Chiesa

di Emilia Flocchini

Beata Sandra Sabattini, che scelse Dio e condivise la vita con i poveri

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Neanche le storie dei Beati e dei Santi si fanno con i “se”, ma se quanti credevano nell’esemplarità di Sandra Sabattini si fossero accontentati di considerarla una “santa della porta accanto”, ossia una ragazza che, nei suoi ventitre anni di vita, è stata per chi l’ha conosciuta un riflesso della presenza di Dio, probabilmente non avrebbe potuto non solo arrivare sugli altari, ma soprattutto scuotere le coscienze di tanti giovani e meno giovani con la sua vitalità, con la sua dedizione totale ai poveri, con l’amore casto per il suo fidanzato.

La sua beatificazione, rimandata come altre a causa dell’emergenza sanitaria, viene quindi celebrata alle 16 di domani, nella cattedrale di San Francesco a Rimini, presieduta dal cardinal Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, come delegato del Santo Padre. La diretta sarà coperta in televisione da Icaro TV (canale 91 del digitale terrestre per Rimini e provincia) e, in streaming, sia sul sito della stessa emittente, sia su quello ufficiale predisposto per l’occasione.

Sandra nasce il 19 agosto 1961 all’ospedale di Riccione, figlia di Giuseppe Sabattini e Agnese Bonini. Cresce desiderosa di affetto, come dimostra anche una punta di gelosia nei confronti del fratello Raffaele, venuto al mondo sedici mesi dopo di lei. Supera presto quella fase, tanto da affezionarsi profondamente a lui, compagno inseparabile delle sue monellerie e delle piccole avventure di ogni giorno.

I genitori li educano a una vita sobria, fatta di domeniche trascorse all’aria aperta o a visitare parchi tematici e aree culturali, di pasti vissuti senza proteste o rifiuto di pietanze sgradite, di festeggiamenti essenziali, anche per la Prima Comunione e per la Cresima. La sua famiglia abita da sempre insieme a don Giuseppe Bonini, fratello della madre (scomparso due anni fa) e l’ha seguito nei suoi trasferimenti: prima nella parrocchia della Madre del Bell’Amore a Misano Cella, poi a Rimini, nella parrocchia di San Girolamo.

Anche grazie a questo stile di vita, diretto all’essenzialità, Sandra matura un rapporto speciale col Signore. Un’altra zia, Veronica, nota spesso che, insieme alla sua bambola preferita, lei tiene in mano una piccola corona del Rosario, da cui non si separa neanche quando dorme. Molto di frequente, la sera, sguscia nella cripta di San Girolamo e si siede a terra, guardando verso il Tabernacolo.

In quinta elementare, incoraggiata dalla sua maestra, comincia ad annotare riflessioni su fogli sparsi, in forma di diario. Da lì emerge una personalità ricca, sensibile allo splendore della natura, capace di slanci generosi e di dubbi tipici dell’età. Le amiche che crescono con lei la vedono aprirsi alla vita, con un’energia incanalata in non poche passioni: l’atletica leggera, il disegno, la musica.

Un giorno, nella parrocchia di San Girolamo, arriva un lontano parente dello zio don Giuseppe, don Oreste Benzi, parroco a La Resurrezione, nella periferia di Rimini. È stato invitato a parlare ai ragazzi del dopo-Cresima per proporre loro «un incontro simpatico con Cristo», ovvero l’esperienza del campeggio, che avrebbe suscitato in loro il desiderio di uscire dalla solitudine per incontrare i “fratellini” e le “sorelline” con disabilità, come li chiama lui.

Nel settembre 1974, Sandra arriva ad Alba di Canazei, alla casa per ferie “Madonna delle Vette”. Le è stato proposto di partecipare a un campeggio per i giovani: è molto più piccola degli altri partecipanti, ma è stata considerata sufficientemente matura per il compito che l’aspetta. I giovani sono infatti incoraggiati a visitare i paesini della Val di Fassa, per invitare a pranzo le persone disabili che abitano là.

