Chiesa

di Emilia Flocchini

Beata Lucia dell’Immacolata, da Acquate a Brescia per donarsi alla carità

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A volte, nel sentire comune riguardo alle beatificazioni e alle canonizzazioni, si pensa che i vari candidati vengano proposti da gruppi di pressione o per interessi politici.

Pregiudizi del genere vengono immediatamente smontati, quando si scoprono figure umili, la cui esemplarità è stata intuita, in modo non artefatto, sia da persone realmente semplici, eppure dotate del necessario “fiuto” per scorgere le tracce del passaggio di Dio in un’anima, sia dai membri della famiglia religiosa cui appartennero (un fatto, quest’ultimo, meno scontato di quanto si creda).

È il caso della Beata Lucia dell’Immacolata, che alle 10 di domani, nella cattedrale di Brescia, verrà elevata agli onori degli altari nella Messa presieduta dal cardinal Marcello
Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, come delegato del Santo Padre. Quarantacinque anni di vita, ventuno dei quali di consacrazione, trascorsi senza mai lasciare la casa madre delle Ancelle della Carità di Brescia quanto a comunità di destinazione e soprattutto, secondo le sue ultime parole, con gli occhi tenuti sempre «fissi in Dio».

Le origini di questa suora rimontano però al territorio della diocesi di Milano, precisamente ad Acquate; fino al 1924 era un comune autonomo, poi inglobato nella città di Lecco. Il 30 maggio (giorno in cui, da ora in poi, ricorrerà la sua memoria liturgica) 1909, quattro giorni dopo essere venuta alla luce, era stata portata al fonte battesimale della parrocchia di San Giorgio e le era stato imposto il nome di Maria.

Era l’ultima figlia di Giovanni Ripamonti, e di Giovanna Pozzi, da lui sposata in seconde nozze. Il padre aveva simpatie anticlericali, ma era un attento lavoratore. Anche la madre non perdeva occasioni per rimpinguare il bilancio familiare e, allo stesso tempo, invitava i figli a frequentare la chiesa parrocchiale e l’oratorio.

Maria imparò presto la strada per andarci, trattenendosi spesso in preghiera lì e presso la copia della grotta di Lourdes eretta appena un anno prima della sua nascita, con il lavoro di tutti gli uomini di Acquate, compreso suo padre. Trascorreva il poco tempo libero che le rimaneva dopo i lavori domestici all’oratorio femminile, dove imparava anche rudimenti di economia domestica grazie alle Suore di Maria Bambina, che seguivano la formazione di bambine e ragazze. Era poi socia di Azione Cattolica e delle Figlie di Maria.

Non arrivò a completare le elementari perché, a sua volta, dovette contribuire alle entrate familiari trovandosi un lavoro. Iniziò come operaia nella filanda Müller di Germanedo, che però fu chiusa a causa della crisi economica del 1926. Trovò quindi un nuovo impiego nella ditta F.I.L.E di Acquate, specializzata nella produzione di lampadine elettriche. In entrambi i posti di lavoro, Maria venne apprezzata per la precisione e l’accuratezza con cui svolgeva compiti che necessitavano una certa precisione e un certo metodo.

Mentre le sue colleghe, nei momenti di pausa, parlavano di progetti di matrimonio, lei restava in ascolto, senza manifestare le proprie intenzioni, che erano ben diverse: pensava infatti di consacrarsi a Dio, aiutata in questo anche da don Giovanni Piatti, il suo parroco, con cui si confrontava. Tuttavia, ebbe il primo rifiuto proprio dalle stesse suore che erano state le sue educatrici e dalle quali aveva assimilato, tanto da scriverselo su un cartoncino che tenne sempre con sé, l’anelito alla santità tipico della loro fondatrice, Bartolomea Capitanio, che all’epoca non era stata ancora canonizzata. Altre domande presso altre congregazioni ottennero il medesimo esito.

Nel settembre 1932, il suo cammino ebbe una svolta inattesa. Tornò in paese, infatti, suor Argentina Ferrari, che le parlò dell’Istituto cui apparteneva, le Ancelle della Carità di Brescia. Le diede anche da leggere alcuni libri sulla fondatrice, suor Maria Crocifissa (al secolo Paola) Di Rosa. Leggendo una delle sue frasi ricorrenti, «Voi siete vendute alla carità», Maria sentì che forse aveva trovato l’Istituto giusto e fece domanda, che andò a buon fine: suor Teresa Pochetti, la superiora generale, l’accolse in casa madre il 15 ottobre 1932.

La ragazza si sentì subito a casa: come già in famiglia, fu pronta nell’obbedire, lieta nella vita comune, raccolta nella preghiera silenziosa in cappella. Lo studio delle Costituzioni e degli scritti della fondatrice le fecero capire che davvero vivere la carità era la strada che Dio voleva per lei. Il 16 novembre 1933, quindi, iniziò la preparazione alla Professione temporanea, emessa il 30 ottobre 1935: il suo nuovo nome, suor Lucia dell’Immacolata, era un omaggio alla Vergine di Lourdes tanto cara a tutti gli acquatesi. Emise invece i voti perpetui il 13 dicembre 1938.

