Chiesa

di Raffaele Dicembrino

Papa Francesco: necessario il disarmo integrale per la pace

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Papa - Il Messaggio del Papa si rivolge al 4° Forum di Parigi sulla Pace, in programma dall’11 al 13 novembre: la corsa alle spese militari giustificata dalla deterrenza dell’”equilibrio degli armamenti” ha già causato grandi tragedie umanitarie. Serve una “speranza responsabile.

Papa Francesco, in un messaggio, si rivolge ad organizzatori e partecipanti del quarto Forum di Parigi sulla Pace, che si apre oggi per proseguire fino al 13 novembre, sul tema “Ridurre le fratture mondiali” con queste parole: “Non si può generare la pace senza “un impegno collettivo concreto a favore del disarmo integrale”: l’aumento delle spese militari giustificato dall’idea della deterrenza, “fondata sull’equilibrio delle dotazioni di armamenti” ha già causato “tragedie umanitarie di grande portata”. E non dobbiamo sprecare l’opportunità di “uscire migliori” dalla crisi della pandemia, di migliorare il nostro mondo, “di risanare in profondità le ferite della famiglia umana”.

Il Pontefice auspica si che la riflessione di questi giorni contribuisca a promuovere la pace, il buon governo e un futuro migliore per tutti, e “che aiuti a uscire migliori dalla pandemia di Covid-19”. Otto sono le priorità degli 80 progetti sostenuti quest’anno dal Forum: lottare contro la crisi del Covid-19; tutelare gli spazi comuni: oceani, clima, spazio, biodiversità raggiungere l’uguaglianza tra uomini e donne; rinforzare la cooperazione Sud-Sud; riformare il capitalismo attraverso l’economia sociale e solidale.

La scelta di fronte alla quale la famiglia umana si trova, in questa fase storica, per il Papa è tra il cosiddetto “ritorno alla normalità”, la via più comoda, e cogliere invece “l’opportunità concreta di conversione, di trasformazione, di ripensare il nostro stile di vita e i nostri sistemi economici e sociali”, come il Pontefice ha chiesto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel settembre 2020. Ma, ricorda Papa Francesco, la realtà che conoscevamo prima della pandemia “era quella in cui la ricchezza e la crescita economica erano riservate a una minoranza mentre milioni di persone non erano in grado di soddisfare i bisogni più elementari e condurre una vita dignitosa”. La Terra veniva saccheggiata “da un miope sfruttamento delle risorse, dall’inquinamento, dal consumismo ‘usa e getta’ e ferita da guerre ed esperimenti con armi di distruzione di massa”.

Ritorno alla normalità significherebbe anche ritorno alle vecchie strutture sociali ispirate da “autosufficienza, nazionalismo, protezionismo, individualismo e isolamento” ed escludenti i nostri fratelli e sorelle più poveri. È questo un futuro che possiamo scegliere?

Il primo e più urgente tema su cui dobbiamo porre la nostra attenzione è che non vi può essere una cooperazione generatrice di pace senza un impegno collettivo concreto a favore del disarmo integrale. Le spese militari a livello mondiale hanno oramai superato il livello registrato alla fine della “guerra fredda” e aumentano sistematicamente ogni anno.

Papa Francesco ricorda che i governi “giustificano tale riarmo richiamandosi a un’idea abusata di deterrenza fondata sull’equilibrio delle dotazioni di armamenti”. Ma perseguire i propri interessi “principalmente sulla base dell’uso o della minaccia della forza”, non garantisce certo, “la costruzione e il mantenimento della pace”. L’idea della deterrenza, infatti, “in molti casi è risultata fallace, determinando tragedie umanitarie di grande portata”. E qui cita Papa Giovanni XXIII, che nella Lettera enciclica Pacem in terris auspicava che: “Al criterio della pace che si regge sull’equilibrio degli armamenti, si sostituisca il principio che la vera pace si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia”.

Va inoltre sottolineato che alla logica della deterrenza è stata associata quella propria del mercato liberista che gli armamenti possano essere considerati alla stregua di tutti gli altri prodotti manufatti e quindi, come tali, liberamente commerciabili a livello mondiale. Non è dunque un caso se per anni abbiamo assistito acriticamente all’espansione del mercato delle armi a livello globale.
Se la pandemia ha messo in luce drammaticamente i “limiti e le carenze delle nostre società e dei nostri stili di vita”, per Papa Francesco abbiamo “bisogno di sperare”, perché la speranza “ci invita a sognare in grande e a dare spazio all’immaginazione di nuove possibilità”. La speranza incentiva l’azione sulla base della consapevolezza che la realtà può essere cambiata. Il mio auspicio è che la tradizione cristiana, in particolare la dottrina sociale della Chiesa, come pure altre tradizioni religiose, possano contribuire ad assicurare al vostro incontro la speranza affidabile che l’ingiustizia e la violenza non sono inevitabili, non sono il nostro destino. Di fronte alle conseguenze della pandemia, per il Papa, la nostra coscienza ci chiama “a una speranza responsabile, cioè, in concreto, a non seguire la via comoda del ritorno a una ‘normalità’ segnata dall’ingiustizia, ma a vedere nella crisi l’opportunità “di ripensare il nostro stile di vita e i nostri sistemi economici e sociali”. Una speranza che ci permette “di respingere la tentazione delle soluzioni facili e ci dà il coraggio di procedere sulla strada del bene comune, della cura dei poveri e della casa comune”. Non sprechiamo questa opportunità di migliorare il nostro mondo; di adottare con decisione modalità più giuste per attuare il progresso e costruire la pace. Animati da questa convinzione, è possibile generare modelli economici che servano i bisogni di tutti preservando i doni della natura, come pure politiche lungimiranti che promuovano lo sviluppo integrale della famiglia umana. Ci possa ispirare, conclude il pontefice nel suo messaggio, la parola che il profeta Geremia rivolse al popolo in tempo di grave crisi: “Fermatevi nelle strade e guardate, / informatevi dei sentieri del passato, / dove sta la strada buona percorretela, così troverete pace per la vostra vita”.

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12/11/2021
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