Sandra passa molto tempo con loro, ma anche nella cappellina della casa, per presentare al Signore le difficoltà e le gioie che vive ogni giorno. Tornata a casa, a Rimini, racconta le sue esperienze alla madre ed esclama:

«Ci siamo spezzati le ossa, ma quella è gente che non abbandonerò mai».

Manterrà la promessa con fedeltà e determinazione.

Dopo il campeggio, Sandra comincia a frequentare gli incontri per i “pre-ju”, ossia i preadolescenti, proposti da don Oreste insieme a don Nevio Faitanini. Non sono solo momenti di scambio e di riflessione, ma anche occasioni in cui i ragazzi assistono i coetanei più in difficoltà, le famiglie povere e quanti bussano alla porta della parrocchia de La Resurrezione. Stando con loro, trova una pace profonda, di cui lascia traccia nel suo diario.

Il 26 febbraio 1978, durante un ritiro predicato da don Nevio sulla vocazione, intesa come modo di gestire la propria esperienza cristiana, dichiara con forza:

«Ora si tratta di una cosa sola: scegliere. Ma cosa? Dire: sì Signore scelgo i più poveri; ora è troppo facile, non serve a niente se poi quando esco è tutto come prima. No, dico: scelgo Te e basta».

Partecipa anche a manifestazioni pubbliche in cui, insieme ai giovani della nascente Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, afferma la necessità di ammettere al lavoro anche le persone con disabilità, perché la società non sia più, come la definisce in uno scritto del 26 dicembre 1976, una «fabbrica di emarginati». Ancora prima, si è impegnata, come scrive il 5 maggio 1976 a studiare con più zelo «per poi portare la mia cultura ai popoli sottosviluppati».

Cerca di calibrare ogni sua scelta meditando a lungo e confrontandosi con le sue guide spirituali. Vale anche per il proseguimento degli studi, come invoca il 28 dicembre 1978:

«Ho bisogno che tu mi aiuti a fare chiaro per farmi capire che cosa vuoi da me. Che cosa vuoi che io faccia? Sento sempre più la necessità di una scelta radicale, ma non so in che senso e come operare questa scelta (andare o no all’università? E se non vado che fare? Non riesco a capire ciò che Tu vuoi… ma ho bisogno di averlo chiaro, per non rischiare per l’ennesima volta di fare di testa mia».

Aiutata da don Nevio e don Oreste, quindi, capisce che la preparazione universitaria sarà utile a lei, ma anche a quanti condivideranno il suo cammino. S’iscrive dunque alla facoltà di Medicina dell’Università di Bologna: anche lì, come negli anni precedenti, ottiene risultati molto buoni e sorprendenti, tenuto conto che non viene meno agli impegni di Comunità e agli incontri del “nucleo” (aggregazione di base) cui appartiene.

Sandra sente una discrepanza fra i suoi limiti e la misericordia infinita di Dio, tanto che a volte si definisce «farisea», come a dire incoerente. Eppure non tronca il suo dialogo col Padre:

«Signore, perché tanto amore nei confronti di un essere così meschino?»

annota il 9 novembre 1980.

A volte esplode in ringraziamenti come quelli riportati, a fine 1978, nel diario scolastico:

«Grazie Signore

perché ci sei

perché sei vicino a me

perché mi metti intorno

gente così meravigliosa

perché mi metti in cuore

una dolcezza così fantastica

grazie perché ti amo

perché so che tu mi ami

perché ti vedo nella mia gente

[nel testo manoscritto, seguono undici puntini di sospensione]

nella gente

Grazie Signore».

Inizia anche a pensare di partire per l’Africa, ma i suoi familiari appaiono preoccupati. A volte la madre la rimprovera:

«Bell’aiuto dai alla tua mamma! Quando sarò vecchia non ci sarà neppure chi mi darà un bicchiere d’acqua!».