Apparteneva alla categoria, ora dismessa, delle sorelle mandatarie, ossia addette ai servizi generali: occuparsi della foresteria, fare la spesa, accompagnare le sorelle che dovevano partire per qualche viaggio, assistere i sacerdoti che arrivavano per predicare gli Esercizi spirituali alle suore. Di lei non è rimasto alcuno scritto di carattere personale: abbondano, invece, le testimonianze di consorelle, sacerdoti e abitanti delle vie vicine alla casa madre delle Ancelle della Carità. In particolare, risaltano quelle relative al suo impegno per i giovani disoccupati, per le ragazze a rischio e per le famiglie ridotte in povertà anche a causa della seconda guerra mondiale.

Le superiore sapevano di potersi fidare di suor Lucia e della sua discrezione, che lasciò molte tracce. A una novizia, incaricata delle pulizie, rivelò il segreto del suo operato:

«Sorellina, ha pulito bene il corridoio, però di solito io pulisco più bene sotto gli armadi, dove nessuno vede… faccia anche lei bene dove nessuno vede, facciamolo bene insieme, perché Gesù dovrebbe sempre sorridere per il nostro operare nascosto per amor suo».

Era nascosta anche una preoccupazione che suor Lucia aveva: da tempo, infatti, non le arrivavano più notizie del fratello Enrico, che conduceva una vita sregolata. Negli anni trascorsi a diretto contatto con la spiritualità di suor Maria Crocifissa, aveva sentito quindi una sintonia particolare con il carisma oblativo da lei trasmesso alle prime compagne e da esse alle altre Ancelle. Infine, anche la conoscenza delle apparizioni di Lourdes l’aveva convinta della necessità di pregare per i poveri peccatori. L’8 dicembre 1953, con il permesso del direttore spirituale e della superiora, emise quindi il voto di vittima per coloro che rifiutano la grazia e, in modo particolare, per la santificazione dei sacerdoti.

L’anno successivo, suor Lucia fu ricoverata nell’infermeria dell’Istituto, il Ronco, sempre a Brescia. Le fu diagnosticato, tardivamente, un carcinoma allo stomaco. Non era però tardi perché lei continuasse a offrirsi e a presentare una testimonianza sorridente fino all’ultimo. Una consorella ricoverata accanto a lei, ma non
altrettanto capace di sopportazione, un giorno sbottò:

«Insomma, è fatta di legno lei da non lamentarsi mai?».

L’altra replicò:

«Sorella, e quando ci siamo lamentate… forse passa il male? Soffriamo volentieri per i poveri peccatori e coraggio!».

Il 12 giugno 1954, papa Pio XII canonizzò suor Maria Crocifissa. Suor Lucia, dal suo letto, partecipò alla gioia dell’Istituto, sperando di poter raggiungere presto la sua amata e Santa fondatrice. Morì poco più di un mese dopo, il 6 luglio; tra le mani aveva un’ immagine della grotta di Lourdes del suo paese. Fu sepolta nel cimitero “San Francesco di Paola” di Brescia, ma nel 1996 le sue spoglie furono traslate nella cappella di santa Maria Crocifissa, interna alla casa madre, in via Moretto 33.

Il miracolo che la porta alla beatificazione è avvenuto nel 1967, quando per lei non era nemmeno cominciata la fase diocesana della causa (il nulla osta dalla Santa Sede rimonta infatti al 1° dicembre 1992). Riguarda Irene Zanfino, all’epoca bambina di sei anni e mezzo, finita in coma dopo essere stata investita, il 16 aprile, da un’automobile, la cui guidatrice la soccorse prontamente e la portò all’ospedale di Bolzano. La situazione apparve immediatamente grave, ma peggiorò nella notte tra il 27 e il 28 aprile, quando subentrò una paralisi laterale al braccio e alla gamba sinistri.

Nello stesso ospedale erano in servizio alcune Ancelle della Carità: l’iniziativa di ricorrere a suor Lucia partì da suor Innocenza Milani, che invitò i parenti della bambina a
unirsi alla sua preghiera. Sotto il cuscino della bambina venne posta anche un’immaginetta della suora defunta. Circa dieci giorni dopo, furono notati i primi segni di miglioramento. Quando Irene si svegliò, domandò dove fossero finite le cinque lire che il nonno le aveva dato per comprargli il giornale, come faceva tutte le mattine, compresa quella dell’incidente. Oggi è sposata, ha tre figli e continua a ringraziare Dio per averla restituita «risuscitata» – il Primario di Chirurgia usò proprio questo termine nella lettera di dimissioni – ai suoi cari.

La diretta della beatificazione è coperta in televisione dai canali locali Teletutto e VideoBrescia 273, ma anche da La Voce del Popolo, settimanale della diocesi di Brescia, che in collaborazione con le Ancelle della Carità ha previsto anche alcuni appuntamenti prima e dopo la celebrazione di domani, tutti anche riguardabili in differita attraverso la sua pagina Facebook e il suo canale YouTube (la diretta della beatificazione, invece, inizierà alle 9.50).

Alla Messa sarà presente anche una delegazione della Comunità Pastorale Beata Vergine di Lourdes,che
comprende le parrocchie di Acquate, Olate e Bonacina. Il 31 ottobre, alle 10, la parrocchia di san Giorgio accoglierà invece la reliquia dell’osso ioide della Beata: sarà quindi, per certi versi, un ritorno a casa per lei, festeggiata anche dalle suore di vari Istituti e congregazioni native di Acquate.

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22/10/2021
0410/2022
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