Politica

di Stefano Di Tomassi

OSTIA DI NUOVO “DORMITORIO”; PAPA FRANCESCO LA CHIAMAVA “ CITTA’ ”

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Un quartiere ‘dormitorio’. Così veniva chiamata Ostia e il suo Territorio tanti anni fa quando veniva usato solo per ‘dormirci’ appunto e tutte le attività che contavano e le decisioni e i posti buoni per lavorare erano nella Capitale o altrove. Poi lunghi e faticosi percorsi di partecipazione, di coscienza e consapevolezza identitaria l’hanno a fatica portata ad acquisire una certa considerazione.“La questione delle deleghe al litorale rischiano di proiettarci indietro tutta verso un quartiere ‘muto’ “.

Nella palude di questa “‘seconda’ bonifica” culturale, sociale, politica, si arrancava – e ancora spesso si arranca – con le due gambe affossate nel fango malato da un lato della criminalità più o meno organizzata, dall’altro da quei poteri ‘politici’ che ne abusano e vogliono sottrarre sovranità alla gente che qui ci vive.

In alcuni casi i due fenomeni si presentano insieme.

Tutto intorno si vive di chi si infogna in questi gorghi da un lato e chi fugge fuori, in Europa, nel mondo, dall’altro.

Su tutto questo però quella stella nel cielo che è stata e che è la riflessione al Vangelo di Papa Francesco quel 3 Giugno 2018 proprio in questa ‘cittadella’ e a sacrosanto diritto di ergersi veramente a centro di società civile attiva, uscendo dalla dimensione di periferia fisica ed esistenziale, quella definizione, per la prima volta da un pulpito autorevole a livello ‘universale’, di ‘Città di Ostia’.

Aldilà delle beghe elettorali e dei partiti il dato che preoccupa è per un verso la puerilità degli ultimi accadimenti nel Palazzo del Governatorato, ma per l’altro – e soprattutto – da chi, con il non voto - ha permesso a pochi di fare quello che fanno.

Se il Centro Sinistra e aggregati devono fare i conti con il rischio di esprimere ‘il nulla’ che rischiano di rappresentare se si perdessero nel relativismo più sfrenato guidati dai mercati e di fatto dal bieco dio denaro e dal suo controllo del potere, il Centro Destra “don Chisciotte e Sancio Panza” ha caricato per poi girarsi scoprendo di non avere nessuno dietro.

Se il problema del Centro Sinistra e derivati è quello di affossarci nelle palude malariche tra lobby e cupole (sbandierando lo specchietto per le allodole delle bandiere dei principi universali e dell’antimafia), quello del Centro Destra è di non avere una Cultura, un’identità concreta, di prossimità e quotidianità oltre agli archetipi ormai centenari ‘Dio, Patria, Famiglia’ e ‘Impresa’ (e a volte questi fenomeni si presentano insieme).

E allora bisogna ritrovare una Cultura di Centro Destra, una identità che vada a dare corpo e sostanza ad uno scheletro fatto di rispetto delle ‘sacrosante regole’ e ‘libertà dei privati’, ma che rappresentano idee un po’ scarne ora come ora che i cittadini vanno presi per mano nel quotidiano, nel loro vissuto e accompagnati alla partecipazione.

La preoccupazione è che su Ostia e il suo Territorio, che di fatto è sempre stato un osservatorio anche della condizione nazionale, inizino a tessere le trame chi opera per le ‘tenebre’, chi ‘non viene alla luce’; scelte di pochi, decisioni di chi è lontano con il cuore dalla gente, manovre di chi usa e abusa di residenti e cittadini, questo è il pericolo al quale bisogna rispondere quanto più accendendo la luce, prestando attenzione, con i mezzi di comunicazione ‘liberi’ ma anche con la semplice attenzione sociale delle persone. Questo è un tempo oscuro per Ostia e il suo Territorio ma il buio che scende e ci fa paura, sappiano tutti, può essere vinto anche dalla fiammella di una piccola semplice candela.

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12/11/2021
0107/2022
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