La replica della figlia manifesta la sua totale fiducia e speranza:

«Tu, mamma, pensa a non invecchiare, anzi pensa che quando avrai una certa età ci sarà sempre chi ti darà il bicchiere d’acqua. Nella vita non bisogna mai contare su nessuno, perché non si sa mai che cosa può succedere…».

Il progetto missionario è solo uno degli aspetti che Sandra immagina per il suo futuro, ma rientra in un contesto più ampio: quello del fidanzamento con Guido Rossi, studente al primo anno di Ingegneria. Lo conosce durante una festa di Carnevale della Comunità nel febbraio 1979; si fidanza con lui nell’agosto dello stesso anno.

Il loro è un rapporto pensato, non frutto di sentimenti irrazionali, improntato alla prudenza e alla riservatezza. Ne è la prova il fatto che, almeno per i primi tempi, a Messa siedono separati. Tendono poi a non mettere in mostra l’amore che li unisce: preferiscono scoprirsi poco a poco. Iniziano anche a pensare alla loro famiglia, dove la condivisione coi poveri resterà centrale.

In una lettera a Guido nel maggio 1983, Sandra ripensa al cammino che hanno compiuto insieme, fatto di slanci e passi avanti, ma anche di fatiche, specialmente da parte di lei, che solo negli ultimi tempi ha imparato ad accettare l’altro per com’è realmente, non come vorrebbe che fosse.

«Finalmente», gli confida, «è venuto il periodo del lento, lento fidarmi cieco di Lui, e ho anche più chiaro che è con te che Lui vuole che io cammini, con i limiti che hai e di cui mi sento responsabile, di cui non sento più il peso come una volta, perché ora forse fanno parte di un grande mosaico».

Non sono sempre dello stesso parere, specie su cosa significhi essere veramente cristiani. Guido pensa che sia anzitutto un atteggiamento morale, che fa stare bene l’uomo interiore. Per Sandra, e lui se ne accorge ogni giorno di più, Dio non è una sorta di tappabuchi: è invece una presenza viva, a cui fare riferimento continuamente. Col tempo lo diventa anche per lui: diventa meno riluttante nella preghiera ed è felice d’incontrare con lei tante situazioni di bisogno.

Intanto, Sandra dedica il suo tempo libero a un nuovo volto della povertà: i giovani che vengono avviati a percorsi di recupero per uscire dalla tossicodipendenza, nella comunità terapeutica di Trarivi. A loro riserva le vacanze estive del primo anno di università, che rievoca nelle pagine del diario:

«Signore», prega scrivendo il 7 settembre 1982, «fa’ che ogni mia azione sia determinata dal fatto di volere il bene dei ragazzi, ogni minuto è un’occasione da prendere al volo».

Nei suoi scritti è però frequente il pensiero della morte. Sandra ama la vita, ma sente che essa ha un limite e, soprattutto, sa di non essersela data da sola:

«Non è mia questa vita che sta evolvendosi ritmata da un regolare respiro che non è mio, allietata da una serena giornata che non è mia: Non c’è nulla in questo mondo che sia tuo. Sandra, renditene conto! È tutto un dono su cui il “Donatore” può intervenire quando e come vuole. Abbi cura del regalo fattoti, rendilo più bello e pieno per quando sarà l’ora».

Scrive queste parole il 27 aprile 1984.

Alle 9.30 di due giorni dopo, appena tornata con Guido ed Elio, un altro giovane della Comunità, all’assemblea generale che si sta tenendo a Igea Marina, Sandra viene investita da un’automobile. Elio, che è sceso con lei dall’auto del fidanzato, è ferito lievemente, a differenza sua. Sull’ambulanza che viene a prenderla per portarla all’ospedale di Rimini sale anche don Oreste, che le tiene il capo tra le mani.

