Chiesa

di Emilia Flocchini

Nuovi Beati e Venerabili: Giovanni Paolo I e Piccola Sorella Magdeleine, ma non solo

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Questa domenica, al termine della beatificazione di don Francesco Mottola a Tropea, il cardinal Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, aveva anticipato che oggi avrebbe avuto udienza dal Santo Padre. Di conseguenza, per una volta, non è stata una sorpresa la notizia, pubblicata sul Bollettino della Sala Stampa e sul sito della Congregazione delle Cause dei Santi, relativa ai nuovi decreti.

Non lo è stata neanche perché, proprio ieri, i cardinali e i vescovi membri della Congregazione hanno emesso parere positivo circa il decreto sul miracolo attribuito all’intercessione di papa Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani; l’autorizzazione da parte di papa Francesco a quello e ad altri, quindi, non avrebbe tardato molto.

Si deve all’intervento di un sacerdote argentino la guarigione, inspiegabile secondo le attuali conoscenze scientifiche, di una bambina da “grave encefalopatia infiammatoria acuta, stato di male epilettico refrattario maligno, shock settico”. Il fatto è avvenuto nella diocesi di Buenos Aires, il 23 luglio 2011, e ha portato al ristabilimento di un quadro clinico peggiorato nel giro di quattro mesi.

La devozione del parroco della parrocchia a cui apparteneva il complesso ospedaliero è un ulteriore segno di come la fama di santità di papa Luciani sia particolarmente diffusa in America Latina: già il 9 giugno 1990 dom Serafin Fernandes de Araújo Sales, arcivescovo di Belo Horizonte, aveva presentato la petizione, firmata da duecentoventisei vescovi della Conferenza Episcopale del Brasile, con cui chiedeva a san Giovanni Paolo II d’introdurre la causa del suo immediato predecessore.

Nella diocesi di Belluno-Feltre, che ha seguito la fase diocesana della causa (eccezionalmente, visto che la sede naturale del Tribunale di competenza, quando un Pontefice muore, è quella del Vicariato di Roma), la notizia è stata accolta con autentica gioia. Monsignor Renato Marangoni, l’attuale vescovo, in un messaggio pubblicato sul sito della diocesi, ha invitato tutte le chiese parrocchiali e frazionali a suonare le campane a festa, alle 18 di oggi, e ha fatto presente come domenica prossima cada l’anniversario della nascita del Papa bellunese, ma anche del suo Battesimo, che gli fu amministrato in casa perché in pericolo di vita.

Proviene sempre dall’America del Sud la storia della vita e del miracolo attribuito a madre Maria Berenice Duque Hencker, al secolo Ana Julia, nata a 14 agosto 1898 a Salamina in Colombia. Desiderava farsi Carmelitana, ma fu invece orientata verso le Suore Domenicane della Presentazione, una congregazione francese, a Bogotá. Il 21 novembre 1925 emise i voti perpetui, assumendo in religione lo stesso nome di sua madre. Fu incaricata della formazione delle novizie, ma allo stesso tempo si accorse dei disordini causati dai giovani del quartiere dove viveva. Per mandato del suo vescovo, organizzò una Scuola Domenicale, che ebbe tanto successo che molte ragazze le chiesero aiuto per potersi consacrare a Dio, benché prive di mezzi economici.

Durante una notte di preghiera, sentì chiaramente di dover avviare un’opera nuova, che cominciò il 15 maggio 1943: fu l’inizio delle Piccole Suore dell’Annunciazione, il cui apostolato si dispiegò a partire dal quartiere malfamato di Guayaquil. Madre Maria Berenice affrontò accuse pesanti e prove e fu perfino rinchiusa in manicomio, ma fu sostenuta dal suo vescovo e dalla superiora della precedente congregazione. Negli ultimi tempi della sua vita fu affetta da varie malattie, compreso il morbo di Parkinson, che le tolse la voce per quattro anni. Morì quindi a Medellín il 25 luglio 1993; è stata dichiarata Venerabile il 13 febbraio 2019.

Anche il miracolo che le è stato attribuito è avvenuto a Medellín e riguarda un giovane, nato nel 1987, che a partire dai sette anni di vita aveva cominciato ad avere disturbi fisici, tra cui nausea, stanchezza e dolore muscolare. Col passare degli anni, arrivò a essere costretto all’immobilità, per via dell’aggravamento della disfunzione neurologica progressiva grave di cui aveva finito per soffrire. Durante il suo ultimo ricovero, ricevette in dono da una Piccola Suora dell’Annunciazione una medaglia di madre Maria Berenice e un’immaginetta con la preghiera per chiedere la sua intercessione. Il 12 aprile 2004, mentre pregava invocandola, si sentì spinto ad alzarsi dalla carrozzella; riprese quindi a nutrirsi e a camminare autonomamente.

