{if 0 != 1 AND 0 != 7 AND 0 != 8 AND 'n' == 'n'} NON È OMOFOBIA, È DEMOCRAZIA

Politica

di Mario Adinolfi

NON È OMOFOBIA, È DEMOCRAZIA

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Ora sappiamo per certo che a Palazzo Chigi, per anni, ha dominato una cricca unita dall’orientamento sessuale, l’unico che va associato a un’aura di santità. Ma santi non sono. Garantivano le carriere di appartenenti alla lobby, ad esempio a Raiuno, cacciando le donne. Da anni la chiamo Gaiuno e dicono che è omofobia, che ho affibbiato un’etichetta a persone che non hanno mai detto di essere gay. Ora lo dicono, perché conviene e tanto.

L’ex ministro Vincenzo Spadafora si commuove da Fazio, il suo amico speciale Alberto Matano lo fa su Raiuno dopo la bocciatura del ddl Zan (nessuna commozione quando il potere lo aiutò a cacciare Lorella Cuccarini dalla conduzione del contenitore quotidiano più seguito della Rai). Pensate che il libro di Spadafora sarebbe mai stato presentato da Fazio se non avesse contenuto la lacrimosa rivelazione del segreto di Pulcinella? Allora il punto è qui: se un sistema di potere da Palazzo Chigi impone agli italiani attraverso la Rai un sistema valoriale che racconta sempre come positivo lo stile di vita omosessuale, l’omogenitorialità, persino l’utero in affitto (che per le leggi italiane è un crimine), ingigantendo piccole scaramucce raccontandole come “gravi atti di omofobia” che servono a legittimare l’approvazione di leggi contro le libertà democratiche come il ddl Zan, non è chiaro che sono in gioco i diritti all’espressione e all’opinione? Ho lavorato un quarto di secolo in Rai, facendo l’opinionista persino ospite a Raiuno di Alberto Matano. Improvvisamente, essere il rappresentante di un punto di vista opposto a quello della nota lobby ha prodotto l’assoluto azzeramento dei miei spazi in Rai. E non è un caso personale isolato. Continuo a poter far sentire la mia voce dalla reti Mediaset, ma è impedito il mio accesso al servizio pubblico radiotelevisivo che deve ascoltare sempre una sola linea e una sola versione dominante di fatti che sono invece controversi.

In tutte, tutte, tutte le trasmissioni Rai, nessuna esclusa, è obbligatoria una conduzione gay friendly e la stigmatizzazione di qualsiasi opinione dissenziente, foss’anche il voto di un Parlamento sovrano rappresentante del popolo italiano, come accaduto nel caso del ddl Zan. L’applauso giustamente liberatorio dei senatori è stato raccontato da tutte, tutte, tutte le trasmissioni di una Rai di regime secondo lo stesso identico punto di vista, assolutamente censurando le opinioni di chi nella società ha un pensiero non dico opposto, ma semplicemente diverso rispetto a questa oppressiva dittatura di una sola piccola e potentissima lobby. Con le rivelazioni di questi giorni abbiamo capito quanto potente e le lacrime dei coming out sono quelle del coccodrillo dopo che addenta la succulenta preda.

Tra le fauci di questo coccodrillo in Rai sono finiti l’informazione, l’intrattenimento, la radio e ovviamente la fiction con il distaccamento Rai Cinema. Una volta conquistata attraverso la lobby gay di Palazzo Chigi la posizione strategica di Gaiuno, ops pardon, Raiuno la dittatura del politically correct ha invaso ogni singolo spazio del servizio pubblico radiotelevisivo che è ad oggi ancora la principale fonte di approvvigionamento di informazione per gli italiani. Ma questo pozzo è avvelenato, sulle questioni cruciali non è più il territorio di un libero confronto ma è un bastione di propaganda di una posizione sola. Si deve essere pro ddl Zan, pro famiglie arcobaleno, pro matrimonio gay, pro ideologia transgender e pro utero in affitto (con le conseguenze di essere ovviamente pro aborto, pro droga libera e pro eutanasia perché la parola chiave è “autodeterminazione”), altrimenti si viene marginalizzati anche se hai un curriculum da global star come Lorella Cuccarini. Vince Alberto Matano perché è amico speciale del ministro gay che conta a Palazzo Chigi dove la lobby fino a otto mesi fa dominava. La Cuccarini però è donna, è madre e soprattutto ha un’opinione diversissima da Matano su tutti quei temi. Risultato? La si caccia e nessuno alza il dito. Cacciata come Biagi e Santoro, ma poiché i potenti censori dominano anche la carta stampata, cacciata senza un fiato di protesta. Con lei decine di commentatori ostili alla linea della lobby, letteralmente fatti sparire dal servizio pubblico radiotelevisivo affinché la lezione fosse chiara a tutti. E se c’è un territorio dove lezioni di questo tipo si chiarificano immediatamente, quello è proprio la Rai, territorio principe del conformismo ossequioso verso chi comanda. Anche fosse una piccola lobby non democraticamente eletta, ma per anni dominante tra Palazzo Chigi e viale Mazzini.

E allora non è omofobia. È democrazia. Non ne può più l’Italia del racconto falsato dalle lenti deformate di costoro, della linea politica obbligatoria, del divieto di dissenso, dell’oppressione così esagerata da essere diventata fastidiosa persino per molti che hanno sostenuto negli anni le lotte di chi veniva discriminato. Ma la discriminazione di allora non può trasformarsi in una violenta e prepotente soverchieria oggi.

Non sono santi. Sono potenti che sanno che dichiararsi pubblicamente gay oggi li rende ancora più potenti, tra lacrime facili e applauso generale. Il loro orientamento sessuale invece non è interessante. Interessa il pluralismo, ma la nota lobby tra Palazzo Chigi e Gaiuno è riuscito a farlo sparire. Restiamo solo noi a protestare. Ma con noi molti italiani aprono gli occhi e si accorgono che sei puoi imporre la linea unica su un argomento, poi puoi imporla su tutti. In quanti siamo pronti a ribellarci, a non farci fregare dalle finte lacrime di questi coccodrilli?

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09/11/2021
0310/2022
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