Da Rimini viene trasferita con urgenza all’ospedale Bellaria di Bologna, mentre l’assemblea della Comunità si trasforma in un’intensa e prolungata preghiera per ottenere la sua guarigione. Invano: alle 14.50 del 2 maggio 1984, Sandra viene dichiarata clinicamente morta. Al suo funerale, il 5 maggio, in un giorno di pioggia, don Oreste cerca di spiegare perché Dio l’abbia permesso:

«Viene da pensare che Lui, la cui essenza è amore, l’abbia accolta solo nel momento in cui il suo cuore non poteva dilatarsi oltre, nel momento in cui aveva portato a termine il suo compito sulla terra e nel quale poteva pronunciare, come Gesù sulla croce, il suo “Tutto è compiuto”».

Un anno dopo, vengono per la prima volta pubblicati gli scritti datati di Sandra, radunati in modo da formare un diario, arrivato ora alla quinta edizione rinnovata. Concludendo la prefazione, don Oreste spiega cosa l’ha spinto a questo:

«Mi sono impegnato perché il suo diario fosse pubblicato perché è bello che i fratelli restino insieme e si aiutino donando vicendevolmente quanto di bello è in loro. Sandra ci ha lasciato scritto qualcosa di grande che è in lei».

Dopo essersi reso conto del bene che le parole di Sandra iniziano a compiere anche al di là del suo ambiente di appartenenza, diventa sempre più convinto di aver conosciuto non solo una ragazza eccezionale, ma anche una potenziale candidata agli altari. In effetti, per quello che sa, ci sono santi sposi e sante spose, riconosciuti in coppia o da soli, ma nessuno che sia morto mentre viveva l’esperienza del fidanzamento.

La fase diocesana della causa di Sandra si è quindi svolta a Rimini dal 27 settembre 2006 al 6 dicembre 2008, mentre il decreto sull’eroicità delle virtù è stato autorizzato da papa Francesco il 6 marzo 2018. Il 2 maggio 2009, in vista della traslazione delle sue spoglie nella chiesa di San Girolamo a Rimini, si è proceduto all’esumazione, ma non sono stati trovati resti ossei. Il sarcofago predisposto raccoglie quindi alcune assi della bara e parte della terra che la ricopriva.

Durante l’inchiesta diocesana, una testimonianza riguardante la fama di segni attribuiti a Sandra è risaltata particolarmente: l’aveva portata, invitato dallo stesso vescovo monsignor Francesco Lambiasi, Stefano Vitali, già segretario di don Oreste, che riteneva di essere stato guarito da un tumore al colon, diagnosticato nell’agosto 2007.

Il 3 settembre seguente, il fondatore della Papa Giovanni aveva passato un giorno intero con lui e, accomiatandosi, gli aveva proposto di pregare insieme, chiedendo esplicitamente l’intercessione di Sandra. Loredana, moglie di Stefano, aveva già in mente di ricorrere al Beato Alberto Marvelli, perché il suo impegno politico nella Rimini del dopoguerra lo rendeva affine al marito, assessore ai Servizi Sociali dello stesso Comune. Don Oreste, invece, era stato perentorio: aveva già chiesto a molte altre persone d’invocare la ragazza, che peraltro Stefano non aveva mai incontrato. A ottobre, i suoi valori erano rientrati nella norma, anche se i medici gli avevano indicato di proseguire le terapie fino alla loro prevista conclusione.

È stata proprio questa guarigione il presunto miracolo preso in esame per la beatificazione della ragazza, nell’inchiesta diocesana svolta a Rimini dal 12 gennaio al 28 agosto 2015. Oggi Stefano lavora per la ONG «Condivisione fra i popoli», che segue i progetti missionari della Comunità Papa Giovanni. Ha raccontato la sua esperienza nel libro Vivo per miracolo, che avevamo recensito nella versione digitale di questo quotidiano il 13 giugno, alla vigilia della data inizialmente fissata per la beatificazione.

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23/10/2021
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