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di Giuseppe Udinov

IL PAPÀ DI ATTANASIO: “DALL’ONU OMERTÀ SULLA MORTE DI LUCA”

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​Quando fu barbaramente ucciso il mondo si indignò ed i media fecero “titoloni” per alcuni giorni, poi la vicenda dell’assassinio dell’ambasciatore italiano in Congo è caduta nell’oblio! Perchè? I primi a domandarselo sono i genitori…...

Il padre dell’ambasciatore ucciso in Congo afferma nell’intervista: «Più il tempo passa e più si rischia l’insabbiamento. Abbiamo bisogno di uno Stato con la schiena dritta che non si genufletta davanti alle grandi potenze come l’Onu».
Le forti parole sono di Salvatore, il padre di Luca Attanasio, l’ambasciatore italiano ucciso in un attentato nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc) il 22 febbraio insieme alla guardia del corpo Vittorio Iacovacci e all’autista Mustapha Milambo.
Il collettivo di giornalisti investigativi Darkside lo ha invitato martedì alla diretta social: “Attanasio, morte di un ambasciatore”, con Matteo Giusti, autore dell’omonimo libro, e l’attivista congolese John Mpaliza. Il dottor Salvatore ha accettato e ha denunciato: «Le indagini sono a un punto morto. A cosa è valso darsi da fare per gli altri come ha fatto Luca, se non c’è giustizia? » Dottor Attanasio che idea si è fatto di quello che è successo? «È stato un agguato in piena regola. Cercavano proprio lui. Non è stata l’azione di criminali qualsiasi». Perché lui? «Questo è il punto. Non lo so. Luca era più trasparente dell’acqua. La sera prima era stata diramata un’allerta su Goma, di cui Kinshasa non sapeva nulla, ed erano stati richiamati i militari che presidiavano la zona. È un caso?
La postazione militare vicino all’attentato era vuota». Cosa è stato fatto finora per fare giustizia? «Poco. Bisogna fare pressione sul nostro governo perché si muova. C’è molta reticenza e omertà. E non c’è collaborazione da parte congolese». L’agenzia Onu Pam (Programma alimentare mondiale) era responsabile della sicurezza. Collabora? «No. Si trincera dietro lo scudo dell’immunità. L’Onu è un colosso. Per i nostri inquirenti è difficile anche solo interrogarli. Io mi fido dei Ros. Ma sono davanti a un muro di gomma».
Cosa si può fare? Cosa si aspetta? «Devono intervenire i nostri servizi e la nostra diplomazia per permettere agli inquirenti di lavorare. Invece li mandano laggiù e li abbandonano. Non possono bussare alle porte dell’Onu senza sostegno. Se intervenisse l’Europa vedremmo uno spiraglio. Ma non fa nulla. L’uccisione di Luca è un precedente gravissimo. Vuol dire impunità per chiunque voglia uccidere un rappresentante di Stato».
Rocco Leone, numero due del Pam in Congo, doveva assicurare la sicurezza. Ora è tornato a sedere sulla sua poltrona di Kinshasa. Che idea si è fatto di lui? «Deve spiegare parecchie cose ma si nasconde dietro l’Onu. Ha dato tre versioni diverse. E la disposizione delle persone nei due veicoli è tutta da chiarire». Ci spiega meglio? «Le cose non sono come sembrano. Abbiamo sentito Luca quella mattina, alle 8.30, due ore prima di morire. Era felice. Dopo ci ha mandato un video per farci vedere il traffico di Goma. Questo filmato racconta come stavano davvero le cose ed è nelle mani degli inquirenti».
La viceministra degli Esteri, Marina Sereni, ha detto che era lo stesso Attanasio «la figura individuata quale datore di lavoro, cui spettano la valutazione dei rischi…» «Sciocchezze. Deve aver letto un discorso che le ha preparato qualche burocrate. Se si fosse informata avrebbe saputo che Luca era stato già due volte nel Kivu. I frati saveriani mi hanno detto che quando era lì il piazzale era pieno di polizia e di militari. Ma in quel caso lui era l’organizzatore. L’ultima volta era ospite del Pam, ha persino volato con un loro aereo».
Vuole lanciare un appello? «Luca ha reso onore a questo Paese e al Congo. In cambio l’Italia e l’Europa gli devono giustizia».

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22/10/2021
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