Chiesa

di Raffaele Dicembrino

In Italia una fede “dubbiosa”

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Tra gli italiani, la “fede dubbiosa” in Dio, in meno di 10 anni, ha superato quella certa, ma cresce il peso di “valori significativi” come famiglia, rispetto, giustizia, solidarietà, accoglienza, condivisione, lavoro, amicizia, sport ed onestà. La religiosità perde l’elemento di partecipazione alla Messa domenicale (-9 per cento dal 1995 al 2020, pre-pandemia) e diventa “più riflessiva, meditata e per questo più problematica”. Non è più solida, senza dubbi, “ma non è venuta meno”. Così il sociologo Roberto Cipriani, docente emerito dell’Università Roma Tre, presenta la monumentale ricerca “L’incerta fede. Un’indagine quanti-qualitativa in Italia” edita da Franco Angeli.

Una ricerca quantitativa (3238 questionari) e qualitativa (164 interviste in profondità), iniziata nel 2017 e commissionata dalla Conferenza episcopale italiana, a 25 anni da “La religiosità in Italia”, indagine che fu diffusa prima del Convegno ecclesiale di Palermo del 1995. I dati raccolti fotografano lo “stato di salute” della religiosità nel Paese, sottolinea l’arcivescovo Nunzio Galantino, presidente dell’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica, che da segretario generale della Cei ha visto nascere l’indagine. Un’opera fondamentale per la Chiesa italiana, spiega Galantino, perché “prima di attivare un piano pastorale occorre approfondire la conoscenza dell’ambito nel quale si intende operare”.

Nell’ indagine qualitativa, il rapporto degli intervistati con la fede viene rivelato attraverso le dicotomie: vita/morte; felicità/dolore; vita quotidiana/festiva; rappresentazione di Dio/istituzione ecclesiastica. Un dato su tutti testimonia il cambiamento degli italiani in questi 25 anni, a proposito dell’eutanasia: Il 62,7 per cento è favorevole, e si pone in contrasto col magistero cattolico, mentre il 20,4 è contrario, e il 16,9 incerto. Nel 1995 i contrari erano invece la maggioranza, con il 42,7 per cento, gli incerti il 34,8 ed i favorevoli solo il 22,5.

Da sottolineare positivamente “la persistenza della fenomenologia religiosa” che si canalizza e aggrega in movimenti, associazioni, comunità e perdura attraverso le generazioni, grazie ad una “socializzazione religiosa e valoriale”. Questa socializzazione pare “inefficacie a breve scadenza” su adolescenti e giovani, “ma dà i suoi frutti nell’età adulta e specialmente in quella avanzata”.

E’ una religiosità non più tanto formale, fatta di riti, di partecipazione alle celebrazioni, di presenza alla Messa domenicale, ma è una religiosità più riflessiva, più meditata e per questo diventa anche più problematica. Cioè sorgono i dubbi, non c’è più, almeno in linea di maggioranza, una fede bella, solida, senza difficoltà, senza dubbi. C’è una fede diversificata. Però non è venuta meno, perché comunque il problema si pone.
La ricerca fa inoltre emergere nel calo della pratica religiosa una nuova spiritualità, nuove forme, che a volte possono persino rasentare soluzioni di tipo magico, di tipo superstizioso. Ma non solo questo: si ricerca qualcosa di diverso. Per esempio: il significato dell’astronomia, il significato del rapporto con gli altri, il significato del condividere un’esperienza di tipo ludico, il significato del pregare in un modo diverso, il significato per esempio della musica e del canto. Sono molteplici, davvero innumerevoli, tutte queste nuove formule che diventano per certi aspetti un’alternativa rispetto al religioso tradizionale, ma per molti altri aspetti c’è una continuità, ci sono dei legami che vengono mantenuti. Nell’insieme, si può tutto riassumere con la spiritualità come ricerca di un sacro, magari anche diverso, che si trova in altre espressioni.

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27/10/2021
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