È un decreto sudamericano anche quello sul martirio di don Pedro Ortiz de Zárate e di padre Giovanni Antonio Solinas, avvenuto il 27 ottobre 1683 nella Valle del Zenta, in Argentina. Nella loro causa, fino al 2002, erano compresi i diciotto laici assassinati con loro, ma sono poi stati esclusi per assenza di documentazione storica su di essi. Dei due sacerdoti, invece, è stato possibile ricostruire la vita e il modo con cui arrivarono a diventare missionari in mezzo ai popoli indigeni, nonché le ragioni che hanno condotto a delineare l’odio alla fede nella loro uccisione.

Il primo, nato il 29 giugno 1626 a San Salvador de Jujuy in Argentina da una famiglia di origine basca, era diventato sacerdote dopo essere rimasto vedovo e aver affidato i due figli avuti da Petronila Ibarra Argañarás y Murguía, che aveva sposato a diciassette anni, alla madre di lei. Parroco a Jujuy a partire dal 1659, percorse il territorio per assistere i malati e i poveri, provvedendo anche alla costruzione di chiese e cappelle tramite il suo patrimonio personale.

Il secondo era invece italiano, per la precisione sardo di Oliena presso Nuoro, ed era entrato nel noviziato della Compagnia di Gesù nel 1663, professando i voti il 16 giugno 1665. I suoi superiori accolsero il suo desiderio di andare missionario all’estero e l’inviarono con alcuni compagni, dove terminò la formazione. In particolare, operò in varie “reducciones”, ossia i piccoli nuclei missionari voluti dai Gesuiti, resi celebri dal film «Mission». Nel 1683, destinato alla missione del Chaco, conobbe don Pedro.

Si trovava con lui e con i diciotto laici, tra i quali erano presenti alcuni indios convertiti, la mattina del 27 ottobre 1683. L’azione pacificatrice dei missionari tra le tribù in lotta condusse un gruppo di centocinquanta indigeni a bussare al forte San Rafael, affermando di avere intenzioni pacifiche. L’indomani, sacerdoti e accompagnatori furono trovati morti: i loro corpi erano stati smembrati e in parte anche mangiati. Don Pedro e padre Giovanni Antonio avevano scelto, come avviene ai veri martiri, di portare avanti la loro missione fino alle estreme conseguenze.

Terra di martiri, nel ventesimo secolo, è stata anche la Spagna in cui visse don Diego Hernández González, che effettivamente rischiò di essere annoverato tra i seminaristi uccisi perché ritenuti pericolosi dai persecutori, solo perché aveva messo in salvo le Ostie consacrate dopo che la chiesa di Javalí Nuevo, il villaggio della Murcia dov’era nato il 3 gennaio 1915, era stata incendiata, come spesso accadeva. Fu arrestato e sottoposto ai lavori forzati, ma sopravvisse.

Venne quindi ordinato sacerdote il 9 giugno 1940. Incardinato nella diocesi di Orihuela-Alicante nel 1954, svolse molti incarichi a livello diocesano. Il suo intento principale era favorire la comunione tra i sacerdoti, la formazione dei seminaristi e, mediante l’Azione Cattolica, l’impegno dei laici nel mondo. Praticò in maniera eccellente la virtù della carità, assistendo i poveri dei quartieri umili di Villena e cercando benefattori per le opere a favore dei giovani, compreso un cinema parrocchiale. Morì il 26 gennaio 1976 ad Alicante, dopo tredici anni di malattia.

Come lui fu confessore e attento ai bisogni del prossimo il primo nuovo Venerabile italiano, padre Giuseppe Spoletini, al secolo Rocco Giocondo Pasquale, dell’Ordine dei Frati Minori. Nato il 16 agosto 1870 a Civitella, l’attuale Bellegra (in provincia di Roma e oggi in diocesi di Tivoli e Palestrina), trascorse la sua vita francescana e sacerdotale principalmente tra il convento romano di San Francesco a Ripa e quello di Fonte Colombo presso Rieti, dove fu, tra l’altro, maestro dei novizi. Incoraggiava i suoi penitenti ad aspirare al Paradiso e a vivere la misericordia su di sé e verso gli altri.

