Società

di Mirko De Carli

Lettera alla Marzano: i bambini hanno diritto ad una mamma ed un papà

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Cara Michela Marzano partiamo, prima di tutto, dai termini usati: gestazione per altri è il neologismo costruito artificiosamente per evitare di spiegare la cruda e truce pratica dell’utero in affitto. La realtà guardata può far male ma, come la verità, ci educa a vivere senza false rappresentazioni e con piena consapevolezza di ciò che accade: una donna che porta in grembo per nove mesi una creatura per poi venderla (si firmano contratti e si fanno bonifici bancari) a due maschietti o due femminucce (che naturalmente non potrebbero avere figli) che se la comprano. Letteralmente accade così.

Sganciare il concetto di gravidanza con quello di maternità come tenta di argomentare la Marzano desta perplessità fondate: una donna che decide di portare alla luce un figlio come può farlo scegliendo di non allevarlo? La responsabilità dell’essere genitori, da cui discende un’intera legislazione civilista chiamata “diritto di famiglia”, quale senso avrebbe se non perché esiste (e viene riconosciuto) un legame biologico tra genitore e figlio che genera diritti e doveri riconosciuti dallo Stato? Il tutto non può essere liquidato con la solita narrazione strappalacrime della madre che vuole “regalare” alla coppia gay due figli che altrimenti non potrebbero avere: ragioniamo in punta di diritto e chiediamoci come viene salvaguardato il diritto ad una mamma e ad un papà del nascituro?

Il paragone che poi abbozza la Marzano con la donazione degli organi ci porta pienamente dentro alla peggior degenerazione consumista che il nostro tempo possa sviluppare. Il tutto parte da un presupposto sbagliato e irrazionale: “è totalmente ingiusto che nessuna donna possa decidere come utilizzare il proprio corpo”. Una creatura nascente non è una parte del corpo di una donna ma un soggetto, una persona in carne ed ossa con dei diritti che vanno rispettati, riconosciuti (ove ancora non lo siano) e tutelati. Un organo è una parte indisponibile del nostro organismo che possiamo donare dopo la nostra morte mentre un figlio/a è un destino che si compie oltre alla vita di chi lo porta in grembo. Si può scegliere di non essere madri? Certo, si può fare adottare ad una famiglia (come la legge prevede) il proprio figlio non per questo cancellando la verità di un legame biologico del quale è giusto che ne sia consapevole la vita nascente. Per motivi di ordine etico, medico e culturale ma, in primis, perché è una questione di giustizia e di civiltà.

Cara Marzano il legame biologico c’entra con “l’esserci” di un genitore di cui parli tu: perché se ami la libertà, come tu dici, dovresti amarla fino al punto da evitare di negare (e, peggio ancora, oscurare) le proprie radici (biologiche) ad una persona. Siano Matteo o Paola a scegliere se costruire un rapporto con i propri genitori o meno e non uno Stato che trasforma Matteo e Paola in oggetti e non soggetti di nuclei sociali anonimi che nulla hanno a che vedere con una famiglia. Solo la famiglia, riconosciuta dalla nostra Costituzione, garantisce la piena libertà alla persona nell’esercizio di tutti i suoi diritti perché rappresenta quella “comunità d’ambiente” dove si vivono anche quei doveri che danno senso e ragione al proprio libero arbitro. In una frase sola: cara Marzano lasciaci liberi ancora di appartenere.

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17/11/2021
0112/2022
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