescecani della finanza internazionale. Altroché dittatura sanitaria, lo scenario che si prefigura in futuro per i nostri, pochi, figli è una dittatura economica, delle peggiori oltre tutto. Per cui, ricapitolando, in un momento di grave crisi interna come questo non mi sembra affatto il momento di incoraggiare cambi di elettrodomestici che fanno da volano nell’aumentare le rendite di chi è già troppo obeso economicamente. Anche il presunto risparmio energetico derivante dall’avere apparecchiature nuove è una bufala gigantesca e non corrisponde al vero, provare per credere. Spesso lavatrici marchiate quattro o cinque stelle, che dovrebbero essere quindi il top, consumano e impiegano di più nel lavaggio di quelle di vent’anni fa. Una vera e propria presa in giro reiterata, che si accompagna sempre con una accurata e pomposa campagna pubblicitaria atta a convincere anche i più restii e dubbiosi. La beffa più grossa è che dopo pochi anni questi nuovi marchingegni sono già miseramente da rottamare in quanto di scarsissima qualità. Vi è poi il gravoso problema dello smaltimento. Sì, qualcosa viene recuperato senza dubbio. Ma attualmente, mi dicono fonti attendibili, i depositi di elettronica debordano e non si sa più dove mettere tutta la mercanzia in arrivo. Cosa succede di conseguenza nel complesso è presto detto: tonnellate di rifiuti in più, particolarmente complessi da smaltire, micro particelle di plastica ovunque e schede elettroniche che finiscono in discarica. Alla faccia dell’ecologia. E allora diciamocelo chiaramente che sono soldi pubblici del tutto sprecati in un momento pandemico delicato come quello attuale. Occorrerebbe là dove è possibile incentivare i riparatori di elettrodomestici, non forgiare un continuo ed ossessivo cambio di apparecchiature quando queste sono ancora in gran parte funzionanti. Vi sarebbe la pressante urgenza di avere macchinari di alta qualità, robusti, efficienti e con pezzi intercambiabili tra loro. Esattamente ciò che costruiva il made in Italy sino a non molti decenni fa, spazzato via ora da una globale cultura consumistica che sta inquinando anche i cuori oltre all’ambiente. Gli stessi ragazzini che vanno in strada a protestare per i cambiamenti climatici sono in pole position nel sostituire lo smartphone ogni anno, anche se funziona ancora benissimo, per correre dietro al nuovo modello più chic o con maggiori funzioni. Un capitolo a parte meriterebbe il comparto automobilistico dove vetture praticamente ancora perfette, ma ha detta degli esperti inquinanti, vengono spedite senza fiatare nei paesi dell’est o in Africa. Sarcasticamente mi verrebbe da dire che probabilmente lì dal tubo di scappamento esce un elisir che profuma di rosa, da respirare a pieni polmoni.

L’impressione che ne derivo è che solo con un forte choc si potrà ribaltare questa folle legge del mercato. Una spirale pericolosissima da cui prima o poi verremo stritolati. Non auspico certo una crisi economica, ma rimango assolutamente convinto che sia una pazzia da sradicare velocemente il gettare apparecchiature quasi integre per accaparrarsi mercanzia estera di terza categoria. Bisogna rivedere alla svelta molti parametri, incentivando riciclo, riutilizzo e seconda mano. Non è una vergogna, ma una buona abitudine sempre esistita di cui ci siamo dimenticati. Un po’ di sana autarchia non può che giovare per far capire ai più giovani cosa sono realmente i sacrifici, forgiando generazioni che si sono sedute sulle comodità dandole per scontate, e ora pretendono assurde metamorfosi della società. Reclamano a gran voce cambiamenti che non sono per altro nemmeno minimamente in grado di fare su loro stessi. Della serie: armiamoci e… partite che io vi osservo, mentre combattete, in pay tv. Più che di nuove apparecchiature c’è bisogno di cuori nuovi, liberi da egoismi ed attenti a non sprecare incautamente. Ma occorre lavare via sozzerie mentali che ci ingabbiano in sbarre dorate, mettendo evangelicamente (questo sì) vino nuovo in otri nuove. Inutile rattoppare con una pezza un vestito ormai logoro, serve a niente e si allarga ulteriormente il buco. A questo punto dobbiamo scegliere se fare la fine del ricco epulone o del figliol prodigo. A noi l’ardua decisione. La speranza è che ci sia un risveglio di coscienze che, dopo aver subito l’umiliazione del contendere le carrube ai porci, rinsaviscano tornando sui loro passi..

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08/10/2021
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