Negli anni della seconda guerra mondiale fece di tutto per dare rifugio ai perseguitati politici. Morì a Roma il 25 marzo 1951, giorno in cui, quell’anno, cadeva la domenica di Pasqua. Le sue spoglie riposano dal 22 maggio 1974 nella cappella dell’Annunziata, non a caso, della chiesa di San Francesco a Ripa.

Cent’anni fa, invece, avvenne l’incontro tra una giovane francese, Elisabeth-Marie-Magdeleine Hutin, e il futuro Santo Charles de Foucauld. Tecnicamente, quest’ultimo era morto da cinque anni, ma già aveva cominciato a circolare il racconto della sua conversione e della sua presenza missionaria tra i tuareg. La giovane, nata il 26 aprile 1898 a Parigi ma residente con la famiglia ad Aix-en-Provence, rimase tanto affascinata dalla sua biografia da decidere di seguirne le orme. Questo avvenne in maniera più marcata dopo che, seguendo il consiglio del suo medico curante, decise di trasferirsi in Algeria, per curare la poliartrite di cui era affetta; con lei c’erano la madre e un’altra ragazza desiderosa di consacrarsi.

Nel 1938 avvenne un altro incontro, stavolta diretto, ma comunque collegato a De Foucauld. Durate un pellegrinaggio alla sua tomba, infatti, conobbe padre René Voillaume e monsignor Gustave-Jean-Marie Nouet: il primo era il fondatore della Fraternità dei Piccoli Fratelli di Gesù, mentre il secondo era il Prefetto Apostolico del Sahara. Grazie a lui, Magdeleine poté compiere il noviziato tra le Suore Bianche: l’8 settembre 1939 emise la professione religiosa e, da allora, fu sorella Magdeleine di Gesù (nel suo caso, non italianizziamo il nome proprio di religione perché è più nota così). Su ordine di monsignor Nouet, stese le Regole della Fraternità delle Piccole Sorelle di Gesù, delle quali fu eletta superiora generale nel 1947, anno del riconoscimento come congregazione di diritto diocesano. Due anni più tardi, scelse di rinunciare all’incarico, per poter seguire la formazione delle Piccole Sorelle e le loro comunità, sparse soprattutto nel Medio Oriente, o comunque in luoghi umili e a fianco dei poveri. Piccola Sorella Magdeleine morì il 6 novembre 1989 a Roma.

L’ultima nuova Venerabile è anche lei una fondatrice, arrivata ai confini della terra sebbene in modo diverso dallo stile di Magdeleine di Gesù. Si tratta di madre Elisa Martinez, leccese di Galatina, dov’era nata il 25 marzo 1905. Entrò tra le Suore della Carità del Buon Pastore, fondate da santa Maria di Sant’Eufrasia Pelletier, dopo averle conosciute a Lecce: fu ammessa in noviziato nel 1928 e professò i primi voti il 29 settembre 1930. Dovette però interrompere il suo servizio a Chieti, tra le ragazze da rieducare, a causa di una grave infezione polmonare: rientrò in famiglia, ma fu sempre benvoluta dalle sue precedenti consorelle.

La sua idea di fondare una nuova congregazione religiosa, maturata col tempo e con la preghiera, trovò il benestare del vescovo di Ugento, monsignor Giuseppe Ruotolo. Il nome originario, Suore dell’Immacolata, cambiò col passaggio da Pia Unione a Istituto di diritto diocesano: divennero quindi le Figlie di Santa Maria di Leuca, in onore del titolo con cui la Vergine è venerata nell’omonimo santuario “de finibus terrae”. Quanto allo scopo specifico, doveva essere la formazione delle adolescenti, l’educazione della prima infanzia, l’assistenza delle madri nubili e il servizio parrocchiale.

Anche madre Elisa viaggiò a lungo per sostenere le comunità fondate in Italia, Svizzera, Belgio e Stati Uniti, ma proprio dalle consorelle di quest’ultimo Paese, oltre che da persone esterne, le arrivarono calunnie, che accettò senza ribattere. Allo stesso modo, nel 1969, accolse padre Mario Piazzano, degli Oblati di San Giuseppe, come Visitatore Apostolico: fu lui a difenderla da tutte le accuse. Dopo un quinquennio senza incarichi, nel 1970 fu rieletta superiora generale, ma rinunciò nel 1987, per motivi di salute. Morì a Roma, dove aveva fatto trasferire la casa generalizia, l’8 febbraio 1991.

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13/10/2021
2710/2021
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